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I Paesi nel mondo dove le auto consumano di più, l’Italia è quasi ultima

di Donato D'Ambrosi

L’Italia è sicuramente tra i Paesi d’Europa in cui l’auto è più afflitta da ecotasse e i Costruttori si adeguano per produrre veicoli sempre più ecologici. Ma è così anche in altre parti del mondo? Quali sono i Paesi dove le auto consumano più benzina e con il più alto livello di emissioni medie? L’agenzia internazionale dell’energia pone al primo posto il Canada, seguito dagli stati Uniti ma sorprendentemente l’Italia e l’Europa sono nelle retrovie.

DOVE LE AUTO CONSUMANO PIU’ CARBURANTE NEL MONDO

Perché in alcuni Paesi il consumo medio delle auto vendute è molto alto? Sicuramente il fattore chiave è il costo del carburante, ma ci sono anche vari altri fattori, tra cui i limiti normativi. L’agenzia internazionale dell’energia isola la classifica dei 50 Paesi con le auto più grandi, pesanti e poco efficienti. In testa a tutte c’è il Canada, dove le auto emettono in media oltre 200 g/km di CO2. Anche più degli Stati Uniti, dove i SUV e Pickup sono le auto più diffuse. E infatti nella classifica per Paesi con i veicoli più pesanti gli USA passano in testa ma il Canada resta sul podio. Il rapporto dell’agenzia internazionale dell’energia aiuta quindi a sfatare i miti per cui guidare un veicolo grosso e poco efficiente è legato alle caratteristiche del Paese. Clicca sulla foto per vederla a tutta larghezza.

PERCHE’ SONO PIU’ DIFFUSE LE AUTO CHE CONSUMANO DI PIU’

Acquistare un’auto grande e performante come un SUV o un pickup in alcuni Paesi con terra battuta e fango al posto dell’asfalto è una scelta indiscutibile. In Canada invece pare che il motivo per cui si sceglie un’imponente auto è legato al freddo e alle lunghe distanze tra una città e la successiva. Peccato che sulla neve e sul ghiaccio un’auto più leggera è anche più agile, in condizioni di guida normali e con le giuste gomme. Forse le condizioni impervie da una città all’altra potrebbero essere un buon motivo per acquistare un’auto poco parsimoniosa, ma se l’80% della popolazione vive nei centri metropolitani forse il motivo va cercato altrove.

TASSE E COSTO CARBURANTE CONDIZIONANO LA SCELTA DELLE AUTO

Guardando la classifica dei Paesi nel mondo con più emissioni medie di CO2, si riesce già a dare un peso maggiore al costo dell’auto, inteso come costo carburante e imposte. In testa alla classifica infatti si trovano tutti quei Paesi in cui il prezzo del carburante è minore del consumo medio in l/100 km delle auto. Nel grafico qui sopra infatti si può vedere come a destra ci siano tutti i Paesi d’Europa, dove invece il consumo medio in l/100 km è minore del costo alla pompa. Ed è proprio in questi Paesi con l’ecotassa sulla CO2 e i piani di incentivi sulle auto a basse emissioni che stanno definendo quali auto guideremo domani. Magari non tutte elettriche ma sicuramente più efficienti e risparmiose sul carburante.

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Assicurazione furto e incendio: le auto più a rischio del 2019

di Donato D'Ambrosi

L’assicurazione furto e incendio sulle auto è quasi sempre inclusa nei pacchetti finanziari delle concessionarie. Per questo all’estinzione del finanziamento non sempre viene rinnovata con un’altra compagnia. Perché è importante stipulare una polizza furto e incendio? Se è vero che più un’auto invecchia e meno è appetibile ai ladri, non vale lo stesso per il rischio di incendio. A dirlo sono le statistiche USA dell’HLDI (Hyghway Loss Data Institute): più invecchia un’auto e più è esposta al rischio di incendio. Dal report HLDI viene fuori anche quali sono i modelli di auto dal 2016 al 2018 più a rischio incendio con le maggiori richieste di risarcimento.

I MODELLI DI AUTO PIU’ A RISCHIO INCENDIO

Con le auto elettriche e i primi incendi è diventato un problema di grosso conto per le Compagnie assicurare un’auto a batterie contro il furto e l’incendio. A distanza di anni si può dire che solo Tesla è interessata da richieste di risarcimento per incendio. Ma dall’indagine HLDI non solo le auto elettriche che vanno a fuoco più spesso negli USA. Il rapporto HLDI si basa su 39 milioni di veicoli assicurati e di questi sono stati isolati i casi di incendio di auto non coinvolte in incidenti.  Le auto più a rischio incendio in assoluto nella classifica HLDI sono il RAM 3500 LWB 4WD e lo Chevrolet Silverado 3500, due pick-up non venduti in Europa. Ma altre auto si.

I SEGMENTI DI VEICOLI CHE SI INCENDIANO DI PIU’

Tra i segmenti di auto con il maggior numero di richieste di risarcimento per incendio spontaneo i Pickup (263) con poco più di 1000 domande su 4,9 milioni di veicoli. Per leggere meglio il rapporto HLDI con la lista completa delle auto in fondo alla pagina (Scarica PDF) che si incendiano più spesso, bisogna tenere conto di alcuni dettagli.  Il punteggio associato come “Relative Claim Frequency” equivale al numero di auto per cui è stato richiesto un risarcimento. Più è basso minore è il numero di reclami. Ad esempio un RCF di 0,1, cioè una domanda di risarcimento per incendio ogni 7 mila veicoli assicurati equivale a un punteggio di 100.

LE AUTO CON LE RICHIESTE DI RISARCIMENTO PIU’ ALTE

Chiaramente il costo dell’assicurazione furto e incendio dipende proporzionalmente dal valore del veicolo assicurato. Ed è curioso scoprire anche quali sono i risarcimenti medi emessi per le auto a rischio incendio negli USA. La stima non è immediata, ma si può considerare l’indicatore di gravità associato ad ogni auto. Per un punteggio di 100 equivale a una richiesta di 20.710 dollari di risarcimento. Tra le auto con un punteggio “RCS – Relative Claim Severity” ci sono la Tesla Model S 4WD (277), la Mercedes Classe E 4WD (254), la Chevrolet Corvette (233), il Ram 2500 mega cab 4WD (213), il Nissan Titan XD (199). Clicca su Scarica PDF per conoscere quali sono le auto più esposte al rischio incendio e i relativi costi.

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Polizze RC auto: la firma digitale è riconosciuta?

di Raffaele Dambra

Polizze RC auto firma digitale

Giorni addietro vi abbiamo annunciato l’imminente riconoscimento della firma elettronica avanzata per il disbrigo delle pratiche auto presso gli uffici dell’ACI della motorizzazione. Un passo necessario per velocizzare le procedure e migliorare gli standard di sicurezza, dato che la FEI, a differenza della firma autografa, è difficilmente contraffabile. Passo che le assicurazioni avevano compiuto già da qualche anno, dato che la firma digitale è riconosciuta sulle polizze RC auto fin dal 2015.

LA FIRMA DIGITALE NELLE POLIZZE RC AUTO

Quattro anni fa, infatti, con il Regolamento n. 8 del 3/3/2015, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni ha dato il via alla ‘rivoluzione digitale’ del settore assicurativo in Italia. Invitando le compagnie a privilegiare l’email ai documenti cartacei, a consentire il pagamento elettronico e a favorire la sottoscrizione a distanza dei contratti mediante l’utilizzo della firma elettronica. Dopo qualche mese di rodaggio tutte le compagnie si sono adeguate e oggi, effettivamente, si possono stipulare polizze assicurative senza recarsi fisicamente in agenzia (chi preferisce può comunque utilizzare il vecchio metodo). L’art. 5 capo II del citato Regolamento dell’IVASS ha tra le altre cose specificato che i documenti informatici sono sottoscrivibili con firma elettronica avanzata; con firma elettronica qualificata; o con firma digitale, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti in materia. Esclusa invece la firma elettronica semplice.

