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Ieri — 24 Gennaio 2020RSS feeds

Acquisto auto nuova: come dovrebbe essere in una concessionaria auto

di Donato D'Ambrosi

Quante volte siete andati in concessionaria per decidere l’acquisto dell’auto nuova e siete usciti insoddisfatti ancora più confusi? Secondo un’indagine USA l’esperienza di comprare l’auto in una concessionaria non dipende più dal prezzo. La maggior parte dei clienti intervistati immagina meno venditori e più esperienze immersive per toccare con mano le tecnologie che stanno per acquistare.

ACQUISTO AUTO NUOVA, A 2 SU 3 NON BASTA GUARDARE

L’indagine sulla soddisfazione dei consumatori che acquistano un’auto nuova in concessionaria è stata realizzata da Cox Automotive e dimostra che avere le auto ferme in vetrina non piace ai clienti. Solo 1 consumatore su 3 si è dichiarato soddisfatto del modello attuale di concessionaria auto. Il 70% delle persone su un campione di 2 mila intervistati preferisce scoprire quali sono i punti di forza della marca piuttosto che entrare in uno showroom tradizionale. Il 63% infatti cambierebbe anche Marca di auto a patto di poter ottenere più tecnologia e servizi.

COME E’ CAMBIATO L’APPROCCIO ALL’ACQUISTO DELL’AUTO NUOVA

La prova su strada, determinante in molti casi, è solo una delle condizioni che spinge a comprare l’auto nuova. Dall’indagine emerge che la parte delle trattative e burocratica è quella meno interessante per oltre la metà delle persone. L’86% dei consumatori desidera completare almeno una fase dell’acquisto online, mentre il 60% vorrebbe utilizzare più tempo per conoscere meglio l’auto nuova da comprare anziché discutere seduto a una scrivania. Significa – secondo gli analisti – che gli acquirenti vogliono dare sempre meno risalto agli aspetti scomodi dell’acquisto. Il 60% infatti avrebbe più favorevolmente richiesto aiuto a un esperto capace di mostrare e spiegare particolari dell’auto piuttosto che a un venditore.

ACQUISTO AUTO NUOVA, SOLO DOPO AVERLA PROVATA A LUNGO

Tra le persone intervistate il 17% aveva già acquistato un’auto nuova e quasi la metà (con meno di 40 anni) avrebbe più favorevolmente cambiato auto e anche Marca in uno showroom coinvolgente e interattivo. “E’ un’idea sbagliata che le persone non vogliono più andare in concessionaria per l’acquisto dell’auto nuova” spiega CA nella ricerca. L’approccio invece che sembra più gradito è quello dei Brand Experience Centers, sulla falsa riga degli Apple Store, per intenderci. Luoghi dove l’acquisto dell’auto nuova non è necessariamente il fine della visita, almeno non prima di aver provato e sperimentato l’auto per un giorno intero.

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Strade e autostrade Anas: 3.500 ponti senza manutenzione

di Raffaele Dambra

Strade e autostrade Anas

Come se non bastasse la già critica situazione di molti viadotti autostradali gestiti da Autostrade per l’Italia e da altre società concessionarie private, un’inchiesta del Corriere della Sera a firma Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto getta qualche ombra sul grado di sicurezza di migliaia di ponti che attraversano le strade e autostrade italiane gestite da Anas. I quali risulterebbero privi di controlli e manutenzione da chissà quanti anni. In particolare ce ne sono oltre 700 (precisamente 763, dato di gennaio 2020) a cui manca addirittura un proprietario che provveda all’ordinaria manutenzione e sono soltanto controllati ‘a vista’ dai cantonieri. E 3.572 (su un totale di 4.991 ponti da ‘attenzionare’) che, nonostante abbiano una proprietà certa, nel 2019 hanno ugualmente ‘saltato’ le ispezioni obbligatorie per legge. E quindi non è dato sapere in che condizioni siano.

STRADE E AUTOSTRADE ANAS: NEL 2019 CONTROLLI SOLO SUL 28% DEI PONTI PIÙ CRITICI

Proprio così: a leggere i dati riguardanti i controlli a viadotti e cavalcavia registrati fino a dicembre 2019, quelli sulle infrastrutture principali e più critiche si sono fermati a neppure un terzo del dovuto (1.419 su 4.991, il 28%), mentre le verifiche sulla pavimentazione sono risultate addirittura azzerate. Significa che ad oggi Anas potrebbe non conoscere le condizioni in cui si trova il 72% delle sue strutture più delicate. E questo nonostante l’obbligo per legge di effettuare ispezioni annuali sotto la supervisione di ingegneri qualificati. Da notare inoltre come il dato sia peggiorato dal 2018, quando erano stati stati ispezionati il 58% dei ponti. Insomma, sempre peggio.


Grafico Corriere.it (cliccare sull’immagine per visualizzarla più grande)


MANUTENZIONE PONTI ANAS: IN ALCUNE REGIONI NESSUNA ISPEZIONE SU CENTINAIA PREVISTE PER LEGGE

Ci sono regioni in cui non si è mossa proprio foglia. E non è neppure questione di nord o sud perché le criticità sono state riscontrate un po’ dappertutto. In Piemonte e Friuli Venezia Giulia, per esempio, sono state fatte zero (ripetiamo: zero) verifiche su, rispettivamente, 205 e 64 previste. Numeri simili sulle autostrade siciliane (zero su 348) e sulla Salerno – Reggio Calabria (7 su 574), gestite entrambe da Anas. Nelle Marche 1 ispezione su 271 messe in programma, in Puglia 73 su 264, nel totale della Sicilia 13 su 496. Viceversa in Liguria l’Anas ha passato al setaccio 201 ponti quando avrebbe dovuto ispezionarne solo 18. Forse una naturale conseguenza del crollo del Ponte Morandi di Genova che ha scoperchiato la drammatica situazione di molte infrastrutture della regione.

Grafico Corriere.it (cliccare sull’immagine per visualizzarla più grande)


STRADE E AUTOSTRADE ANAS: MANCATA MANUTENZIONE NON PER MANCANZA DI FONDI

Ma perché tutte queste omissioni sui controlli e la manutenzione dei ponti su strade e autostrade Anas? Per il Corriere non sarebbe una questione di (pochi) fondi. Leggiamo infatti che l’Anas dispone di risorse importanti. “Il contratto di programma stipulato con il Ministero delle Infrastrutture aveva stanziato per il quinquennio 2016-2020 23,4 miliardi, aumentati lo scorso anno a 29,9, più della metà per la manutenzione programmata, l’adeguamento e la messa in sicurezza di ponti, gallerie e pavimentazione. […] In più, per il biennio 2019-2020, ben 2,7 miliardi sono stati destinati alla manutenzione straordinaria, d cui però sono stati spesi meno di 200 milioni”. I problemi quindi risiedono altrove e nell’indagine condotta da Gabanelli e Pasqualetto si avanzano pure delle ipotesi inquietanti (fenomeni corruttivi, spese gonfiate, lavori di manutenzione fatturati a prezzo pieno ma eseguiti solo parzialmente per spartirsi il residuo)…

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Dieselgate Volkswagen: la più pesante multa milionaria in Canada

di Donato D'Ambrosi

Una multa che mette la parola fine al dieselgate Volkswagen, almeno in Canada, tra i tanti processi giudiziari sparsi per il mondo. Una delle tante sanzioni che hanno portato a 30 miliardi di dollari il costo del trucco sui motori diesel Volkswagen. La prima così alta però che il Canada abbia mai inflitto per questioni ambientali è la multa a Volkswagen da quasi 200 milioni di dollari.

DIESELGATE VOLKSWAGEN, LA SECONDA MULTA IN CANADA

I pubblici ministeri di un tribunale canadese hanno chiesto una multa da 196 milioni di dollari USA (258 milioni di dollari in valuta canadese). E’ quanto un giudice ha approvato nel processo in cui Volkswagen si è dichiarata colpevole di aver importato in Canada le auto diesel con il software furbo per truccare le emissioni. Secondo quanto riporta Reuters, Volkswagen è la prima azienda a pagare una multa così alta mai irrogata dalle autorità. Al centro delle accuse ci sarebbero 60 violazioni del Canadian Environmental Protection Act e accuse di aver fornito informazioni non veritiere.

LA MULTA VOLKSWAGEN PER IL DIESELGATE PIU’ ALTA PER CRIMINI AMBIENTALI

In Canada il dieselgate Volkswagen riguarda 128 mila auto importate in violazione degli standard sulle emissioni. La multa da 196 milioni di dollari in Canada è in proporzioni iniqua rispetto ai 1,8 miliardi di dollari USA che Volkswagen avrebbe messo in conto per rimborsare o riparare le auto diesel. E la seconda multa in Canada a Volkswagen per il dieselgate, dopo quella da 13 milioni di dollari dell’Antitrust canadese. “E’ una multa senza precedenti in Canada.  Ha dichiarato il procuratore canadese Tom Lemon – È 26 volte più grande della più alta ammenda ambientale federale mai imposta”.

IL CASO POLACCO PRECEDE LA MULTA VOLKSWAGEN IN CANADA

La più recente multa inflitta a Volkswagen prima del Canada in territorio europeo – secondo Reuters – proviene dalla Polonia. L’equivalente del nostro Antitrust in Polonia, UOKiK, ha chiesto 120 milioni di zloty (31,4 milioni di dollari) a Volkswagen come risarcimento per aver ingannato i clienti sulle emissioni dei motori diesel. Secondo Volkswagen però la multa per il dieselgate in Canada è la prova di voler fare ammenda e costruire un futuro nuovo. “L’ammenda verrà utilizzata per sostenere progetti ambientali a livello nazionale e nelle province di tutto il paese” avrebbe dichiarato Volkswagen ufficialmente.

