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Bitcoin: cosa sono e cosa bisogna sapere

di Fabrizio

Avrete sicuramente sentito parlare più di una volta di Bitcoin, la criptovaluta più famosa e preziosa del mondo. Basti pensare che al cambio attuale un Bitcoin vale circa 17.000 dollari. Ma cosa sono e per quale scopo sono stati realizzati? Scopritelo insieme a noi in questo articolo di approfondimento.

Bitcoin: cosa sono e cosa bisogna sapere

Se avete deciso di leggere questo articolo, mettetevi comodi e seguitemi attentamente.

Il Bitcoin è la prima e più diffusa criptovaluta presente attualmente sul mercato. È denaro, quindi è possibile spenderlo per fare acquisti. Ma non è una moneta, ovvero non esiste fisicamente un oggetto di metallo che la rappresenti.

Una criptovaluta è una moneta digitale e decentralizzata, la quale si basa sulla crittografia per convalidare tutte le operazione effettuate su di essa.

Il Bitcoin, quindi, è stata la prima criptovaluta, ideata nel 2009 da Satoshi Nakamoto. Da quell’anno in poi sono nate una serie di altre criptovalute, dette altcoins, come ad esempio il Monero e l’Ethereum.

La sua incredibile impennata, con un conseguente aumento spropositato del valore, fa gola a molti. Al cambio attuale, infatti, un Bitcoin vale circa 17.000 dollari. Un valore che sta convincendo molti utenti ad investire in una macchina da mining creata ad hoc. Senza sapere a volte che il guadagno è enormemente inferiore alle spese, come ad esempio quelle della corrente elettrica.

Come funziona il Bitcoin?

Come abbiamo detto in precedenza, il protocollo del Bitcoin si basa su un complesso sistema di crittografia per gestire tutte le funzionalità e tutte le operazioni effettuate dalla moneta.

Ogni transazione è pubblicata e memorizzata all’interno di un database distribuito. Per farla breve, il sistema alla base di queste criptovalute è molto simile a quello che c’è alla base dei torrent.

Quindi il Bitcoin si basa sulla tecnologia peer-to-peer (P2P).

Il fulcro di questo sistema è il wallet, ovvero il conto pubblico degli utenti.

Come avviene una transazione?

Gli utenti in una fase di transazione sono due. Quando un Utente A trasferisce della criptovaluta ad un Utente B, aggiunge alle proprie monete la chiave pubblica di B, ovvero il suo iban, e autorizza la transazione firmando con la propria chiave privata.

La validazione della transazione avviene attraverso una serie di complesse operazioni matematiche che richiedono molta potenza di calcolo. Quando viene confermata la transazione, l’informazione viene aggiunta al database distribuito, il quale prende il nome di blockchain.

La blockchain, e i suoi relativi nodi, tengono traccia di tutte le transizioni avvenute per un determinato utente. In questo modo ogni singola criptovaluta, ogni singola unità di Bitcoin, è tenuta sotto controllo.

Si tratta di un sistema davvero efficace e molto efficiente, il quale potrebbe trovare applicazione in un futuro sistema.

Da cosa è determinato il valore dei Bitcoin?

A differenza delle comuni valute, il valore del Bitcoin è determinato univocamente dalla legge della domanda e dell’offerta. Ovvero più gli utenti richiedono Bitcoin più il valore si impenna.

Inoltre il valore di questa criptovaluta non è intaccato in alcun modo da fattori esterni, come ad esempio il tasso di inflazione.

Tuttavia, se uno dei maggiori finanziatori del Bitcoin, come ad esempio la Cina, decidesse di chiudere qualsiasi tipo di supporto e di compravendita si verificherebbe un crollo considerevole del valore della criptovaluta.

Anonimato e Bitcoin

Nella rete P2P l’indirizzo di un wallet, ovvero di un conto, non contiene nessuna informazione riguardo al proprietario. Questo sistema ha reso le varie criptovalute il mezzo preferito per effettuare transizioni illegali, come ad esempio l’acquisto di armi. Quindi non si ha nessuna informazione riguardo il proprietario del conto che ha effettuato quella determinata operazione.