DIFFERENZA TRA FIRMA ELETTRONICA AVANZATA, FIRMA ELETTRONICA QUALIFICATA E FIRMA DIGITALE

La differenza tra le tre differenti firme adottate è la seguente:
– con firma elettronica avanzata (FEA) si definisce l’insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce, in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati;
– con firma elettronica qualificata (FEQ) si definisce la firma elettronica ottenuta attraverso una procedura informatica che garantisce la connessione univoca al firmatario, creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo e collegata ai dati ai quali si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati. La FEQ è basata su un certificato qualificato e realizzata mediante un dispositivo sicuro per la creazione della firma;
– infine la firma digitale è un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici.

POLIZZE RC AUTO: LA FIRMA DIGITALE È IL FUTURO

Appare evidente che l’IVASS, nella transizione verso l’era digitale, abbia comunque voluto assicurare la massima protezione del contraente adottando soltanto firme elettroniche ultra sicure. Questo pur sapendo che le forme avanzate di sottoscrizione digitale (come la FEA e la FEQ) sono ancora nella disponibilità di pochi e non della massa dei consumatori, ma confidando allo stesso tempo che nel volgere di pochi anni (massimo un decennio) la digitalizzazione del comparto assicurativo sarà completa.

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Limiti emissioni auto USA: perché Trump dichiara guerra alla California

di Redazione

Ricordate l’accordo di 4 Costruttori sulle emissioni inquinanti dal 2020? Sta scatenando l’ira del presidente degli USA, Donald Trump. Ford, Bmw North America, Volkswagen America e Honda hanno siglato nelle scorse settimane un patto con la California per la produzione di auto meno inquinanti. Più in linea con le indicazioni di EPA (Environmental Protection Agency) e CARB (California Air Resources Board). Il presidente americano attacca i “manager deboli” di Ford e General Motors: li accusa di piegarsi alla California. Li vorrebbe invece schierati con la Casa Bianca sui limiti delle emissioni inquinanti delle auto.

EMISSIONI: IL PESO DELLA CALIFORNIA

Trump ha alzato i limiti delle emissioni, per andare incontro alle esigenze delle Case. Limiti che erano più bassi con Barack Obama (foto in basso), il predecessore. Ora però i Costruttori temono un possibile scontro con la California, che è pur sempre uno dei maggiori mercati automobilistici americani. L’accordo fra aziende e California è una via di mezzo: limiti di emissioni delle auto più alti rispetto a quelli di Obama, ma più bassi rispetto a quelli di Trump. La California, lo Stato più popoloso degli Stati Uniti, rappresenta ben il 12% delle vendite di veicoli americani.

TRUMP ATTACCA LA CALIFORNIA

Ora, due agenzie statunitensi stanno preparando un piano per revocare l’autorità della California di stabilire i propri standard di emissioni inquinanti per i veicoli. Due gli obiettivi di una legge specifica sui limiti delle emissioni delle auto. Primo: impedire agli Stati di stabilire le proprie regole sui veicoli. Secondo: fissare un unico livello nazionale per gli standard di emissioni e di risparmio di carburante. Secondo Trump, che fa riferimento ai dirigenti delle Case del passato, “i leggendari Henry Ford e Alfred Sloane si stanno rigirando nella tomba di fronte alla debolezza dei manager delle loro società che vogliono spendere di più su auto non sicure“. Inoltre, The Donald è da tempo in guerra contro l’EPA, cui ha tagliato i fondi.

AUTO MENO COSTOSE CON LIMITI SUPERIORI

Sui limiti alle emissioni inquinanti di auto in California, Trump giustifica il suo no con un esempio concreto. La sua proposta ridurrebbe i prezzi di listino delle auto di 3.000 dollari, e le renderebbe più sicure. L’impatto sull’ambiente sarebbe limitato. Insomma, le Case venderebbero di più, spendendo meno per costruire le vetture, a beneficio sia del mercato sia dei lavoratori nelle fabbriche: con il settore automotive in salute, i livelli occupazionali restano tali e quali, senza pericolo di ridimensionamenti. Così, la lotta sui limiti delle emissioni auto diventa sempre più politica.

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Come ritrovare l’auto parcheggiata: app e strumenti

di Raffaele Dambra

Come ritrovare l'auto parcheggiata

Si tratta di una ‘disavventura’ capitata probabilmente a tutti gli automobilisti: dimenticare la posizione dell’auto parcheggiata. Sia in un parcheggio pubblico delimitato, come può essere quello di un centro commerciale, che lungo le strade di una città. In questi casi ritrovare la macchina non è affatto semplice, e noi stessi conosciamo alcuni soggetti che ci hanno messo delle ore per individuare la propria vettura lasciata chissà dove. Per fortuna oggi il fenomeno si è attenuato rispetto a un tempo, perché la tecnologia offre numerosi strumenti, sotto forma di app e altri sistemi elettronici, per ritrovare l’auto parcheggiata. Proviamo a scoprirne alcuni.

RITROVARE L’AUTO PARCHEGGIATA CON GOOGLE ASSISTANT

Questa soluzione è probabilmente la più semplice e immediata perché alla portata di tutti, o quasi. E per tutti intendiamo coloro che sono in possesso di uno smartphone con sistema operativo Android o iOs. Su questi dispositivi (a parte forse quelli meno recenti) è installata infatti di default l’applicazione Google Assistant, l’assistente virtuale di Big G che può eseguire conversazioni vocali con l’utente. Per ritrovare l’auto parcheggiata con l’assistente di Google è necessario attivare la geolocalizzazione (ammesso che non lo fosse già) e, nel momento in cui si scende dall’auto, comunicare all’app la propria posizione pronunciando una frase del tipo “Ok Google, ho parcheggiato qui”, così da trasmettergli le coordinate tramite il GPS. In questo modo, quando sarà giunto il tempo di recuperare la vettura, basterà aprire di nuovo Google Assistant e chiedere “Google dov’è la mia auto?” per avviare sul display una mappa con la posizione del veicolo.

COME RITROVARE L’AUTO: UTILIZZARE GOOGLE MAPS

Google può aiutarci nella ricerca dell’auto anche con la ben più conosciuta app di navigazione satellitare Google Maps. La soluzione è però un po’ meno immediata perché con Maps l’automobilista deve segnare manualmente sulla mappa il posto in cui ha lasciato l’auto, così da poterla recuperare facilmente al ritorno (il posto viene contrassegnato sulla mappa da un puntino blu). Diciamo che si tratta di uno sistema adatto a chi non ha molta confidenza con i comandi vocali di Google.

CARPLAY E SIRI: COME RITROVARE L’AUTO PARCHEGGIATA CON L’IPHONE

Le app di Google, nonostante siano pensate soprattutto per gli smartphone Android, girano benissimo anche su iPhone. I dispositivi targati Apple dispongono però di altre applicazioni esclusive che sono anch’esse molto utili nel recupero di automobili ‘disperse’. Per esempio tutti i possessori di iPhone e iPad possono usare Siri al posto di Google Assistant, anzi la procedura è persino più immediata perché con Siri non c’è neppure bisogno di aprire l’applicazione, è sufficiente soltanto attivarla nelle impostazioni e richiamarla con la propria voce (o in alternativa con il pulsante sullo schermo). Mediante i dispositivi della mela si può usare pure il sistema CarPlay, che permette l’interazione tra gli iPhone, iPad e le vetture compatibili con l’app (bisogna solo spuntare l’opzione ‘Mostra posizione parcheggio’ nelle impostazioni).

RITROVARE L’AUTO PARCHEGGIATA GRAZIE ALLA SCATOLA NERA

Avete presente la scatola nera auto che molti fanno installare sulla propria vettura per accedere a robusti sconti sulla tariffa RC auto? Ebbene questo dispositivo, che funziona mediante geolocalizzazione satellitare, è in grado di tracciare ogni movimento di un’automobile, non a caso è utile pure in caso di furto oltre che a determinare l’esatta dinamica di un sinistro. E, ovviamente, anche a ritrovare un’auto parcheggiata e… dimenticata.