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Le 10 auto usate più vendute in Italia nel 2019

di Donato D'Ambrosi

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Le 10 auto usate più vendute nel 2019, vedono gran parte dei modelli del Gruppo FCA e a marchio Fiat in testa anche con una percorrenza media che sfida le auto tedesche. Tra queste però alcuni modelli di auto usate cambieranno totalmente nei prossimi mesi e questo potrebbe rendere le auto usate ancora più appetibili. Se sei alla ricerca di un’auto usata molto diffusa, ecco la classifica delle 10 auto usate più vendute nel 2019.

LA FIAT 500 SCALZA LA FIAT PANDA TRA LE AUTO USATE PIÙ VENDUTE

La classifica delle 10 auto usate più vendute nel 2019 è stata realizzata da un noto motore di ricerca di annunci online che vede a sorpresa la Fiat 500. Rispetto alla classifica delle 10 auto nuove più vendute nel 2019 infatti, la Fiat Panda perde il posto d’onore. Per sapere quale auto usata gli italiani hanno comprato di più, sono stati analizzati gli annunci online attraverso la piattaforma. Tra le 10 auto usate più vendute in Italia nel 2019 sono solo due i modelli che non fanno parte del Gruppo FCA. Sorprende più di tutti la resilienza della Lancia Ypsilon, ormai prossima al pensionamento.

LA TOP5 DELLE AUTO USATE PIU’ VENDUTE E’ TUTTA ITALIANA

Tra le prime 5 posizione delle 10 auto usate più vendute nel 2019 si può scoprire come le Fiat relativamente recenti siano la scelta più frequente. Dopo Fiat 500 (2014), Fiat Panda (2016) e Fiat 500X (2018), la Lancia Ypsilon si piazza quarta tra le scelte più frequenti degli italiani. E non è per niente banale, se si pensa che nella classifica delle auto usate più vendute, si tratta della Lancia Ypsilon del 2007 con in media oltre 120 mila km. Il quintetto di testa si chiude con la Fiat Tipo usata, una scelta facile per chi cerca un’auto usata per la famiglia senza spendere troppo (in media 13.800 euro del 2017). Clicca sull’immagine sotto per vederla a tutta larghezza.

LA FIAT PUNTO RESISTE TRA LE 10 AUTO USATE PIÙ VENDUTE IN ITALIA

Nelle altre 5 posizioni delle 10 auto usate più vendute del 2019, sorprende la presenza dell’intramontabile Fiat Punto. Sebbene al 10 posto tra i modelli di auto usate più venduti, la Fiat Punto è anche la più economica sul mercato online (in media 3.200 euro per un modello del 2008 con circa 140 mila km). Prima della Fiat Punto gli italiani che preferiscono le straniere si orientano sulla Renault Clio, in sesta posizione. Oppure qualche posizione più giù sulla Volkswagen Golf VII (2017). L’auto in media più costosa tra le 10 auto usate più vendute nel 2019 è la Jeep Renegade (prossima a diventare ibrida Plug-in) con quasi 22 mila euro necessari per comprare un modello del 2019 con circa 11 mila km.

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Ztl Roma: orari, mappa e permessi

di Raffaele Dambra

Ztl Roma orari mappa permessi

Oggi ci occupiamo dell’immensa Ztl di Roma, con gli orari, la mappa, i permessi e i divieti. Considerata non a torto una delle zone a traffico limitato più estese d’Europa, prevede tre grandi aree (Centro Storico, Anello ferroviario e Fascia verde) sottoposte a differenti limitazioni. La Ztl del Centro Storico è a sua volta completata da altre quattro Ztl, San Lorenzo, Testaccio, Trastevere e Tridente, situate in determinati quartieri o strade molto frequentate da residenti e turisti, alcune delle quali sono attive solo nelle ore serali e notturne. Insomma di carne al fuoco ce n’è tanta, proviamo a fare chiarezza  (cliccate sulle mappe per visualizzarle in formato più grande).

ZTL ROMA: CENTRO STORICO

La Ztl di Roma Centro Storico delimita tutta la parte rinascimentale della Capitale, in una sorta di cerchio imperfetto racchiuso a nord da Piazza del Popolo, a ovest dal Tevere, a sud dai Fori Imperiali fino all’anello interno del Colosseo e a est da via Vittorio Veneto. Si tratta di una Ztl sia diurna che notturna.

– Orari Ztl Centro Storico:

La Ztl Centro Storico diurna è chiusa alle automobili dalle 6:30 alle 18:00 da lunedì a venerdì (esclusi i festivi) e dalle 14:00 alle 18.00 il sabato (esclusi i festivi). La Ztl Centro Storico notturna è chiusa invece dalle 23:00 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato (esclusi i festivi). La Ztl notturna è sospesa dall’1 al 31 agosto.

– Divieti, permessi, esenzioni della Ztl Centro Storico:

L’accesso alle Ztl del Centro Storico negli orari di attivazione è vietato a tutti veicoli, con l’eccezione di quelli provvisti di regolare permesse o esenzione. Pertanto possono accedere in Ztl, utilizzando i veicoli autorizzati ed esponendo il contrassegno in evidenza sul cruscotto o sul lunotto posteriore, le seguenti categorie:
residenti e altri soggetti aventi diritto al permesso per la Ztl;
disabili in possesso di contrassegno speciale di circolazione;
auto delle forze dell’ordine, taxi, auto a noleggio con conducente (NCC);
moto e ciclomotori;
auto elettriche previa richiesta per email a Roma Servizi per la Mobilità (pubbliciserviziZTL@romamobilita.it) a cui allegare copia della carta di circolazione del veicolo.

Sono previsti inoltre permessi per numerose altre categorie.

A seconda della diversa tipologia di permesso si ha diritto al solo transito (attraversamento della Ztl) o anche alla circolazione (accesso nella Ztl) e sosta su strada negli spazi consentiti.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-centro-storico

ZTL ROMA: SAN LORENZO

La Ztl San Lorenzo di Roma copre l’omonimo quartiere ed è delimitata da via Tiburtina, via dei Reti, viale dello Scalo San Lorenzo e via di Porta Labicana. Si tratta di una zona a traffico limitato notturna.

– Orari Ztl San Lorenzo:

La Ztl San Lorenzo è chiusa alle automobili dalle 21:30 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato, anche se festivi. Inoltre da maggio a ottobre è attiva pure il mercoledì e il giovedì (anche festivi) con gli stessi orari. La Ztl San Lorenzo è sospesa dall’1 al 31 agosto.

Divieti, permessi ed esenzioni della Ztl San Lorenzo sono gli stessi della Ztl Centro Storico.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-san-lorenzo

ZTL ROMA: TESTACCIO

La Ztl Testaccio di Roma si trova nell’omonimo quartiere ed è compresa all’interno del perimetro formato da lungotevere Testaccio, via Marmorata, via Luigi Galvani, via Beniamino Franklin e via Aldo Manuzio. Si tratta di una zona a traffico limitato notturna.

– Orari Ztl Testaccio:

La Ztl Testaccio è chiusa alle automobili dalle 23:00 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato, esclusi i festivi. La Ztl San Lorenzo è sospesa dall’1 al 31 agosto.

Divieti, permessi ed esenzioni della Ztl Testaccio sono gli stessi della Ztl Centro Storico.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-testaccio

ZTL ROMA: TRASTEVERE

La Ztl Trastevere di Roma, sia diurna che notturna, copre ovviamente l’omonimo e caratteristico quartiere situato al di là della sponda del Tevere rispetto al centro storico. I suoi confini sono delimitati approssimativamente da via di Sant’Onofrio, lungotevere Gianicolense, lungotevere della Farnesina, lungotevere Raffaello Sanzio, lungotevere degli Anguillara, lungotevere Ripa, via di San Michele, via della Madonna dell’Orto, via Anicia, via di San Francesco a Ripa, via Emilio Morosini, via Dandolo, viale Glorioso, Scalea del Tamburino, via Nicola Fabrizi, via Giuseppe Garibaldi e passeggiata del Gianicolo. È ‘tagliata in due’ da viale Trastevere che non fa parte della Ztl ed è sempre percorribile dai veicoli.

– Orari Ztl Trastevere:

La Ztl di Trastevere a Roma è chiusa alle automobili in orario diurno dalle 6:30 alle 10:00 tutti i giorni, esclusi i festivi. In orario notturno è chiusa invece dalle 21:30 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato, anche se festivi, mentre da maggio a ottobre è chiusa al traffico anche il mercoledì e il giovedì con gli stessi orari. La Ztl Trastevere è sospesa dall’1 al 31 agosto.

Divieti, permessi ed esenzioni della Ztl Trastevere sono gli stessi della Ztl Centro Storico.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-trastevere

ZTL ROMA: TRIDENTE

La super centrale Ztl Tridente o A1, istituita nell’autunno 2014, interessa le tre vie che partono da piazza del Popolo (da cui il nome Tridente), ovvero via di Ripetta, via del Corso e via del Babuino, e le strade immediatamente limitrofe tra cui piazza di Spagna. È situata all’interno della Ztl Centro Storico ma osserva orari diversi.