In poche e semplici parole, è garantito l’anonimato e nessuno verrà a sapere chi ha effettuato un determinato tipo di transazione.

Miner e mining

Con l’aumento del suo valore si è registrato anche un aumento dei cosiddetti miner. Così vengono chiamati gli utenti che effettuano l’operazione di mining, ovvero la “produzione” di Bitcoin, se così si può chiamare.

Il mining sfrutta le potenzialità della CPU e soprattutto della GPU di un computer. Per questo motivo molte volte vengono create delle configurazioni con una serie di schede video in SLI. Inoltre l’aumento dei miner ha fatto registrare anche un aumento dei prezzi di schede video, soprattutto le AMD Radeon 480 RX.

Come minare BitcoinVolete entrare nel mondo delle criptovalute passando attraverso l'affascinante mondo del mining ma non sapete da dove iniziare? Questa guida potrebbe fare al caso vostro!

I Bitcoin sono legali? Come si possono utilizzare in Italia?

Al momento, nei maggiori Paesi compresa l’Italia, non esiste nessuna legge che vieti l’utilizzo dei Bitcoin. Quindi è possibile effettuare delle transizioni utilizzando la criptovaluta come denaro.

Esistono molti negozi, siti di e-commerce che accettano pagamenti con la criptovaluta. Inoltre esistono alcuni sportelli ATM con i quali è possibile prelevare denaro contante dal proprio wallet.

Conclusioni

Come abbiamo visto, quindi, il sistema che c’è dietro alla più famosa criptovaluta è davvero molto interessante. Inoltre investire nei Bitcoin può rilevarsi davvero utile. Putroppo il mining è diventata ormai una soluzione dispendiosa per i singoli utenti. Vedremo come si evolverà in futuro la questione.

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Miglior tablet da 10”

di Salvo Vosal

tablet da 10 pollici sono stati il primo formato di tipologia di dispositivi (con il lancio di iPad nel lontano 2012) e sono in effetti ancora l’anello di congiunzione fra il mondo mobile e quello dei PC.

Sicuramente i dispositivi con schermo da 10” sono più ingombranti e adatti ad un utilizzo casalingo o da ufficio, ma proprio grazie ad uno schermo del genere riescono ad essere molto più versatili, divenendo adatti anche per compiti più professionali.

In questo segmento si trovano dispositivi con tutti e tre i sistemi (Windows, Android, e iOS).

  • Proprio Windows in questa fascia inizia a diventare una alternativa molto interessante, visto che uno schermo da 10 pollici ha un’estensione sufficiente per utilizzare le applicazioni x86 che sono la forza di questa piattaforma.
  • Pure iOS è molto interessante in questa fascia visto il gran numero di app di alta qualità presenti nello store.
  • Android invece ancora si conferma perfetto per un utilizzo casual, con la sua possibilità di eseguire senza troppi problemi le app destinate agli smartphone.

L’utilizzo dei tablet di questa categoria ha pochi limiti, da quello professionale, allo streaming e visualizzazione di contenuti multimediali. Sicuramente questo è il formato consigliato per un tablet che utilizzeremo prevalentemente in casa o al lavoro.

Se ci dovete lavorare si consiglia di dare anche una occhiata agli ottimi 2 in 1.

La lista sarà ordinata partendo dal dispositivo più economico per poi continuare in ordine di prezzo.

I migliori tablet da 10 pollici

Lenovo TAB 4

Lenovo è una casa davvero rampante che di recente offre dei buoni dispositivi a prezzi particolarmente accessibili. Il Lenovo TAB 4 è uno di questi, un tablet con convincente processore Qualcomm Snapdragon 425 quad core da 1.4 GHz accoppiato con 2 GB di RAM, e 16 GB di memoria interna espandibile, lo schermo è un IPS con risoluzione HD (1280 x 800), batteria da 7000 mAh (che gli conferisce una buona autonomia), doppia fotocamera da 5 Mp e 2 Mp, e connettività LTE.