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Superbollo per le auto fino a euro 3? Il Governo ci sta(va) pensando

di Raffaele Dambra

Superbollo auto fino a euro 3

Ci penseranno i proprietari delle vetture più vecchie a dare i soldi che servono per evitare l’aumento dell’IVA? Scritta così è un po’ troppo semplicistica, ma non è un mistero che l’ex ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria stesse pensando (anche) a una misura del genere in vista dei gravosi impegni di fine anno, prima che il Governo giallo-verde implodesse con la crisi di Ferragosto. E adesso che la patata bollente dell’IVA è passata nelle mani del nuovo inquilino di via XX settembre, Roberto Gualtieri, vedremo che fine farà la proposta di istituire un superbollo per le auto fino a euro 3. Proposta che, inutile negarlo, metterebbe in difficoltà moltissimi cittadini.

PER EVITARE L’AUMENTO DELL’IVA SI PENSA A UN SUPERBOLLO PER LE VETTURE PIÙ VECCHIE

Com’è noto, entro dicembre il Governo italiano deve trovare 23 miliardi di euro necessari a evitare l’aumento delle aliquote Iva, più altri 4 miliardi per le spese indifferibili. A questi dovrebbero aggiungersi ulteriori 7 o 8 miliardi per i provvedimenti che il nuovo esecutivo M5S-PD vorrà mettere in atto, per una Legge di Bilancio 2020 che potrebbe quindi costare circa 35 miliardi di euro. Inutile dire che non sarà affatto semplice trovare le coperture, e non a caso Tria aveva già pronto un corposo dossier con proposte e suggerimenti su come (e dove) recuperare le risorse per la prossima manovra finanziaria. Per esempio c’erano al vaglio una nuova sovrattassa sui biglietti aerei, una razionalizzazione di molte detrazioni e deduzioni fiscali e, appunto, il superbollo per le auto fino a euro 3. Poi Salvini ha fatto saltare il banco e questa misure sono finite in stand-by. Almeno per ora.

SUPERBOLLO PER LE AUTO EURO 3: MISURA GIUSTA?

Non sappiamo infatti come procederà il nuovo ministro Gualtieri e con lui l’intero Governo Conte 2. Questo lo scopriremo soltanto nelle prossime settimane (l’unica certezza è che ‘sti 23 miliardi bisogna trovarli in qualche modo). Ma da più parti si sono già levate forti critiche sulle misure pensate da Tria, e in particolar modo su quella sul superbollo per le auto più vecchie e inquinanti che molto probabilmente colpirebbe i consumatori meno abbienti. Statistiche alla mano il parco auto in Italia ha un’età media di 14 anni e 4 mesi per le vetture a benzina e di 9 anni e 8 mesi per le diesel. Ciò significa che circolano ancora molte auto con motore euro 1, euro 2 ed euro 3, nella maggior parte dei casi perché i proprietari non possono permettersi di sostituirle con modelli più nuovi. Sarebbe quindi beffardo destinare una sovrattassa proprio ai cittadini più in difficoltà!

LE AUTO EURO 3 SONO GIÀ SOTTOPOSTE AD ALCUNI LIMITI

È anche vero che le auto fino a euro 3 hanno il destino segnato e in alcune città, come Milano e Roma, sono già soggette a severi limiti legati alla circolazione (in particolare i veicoli diesel, ma presto toccherà pure ai benzina). Il problema del parco auto molto vecchio andrà dunque prima o poi risolto, ma si spera con misure intelligenti e non ‘punitive’.

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Monopattini elettrici: Monza come Milano, bloccato il servizio di sharing

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici

Nulla in futuro potrà fermare la diffusione a macchia d’olio dei monopattini elettrici nelle città italiane. Al momento, però, i Comuni sono costretti a frenare l’entusiasmo dei cittadini interessati all’utilizzo dei mezzi di micromobilità elettrica, in attesa di disciplinare con maggior chiarezza la circolazione dei monopattini sulle strade urbane e i servizi di sharing da parte di società private. E così dopo Milano, che ha sospeso il noleggio di dispositivi in condivisione finché non saranno ratificate le ordinanze definitive, anche Monza ha stoppato sul nascere il proliferare dei monopattini elettrici in città in mancanza delle adeguate autorizzazioni.

MONOPATTINI ELETTRICI: SENZA DELIBERA DEI COMUNI NON POSSONO CIRCOLARE

La circolazione nelle nostre città dei mezzi di micromobilità elettrica come monopattini, segway, hoverboard e monowheel è stata autorizzata lo scorso luglio dal MIT con la pubblicazione di un decreto attuativo contenente le linee guida per i Comuni interessati alla sperimentazione. Spetta infatti alle singole città organizzare la circolazione di questi mezzi, stilando un regolamento che tenga conto delle direttive del Ministero, e adattandolo, se necessario, alle specificità e alle caratteristiche del proprio territorio. Senza questa delibera comunale i monopattini non possono girare. Alcune città si sono già attivate e sono pienamente operative, altre lo faranno nelle prossime settimane o mesi.

MONOPATTINI ELETTRICI: MONZA BLOCCA LO SHARING

A Monza, per esempio, sono ancora fermi. E proprio per questo l’amministrazione comunale del capoluogo brianzolo è caduta dalle nuvole quando ha letto l’annuncio di una start-up che comunicava, per i primi giorni di settembre 2019, l’arrivo in città di 60 monopattini elettrici in condivisione. Pronti a circolare per le vie del centro storico, nel parco, in zona stazione e intorno all’ospedale e all’università. Erano stati indicati pure i costi (1 euro per lo sblocco e 15 centesimi al minuto per l’utilizzo, ogni giorno dalle 7 alle 24) e le modalità di iscrizione tramite app. Ma il Comune, come detto, ha bloccato tutto.

PERCHÉ MONZA HA BLOCCATO I MONOPATTINI ELETTRICI

Si tratta di un’operazione assolutamente illecita”, ha spiegato l’assessore alla sicurezza e viabilità Federico Arena, motivando la sospensione del servizio. “È vero che da luglio è ammessa la sperimentazione dei mezzi di micromobilità elettrica nelle aree urbane. Ma prima è necessaria una delibera del consiglio comunale che a Monza ancora non c’è. Occorre inoltre una cartellonistica specifica e l’individuazione di aree dove sia consentito muoversi in monopattino elettrico. Noi non siamo contrari alla diffusione di questi dispositivi, ma prima di autorizzarne la circolazione su strada dobbiamo studiare i percorsi, valutare i costi della cartellonistica e fare una gara pubblica per affidare il servizio di sharing alla società che farà la miglior offerta”. Insomma, non se ne parla per un bel po’.

MONOPATTINI ELETTRICI: BOLOGNA E TORINO PRONTE A PARTIRE

Ma se a Monza devono ancora organizzarsi, in due grandi città italiane sono pronti a partire con la sperimentazione. A Bologna entro fine settembre sarà presentata la delibera che consentirà l’uso personale dei monopattini elettrici nelle zone a limite di velocità di 30 km/h e sulle piste ciclabili, con esclusione delle piste ciclopedonali e, ovviamente, dei portici. A Torino, invece, il Comune ha già cominciato a posizionare i cartelli stradali per i monopattini e ai primi di ottobre aprirà la manifestazione di interesse per le imprese che vorranno noleggiare i dispositivi con la formula free floating. In vista di ciò sarà forse interessante capire come si guidano i monopattini elettrici.

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Accise carburante in Europa: dove si pagano meno tasse nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Dove costa meno la benzina in Italia

Le accise sui carburanti sono uno degli impegni che il precedente Governo Conte ha lasciato in sospeso e con il nuovo esecutivo Conte-Bis si prospetta anche l’aumento dell’IVA. Le accise sul carburante in Europa sono molto variabili e influenzano il prezzo della benzina al rialzo o al ribasso. Ecco i Paesi d’Europa in cui è più conveniente fare benzina e quelli in cui le tasse sono più alte al 2019.