– Orari Ztl Tridente:

La Ztl Tridente (A1) è completamente chiusa ad automobili, ciclomotori e motocicli dalle 6:30 alle 19:00 da lunedì a venerdì, esclusi i festivi, e dalle 10:00 alle 19.00 del sabato, sempre esclusi i festivi.

Permessi, esenzioni e ulteriori informazioni sulla Ztl Tridente di Roma a questo link.

ZTL ROMA: ANELLO FERROVIARIO

La Ztl Anello Ferroviario di Roma è un’area molto vasta che include le zone centrali e semicentrali della Capitale. Nella mappa qui sopra è quella contrassegnata in viola.

– Orari Ztl Anello Ferroviario:

La Ztl è attiva in modo permanente dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi infrasettimanali. Non ci sono limiti di orario.

– Divieti della Ztl Anello Ferroviario:

Quando la Ztl Anello Ferroviario è attiva non possono accedere e circolare gli autoveicoli pre-Euro 1 (benzina e diesel), Euro 1 (benzina e diesel), Euro 2 (diesel). Inoltre dal 1° novembre 2019 al 31 ottobre 2020 sono inclusi pure gli Euro 2 (benzina) e gli Euro 3 (diesel). Altri veicoli che non possono circolare fino al 31 ottobre 2020 sono i ciclomotori e motoveicoli Euro 1 (a due, tre e quattro ruote) dotati di motore a 2 e 4 tempi. Sempre nella Ztl Anello Ferroviario non possono accedere e circolare 24/7 i ciclomotori e motoveicoli Euro 0 (a due, tre e quattro ruote) dotati di motore a 2 e 4 tempi.

IMPORTANTE: le limitazioni all’accesso e alla circolazione all’interno dell’Anello Ferroviario si applicano contestualmente a TUTTE le Ztl del centro storico, residenti compresi.

Per le norme sui permessi cliccare qui.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/fascia-verde-anello-ferroviario

ZTL ROMA: FASCIA VERDE

La Ztl Fascia Verde di Roma comprende l’intera area all’interno del Grande Raccordo Anulare (GRA), ad esclusione di quattro zone, denominate Zona A, Zona B, Zona C e Zona D, le cui strade sono invece aperte alla circolazione. Nella mappa qui sopra è quella contrassegnata in verde.

– Orari Ztl Fascia Verde:

La Ztl è attiva in modo permanente dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi infrasettimanali. Non ci sono limiti di orario.

– Divieti della Ztl Fascia Verde:

Nei giorni indicati non possono accedere e circolare nella Ztl Fascia Verde gli autoveicoli pre-Euro 1 (benzina e diesel), Euro 1 (benzina e diesel) e Euro 2 (diesel). Inoltre, nel caso di superamento dei limiti di inquinamento, l’area viene interdetta ad altre categorie di veicoli, fino a comprendere gli ultimissimi diesel Euro 6.

Per le norme sui permessi cliccare qui.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/fascia-verde-anello-ferroviario.

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Mitsubishi indagata in Germania: i motori diesel sospetti sotto accusa

di Donato D'Ambrosi

Mitsubishi è indagata in Germania per un possibile caso di manipolazione delle emissioni diesel. La notizia delle perquisizioni ordinate dalla procura di Francoforte negli uffici e siti produttivi in Germania ha appesantito il titolo in borsa. Come riporta Il Sole 24 Ore infatti l’accusa (da confermare) a Mitsubishi a causato una perdita del -4% alla borsa di Tokyo.

I MOTORI DIESEL MITSUBISHI SU CUI INDAGA LA GERMANIA

Le autorità tedesche sospettano che alcune auto diesel vendute da Mitsubishi possano alterare i risultati dei test delle emissioni in fase di omologazione. L’accusa secondo quanto scrive Reuters riguarderebbe i motori diesel a quattro cilindri da 1,6 litri e 2,2 litri. A Francoforte, Hannover e Ratisbona sono le sedi dove sono avvenute le perquisizioni alla ricerca di indizi.

LE ACCUSE A MITSUBISHI E AGLI ALTRI PRODUTTORI AUTO

Sotto indagine sarebbero un distributore europeo dei veicoli Mitsubishi e le sedi europee che si occupano di Ricerca e Sviluppo. Da quando è esploso il dieselgate Volkswagen, non si è arrestata mai la caccia alle streghe senza esclusioni di Marca. Mitsubishi è solo l’ultimo dei Costruttori indagati per sospetti sui motori diesel truccati. Spesso però le anomalie ai software intelligenti sono state giustificate o corrette in extremis (come nei casi Mercedes e Renault). In pochi altri casi circoscritti per lo più al Gruppo Volkswagen è stata accertata l’esistenza di un software in grado di capire quando l’auto era sottoposta ai test per attivare il trucco. Altre indagini su Renault, FCA, PSA e Volkswagen ancora in corso.

MITSUBISHI INDAGATA IN GERMANIA, ANCHE CONTINENTAL COINVOLTA

In una nota Mitsubishi Motors ha fatto sapere che collaborerà alle indagini della procura di Francoforte, mentre Continental dovrebbe essere solo coinvolta in qualità di possibile “testimone”. Quindi sarebbe da escludere una possibile multa che invece Bosch ha accettato di pagare a fronte delle accuse di non aver ottemperato ai suoi doveri di vigilanza.

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Car sharing Roma: da maggio 2020 servizio esteso alle periferie

di Raffaele Dambra

Car sharing Roma

Con la delibera 306/2019 la Giunta Capitolina ha esteso alle periferie, fino a raggiungere Ostia, il servizio di car sharing a Roma, oggi limitato alle zone centrali e semi centrali (1, 2 e 3). Le nuove linee guida per la mobilità condivisa saranno in vigore dal 1° maggio 2020, sino ad allora rimarranno valide le attuali norme. In cambio del potenziamento del servizio gli operatori di car sharing della Capitale otterranno sconti sul canone che versano nelle casse del Comune di Roma: più si spingeranno lontano dalle aree del centro e meno pagheranno.

CAR SHARING ROMA: LE ATTUALI REGOLE E LE NOVITÀ 2020

Attualmente, infatti, gli operatori versano al Campidoglio 1.200 euro l’anno per ciascun veicolo, tariffa che comprende l’accesso libero nella ZTL e la sosta gratuita sulle strisce blu. Il canone scende a 480 euro annui se prevede solo il parcheggio libero negli stalli a pagamento. Ma dal prossimo 1° maggio, con l’estensione del servizio alle zone più periferiche, le tariffe caleranno progressivamente in base all’area di operatività. Per esempio nella zona 4, quella del GRA (Grande Raccordo Anulare), sul prezzo pieno di 1.200 euro ci saranno sconti da 90 a 540 euro a seconda della superficie dell’area, che va da 4 a 24 kmq. E per le società di car sharing che decideranno di coprire anche la zona 5 (area extra GRA) e la zona 6 (area di Ostia) di Roma, nella migliore delle ipotesi il canone potrà addirittura azzerarsi.

CAR SHARING A ROMA: FLOTTA DA CAMBIARE OGNI 4 ANNI

Per accedere alle tariffe agevolate gli operatori di car sharing a Roma, oltre ad ampliare la copertura del servizio, dovranno garantire dei servizi minimi. I più importanti sono: prevedere il noleggio in condivisione 24 ore su 24, con disponibilità di un call center per le necessità dei clienti; cambiare i veicoli ogni 4 anni, oppure al raggiungimento di 100 mila km di percorrenza, con modelli nuovi e dal minimo impatto ambientale; garantire, a partire dal 2021, una flotta composta da almeno 600 vetture o 200 se si tratta di soli veicoli elettrici. Il Comune di Roma si impegnerà invece a realizzare nuovi stalli dedicati ai veicoli in sharing e una serie di isole ambientali nei punti più strategici della città (ad esempio presso le stazioni ferrovie e della metro o al capolinea dei mezzi pubblici), dotate anche di colonnine di ricarica.

ROMA: SHARING IN PERIFERIA ANCHE PER GLI SCOOTER

Nella delibera che ha introdotto le suddette novità si specifica che le nuove linee guida saranno valide dal 1° maggio 2020 non solo per gli operatori di car sharing ma anche, ove compatibili, per quelli di scooter sharing. A Roma il servizio di noleggio auto in condivisione è attualmente offerto da Enjoy, Share Now (la nuova società nata dall’unione di Car2go e Drive Now, qui le tariffe), Sharengo e Car Sharing Roma, quest’ultimo gestito direttamente dal Comune. Per gli scooter abbiamo invece Zig Zag, eCooltra e Cityscoot.

Cliccando sul tasto Scarica PDF si può visualizzare l’intera delibera 306/2019 di Roma Capitale con tutte le specifiche delle nuove linee guida sul car sharing da maggio 2020.

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Ztl Torino: orari, mappa e multe

di Raffaele Dambra

Ztl Torino orari

Panoramica sulle Ztl di Torino con orari, mappa e multe per i trasgressori. Nel capoluogo piemontese le zone a traffico limitato sono principalmente due: la Ztl Centrale, che contiene al suo interno la Ztl Area Romana, la Ztl Trasporto Pubblico e la Ztl Pedonale. E la Ztl Valentino, situata dentro l’omonimo parco. Ciascuna zona prevede regole molto rigide per l’ingresso e la circolazione, ma anche numerose esenzioni. Vediamo quali sono (cliccate sulle mappe per visualizzarle in formato più grande).