La realizzazione è discreta, il design anonimo. Il sistema è aggiornato ad Android 7 Nougat.

Acer Iconia B3 A40

Acer Iconia B3 A10

 

Una soluzione dal buon rapporto qualità prezzo, un tablet semplice e senza fronzoli, praticamente tutto sostanza. Schermo HD IPS, processore Mediateck MT8167 Quad-Core accoppiato con 2 GB di memoria RAM e 32 di memoria interna (espandibile tramite micro SD), grazie ad una buona ottimizzazione è sostanzialmente esente da lag di sorta. Il tablet offre inoltre una buona batteria e il modem 4G, ma è inutile dilungarmi nella descrizione quando questo modello è molto simile al precedente Iconia 10 di cui potete leggere direttamente la nostra approfondita recensione.
Il tablet è disponibile online anche in una versione alternativa leggermente meno costosa con un solo GB di ram e 16 GB di memoria interna che non vi consigliamo.

Huawei Mediapad T3

Un ottimo tablet da 10 pollici, Huawei di recente difficilmente sbaglia un colpo. Fra i tablet meno costosi questo si distingue per qualità costruttiva (visto che è tutto in alluminio). Ha schermo HD IPS, processore Qualcomm Snapdragon 425 Quad core accompagnato da 2GB di memoria RAM e 16 GB di memoria interna (espandibile tramite micro SD). Il sistema è aggiornato ad Android Nougat 7.0, la batteria è da 4800 mAh, inoltre sono presenti due fotocamere una 5 MP con auto focus sul retro e una da 2 MP sopra lo schermo.

CHUWI Hi10 PLUS

 

I tablet cinesi sono particolarmente interessanti ed economici, il  CHUWI Hi10 PLUS offre un buon hardware: con processore Intel Cherry Trail Atom x5-Z8350, 4 GB di RAM e 64 di memoria interna espandibile, doppia fotocamera da 2 Mp, e schermo FHD (1920×1200) da 10.6 pollici . La costruzione è buona migliore di molti simili prodotti di analoga provenienza il tablet offre due sistemi operativi Windows 10 e Android 5.1. Da segnalare la buona batteria da 8400 mAh, la presenza di due fotocamere, e di una porta USB Type C.

Le prestazioni sono buone ovviamente nei limiti di questo tipo di hardware. Con tastiera diventa un buon prodotto  2 in 1.

Asus Zenpad 10.0

tablet

Con la sua capacità di creare buoni prodotti a prezzi concorrenziali, Asus è una scelta da considerare in tutti i segmenti di questa categoria. Zenpad 10 propone un hardware da medio di gamma ad un prezzo molto concorrenziale rispetto agli altri produttori: sotto ai 200€ per la versione senza modulo 3G. Nonostante l’uscita del nuovo modello rimane un’ottima alternativa nel campo dei tablet low cost!

Anche qui troviamo un Mediateck MT8163B accoppiato accoppiato a 2 GB di RAM. Lo schermo non ha una risoluzione elevatissima, si parla infatti di un IPS da 1280*800, ma riesce a rendere bene in tutte le condizioni di uso, mentre la memoria interna è di 16 GB, espandibile tramite microSD fino a 64 GB. 

Curato il design, sempre molto piacevole come tutti gli Zenpad, mentre la fotocamera può andare bene solo per l’utilizzo dei client di chat video come Skype a causa della bassa risoluzione (5/2 Mpx). Nel complesso risulta comunque un buon prodotto, adatto a chi magari vuole trovare un tablet da 10 pollici senza spendere una fortuna, consigliato per chi magari deve acquistare il suo primo dispositivo.

Buona l’autonomia nonostante la batteria da 4680mAh che consente fino ad 8 ore di utilizzo continuativo. Ciliegina sulla torta per gli amanti dello streaming è la presenza a bordo di due altoparlanti DTS HD Premium Sound, che garantiscono ottime prestazioni audio.