TASSE E INCENTIVI IN EUROPA NON SONO PROPORZIONALI

Che crede ancora che il bollo auto sarà eliminato rischia di inseguire una chimera. Le auto infatti rappresentano una fonte vitale di sostentamento per i Governi di tutti i Paesi europei. Ecco perché le accise sui carburanti sono la parte più pesante sulla bilancia dei prezzi di benzina e gasolio. Guardando la classifica dei Paesi dove le accise su benzina e gasolio sono maggiori si nota subito il primato dell’Italia. In Italia le accise (0,728 euro/litro gasolio e 0,617 euro/litro benzina) sono molto vicine solo ai Paesi del Nord Europa, se si esclude la Grecia. A pensarci bene però si tratta di Paesi che hanno fatto una scelta politica al di là dei semplici incentivi statali. Oslo (Norvegia) ad esempio è la capitale delle auto elettriche (no IVA, parcheggio, traghetto e autostrada gratis, ecc.). Non si può certo dire che nell’entroterra ci siano solo auto elettriche, ma almeno si può controbilanciare il peso delle tasse sul carburante. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere a tutta larghezza la tabella.

LE ACCISE 2019 SULLA BENZINA IN EUROPA

I 5 Paesi in cui ci sono meno tasse sulla benzina sono Bulgaria (0,363 euro/litro), Ungheria (0,380 euro/litro), Polonia (0,391 euro/litro), Cipro (0,429 euro/litro) e Lituania 0,434 euro/litro. All’estremo opposto invece le tasse sulla benzina sono più alte per Norvegia (0,778 euro/litro), Italia, Finlandia (0,703 euro/litro), Francia (0,683 euro/litro) e Germania (0,655 euro/litro). Bisogna considerare che le accise minime in Europa nel 2019 sono pari a (0,359 euro/litro).

LE ACCISE 2019 SUL GASOLIO IN EUROPA

Non sempre le accise diesel 2019 in Europa sono proporzionali alle accise sulla benzina. Basta guardare subito come la classifica ACEA (Associazione Costruttori Autoveicoli) qui sopra abbia molte posizioni invertite. I 5 Paesi con meno tasse sul gasolio del 2019 sono Bulgaria (0,330 euro/litro), Lussemburgo (0,338 euro/litro), Polonia (0,343 euro/litro), Lituania (0,347 euro/litro) e Ungheria (0,349 euro/litro). Tra i Paesi in cui le accise sul gasolio son più alte sono il Regno Unito (0,651 euro/litro), Italia, Belgio (0,6 euro/litro), Francia (0,594 euro/litro) e Finlandia (0,530 euro/litro).

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RC auto in Italia: ad agosto 2019 premi scesi del -3,78% in un anno

di Raffaele Dambra

RC auto in Italia agosto 2019

Il mese di agosto 2019 ha fatto registrare un calo del premio medio delle tariffe RC auto in Italia, calcolato in 560,67 euro. Una cifra inferiore sia ai 563,09 del mese precedente che, soprattutto, ai 582,71 euro di agosto 2018. Ciò significa che in un anno il premio è sceso del -3,78%, una performance rilevante che tra l’altro segna un’inversione di tendenza dopo il progressivo aumento verificatosi tra marzo e luglio, che aveva portato il costo annuo dell’assicurazione auto da 542,09 a 563,08 euro.

RC AUTO IN ITALIA: AD AGOSTO 2019 750 DI DIFFERENZA TRA CASERTA E AOSTA

L’indagine sui premi RC auto in Italia di agosto 2019, basata sui dati forniti dall’Osservatorio di Facile.it, ha confermato ovviamente le notevoli differenze di prezzo tra le singole province, a dimostrazione che siamo ancora ben lontani dal ridurre il gap. I residenti nella provincia di Caserta hanno pagato il mese scorso un premio medio di 1.091,96 euro (+94,76% sulla media nazionale), quelli di Aosta appena 339,11 (-39,52%). Un divario di oltre 750 euro per acquistare il medesimo prodotto nella stessa nazione, non c’è bisogno di aggiungere altro. Ma senza considerare necessariamente i poli estremi, risulta sbalorditiva anche la difformità tra i 911,22 euro della provincia di Foggia e i 497,70 di quella di Lecce, che sono entrambe in Puglia! Basta insomma spostarsi nell’identica regione per pagare 400 euro in più o in meno…

TARIFFE RC AUTO: IL PROBLEMA DELLA DISEGUAGLIANZA TERRITORIALE

Quello delle forti disparità nelle tariffe tra una zona e l’altra d’Italia (e non è neanche, o almeno non lo è sempre, una questione di nord e sud, visto che per esempio si paga tantissimo anche a Prato) è un problema che si trascina da tempo e che non ha ancora trovato una soluzione definitiva, nonostante le promesse. Soluzione che, intendiamoci, non consiste in un prezzo della RC auto uguale per tutti (non sarebbe possibile e probabilmente neanche giusto), ma in un sistema che preveda tariffe omogenee per gli automobilisti virtuosi, a prescindere dalla provincia di residenza. Negli ultimi anni qualcosa si è già mosso in tal senso, ma si può fare decisamente di più. Aspettando con (im)pazienza che gli sconti per chi fa installare la scatola nera sull’auto diventino davvero obbligatori (da due anni c’è una legge ma mancano ancora i decreti attuativi).

RC AUTO IN ITALIA: MOLTO BENE LA GARANZIA ASSISTENZA STRADALE

Tornando all’indagine sui prezzi RC auto di agosto 2019, fra le coperture accessorie la più scelta è risultata la garanzia assistenza stradale, richiesta dal 45,81% degli utenti. Per quanto riguarda invece la distribuzione delle classi di merito nel nostro Paese, in base alle informazioni raccolte il 59,03% degli automobilisti assicurati è in 1^ classe, il 5,05% in 2^ e il 5,16% in 3^. Il 12,19% è invece in 14^ classe (quella che spetta ai neopatentati) o ancora più su.

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Acquisto auto connesse: per il 48% l’assistenza vale più della Marca

di Donato D'Ambrosi

Qual è la Marca auto migliore da acquistare? Oggi la scelta dell’auto nuova è ancora fortemente legata alla riconoscibilità di un brand o una Marca. Si sceglie una Marca specifica per distinguersi e un modello particolare in base a una serie di valutazioni oggettive e soggettive. Nella scelta della marca oggi è ancora fortemente indicativa la classifica USA delle auto migliori, tra qualche anno invece si valuteranno le auto per servizi e assistenza. E’ quanto emerge da un sondaggio sull’importanza del Brand nella scelta di un’auto connessa.

IL COSTO E LA QUALITA’ FARANNO LA DIFFERENZA NELLA SCELTA

Le auto elettriche, ibride e connesse stanno già trasformando il mercato e presto cambieranno anche i criteri di scelta dell’auto nuova. Lo rivela un sondaggio IBM da cui viene fuori che già oggi per il 48% degli intervistati la Marca di un’auto non è fondamentale. Con le economie di scala e gli aggregamenti industriali di Costruttori in Gruppi la distinzione tra auto si baserà sui servizi. “In tutto il mondo le case auto si stanno preparando a un settore in cui meno del 50% considererà il proprio marchio un fattore competitivo differenziante“, ha affermato Ben Stanley (IBM).