ZTL TORINO: CENTRALE

La Ztl di Torino ‘Centrale’ si estende nel centro cittadino ed è racchiusa all’interno di un perimetro delimitato da corso Regina Margherita, corso San Maurizio, lungo Po Cadorna, lungo po Diaz, corso Cairoli, corso Vittorio Emanuele II, corso Matteotti, corso Vittorio Amedeo II e corso Palestro. L’accesso in Ztl Centrale è controllato da 27 telecamere, mentre la circolazione all’interno è seguita da altre 11 telecamere.

– Orari della Ztl Centrale:

La Ztl Centrale di Torino è attiva dalle 7:30 alle 10:30 di tutti i giorni feriali, sabato escluso, orario durante il quale sono vietate sia la circolazione che la sosta di qualunque veicolo, esclusi quelli autorizzati. Tuttavia le tre ‘mini’ zone a traffico limitato situate all’interno della Ztl Centrale osservano ognuna un orario diverso. La Ztl Area Romana è chiusa al transito e alla sosta dalle 21:00 alle 7:30 del giorno successivo di tutti i giorni, compresi i festivi (con l’eccezione di piazza Emanuele Filiberto, dove la chiusura parte dalle 19:30); la Ztl Trasporto Pubblico è invece chiusa al transito e alla sosta dalle 0:00 alle 20.00 di tutti i giorni, compresi i festivi; infine la Ztl Pedonale è chiusa al transito e alla sosta dalle 0:00 alle 24.00 di tutti i giorni, compresi i festivi (quindi sempre).

– Veicoli per il trasporto di persone che possono accedere alla Ztl Centrale:

Per poter circolare e sostare all’interno della Ztl Centrale durante l’orario di divieto occorre possedere un regolare permesso di circolazione rilasciato dal Comune. Oppure l’ autorizzazione a circolare senza permesso. Nel primo caso il permesso può essere richiesto solo da proprietari di auto Euro 3 o superiore (fino al 31 marzo 2020 sono però esclusi i diesel Euro 3); oppure alimentate a gas, metano o Gpl, anche trasformato dopo l’immatricolazione. Le tipologie di permesse disponibili sono: Disabili, Blu A, Blu B, Fotocine, Verde, Borgo Dora, Scuola, Arancione, Blu, Lilla, Disco, Cantiere. A questo link sono specificate le categorie di persone che possiedono i requisiti per ottenere i succitati permessi.
Sono invece esentati, e non hanno quindi bisogno di alcun permesso per circolare liberamente nella Ztl Centrale di Torino, i ciclomotori e i quadricicli leggeri, i motoveicoli, i veicoli degli istituti di vigilanza titolari di licenza prefettizia, i veicoli di trasporto disabili e molti altri ancora (elenco completo qui). I servizi di car sharing a Torino, come Enjoy, Car2go e BlueTorino, consentono il libero accesso alla Ztl Centrale.

Auto elettriche e ibride. Dal 12 settembre 2019 al 12 settembre 2020 tutti i possessori di auto elettriche ‘pure’, anche non residenti, possono richiedere gratuitamente un permesso di transito (categoria Blu A) nella zona a traffico limitato, valido 2 anni, pagando solo le relative marche da bollo. Il permesso non esonera dal pagamento della sosta nelle strisce blu durante gli orari stabiliti. I possessori di auto ibride elettrico/benzina immatricolate dal 2015 e con emissione di CO2 uguale o minore di 110 g/Km, solo residenti nella città di Torino, possono richiedere lo stesso permesso Blu A pagando solo 100 euro invece di 200.

Attenzione: per accedere occasionalmente in Ztl Centrale non occorre un permesso di circolazione ma, se si rientra nei casi previsti, è possibile richiedere una esenzione a posteriori.

– Costo per l’accesso alla Ztl di Torino ‘Centrale’:

I permessi per circolare nella Ztl rilasciati dal Comune hanno un costo, diverso a seconda della tipologia. Il pass Disabili costa 6 euro e dura 5 anni; i pass Blu A e Blu B costano 200 euro + marche da bollo e sono validi 2 anni; il pass Fotocine 200 euro + marche da bollo e vale da 1 giorno a 1 anno; il pass Verde 200 euro + marche da bollo e vale da 1 giorno a 2 anni per i residenti; pass Borgo Dora 15 euro + marche da bollo; il pass Scuola 30 euro + marche da bollo e vale da settembre a luglio, in concomitanza con l’anno scolastico; i pass Arancione, Blu, Lilla e Disco (per residenti, dimoranti e possessori di posto auto nella Ztl) hanno validità di 1 anno e costano rispettivamente 70, 30, 50 e 50 euro + marche da bollo. Infine il pass Cantiere costa 100 euro + marche da bollo e vale massimo 1 anno.

Ulteriori informazioni: http://www.comune.torino.it/trasporti/ztl/

ZTL TORINO: VALENTINO

Come scritto in precedenza, la Ztl Valentino coincide con l’omonimo parco della città torinese. E dal mese di novembre 2019 è stata estesa anche ai viali Boiardo e Millo, che sono diventati pedonali. La Ztl è completamente chiusa al transito e alla sosta dei veicoli per 24 ore tutti i giorni, compresi i festivi. Sono previste eccezioni per gli orari di carico e scarico merci (lun-ven dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 16:30, sabato 10:30 – 12:00). Oltre che per il passaggio dei mezzi delle forze dell’ordine e di soccorso.

ZTL TORINO: MULTE PER I TRASGRESSORI

Chi entra in macchina nelle Ztl di Torino senza le necessarie autorizzazioni è soggetto alle multe previste dall’articolo 7 del Codice della Strada. In particolare il comma 13 prevede che “chiunque non ottempera ai provvedimenti di sospensione o divieto della circolazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 87 a 345 euro“. Ma non solo. Il comma 13-bis, ancor più severamente, dispone che “chi circola con veicoli appartenenti, relativamente alle emissioni inquinanti, a categorie inferiori a quelle prescritte, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 168 a 679 euro. E, nel caso di reiterazione della violazione nel biennio, alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici a trenta giorni“.

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Catene da neve: 5 errori da non fare per salvarsi la pelle

di Donato D'Ambrosi

Montare le catene da neve è tra le cose più importanti che un automobilista dovrebbe essere in grado di fare. L’improvvisazione quando si guida su una strada con l’obbligo di catene da neve può essere molto pericolosa. Se non sapete come montare le catene da neve, trovate qui la guida sulla scelta e il montaggio. Oggi però vogliamo approfondire gli errori da non fare quando si montano le catene da neve e darvi quei consigli che meno frequentemente si trovano sul libretto di istruzioni.

1.MONTARE LE CATENE DA NEVE IN UN POSTO QUALSIASI

La decisione di montare le catene da neve si prende quasi sempre all’improvviso, quando le condizioni dell’asfalto e la neve che si deposita diventano più preoccupanti. Il primo errore quando si montano le catene da neve è fermarsi in un punto qualsiasi o dopo una curva e sul ciglio della strada. Anche se voi avete già percorso la curva, potreste sorprendere le altre auto in arrivo e innescare situazioni di rischio. Piuttosto, evitate di fermarvi lungo la strada, su strade in pendenza e cercate di rendervi visibili il più possibile.

2.MONTARE LE CATENE DA NEVE DOVE POSSONO TRAVOLGERVI

Montare le catene da neve richiede più tempo e maggiore impegno rispetto alle prove andate a buon fine nel garage di casa. Ricordate che il fattore maggiore di rischio sono gli altri veicoli in circolazione che potrebbero travolgervi mentre montate le catene. Sarebbe più indicato preferire uno spazio ampio e piano dove non ci sono auto in circolazione, come una stazione di carburante o il parcheggio di un supermercato. In ogni caso posizionate sempre l’auto in modo che non sia di intralcio, sia visibile ma che ci sia sempre qualcosa a proteggervi (es. alberi, delimitatori, pali della luce e altro).

3.MONTARE LE CATENE DA NEVE SENZA GUANTI

Se sporcarvi le mani non vi spaventa quando cambiate una gomma forata, sappiate che nel montare le catene da neve farete i conti con il gelo. Dimenticare dei guanti spessi ma comodi può essere un grosso problema: proteggete le mani dal freddo e dall’acqua per essere più concentrati nel montaggio delle catene da neve. Senza guanti le dita si intorpidiranno presto e se il montaggio non riesce al primo colpo tutto sarà più difficile.

4.MONTARE LE CATENE DA NEVE IN EQUILIBRIO

Prima di chinarvi a montare le catene da neve posizionate qualcosa a terra e inginocchiatevi sulla gamba più comoda. Mentre l’altra gamba poggia sul piede e vi aiuterà ad essere stabili e in caso di emergenza ad alzarvi velocemente e allontanarvi. Restando accovacciati e sospesi mentre montate le catene da neve i muscoli delle gambe saranno in tensione per tutto il tempo. Se preferite potete procurarvi delle ginocchiere di gomma, altrimenti anche un paio di tappetini saranno sufficienti.

5.MONTARE LE CATENE DA NEVE ALLA CIECA

Quando ci si imbatte in come montare le catene da neve, ben pochi si preoccupano anche di come poi andrà fatto il procedimento inverso. La parte più facile del montaggio rischia di diventare quella più complessa in fase di smontaggio delle catene da neve. Il consiglio da non dimenticare è individuare un punto del cerchio (esempio la valvola di gonfiaggio) in corrispondenza della quale si andrà a chiudere la catena che poi finisce dietro il cerchio. Così facendo non dovrete cercare a tentoni dove si trova l’aggancio e non sarete costretti a spostare di diversi metri l’auto, magari senza accorgervi di essere finiti sulla carreggiata.