Huawei Mediapad M3 lite

 

Huawei è una altra marca che sta convincendo i clienti a colpi di buoni prodotti. Ecco il Mediapad M3 Lite, successore dell’ottimo M2. Un prodotto davvero convincente e prestante grazie al suo processore  Snapdragon 435 in versione octa-core a 1,5 Ghz, ai 3 GB di RAM accoppiati con 32 GB di memoria interna entrambe espandibile, buono il display un IPS con risoluzione FHD 1900x120o,  infine una ottima batteria da 6600 mAh (che garantisce una buona autonomia).

Da lodare la ottima multimedialità ottime le fotocamere e gli speaker. Molto buona la costruzione, la scocca è in metallo spazzolato.

Apple iPad (2017)

Il nuovo tablet di Apple è un modello economico almeno per i loro standard. E’ ottimo per chi vuole avvicinarsi al mondo dei tablet della mela, ma è sempre stato scoraggiato dai prezzi proibitivi. La versione base offre 32 GB di spazio di archiviazione non espandibile, che sono un deciso passo avanti rispetto alle limitanti versioni base dei precedenti tablet con soli 16 GB di memoria.

Inoltre per una volta la soluzione di Apple è assolutamente concorrenziale offrendo un Retina Display (2048 x 1536 pixel), 2 GB di RAM(che sono sufficienti per la piattaforma), un valido processore A9 (dual-core, 1,85 GHz) e finalmente una batteria maggiorata di circa 8000 mAh.

Il tutto confezionato con la solita cura di Apple,  il tablet ha un corpo curato sottile ed elegante interamente in alluminio.

Da segnalare che spesso si trova in offerta su ebay a prezzi molto convincenti ( l’acquisto è sicuro se lo fate con paypal).

Asus ZENPAD 3S 10

tablet

Asus riesce spesso a fare centro con prodotti di alta qualità proposti a prezzi molto interessanti e il nuovo ZenPad 3S 10 non fa eccezione. Ci troviamo di fronte ad un tablet di fascia medio-alta che promette ottime prestazioni: è mosso da un processore esa-core MT8176 da 2,1 GHz , ha ben 4GB di memoria RAM, e 64GB di memoria interna espandibile. Il display è una splendida unità QHD (2048 x 1536 pixel) dalla ottima qualità, ha due fotocamere una principale è da 8 MP, mentre la secondaria da 5 MP, fanno foto in linea con la categoria.

Il punto debole è la batteria da 5900 mAh leggermente sottodimensionata visto il display, però pare che riesca comunque a reggere abbastanza a lungo fra le 9-10 ore e dispone della ricarica rapida Quick Charge 3.0.

Il tablet Asus presenta ottime finiture in metallo, eleganti, resistenti e di qualità, anche per gli amanti del design e dello stile. Inoltre è presente un comodo lettore di impronte digitali, rapido ed efficace nella rilevazione.
Il sistema è Android 6.0.1. con l’interfaccia personalizzata da Asus con la sua Zen UI.

Per saperne di più potete consultare la nostra dettagliata scheda tecnica.

Samsung Galaxy Tab S2 9.7

tablet

Molto simile nelle caratteristiche al fratello minore da 8 pollici, questo tablet si differenzia da esso per poche caratteristiche. Leggermente più veloce il processore con frequenza di 1.9 Ghz, mentre la RAM e la memoria interna rimangono invariate, con 3 GB  e 32 GB.

Splendido il display AMOLED da 9,7 pollici, con risoluzione 2048*1536, e fotocamera da 8 Mpx con sensore CMOS. Anche qui avrete la possibilità di utilizzare una SIM per la navigazione web con supporto alla rete 4G.

Più capiente la batteria, da 5870 mAh, che vi concede in questo modo più autonomia. Sicuramente da preferire alla versione da 8 pollici se l’utilizzo prevalente riguarda la riproduzione video e la produttività tramite il pacchetto office preinstallato. 

Per saperne di più potete consultare la nostra dettagliata scheda tecnica.