COSA DEVE AVERE UN’AUTO PREMIUM PER ESSERE MIGLIORE

Le previsioni dicono che nei prossimi 10 anni acquisteremo meno auto poiché l’uso e la proprietà saranno sempre più distinti. Questo trend per il 48% delle persone intervistate significa valutare costi e convenienza più del brand o della marca auto. In quali casi però il brand vale più dei costi e della convenienza? Sulle auto connesse si sceglie un brand per caratteristiche digitali o fisiche che pongono il prezzo in seconda fila. Queste valutazioni però cambiano in modo considerevole se gli utenti abitano in città o in periferie e zone rurali. La scelta di un brand premium ad esempio passa al 28% nelle zone di periferia. Tra gli altri motivi, la possibilità di scegliere dispositivi particolari (54% in città – 40% periferia) e un servizio privilegiato, spostano l’importanza sul brand premium.

PERCHE’ SCEGLIERE UNA MARCA PREMIUM DIGITALE

Tra le caratteristiche digitali di una scelta Premium invece la sicurezza e la privacy è al primo posto (57% in città – 46% in periferia). Anche se poi con le auto Mercedes in leasing in UK vengono tracciate e i clienti neppure se ne accorgono. Un’auto premium diventa importante per la possibilità di parlare all’infotainment nel 50% dei casi (città e 30% in periferia). Globalmente l’impressione di avere un’esperienza digitale migliore su un’auto premium è importante per il 49% in città e il 32% in periferia. I cloud non sono da meno: quasi le stesse persone (49% e 31%) sceglierebbe un’auto premium per la possibilità di trasferire tutti i dati su un modello diverso ma della stessa marca.

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Costi auto in Europa 2019: i prezzi per mantenerla in 18 Paesi

di Donato D'Ambrosi

I costi auto in Europa cambiano molto in base all’alimentazione. Mantenere un’auto comporta una spesa che tiene conto di tanti fattori. Visto che le auto elettriche si stanno diffondendo sempre di più ti sarai sicuramente chiesto quanto costa possedere un’auto benzina o diesel nel 2019. A questa domanda risponde il Car Cost Index di una nota società di leasing con i costi 2019 in Europa per possedere un’auto elettrica, benzina e diesel divisi per Paese.

L’INDAGINE SUI COSTI AUTO 2019 IN EUROPA

Il Car Cost Index di LeasePlan stima qual è la spesa media in Europa per mantenere un’auto. L’indagine si basa sul costo di guida di un’auto di dimensioni medie (segmento C) per i primi 3 anni. L’indagine tiene conto dei costi operativi (quindi non manutenzioni straordinarie) con una guida di 20 mila km l’anno. Se hai letto la nostra indagine sulla manutenzione di un’auto elettrica e ibrida, saprai quanto cambiano i costi tra un’auto tradizionale e una a batterie. Ecco perché anche l’indagine sul TCO (Total Cost of Owneship) distingue i fattori di costo tra auto benzina – diesel e auto elettriche.

AUTO ELETTRICHE E TRADIZIONALI, COME CAMBIANO I COSTI

Le voci di costo più influenti sulle auto tradizionali (ICE – Internal Combustion Engine) sono il deprezzamento e le tasse, pari al 36% dei costi. Lo stesso vale anche per le auto elettriche che però subiscono un deprezzamento maggiore (52%), anche se poi recuperano su imposte, manutenzione e assicurazione. Il costo medio per possedere un’auto tradizionale in Europa invece tiene conto di:

– Deprezzamento (36%)
– Imposte (20%)
– Carburante (18%)
– Assicurazione (13%)
– Manutenzione (9%)
– Interessi (5%)

QUANTO COSTA MANTENERE UN’AUTO BENZINA, DIESEL ED ELETTRICA

In Europa il costo mensile per possedere e guidare un’auto nel 2019 è più basso in Grecia, a prescindere se l’auto è elettrica (659 euro), benzina (445 euro) o diesel (410 euro). In media in Europa si spendono per un’auto 854 euro (se elettrica), 594 euro (benzina) e 613 euro (diesel). L’aspetto più significativo dei dati dell’indagine è vedere come in Polonia sia più costoso possedere un’auto elettrica (995 euro al mese). Le auto a benzina hanno un costo mensile maggiore invece in Norvegia (851 euro). L’Olanda è invece in cui le auto diesel costano più di tutti i 18 Paesi d’Europa considerati: ben 937 euro al mese. Clicca sull’immagine qui sopra per vedere a tutta larghezza i costi 2019 per mantenere un’auto in Europa.

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Crollo Ponte Morandi: finti controlli e documenti falsificati

di Raffaele Dambra

Crollo Ponte Morandi

Il filone parallelo dell’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi di Genova ha permesso di individuare gravi anomalie nei controlli su altre infrastrutture autostradali, per le quali saranno chiamati a rispondere alcuni dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea Engineering, la società che si occupa del monitoraggio e dei controlli sull’intera rete. Dalle indagini sarebbero infatti emerse falsificazioni e omissioni concordate, finalizzate a occultare agli ispettori del MIT elementi rilevanti sulla condizione dei manufatti e il loro stato di conservazione. Che altrimenti avrebbero comportato una verifica globale dell’opera e altre misure precauzionali (compresa la chiusura).

INCHIESTA SUI VIADOTTI AUTOSTRADALI: LE MISURE CAUTELARI ESEGUITE

Dopo la tragedia di Genova, che ha causato 43 morti, alcuni tecnici di Autostrade e Spea avrebbero quindi continuato a falsificare i risultati delle misurazioni sullo stato di salute di alcuni viadotti autostradali, in particolare il ‘Pacetti’ sulla A26 Genova Voltri-Gravellona Toce e il ‘Paolillo’ sulla A16 Napoli-Canosa. È questa la teoria del pubblico ministero Walter Cotugno, che ha portato a nove misure cautelari eseguite stamane dai militari della Guardia di Finanza, su ordine del gip di Genova Angela Nutini, con l’accusa di falso. I provvedimenti eseguiti consistono in tre arresti domiciliari e sei misure interdittive dal pubblico servizio e dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali a favore di soggetti pubblici o privati, con contestuali perquisizioni negli uffici dei soggetti colpiti. Altre sei persone risulterebbero indagate a piede libero.

IL CROLLO DEL PONTE MORANDI NON È SERVITO A NULLA?

Nel comunicato stampa diffuso dalla Guardia di Finanza per illustrare l’operazione, si legge che nell’ambito dell’attività scaturita dall’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi “sono emersi numerosi elementi indiziari a carico dei nove dirigenti e tecnici di Autostrade e Spea in ordine a una presunta attività di falso, relativa alle relazioni concernenti le condizioni e le criticità di ulteriori viadotti autostradali, per le quali la Procura di Genova ha aperto un nuovo procedimento penale […] I successivi approfondimenti effettuati hanno fatto emergere gravi indizi di colpevolezza in ordine ad atti pubblici redatti da pubblici ufficiali ed afferenti alle attività di controllo sui viadotti Pecetti (A26) e Paolillo (A16), reiterati anche successivamente alla strage del 14 agosto 2018”.

LA RISPOSTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA

Poco dopo la notizia degli arresti e delle misure interdittive a danno anche di dirigenti e tecnici dell’azienda, Autostrade per l’Italia ha emesso una nota stampa in cui ha confermato la totale sicurezza dei viadotti Pecetti e Paolillo, precisando che “in nessun caso è stato riscontrato alcun problema riguardante la sicurezza di questi e altri viadotti oggetto di indagine”. Tra l’altro alla verifica delle infrastrutture avrebbero preso parte anche società esterne specializzate in tale tipo di monitoraggi, oltre che i competenti uffici ispettivi del MIT. Sulla scorta delle informazioni che potrà assumere e approfondire prossimamente, Autostrade per l’Italia non ha escluso di poter attivare ulteriori azioni a propria tutela, restando a disposizione degli organi inquirenti.

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Dieselgate Audi: il richiamo non funziona in Germania, ultimatum della KBA

di Donato D'Ambrosi

Audi è in ritardo con il richiamo dieselgate: in Germania sembra non funzionare come dovrebbe e la KBA lancia l’ultimatum. Cosa succede ai clienti che ignorano il richiamo è sicuramente meno pesante della multa minacciata dalla Motorizzazione tedesca. Secondo la KBA Audi ha pochi giorni di tempo per richiamare tutte le auto con motori V6 e V8 diesel. Intanto Audi dice che è tutto sotto controllo.