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Car Sharing Share Now: costi e novità del nuovo car sharing BMW-Daimler

di Donato D'Ambrosi

Il Car Sharing Car2Go e DriveNow da oggi sono su un’unica piattaforma, dove si potrà prendere un’auto in Car sharing ma con il brand ShareNow. E’ stata così ufficializzata la fusione tra il cars sharing Daimler e il car sharing BMW iniziata da tempo. Ecco quanto costa prende un’auto in cars sharing con Share Now e le città dove si può condividere l’auto con BMW e Daimler.

CAR SHARING SHARE NOW: COSA CAMBIA

Con il Car Sharing Share Now, le auto in Car Sharing Car2Go e DriveNow si potranno prenotare direttamente su un’unita piattaforma tramite App. La novità riguarderà principalmente i clienti Share Now a Milano, dove le auto in Car Sharing Car2Go e DriveNow hanno continuato ad operare su piattaforme distinte. Molti utenti del Car Sharing tedesco avranno notato dei cambiamenti nell’App Car2Go che già dal 12 novembre 2019 ha effettuato un rebrand completo diventando Share Now. Per gli utenti non cambierà quasi nulla, a parte un aggiornamento delle tariffe del Car Sharing Share Now. La cosa importante da fare è aggiornare l’app Car2Go se non ancora fatto. I clienti già registrati al Car Sharing DriveNow, potranno visualizzare via app il link da cui scaricare l’App Share Now e trasferire il proprio account sulla nuova piattaforma.

LE NUOVE TARIFFE DEL CAR SHARING SHARE NOW

Con la fusione tra Car2Go e DriveNow, anche le tariffe del Car Sharing Daimler-BMW sono state armonizzate. Le principali novità riguardano la tariffa sosta di DriveNow che non sarà più attiva. Al suo posto invece si potrà noleggiare un’auto in Car Sharing BMW come per quelle Daimler con la tariffa “flex fee”, cioè la tariffa in base all’orario e alla zona. Il CarSharing Share Now introduce anche nuove tariffe di rilascio delle auto presso gli aeroporti di Malpensa, Linate, Fiumicino e Caselle. Le tariffe Share Now da 19 centesimi/ minuto includono anche carburante, la ricarica (per le auto elettriche) e parcheggio, inoltre sono escluse dai blocchi al traffico. Clicca l’immagine qui sotto per vedere le nuove tariffe Share Now a tutta larghezza.

CAR SHARING SHARE NOW: AUTO E CITTA’

Logisticamente cambierà ben poco nelle città dove è attivo il Car Sharing Share Now: a Roma, Milano e Torino si potranno noleggiare 3 mila auto in base al modello. Grazie alla fusione, saremo in grado di fornire un’offerta più ampia, sia in termini di maggior varietà di modelli, sia per la maggior disponibilità di veicoli” spiega Olivier Reppert, CEO di Share Now. Le auto in Car Sharing Share Now saranno così ripartite: 1.700 a Milano (200 BMW, 200 MINI, 1.300 tra smart fortwo, forfour e fortwo cabrio); 800 a Roma (smart fortwo, forfour e fortwo cabrio) e 500 a Torino (tra smart fortwo, forfour e fortwo cabrio).

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Le 10 auto usate più cercate in Italia nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Le 10 auto usate più cercate dagli italiani nel 2019, non sono proprio le auto più desiderate. Comprare un’auto usata è spesso una necessità, più che un ripiego all’auto nuova. Se nel 2018 la Volkswagen Golf era il modello più cercato sul web, il patriottismo fa strada alla Fiat Panda. Ecco quali sono le auto usate online che gli italiani hanno cercato di più tra gli annunci nel 2019.

LE PAROLE PIU’ CERCATE TRA LE AUTO USATE ONLINE

Ad eleggere la Fiat Panda in testa ai modelli più cercati tra le auto usate online è Subito Motori, che ha identificato le 10 auto usate più cercate tra 300 milioni di ricerche per parola chiave del 2019. Tra le ricerche maggiori che fanno gli italiani online in fatto di motori, le parole “4×4”, “GPL” e “microcar” sono quelle più frequenti. Il metano, per anni consolazione degli automobilisti al caro carburante e ai blocchi al traffico, scende di posizioni (9^ su 10) appena prima di “tuning”.

LE 10 AUTO USATE PIÙ CERCATE

Tra le 10 auto usate più cercate online nel 2019, la Volkswagen Golf ha ceduto il primo posto alla Fiat Panda, che passa in testa. Che si tratti di auto usate o nuove, i modelli Fiat sono persistentemente tra le scelte maggiori. La Fiat 500 infatti scala due posizioni tra le auto usate e va al terzo posto, scalzando la Fiat Punto che finisce in sesta posizione. Resta immutata la preferenza tra gli italiani nel 2019 per Smart, Volkswagen Polo e Golf e Alfa Romeo Giulietta. Mentre aumentano le ricerche sulla Mercede Classe A (10^) e Audi A3 (5^).

BRAND E TIPOLOGIE DI AUTO USATE, LE PREFERITE DAGLI ITALIANI

Tra i brand preferiti dagli italiani per le auto usate sono sempre le marche tedesche, con BMW, Mercedes e Audi in testa. Crescono le preferenze per Jeep, Porsche e Abarth, mentre Fiat perde una posizione nella valutazione complessiva. La classifica delle auto usate più cercate nel 2019 per carrozzeria è più variegata:  Fiat Panda (utilitarie), Audi A4 (Station wagon), Land Rover Defender (fuoristrada), Mercedes AMG C (sportive),  Volkswagen Tiguan (SUV) e Audi TT (spider).

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Monopattini elettrici, in arrivo nuovi limiti e sanzioni?

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici come biciclette

Dallo scorso 1° gennaio in Italia i monopattini elettrici possono circolare quasi ovunque, senza particolari restrizioni, perché con un emendamento all’ultima Legge di Bilancio sono stati equiparati ai velocipedi e devono perciò rispettare le stesse norme che regolano la circolazione delle biciclette. Pensavamo che con questo provvedimento si fosse finalmente messa la parola fine sulla questione monopattini, e invece pare che il Governo abbia in serbo un nuovo emendamento (stavolta al decreto Milleproroghe) per reinserire alcuni limiti e inasprire le sanzioni a carico degli utenti indisciplinati. Vediamo di che si tratta.

MONOPATTINI ELETTRICI: I LIMITI DA RISPETTARE

In pratica il Governo vorrebbe ripristinare alcuni limiti di utilizzo contenuti nel cosiddetto ‘decreto Toninelli’ del giugno 2019, che ha regolamentato la sperimentazione in città dei monopattini e degli altri dispositivi della micromobilità elettrica. Se l’emendamento sarà approvato (arriverà nell’aula della Camera entro la fine di questa settimana, poi ci vorrà l’ok del Senato) si tornerà infatti a circolare sui monopattini elettrici solo negli spazi appositamente previsti dal decreto originario: aree pedonali, percorsi ciclopedonali, piste ciclabili, zone 30 e strade urbane con limite massimo di velocità di 30 km/h. Sarà inoltre fissata una potenza massima, 0,50 kW, e la velocità non dovrà mai superare i 25 km/h (6 km/h nelle aree pedonali).

MONOPATTINI ELETTRICI: SANZIONI FINO A 800 EURO E SEQUESTRO DEL MEZZO

Previsto inoltre un inasprimento delle sanzioni. Coloro che circoleranno con monopattini elettrici che non rispettano i limiti di potenza e velocità massima rischieranno una multa da 200 a 800 euro, più la sanzione accessoria della confisca amministrativa del mezzo. Chi invece si metterà in strada dove vige il divieto di transito dei monopattini elettrici sarà punibile con una multa da 100 a 400 euro. Da notare che il nuovo emendamento del Governo ha introdotto la definizione di ‘monopattini prevalentemente elettrici’, in modo da estendere l’ordinanza anche ad eventuali dispositivi dotati di motore termico o ibridi.

NUOVA STRETTA SUI MONOPATTINI ELETTRICI: L’IRA DEL SEN. COMINCINI

Vedremo che succederà nei prossimi giorni quando le ennesime modifiche arriveranno in Parlamento. A questo proposito dobbiamo registrare che l’improvviso dietrofront del Governo sulla liberalizzazione dei monopattini elettrici ha mandato su tutte le furie il senatore Eugenio Comincini di Italia Viva, primo firmatario dell’emendamento che ha equiparato i monopattini alle bici, aprendo di fatto alla libera circolazione dei micromezzi. Il sen. Comincini ha detto che se l’intervento (del Governo) fosse confermato sarebbe una clamorosa retromarcia che schiaccerebbe le attese di cittadini e investitori e darebbe un vero e proprio schiaffo al Parlamento, rigettando una decisione chiara e netta assunta dal potere legislativo solo poche settimane fa. “Mi auguro che il MIT smentisca nei fatti queste voci”, ha spiegato il senatore renziano, “Anche perché troverebbe il fermo argine dei parlamentari di Italia Viva”. Insomma, prepariamoci a una nuova bagarre…

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Parcheggio aeroporto: un sito ti aiuta a non perdere tempo

di Redazione

Tariffe taxi da e per gli aeroporti

A tutti capita prima o poi di rischiare di perdere un volo a causa del traffico alla ricerca di un parcheggio in aeroporto. Le strade che conducono agli aeroporti principali sono spesso arterie importanti che si intasano facilmente e la situazione ai terminal si fa ancora più congestionata. La fretta – si sa – è cattiva consigliera ma un nuovo sito può aiutare a trovare un parcheggio vicino all’aeroporto con più facilità. Ecco come funziona ParkVia.