Si trova spesso anche in offerta su ebay a prezzi molto convincenti (inoltre l’acquisto è sicuro se lo fate con Paypal).

Lenovo Yoga Book

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Lenovo Yoga Book si dimostra forse il tablet più interessante presentato a IFA negli ultimi anni. Ormai ne abbiamo visti diversi di dispositivi ibridi 2 in 1 ma mai come questo.

È dotato infatti di una tastiera magnetica molto particolare: la sua superficie touch può essere utilizzata con un’apposita penna come se fosse una tavoletta grafica.

Questo dispositivo, chiamato non a caso Real Pen è stato sviluppato in collaborazione con Wacom e ci permette, tramite cartucce ricaricabili, di scrivere anche su carta. Se infatti poggiamo sulla tavoletta touch un foglio e ci scriviamo o disegniamo, i nostri appunti saranno trasferiti automaticamente in formato digitale.

Per il comparto hardware non troviamo novità particolare anche se si attesta su un buon livello: un processore Atom X5, 4 GB di RAM e 64 GB di memoria interna.

Troviamo poi due fotocamere, rispettivamente da 8 e 2 megapixel e una batteria da 8500 mAh. Disponibile in due versioni, una con Android e una con Windows 10, è disponibile in pre-ordine in Italia a partire da 499€. Non dimentichiamoci che la Real Pen è inclusa nella confezione con tre ricariche!

Potete saperne di più consultando la nostra recensione.

Samsung Galaxy Tab S3

 

Uno dei tablet da 10 pollici più costosi almeno nella variante base, il nuovo prodotto di Samsung è un vero top gamma. Abbiamo, sotto la scocca purtroppo non impermeabile, un processore Snapdragon 820 quad core da 2,15 GHz con GPU Adreno 530, 4 GB di RAM e 32 GB di memoria interna UFS (quindi veloce), espandibile utilizzando una microSD. Degno di nota lo splendido display Super Amoled da 2048 x 1536 pixel già compatibile con la tecnologia HDR.

Inoltre il nuovo tablet top gamma di Samsung offre il digitalizzatore Wacom con 4000 livelli di pressione e supporto alla S-Pen (inclusa nella confezione). Ha inoltre sul retro una fotocamera da 13 Mpx con flash LED, capace di catturare video in 4K. Sotto l’aspetto costruttivo Tab S3 è sicuramente uno dei migliori tablet del panorama Android.

È spesso soli 6 millimetri ed è realizzato con un profilo in metallo opaco e con un retro in vetro.  Il sistema è Android 7.0 Nougat con la solita personalizzazione Samsung. Per saperne di più potete consultare la nostra dettagliata scheda tecnica.

Apple iPad Pro 9.7

tablet

La punta di diamante della linea iPad. Tutto ciò di meglio che l’azienda di Cupertino ha da offrire lo potete trovare all’interno di iPad Pro 9.7.

A bordo troviamo il potente processore A9X, montato anche a bordo del modello da 12 pollici, con un display retina da 2048*1536 pixel di risoluzione. 2 i GB di Ram, contro i quattro del modello più grande, ma la differenza è veramente minima in termini di prestazioni.

Ottimo l’audio grazie ai due altoparlanti stereo che offrono tonalità davvero avvolgenti. Presente anche touch ID che permette di sbloccare il dispositivo utilizzando l’impronta digitale.

Aggiornato all’ultima versione il software: troviamo infatti installato iOS 9.3 (aggiornabile adesso ad iOS 11) che promette una lunga linea di aggiornamenti e di poter utilizzare tutte le ultime funzionalità disponibili.

Ottimi gli scatti grazie alla fotocamera da 8 Mpx con iSight, che seppur mancante dello stabilizzatore ottico, si avvicina molto alle prestazioni degli ultimi iPhone. Anche qui tre tagli di memoria da 32/64/128 GB e una batteria da 7.306 mAh che permette fino a 10 ore di utilizzo continuativo. Per saperne di più potete consultare la nostra dettagliata scheda tecnica.