LA MULTA DELLA KBA PER LE AUDI V6 E V8 NON RICHIAMATE

Il richiamo delle Audi V6 e V8 TDI in Germania è osservato da vicino dalla KBA. Secondo quanto riportato da Reuters, la KBA è pronta a comminare una multa per ogni auto con il software illegale. Mancano solo pochi giorni alla scadenza del 26 settembre. Se non rispettato il termine dell’aggiornamento dei motori V6 e V8 diesel Euro5 ed Euro6 porterà a una sanzione di 25 mila euro per auto. Un rischio che Audi avrebbe allontanato tramite le dichiarazioni di un suo portavoce parlando del richiamo volontario legato ai motori diesel.

L’ACCUSA DEL RICHIAMO INGESTIBILE DALLA GERMANIA

Da una recente stima del Ministero dei Trasporti tedesco circa 127 mila Audi V6 e V8 avrebbero ancora il software illegale di controllo delle emissioni. Circa 78 mila Audi Euro6 in Germania sono ancora equipaggiate con il defeat device. Il richiamo Audi di queste auto sembra non funzionare. Almeno è quanto una pubblicazione del giornale tedesco Bild am Sonntag sostiene dicendo che Audi non riesce a gestire l’aggiornamento.

AUDI: IL RICHIAMO DEI MOTORI DIESEL NEI TERMINI

La smentita Audi, tramite un suo portavoce, non si è fatta attendere: sembrerebbe che Audi stia completando l’aggiornamento dell’8% delle Audi non ancora richiamate. Le auto diesel con motori Euro 6 V6 e V8 fanno parte del mega richiamo volontario di 850 mila veicoli. L’intervento urgente avrebbe dovuto scongiurare proprio il rischio di multe “migliorando le emissioni di NOx in ambito urbano”. Mercedes e Renault avevano fatto la stessa cosa richiamando le auto, ma gli effetti della modifica ai motori Volkswagen diesel 1.2, 1.6 e 2.0 non sono piaciuti a tutti i clienti. E questo ha sicuramente influenzato la decisione anche dei clienti proprietari della auto V6 e V8. Staremo a vedere come Audi riuscirà a portare in officina anche i clienti più scettici sull’aggiornamento “anti-dieslegate”.

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IVA sulle auto in Europa 2019: quanto costa in 28 Paesi

di Donato D'Ambrosi

Comprare un’auto nuova o usata all’estero può essere più conveniente in base all’IVA 2019 in Europa. Il costo dell’IVA sull’acquisto auto in Europa può variare anche del 10%. Ecco perché molti rivenditori si specializzano nell’acquisto e importazione auto dall’estero. Bisogna però fare bene i conti e capire in quale dei principali 28 Paesi europei l’IVA è più bassa rispetto al Paese di importazione dell’auto. Vediamo come cambia l’Imposta sul Valore Aggiunto in Europa quando si acquista un’auto e cosa cambia tra IVA su auto nuova e auto usata.

L’IVA 2019 SUL COSTO AUTO IN EUROPA

Comprare un’auto all’estero fa risparmiare un bel po’ di soldi se il valore dell’auto è consistente. Acquistare un’utilitaria all’estero e poi importarla in Italia, ad esempio, potrebbe essere addirittura antieconomico. Per capire qual è il Paese più conveniente chiaramente bisogna tenere conto principalmente dell’IVA. Se già la differenza di imposte tra il Paese dove si compra e quello dove si importa è bassa, allora è meglio cercare lo stesso modello già importato e immatricolato. Tra i Paesi dove l’IVA 2019 in Europa è più bassa, il Lussemburgo è sicuramente privilegiato (17%). Per stabilire una soglia di confine prendiamo l’IVA al 22% in Italia 2019 come riferimento. Esattamente a metà tra i Paesi con l’IVA 2019 più bassa e quelli con l’IVA 2019 più alta ci sono Italia e la Slovenia.

DOVE L’IVA COSTA DI PIU’ SULLE AUTO NUOVE

Acquistare un’auto nei Paesi in cui l’IVA 2019 è più bassa può essere sicuramente vantaggioso. Se consideriamo ad esempio di importare un’auto in Italia, non andremo certo a cercare un’auto nuova o usata nei Paesi dove l’IVA è maggiore del 22%. Bisogna precisare che fa molta differenza importare un’auto nuova o usata dall’estero ai fini della compensazione dell’IVA, ma questo lo vediamo più avanti. Non è un caso se la maggior parte delle auto usate provengono dalla Germania (IVA 2019 19%) e non da Grecia (24%) o dalla Croazia (25%), pur essendo più vicine. Mentre quelle nuove si possono trovare a prezzi più vantaggiosi dove si applica l’IVA maggiore. Queste dinamiche nella compravendita di auto all’estero sono molto fluide e mutevoli in base alle imposte.

IVA SU AUTO NUOVE E USATE IMPORTATE

Perché dalla Germania allora si importano più auto usate? Intanto perché le auto nuove sono distribuite tramite i canali ufficiali dei rivenditori. Ma poi perché sulle auto che passano la dogana come usate non bisogna pagare l’IVA se è stata applicata già dal venditore estero. Si intendono usati i veicoli con oltre 6 mesi e 6 mila km percorsi. Per questo motivo acquistare un’auto usata conviene più dove l’IVA è inferiore al Paese di importazione. Diverso è il caso per le auto nuove: queste si possono acquistare al netto dell’IVA nel Paese estero, ma poi va versata al fisco del Paese di importazione per poterla immatricolare.

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Incidenti stradali estate 2019: aumentano sinistri e vittime

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali estate 2019

Non è stata una buona estate relativamente agli incidenti stradali. Viabilità Italia, la struttura della Polstrada che si occupa di fronteggiare situazioni di crisi legate alla viabilità e di adottare, anche preventivamente, le strategie di intervento più opportune, ha comunicato infatti che tra giugno e agosto 2019 sono aumentati, rispetto all’anno prima, sinistri, vittime e feriti. Non un aumento considerevole ma abbastanza da lanciare un campanello d’allarme per il futuro. Come del resto aveva fatto il capo della polizia Gabrielli all’inizio della stagione estiva, chiedendo sanzioni più severe e immediate per chi guida in modo irresponsabile.

INCIDENTI STRADALI ESTATE 2019: +2,07% RISPETTO ALLO SCORSO ANNO

In particolare nel periodo giugno, luglio, agosto 2019, Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri sono intervenuti su 20.205 incidenti stradali rispetto ai 19.795 del 2018 (+ 2,07%). Sul fronte degli incidenti più gravi il numero delle vittime è passato invece da 516 a 521 (+ 0,97%), mentre le persone ferite sono aumentate da 14.385 a 14.533 (+ 1,03%). E questo nonostante 978.932 pattuglie di polizia e carabinieri abbiano accertato 623.957 violazioni alle norme del Codice della Strada, ritirando 17.308 patenti di guida e 19.494 carte di circolazione. E decurtando complessivamente 969.596 punti della patente. Un’opera di prevenzione e repressione che ha dato frutti importanti; ma che evidentemente necessità di misure legislative più efficaci (come la sospensione immediata della patente per un numero maggiore di infrazioni) per ottenere risultati ancora migliori.