PARCHEGGIO IN AEROPORTO, COSA ACCADE OGNI GIORNO

Con migliaia di persone che arrivano e partono dagli aeroporti, la circolazione è tutto tranne che scorrevole. E così spesso i minuti passano alla ricerca di un parcheggio, scartando quelli più costosi. Intanto apre il Gate, il volo sta per partire, mentre noi siamo ancora imbottigliati nel traffico. Morale della storia? Si finisce per lasciare finalmente l’auto al primo parcheggio (spesso anche più caro) e correre a imbarcarci perchè lontani dagli imbarchi. Cominciare la propria vacanza o il proprio viaggio di lavoro con questa iniezione di stress e nervosismo non è certo l’ideale.

PARCHEGGIARE IN AEROPORTO CON UN NUOVO SERVIZIO EVITANDO IL TRAFFICO

Per fortuna oggi questo problema può essere prevenuto con l’aiuto della tecnologia, ed è possibile predire i picchi di traffico sul tragitto per l’aeroporto e organizzarsi nella ricerca di un parcheggio. Se poi si riesce anche a prenotare un posto auto in aeroporto a un prezzo conveniente, il viaggio inizia al meglio ancora prima di partire. ParkVia, infatti, è la piattaforma che aiuta a cercare un parcheggio in aeroporto dove poter lasciare l’auto prima di prendere l’aereo. E’ un portale di prenotazione e gestione di parcheggi in aeroporto molto semplice da usare.

CERCARE UN PARCHEGGIO AEROPORTO, COME SI FA

Basta avere una connessione internet da smartphone o computer per accedere a ParkVia. Il funzionamento della piattaforma è basato su uno schema semplicissimo: imposta, confronta, scegli. Dopo aver essersi collegati a www.parkvia.com/it-IT , bisogna scegliere l’aeroporto, impostare la durata della sosta e cliccare sul pulsante di ricerca.

La pagina dei risultati mostrerà tutti i parcheggi disponibili, con una serie di informazioni utili per fare la propria scelta:

– Il prezzo, con tanto di sconti fino a – 60%
– La distanza tra parcheggio e terminal
– La disponibilità di un servizio di navetta tra parcheggio e terminal
– Le recensioni lasciate dai clienti
– Le foto dei parcheggi allegate (se disponibili)
– Il tipo di parcheggio (coperto o scoperto)

Una volta scelto il parcheggio, si può pagare tramite carta di credito, postepay o paypal. Il pagamento usa il sistema di sicurezza SSL 128- bits, usato dalle banche, quindi molto sicuro. Ad oggi è possibile prenotare il posto auto in uno dei 25 aeroporti coperti da ParkVia!

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Come pulire la carrozzeria dell’auto sporcata dagli uccelli

di Donato D'Ambrosi

Pulire la carrozzeria dell’auto sporcata dagli uccelli è un’operazione quasi sempre sgradevole ma necessaria ad evitare che la vernice sia rovinata dagli escrementi essiccati. Ecco come pulire la carrozzeria se è stata sporcata dagli uccelli tra gli alberi e quali sono gli errori da non fare per evitare che danni alla vernice nel tentativo di pulirla.

AUTO SPORCATA DAGLI UCCELLI: PULIRE SUBITO

La prima regola se si vuole pulire la carrozzeria dell’auto sporcata dagli uccelli è la tempestività. Se non lo sapevate o vi siete accorti dopo alcuni giorni che la macchia era ormai secca, allora passate avanti senza perdere altro tempo prezioso. Se invece avete trovato il ricordo degli uccelli da poco, intervenite subito senza arricciare troppo il naso: è sufficiente un fazzolettino di carta se il misfatto è “fresco”. Per non sporcarsi le mani potreste indossare anche dei guanti in lattice monouso. Sapere come pulire la carrozzeria dell’auto sporcata dagli uccelli è fondamentale per intervenire subito ma anche nel modo corretto.

PERCHE’ SI DANNEGGIA LA CARROZZERIA SPORCATA DAGLI UCCELLI

Non tutti sanno che gli escrementi degli uccelli sono molto aggressivi sulla vernice e vuoi per la fretta o perché può risultare disgustoso pulire escrementi di uccelli, in molti tirano dritto. E’ il primo errore che porterà quasi sicuramente a un danno indelebile sulla carrozzeria colpita dagli escrementi degli uccelli. Il cofano motore sporcato dagli uccelli è la zona più critica poiché il calore del motore fa essiccare e calcificare prima lo sporco. Una situazione che d’estate chiaramente non esclude nessuna parte della carrozzeria. Ecco perché se la carrozzeria è stata sporcata in giornata, non aspettate di rivolgervi all’autolavaggio poiché le macchie su una carrozzeria sporcata dagli uccelli peggiorano nel tempo.

PULIRE LA CARROZZERIA SPORCATA DAGLI UCCELLI: DUE METODI EFFICACI

Ci sono due modi per pulire gli escrementi lasciati dagli uccelli sull’auto: quello più immediato è usare un prodotto per rimuovere anche moscerini e catrame. Attenzione però a leggere le indicazioni (tra cui non usarlo al sole) e soprattutto attendete qualche minuto prima di pulire con un panno morbido. Se invece non avete un prodotto specifico per pulire lo sporco degli uccelli dovrete armarmi di un po’ d’acqua tiepida. Lo scopo sarà ammorbidire le incrostazioni che poi rimuoverete con un panno morbido e del sapone adatto. Vi raccomandiamo però in tutti i casi di usare estrema attenzione a non rigare la vernice insistendo troppo sullo sporco essiccato. Il più delle volte se si lasciano essiccare gli escrementi di uccelli sulla carrozzeria, dopo averla lavata resteranno macchie indelebili che solo una lucidatura potrà attenuare e nei casi migliori far sparire.

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Consumo carburanti in Italia: nel 2019 benzina batte diesel

di Raffaele Dambra

IRBA Italia procedura d'infrazione

La cosiddetta ‘guerra al diesel’, giusta o sbagliata che sia, inizia a dare i suoi frutti. Per la prima volta dopo molti anni (in pratica dall’abolizione del superbollo) nel 2019 il consumo dei carburanti in Italia, nell’ambito dell’autotrazione, ha visto prevalere la benzina sul gasolio. Un’inversione di tendenza figlia delle politiche di opposizione al diesel, che puntano nel volgere di pochi anni alla totale cancellazione dalle strade dei veicoli alimentati a gasolio (per esempio a Milano sarà inibita la circolazione dal 2030). Del resto hanno fatto piuttosto scalpore gli ultimi dati di Transport & Environment sui diesel Euro 6, che supererebbero di ben 1.000 volte i valori considerati a norma. Anche se non tutti sono d’accordo sul demonizzare i motori a gasolio.

CONSUMO CARBURANTE IN ITALIA 2019: DIESEL IN CALO

Dunque nel 2019, secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico elaborati dall’Unione Petrolifera, gli automobilisti italiani hanno consumato meno gasolio a vantaggio della benzina. Nel dettaglio, la benzina ha mostrato un lievissimo incremento del +0,1% (+ 4.000 tonnellate), mentre il diesel ha evidenziato una diminuzione del -1,3% (- 20.000 tonnellate). In totale i consumi di carburante in Italia per l’autotrazione, nell’aggregato benzina + gasolio, sono risultati pari a 31,1 milioni di tonnellate. Con un decremento del -1% (-308.000 tonnellate) rispetto al 2018. Più in generale, i consumi petroliferi italiani sono ammontati lo scorso anno a 60,4 milioni di tonnellate, in calo del -0,9% (- 552.000 tonnellate).

CARBURANTI IN ITALIA: IL TREND DEI CONSUMI

Come giustamente ha rilevato Il Sole 24 Ore, il fenomeno di ‘fuga dal diesel’ si è visto soprattutto negli ultimi mesi del 2019, quando l’allarme smog tipico di ogni autunno e inverno ha prodotto un innalzamento delle misure restrittive sulla circolazione delle auto a gasolio. Per esempio nel solo mese di dicembre la benzina ha mostrato una crescita del +1% (+ 6.000 tonnellate) su dicembre 2018. Viceversa, nello stesso periodo, il consumo di gasolio per motori è sceso del -0,6% (- 11.000 tonnellate). Se questo trend proseguirà, e al momento non ci sono segnali che dimostrino il contrario, è facile prevedere che anche nel 2020 la benzina preverrà sul diesel, segnando una sorta di definitivo ritorno al passato (anni ‘80 e ‘90), quando l’alimentazione a gasolio era quasi di nicchia.