TRAFFICO ESTATE 2019: AUMENTANO LE ‘PARTENZE INTELLIGENTI’

Di contro Viabilità Italia ha registrato durante l’estate appena trascorsa una certa variazione delle abitudini di viaggio degli italiani, con una maggiore attitudine a pianificare gli spostamenti in maniera più consapevole. Ciò tenendo conto che da giugno ad agosto si concentra circa un terzo dell’intero traffico leggero annuale, con un incremento dei veicoli che generalmente si attesta sul +30-35% rispetto alla media. La variazione si è manifestata soprattutto attraverso una maggiore ripartizione del traffico, non solo con partenze più scaglionate nei giorni a bollino rosso e a bollino nero, ma anche con flussi veicolari consistenti, e superiori a quelli dello scorso anno, nei giorni feriali. Il cambiamento delle abitudini degli automobilisti italiani è stato registrato sulla viabilità autostradale e sulle principali arterie ordinarie gestite dall’Anas, dove si sono viste giornate con traffico anche molto intenso ma tutto sommato scorrevole, anche grazie alle buone misure adottate dalle società concessionarie.

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Autostrade crolla in Borsa e scarica l’AD Castellucci?

di Redazione

Almeno per ora, l’eterno Giovanni Castellucci è l’amministratore delegato di Atlantia, che controlla Autostrade per l’Italia. Perché per ora? E perché lo definiamo eterno? La risposta è unica: Castellucci è entrato in Autostrade nel 2001 come direttore generale, e la sua carriera all’interno del primo gestore autostradale italiano è stata costellata da vicende turbolenti. Il fatto è che Autostrade crolla in Borsa e forse adesso scarica l’AD Castellucci: la nuova ondata di scandali che si abbatte sul gestore per i documenti falsificati stavolta potrebbe non salvare il dirigente dalle dimissioni.

ACQUALONGA E MORANDI: CHE DISASTRI

La più recente vicenda è il sequestro di 10 viadotti sull’A14. Che segue la disgrazia stradale di Acqualonga (Avellino) del luglio 2013 sull’autostrada Bari-Napoli, in cui morirono 40 pellegrini, quando un bus sfondò il guardrail e cadde nella scarpata (bus che era senza revisione e coi freni rotti). A settembre 2018, dopo crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto, Castellucci ha ricevuto un avviso di garanzia, con altri 20 indagati di Autostrade per l’Italia. Un’altra strage stradale (43 morti), con gravissimi danni a livello d’immagine per il gestore e per la proprietà di Atlantia: la famiglia Benetton. Cui sono seguite polemiche pesantissime. È soprattutto con il M5S che mira alla revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Senza contare la questione del brevetto del Tutor: vicenda più aperta che mai, con una causa di centinaia di milioni di euro dal potenziale esplosivo.

DOCUMENTI FALSI SUI VIADOTTI, UN GUAIO

In più, negli scorsi giorni, è esplosa la bomba dei documenti falsi. Ci sono stati report “ammorbiditi” sui viadotti perfino dopo il crollo del Ponte Morandi. Così, la sicurezza degli automobilisti pare sia stata sacrificata in nome del dio denaro. Sì al profitto, no alla sicurezza stradale. Come? Forse barando: modificare, cancellare, nascondere i dati reali dei controlli sui viadotti gestiti da Autostrade. È il quadro drammatico dell’inchiesta bis che riguarda i report sulle infrastrutture: nata dopo l’inchiesta madre sul ponte Morandi. Giusto per essere corretti: né l’inchiesta madre né l’inchiesta bis sono arrivate a sentenza. Castellucci è del tutto innocente. Si proclama tale per tutte le vicende: Acqualonga, ponte Morandi, Tutor (e altre).

IMMAGINE E TITOLO A PICCO

Il problema è anche d’immagine, come detto all’inizio. Ci sono stati tre arresti domiciliari e sei misure interdittive di persone responsabili di aver continuato a barare sui report dei viadotti: emergeva che erano sicuri, mentre non lo erano del tutto. Sarebbe stata la Spea (società che si occupa di controlli), in mano ad Autostrade per l’Italia a raccontare il falso. Il titolo di Autostrade è andato a fondo in Borsa: -8%. Ed è stato sospeso per eccesso di ribasso. Intanto, il Consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia ha confermato la sospensione, decisa lo scorso 14 settembre, da ogni ruolo e mansione dei due dipendenti interessati da provvedimenti cautelari: è la conseguenza dell’indagine sui viadotti svolta dalla magistratura di Genova. Adesso, l’ultimo passo: Castellucci parrebbe pronto a lasciare il timone di Atlantia. In questo caso, chi sceglie il successore? Il Consiglio di amministrazione straordinario di oggi a Roma. Anche l’eterno Castellucci potrebbe non essere eterno. Seppure non ci sia nessuna causa finita in giudicato che lo veda colpevole.

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I 10 viadotti sequestrati in autostrada con barriere poco sicure

di Redazione

Sono 10 i viadotti sequestrati in autostrada perché avrebbero barriere poco sicure: la decisione arriva dalla Procura di Avellino. Tutti i ponti sono sull’A14, detta anche Autostrada dell’Adriatico, gestita da Autostrade per l’Italia. Parliamo del secondo asse meridiano nel Belpaese, e va dall’Emilia-Romagna alla Puglia. Per la precisione, i viadotti nel mirino dei giudici sono fra la zona sud delle Marche e Abruzzo.

TUTTO NASCE DAL VIADOTTO DI ACQUALONGA

Attenzione però: il sequestro non nasce per il crollo del ponte Morandi del 2018, ma per il cedimento del guardrail del luglio 2013 ad Acqualonga (Avellino). È la strage del bus con 40 morti (foto in basso). In particolare, il Giudice delle indagini preliminari di Avellino vuole capire se le new jersey siano sufficientemente sicuro o no. E se quindi le barriere possano svolgere la loro funzione di contenimento dei veicoli in uscita di strada.

VIADOTTI SEQUESTRATI: ECCO DOVE

I viadotti con barriere sequestrate sono: Fosso San Biagio, Campofilone, Santa Giuliana, Santa Maria, Cerrano, Marinelli, Vallescura, Petronilla, Fosso Calvano, Vallelunga. Col rischio di paralisi per la circolazione. L’obiettivo è sincerarsi che i ponti siano sicuri, sotto tutti i punti di vista, anche in fatto di guardrail. Si fa prevenzione. Se si scopre che in realtà i viadotti sono sicuri, si dà il via alla riapertura. In caso contrario, l’esito della vicenda è incerta.

COME PER IL VIADOTTO DELL’A16

Il guaio per questi 10 viadotti sarebbe lo stesso di quello che, lo scorso inverno, indusse i giudici di Avellino a operare in maniera analoga sull’A16. Lo stesso problema potrebbe anche esserci altrove (300 opere sulla rete italiana), ma sono solo illazioni. Basate sul fatto che i tirafondi  per ancorare al suolo le barriere non sarebbero stati testati a dovere. Per ora, Autostrade per l’Italia fa solo sapere di aver speso più degli impegni inseriti nel piano finanziario: il consuntivo in manutenzione nel periodo 2000-2018 è di 5,430 miliardi di euro, pari a 196 milioni in più rispetto agli impegni di spesa previsti in Convenzione. Inoltre, il gestore ha deciso di adottare un principio di “trasparenza totale”: ogni documento aziendale riguardante la gestione dell’infrastruttura di rete potrà essere consultato ai cittadini che ne faranno richiesta. La società attiverà due “sportelli”, uno digitale sul sito autostrade.it, e uno fisico presso la sede a Roma.

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Città più sicure: l’Europa dà il via all’Urban Road Safety Award

di Donato D'Ambrosi

Doppio senso ciclabile

Rendere le città più sicure è una sfida che la Commissione europea lancia a tutti gli Stati membri ogni anno in occasione della Settimana europea della Mobilità. Le città che mostrano di aver attuato le idee più efficaci per migliorare la sicurezza stradale urbana si candidano a vincere il concorso della Commissione europea. Ma ben più importante è la condivisione delle azioni e progetti più efficaci che quest’anno si candideranno al premio Urban Road Safety Award. Perché è così centrale il ruolo della sicurezza in ambito urbano?