CONSUMO CARBURANTE IN ITALIA 2019: PERCHÉ LA BENZINA HA SUPERATO IL GASOLIO

Nella nota di commento ai dati sui consumi di carburante in Italia nel 2019, l’Unione Petrolifera ha spiegato che la sostanziale stabilità della benzina (in realtà una leggerissima crescita del +0,1%) risulta quale saldo dell’aumento delle immatricolazioni (44,5% del totale contro il 35,5% del 2018) e dell’efficienza dei motori. Dall’altra parte sulla contrazione del gasolio hanno inciso la debolezza della produzione industriale (per il gasolio pesante) e la perdita della leadership di mercato delle auto diesel, conquistata nel 2004, a favore della benzina. Nei 12 mesi le immatricolazioni auto diesel si sono infatti attestate attorno a una quota del 39,8% rispetto al 51,2% del 2018. Ciò a causa della penalizzazione, con blocchi del traffico, di questo tipo di alimentazione, che sembrerebbe aver disorientato gli automobilisti nelle loro scelte.

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Emissioni delle navi: il piano ONU costerà 2 trilioni di dollari

di Donato D'Ambrosi

Le emissioni delle navi sono da tempo al centro di forti critiche per l’influenza sull’inquinamento atmosferico nelle città portuali. Le navi continuano ad attraccare anche nei posti dove scattano blocchi al traffico per auto diesel Euro 6. Come riporta Reuters però le Nazioni Unite hanno in programma un piano di decarbonizzazione marittima che costerà quasi 2 trilioni di dollari. Secondo uno studio dell’Energy Institute di Londra le navi più efficienti e pulite costeranno solo una minima parte degli investimenti necessari fino al 2050.

L’OBIETTIVO DELLE NAZIONI UNITE E IL TAGLIO ALLA EMISSIONI DALLE NAVI

Circa il 90% delle merci a livello globale viaggia su navi mercantili, sebbene le navi siano solo in parte responsabili delle emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra. Se da un lato l’ONU si è imposta l’obiettivo di dimezzare le emissioni da trasporto navale nei prossimi 30 anni, dall’altro gli aerei inquineranno sempre di più. Il piano dell’agenzia marittima delle Nazioni Unite prevede di ridurre del 50% le emissioni dalle navi entro il 2050 rispetto ai dati del 2008. Un piano che, secondo uno studio dell’University College London richiederà una spesa di quasi 2 miliardi di miliardi di dollari. Inoltre “le navi commerciali tendono ad avere una durata media di circa 30 anni – come spiega Santiago Suarez de la Fuente, docente all’UCL – quindi dovranno entrare in servizio già dalla fine del decennio”.

EMISSIONI DALLE NAVI, QUANTO COSTERA’ ABBATTERLE ENTRO IL 2050

Da uno studio preliminare sulla valutazione dei costi, ridurre le emissioni dalle navi avrebbe avrà un costo medio tra 50 e 70 miliardi di dollari l’anno per 20 anni. Qualcosa che porterà a una spesa tra 1,4 e 2 trilioni di dollari per lo sviluppo di nuove tecnologie di combustione. In realtà gran parte degli investimenti serviranno alle infrastrutture adatte alle nuove navi a basse emissioni.

NUOVE IMBARCAZIONI A BASSE EMISSIONI E CARBURANTI PULITI

Un ipotetico rinnovamento dell’intera flotta navale, che è piuttosto ottimistico, comporterebbe solo il 13% degli investimenti ipotizzati. Secondo le previsioni infatti questa quota coprirebbe la conversione delle imbarcazioni con macchinari capaci di utilizzare combustibili a basso impatto e sistemi per la produzione di energia a basse emissioni navali. L’investimento maggiore invece, di circa l’87% dovrà coprire le infrastrutture, come ade esempio adeguamenti delle banchine nei porti per la ricarica di batterie e l’alimentazione dei motori durante l’ormeggio. I ricercatori sostengono che per ridurre le emissioni dalle navi serviranno ingenti risorse per la produzione di carburanti a basse emissioni di carbonio, (biocombustibili e idrogeno) e strutture di “bunkeraggio” capaci di stoccare e rifornire le navi.

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Ztl Milano: mappa, regole e orari

di Raffaele Dambra

Ztl a Milano mappa regole orari

Come funziona la Ztl a Milano? Attraverso mappa, regole e orari proviamo a venire a capo delle due grandi zone a traffico limitato della metropoli lombarda: Area B, denominata ‘la più grande Ztl d’Italia’ e Area C, così da offrire il miglior servizio possibile ai residenti ma anche, se non soprattutto, ai visitatori occasionali. Vediamo dunque quali vetture possono o non possono accedere nelle Ztl di Milano, gli eventuali costi, le deroghe e quant’altro (cliccate sulle mappe per visualizzarle in formato più grande).

ZTL MILANO: AREA B

Area B coincide con gran parte del territorio di Milano. È una Ztl con divieto di accesso e circolazione per i veicoli più inquinanti oltre a quelli con lunghezza superiore ai 12 metri che trasportano merci.

– Orari di Area B:
La Ztl è attiva dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30, festivi esclusi.

– Veicoli per il trasporto di persone che non possono accedere ad Area B:
Auto Euro 0, 1 benzina;
Auto Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel senza FAP;
Le Auto Euro 3, 4 diesel con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione > 0,0045 g/km;
Auto Euro 4 diesel con FAP di serie e senza valore nel campo V.5 carta circolazione;
Auto Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato dopo 31.12.2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4;
Le Auto a doppia alimentazione gasolio-Gpl e gasolio-metano Euro 0, 1, 2;
Ciclomotori e motocicli a due tempi Euro 0, 1;
Ciclomotori e motocicli a gasolio Euro 0, 1.
N.B.: dal 2022 e fino al 2030 le limitazioni saranno progressivamente estese ad altre categorie di veicoli.

– Costo per l’accesso ad Area B:
Non sono previsti costi. Semplicemente i mezzi esclusi non possono accedere nei giorni e negli orari di attivazione della Ztl.

– Deroghe per l’accesso ad Area B:
Per ogni veicolo: deroga d’ufficio consistente in un bonus di 50 giorni anche non consecutivi di circolazione nel primo anno di entrata in vigore del divieto;
Residenti: dal secondo anno di entrata in vigore del divieto, un soggetto residente può usufruire di 25 giorni di accesso e circolazione dinamica all’anno, conteggiato dal 1° ottobre al 30 settembre, previa registrare sul Portale Area B. Per i non residenti i giorni di accesso scendono a 5.

Previste deroghe anche per le imprese con sede operativa a Milano e fuori Milano; autoscuole, agenti di commercio e artigiani; trasporto di persone affette da gravi patologie e malattie rare e di persone dirette alle strutture di pronto soccorso; personale sanitario per interventi di natura medica in pronta reperibilità; medici di medicina generale e pediatri di famiglia; lavoratori turnisti e soggetti con obbligo di dimora in caserma militare; volontari che prestano assistenza socio sanitaria; veicoli d’interesse storico con più di 30 anni.

Ulteriori informazioni: https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/mobilita/area-b

ZTL MILANO: AREA C

Area C è un’area del centro storico di Milano, delimitata da 43 varchi, che coincide con la Ztl della Cerchia dei Bastioni. Per alcune tipologie di veicoli l’accesso ad Area C è libero e gratuito; le altre possono accedere negli orari in cui Area C è attiva pagando un ticket di ingresso a validità giornaliera.

– Orari di Area C:
La Ztl Area C di Milano è attiva dal lunedì al venerdì, dalle 7:30 alle 19:30. Non è invece attiva il sabato e nei giorni festivi.

– Veicoli che entrano gratuitamente in Area C:
veicoli che trasportano disabili, muniti di contrassegno, oppure persone dirette al pronto soccorso ospedaliero;
vetture elettriche, ciclomotori e motoveicoli;
veicoli ibridi M1 (propulsione elettrico-termica) con contributo emissivo ≤ 100 g/km;
veicoli ibridi M1 con contributo emissivo di CO2 >100 g/km (fino all’1/10/2022);
autoveicoli ibridi diversi dalle autovetture;
velocipedi;
veicoli che espongono il contrassegno invalidi il cui titolare sia a bordo del veicolo;
veicoli per trasporti specifici muniti permanentemente di speciali attrezzature per il trasporto dei disabili motori;
autoambulanze;
veicoli appartenenti o in uso esclusivo alle Forze Armate, alle Forze di Polizia, alla Polizia Locale, alle associazioni che esercitano attività riconosciuta di primo soccorso o trasporto socio-sanitario;
Per l’elenco completo vi rimandiamo al sito web ufficiale di Area C (link in basso).

– Costo per l’accesso ad Area C:
Per entrare in Area C bisogna acquistare un ticket e attivarlo associando il codice del tagliando alla targa del veicolo. Con un ticket si può entrare e uscire da Area C con uno stesso veicolo per un numero illimitato di volte nella stessa giornata. Il costo varia da 2 euro (per i residenti) a 5 euro (per i non residenti). I ticket si acquistano online o al parcometro.

– Deroghe per l’accesso ad Area C:
Sono previste agevolazioni e deroghe per veicoli con contrassegno disabilità; per le imprese con veicoli di servizio; per società e associazioni che operano nel campo dell’assistenza socio-sanitaria e della salvaguardia degli animali; in caso di motivi di salute; per residenti ed equiparati e per le autorimesse convenzionate; per gli accessi tra le 8:00 e le 10:00.

Ulteriori informazioni: https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/mobilita/area-c.

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Fumare in macchina in Italia: legge, divieti, sanzioni

di Raffaele Dambra

Fumare in macchina in Italia

Si può fumare in macchina in Italia? Cosa dice la legge in proposito? Ci sono divieti e sanzioni? Proviamo a dare una risposta a ognuna di queste domande, non prima di aver precisato che, a prescindere dalla normativa vigente, non si dovrebbe mai fumare in un auto (e in un qualsiasi altro posto) per il semplice motivo che fa… male! Al fumatore e alle persone che sono con lui. Oltre al rischio, per il conducente, di distrarsi con la sigaretta in mano. Fatta questa necessaria premessa, vediamo se ci sono disposizioni che vietano o per lo meno limitano il fumo in macchina.

DIVIETO DI FUMARE IN ITALIA: LA NORMATIVA

In Italia esiste dal 2003 la nota Legge Antifumo, voluta dall’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia, che stabilisce il divieto di fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico (come le singole abitazioni) e di quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati. Una modifica del 2013 ha esteso il divieto anche alle aree all’aperto di pertinenza delle scuole, mentre nel 2016 sono state aggiunte le pertinenze esterne delle strutture ospedaliere. Attualmente, quindi, in Italia è consentito fumare liberamente solo nei luoghi aperti (con alcune eccezioni, come abbiamo visto) e in quelli parzialmente aperti, oltre che nelle residenze private e nelle già citate sale fumatori. Tuttavia da qualche tempo in alcune spiagge italiane è stato imposto il divieto di fumo.

FUMARE IN MACCHINA IN ITALIA: LA LEGGE IN VIGORE

E nelle automobili come funziona? Fino al 2016 fumare in macchina in Italia era assolutamente lecito, e per evitarlo bisognava sperare solo nel buon senso degli occupanti. Ma il decreto legislativo n. 6 del 12/01/2016, lo stesso che ha introdotto il divieto di fumare negli spazi all’aperto degli ospedali, ha finalmente previsto una qualche limitazione al fumo anche nelle automobili. In particolare l’art. 24 comma 2 del Dl dispone “il divieto di fumare al conducente di autoveicoli, in sosta o in movimento, e ai passeggeri a bordo degli stessi in presenza di minori di anni diciotto e di donne in stato di gravidanza”. Quindi non si può fumare in macchina se all’interno della stessa ci sono dei minori o una donna incinta. In tutti gli altri casi è (purtroppo) ancora possibile. Ma il divieto vale anche per le sigarette elettroniche? Al momento non c’è un divieto esplicito per questo tipo di sigaretta, ma le cose potrebbero cambiare a breve. Nell’attesa si fa nuovamente appello al buon senso.

FUMARE IN MACCHINA IN ITALIA: LE SANZIONI PER CHI VIOLA IL DIVIETO

Chi infrange le norme relative al divieto di fumare in auto alla presenza di minori e donne in gravidanza è soggetto al pagamento di una multa compresa tra 27,50 e 275 euro. Ma visto il coinvolgimento di categorie protette come donne incinte e minorenni, gli importi possono raddoppiare. Pertanto, nella peggiore delle ipotesi, la multa può arrivare a 550 euro. Contrariamente alle sanzioni previste dal Codice della Strada non esiste il beneficio della riduzione del 30% se si paga il verbale entro 5 giorni dalla notifica, mentre per un eventuale ricorso ci si può rivolgere esclusivamente al prefetto entro 30 giorni.

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Misure anti smog 2020: Barcellona bandisce 50 mila veicoli

di Raffaele Dambra

Misure anti smog 2020 Barcellona

Lotta senza quartiere alle emissioni di CO2 anche in Spagna (o forse dovremmo dire Catalogna) con le nuove e più rigide misure anti smog in vigore dal 2020 nella città di Barcellona, che hanno in pratica bandito da quasi tutta l’area metropolitana ben 50 mila vetture inquinanti. Creando di fatto la zona a basse emissioni più grande di tutto il sud Europa che, nelle intenzioni dell’amministrazione locale, dovrebbe ridurre del 15% il livello di inquinamento prodotto dal traffico veicolare.

MISURE ANTI SMOG 2020 A BARCELLONA: I VEICOLI COINVOLTI

In vigore dallo scorso 2 gennaio 2020, le misure anti smog di Barcellona sono valide dal lunedì al sabato, dalle 7 del mattino alle 20. Come detto, il provvedimento riguarda quasi l’intera area metropolitana della città catalana, per un totale di 95 kmq. Le vetture che non possono più circolare nei giorni e negli orari indicati sono le seguenti: auto benzina Euro 3 immatricolate prima di gennaio 2000; auto diesel pre Euro 4 immatricolate prima di gennaio 2006; motocicli, ciclomotori e quad tutti pre Euro 2 e immatricolati prima del 2003. Il blocco del traffico a Barcellona contempla anche i furgoni Euro 1 immatricolati prima dell’1 ottobre 1994, mentre dal 2021 scatteranno divieti anche per camion e autobus. Fermati anche dei taxi. Le multe per i trasgressori, che partiranno solo dal prossimo 1 aprile, variano da 100 a 500 euro.

BLOCCO TRAFFICO BARCELLONA 2020: SPAZIO AL CAR SHARING

Come riporta la testata L’Automobile edita dall’ACI, il blocco del traffico a Barcellona per le vetture più inquinanti, oltre a favorire l’abbattimento delle emissioni di CO2, è pensato per ‘spingere’ i tanti servizi messi a disposizione dalle compagnie di car sharing elettrico e tutte le altre soluzioni di trasporto green presenti nella metropoli catalana. A cominciare ovviamente dal noleggio in condivisione dei dispositivi della micromobilità elettrica, come gli ormai ‘trendissimi’ monopattini.

MISURE ANTI SMOG A BARCELLONA: DOPO LE AUTO TOCCA AGLI… AEREI?

Ma la battaglia della sindaca Ada Colau per rendere più ecosostenibile la sua città non si ferma alle nuove misure anti smog contro auto e moto. La prima cittadina ha messo infatti nel mirino anche gli aerei, chiedendo ufficialmente la cancellazione della tratta aerea tra Barcellona e Madrid, e proponendo al suo posto l’uso esclusivo dei treni ad alta velocità. Certo, si perderebbe un po’ più di tempo (poco meno di tre ore per il tragitto in treno contro l’ora e mezza dell’aereo, a cui però vanno aggiunti i tempi necessari per check-in, imbarco, recupero bagagli e percorso aeroporto-centro città) ma ne guadagnerebbe la salute dell’ambiente. Si stima infatti che un TAV da Barcellona a Madrid produca in media un inquinamento non superiore ai 4,9-7,25 kg di Co2 a passeggero, rispetto ai 60-80 kg emessi da un aereo.

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Autostrade in Spagna gratis: ecco dove non si paga il pedaggio dal 2020

di Donato D'Ambrosi

Una buona notizia per i turisti in vacanza in Spagna è che dal 1 gennaio 2020 alcune Autostrade in Spagna sono gratis. La novità deriva da una precisa intenzione del Governo di controllare direttamente le arterie stradali. Ecco quali sono le auto strade gratis in Spagna dal 2020 e quali le tratte senza pedaggio che potrebbero esserlo nei prossimi mesi.

AUTOSTRADE GRATIS IN SPAGNA GESTITE DAL GOVERNO

Dal 1 gennaio 2020 il Governo ha preso in mano la gestione delle autostrade in Spagna su cui è scaduta la concessione a gestori privati. Qualcosa che in Italia si fa fatica a realizzare nonostante i continui crolli di ponti e viadotti. Il Governo avrebbe così deciso di deviare il traffico dalle zone rurali alle arterie principali, soprattutto lungo la costa. L’abolizione dei pedaggi autostradali in Spagna sembra nelle intenzioni dei legislatori anche nel prossimo futuro. Ad oggi però sono circa 500 i km di Autostrade in Spagna dove non si paga il pedaggio a partire dal 2020.

AUTOSTRADE IN SPAGNA GRATIS: I CASELLI SENZA PEDAGGIO

Le autostrade in Spagna senza pedaggio dal 2020 corrono lungo la costa da e verso la Francia e per chi dalla costa va verso Siviglia e torna indietro. In Spagna Autostrade e Superstrade si distinguono Con AP (Autopistas) e A (Autovias), le prime prevedono il pagamento del pedaggio, le seconde invece sono gratuite. Con l’introduzione del pedaggio gratuito sulle Autostrade in Spagna, si parte dall’A7 (Autostrada del Mediterraneo) e l’AP4 (Autostrada del Sud). Le tratte autostradali gratuite dal 1 gennaio 2020 in Spagna sono:

– AP7 Tarragona – Alicante (380 km)
– AP4 Siviglia – Cadice (120 km)

LE ALTRE AUTOSTRADE IN SPAGNA GRATUITE NEI PIANI DEL GOVERNO

Il pedaggio sull’autostrada spagnola AP7 nel 2019 costava circa 101 euro se percorsa per intero, dal confine con la Francia fino all’estremo sud della Spagna per 1109 km. Dal 2019 sono stati anche pianificati i lavori di ampliamento per la AV21, la strada a scorrimento veloce parallela all’AP7. Secondo le dichiarazioni delle autorità valenciane sarà realizzata una corsia esclusiva di autobus e i veicoli ingombranti e sarà costruita una passerella sulla strada tra il comune di Alboraia con il centro balneare Port Saplaya. Secondo quanto riporta l’ADAC, anche le autostrade AP7 tra il valico di frontiera con la Francia e Tarragona e l’AP2 tra Lleida – Saragozza dovrebbero diventare gratuite nel prossimo futuro alla scadenza delle concessioni in corso.

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