LA SICUREZZA URBANA NELLE CITTA’ EUROPEE

L’Europa spinge le amministrazioni locali a rendere i centri urbani sempre più sicuri. E in occasione della Settimana europea della Mobilità (16-22 settembre) ha presentato il premio Urban Road Safety Award che si aggiunge agli altri contest. Le città sono sicuramente più sicure di altri contesti extraurbani, ma è sono anche il luogo dove convivono tanti utenti e veicoli diversi. Il 38% degli incidenti stradali e oltre il 50% delle lesioni stradali gravi si verificano su strade urbane. Ecco perché spingere le persone ad andare a piedi o ad usare la bici non basta per rendere più pulite le città. Ma servono efficaci azioni per migliorare la sicurezza urbana della mobilità in evoluzione.

I PREMI PER LE CITTA’ MIGLIORI IN EUROPA

Il premio Urban Road Safety viene assegnato insieme agli European Mobility Week Awards e il premio SUMP (Sustainable Urban Mobility Planning). Ogni premio ha un criterio di aggiudicazione specifico, ma gli obiettivi sono complementari. Gli European Mobility Week Awards vengono assegnati alle città che promuovono la mobilità urbana sostenibile. Mentre il SUMP Award va alle autorità locali e regionali per la migliore pianificazione della mobilità urbana. Il premio Urban Road Safety Award invece non premia i piani, ma specifiche misure adottate a livello locale per migliorare la sicurezza stradale.

LE CITTA’ PREMIATE PER LA MOBILITA’ NEL 2018

Vengono premiati ad esempio il miglioramento delle infrastrutture, la riduzione della velocità. Ma anche iniziative per migliorare la sicurezza del parco auto istituzionale e azioni che migliorano la consapevolezza della sicurezza nelle persone. Tutte le città che vogliono candidarsi al premio per le città più sicure possono farlo fino al 16 dicembre 2019. La scorsa edizione del concorso indetto dalla Commissione europea ha premiato Lisbona e Lindau (Germania) per gli incentivi ad usare la bici e le nuove infrastrutture.

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Dieselgate 4 anni dopo: auto più pulite ma nessun risarcimento ai clienti

di Donato D'Ambrosi

Sono passati 4 anni dall’esplosione dello scandalo dieselgate e il caso più discusso della storia dell’auto ha stravolto l’efficienza dei nuovi modelli. Le auto diesel nuove sono molto più pulite ma i clienti italiani vittime del dieselgate sono aggrappati alla speranza di avere un risarcimento come negli USA. Ecco cosa è cambiato a distanza di 4 anni dal dieselgate in Italia.

4 ANNI DOPO IL DIESELGATE IN ITALIA

E’ sempre Altroconsumo che tramite il collettivo Euroconsumers, si fa portavoce della lotta per i diritti dei clienti italiani Volkswagen. Una battaglia che si prospetta lunga (prossima udienza marzo 2020 al Tribunale di Venezia) per ottenere il risarcimento in Italia oltre i gadget che Volkswagen ha regalato ai clienti italiani. Da un lato ci sono circa 75 mila clienti Volkswagen che affermano di essere stati raggirati sulle emissioni di NOx. Dall’altra i legali Volkswagen che fanno due pesi e due misure invocando l’illegittimità della richiesta dei clienti. L’effetto del dieselgate però ha accelerato un processo di rinnovamento che ha reso i motori diesel addirittura più efficienti e puliti di quelli a benzina. Lo afferma Altroconsumo con dati alla mano degli Ecotest.

I TEST SULL’EFFICIENZA DELLE AUTO

Dai test effettuati sulle emissioni dei modelli di auto Euro 6D-Temp è venuto fuori che i motori diesel risultano molto più efficienti delle auto benzina se Euro 6D-Temp. I test effettuati su 30 auto di marche diverse e segmenti diversi assegnano un punteggio sulla CO2 e le emissioni dei motori più recenti. Il test sulle emissioni delle auto di Altroconsumo, comprende tre fasi:

– controllo del ciclo di omologazione WLTP previsto dai test europei;
– controllo del ciclo “autostradale” per rilevare emissioni e consumi delle auto ad alte velocità, non previsto dai test europei;
– solo per le auto che hanno superato le due prove precedenti sono state sottoposte al test su strada Rde (Real Driving Emissions). Questo test è eseguito installando sulla vettura in marcia un’apparecchiatura PEMS (Portable Emissions Measurement System).

Le tre prove hanno generato un punteggio Ecotest totale, dalla media dei punteggi sul consumo di carburante e sulle emissioni di inquinanti. Clicca l’immagine qui sotto per vedere i risultati completi a tutta larghezza.

GLI EFFETTI DEL DIESELGATE SUI MOTORI DIESEL PULITI

Le auto ibride giocano un ruolo importante in contesti urbani dove compensano emissioni e consumi con l’apporto di elettricità autoprodotta. Mentre fuori città il supporto del motore elettrico è marginale e l’efficienza è molto simile alle auto a benzina. Davanti a queste due tecnologie, i motori diesel ribaltano totalmente la reputazione degli ultimi anni. Nonostante il mercato del nuovo sia ancora lento nell’assorbire questo mutamento. Le dimensioni piccole e la cilindrata ridotta dovrebbero favorire un’auto a benzina, e invece dalla classifica Ecotest 2019 emerge che il diesel anche su auto più grandi e pesanti ha ancora tanto da dimostrare.

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Costo assicurazione giù: il 50% paga meno di 362 euro nel Q2 2019

di Redazione

Costo assicurazione Rc auto obbligatoria: stando ai dati ufficiali, è in discesa. Lo dice l’Ivass, ossia l’Istituto che vigila sulle assicurazioni. Un ente imparziale: né le compagnie né un’associazione dei consumatori in guerra contro le assicurazioni. Il 50% degli assicurati paga meno di 362 euro, nel secondo trimestre 2019, cioè da inizio aprile a tutto giugno. In media, la Rca è di 405 euro.

COSTO RC AUTO IN DISCESA

Su base annua, il trend della Rca è sempre in discesa: -1,5%. Voi che leggete questi numeri probabilmente reagirete in due modi: o siete d’accordo con le statistiche Ivass che parlano di costi dell’assicurazione auto giù, oppure le ritenere fuori dalla realtà, perché pagate molto più della media nonostante non abbiate causato incidenti nel recente passato. Il fatto è che l’Ivass parla di medie, tanto che specifica come  il 90% degli assicurati sborsi meno di 628 euro e solo il 10% degli automobilisti meno di 226 euro.

RCA: DIPENDE DALLA ZONA

A influire sul prezzo è anche la zona di residenza. Più alte le probabilità che in quell’area si verifichino incidenti e frodi Rca, più cara la polizza. E viceversa. Pertanto, in Province come Caserta, Reggio Calabria, Crotone, Napoli, le tariffe sono tuttora costose come il fuoco, anche per il guidatore prudente che non ha mai causato incidenti in vita sua. Invece ad Aosta e Bolzano le Rca sono più abbordabili (seppure non così basse).

RCA CON SCATOLA NERA PER ABBASSARE IL COSTO

Fra le numerose soluzioni per risparmiare c’è la Rca con scatola nera. Il guidatore accetta di far montare la black box: in cambio, la compagnia propone uno sconto rispetto alla Rca normale. La riduzione è grosso modo fra il 10% e il 15%. Comunque, la Rca con scatola nera non è un obbligo per le imprese. Né tantomeno lo sconto da associare a quella garanzia. In regime di libero mercato, le società assicuratrici praticano gli sconti che credono, selezionando anche gli automobilisti. Non è un caso che la popolarità delle polizze telematiche sia maggiore al Sud con valori superiori al 40% a Reggio Calabria, Crotone, e Napoli. A Caserta, dove c’è il record per il costo dell’assicurazione auto, è boom assoluto di scatole nere: ogni 100 polizze nuove, 63 sono con black box. La legge che impone la Rca con scatola nera c’è ormai da anni, ma perché diventi effettiva si attende un decreto attuativo. Di cui non si vede neppure l’ombra: la burocrazia ministeriale italiana ha colpito ancora.

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