Conclusioni

La nostra lista dei migliori tablet da 10 pollici è arrivata a conclusione, fateci sapere se vi abbiamo aiutati a trovare il compagno perfetto.

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Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare

di Manuel Baldassarre

Ci sono tanti motivi per il quale potreste aver bisogno di scoprire a chi appartiene un numero di cellulare. Spesso capita di riceve chiamate da numeri sconosciuti – o privati – oppure di avere dei numeri senza nome in rubrica, o magari vorreste sapere chi vi sta chiamando prima di rispondere!

Per questo e per mille altri motivi, scoprire a chi appartiene un numero di cellulare è un diritto! Di seguito quindi, vi spiegheremo come riconoscere l’intestatario di un numero tramite un sito Web o delle applicazioni scaricabili gratuitamente sul vostro smartphone.

Come sapere chi visualizza messaggi nei gruppi WhatsappSe fate parte di un gruppo Whatsapp vi sarà capitato di voler sapere chi legge un vostro messaggio o se tutti l'hanno ricevuto. Con questa guida vi spiegherò come fare.

Sync.ME

Si chiama Sync.ME – Caller ID & Phone Number Search, e il suo “mestiere” è quello di trovare quante più informazioni possibili sul numero di telefono che inserirete!

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare - Sync.ME

Collegatevi al sito ufficiale (cliccate sulla scritta in rosso) e nella barra di ricerca inserite il numero con il prefisso italiano +39, oppure scegliete Italia dal menù con le bandiere. Cliccate infine su “Search” per iniziare la ricerca.

Sync.ME cercherà intestatario, foto, luogo, operatore, e profili social (Facebook, Twitter, Google+ eccetera) del numero inserito, e saprà anche dirvi se si tratta di pubblicità!

Se volete più informazioni potete sottoscrivere un contratto a pagamento, ma vi consigliamo anche di scaricare l’app che include tantissime funzionalità aggiuntive molto carine.

Una funzione degna di nota è quella che, prima di accettare la chiamata, vi mostra chi sta chiamando e se è stato già segnalato come spam. Davvero utile!!

Scoprire chi è connesso alla nostra rete Wi-FiScoprire chi è connesso alla nostra rete Wi-Fi è essenziale per mettere in sicurezza la propria rete e migliorarne la velocità e la stabilità.

Truecaller

Un’altra buona alternativa è Truecaller, un servizio che – sia online, che tramite applicazione – riesce a scoprire a chi appartiene un numero di cellulare grazie al suo database che vanta più di 3 miliardi di numeri.

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare - Truecaller

Usarlo è semplicissimo perché una volta inserito il numero del quale volete conoscere l’intestatario, non dovrete far altro che cliccare sul simbolo della lente di ingrandimento per iniziare la ricerca.

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare - Truecaller

A questo punto vi verrà chiesto di registrarvi ed accettare i termini di contratto. Potrete farlo con un semplice click scegliendo fra Account Google o Microsoft, ed il gioco è fatto!

Da ora potrete fare qualsiasi ricerca e scoprire a chi appartiene un numero di cellulare. Potete anche sapere se quel numero è stato segnalato come spam:

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare - Truecaller

Se volete usare questo servizio anche per gli SMS comodamente dal vostro smartphone, potete scaricare Truecaller gratuitamente su Android, iOS e Windows Phone:

Come vedere chi ci segue su FacebookVolete scoprire quante e quali persone seguono voi o qualche vostro amico su Facebook? Ecco allora l'articolo giusto: la procedura è semplicissima.

Facebook

Non ve lo aspettavate? Ebbene, se proprio vogliamo parlare di numeri, Facebook vanta un database enorme e per questo non gli sarà difficile scoprire a chi appartiene un numero di cellulare!

Come? Ancor più semplice, non dovrete far altro che digitare il numero all’interno della barra di ricerca in alto, e sperare che esca un risultato!

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare - Facebook

 

 

Ovviamente non essendo un servizio vero e proprio, non troverete qualunque tipo di numero (ma soprattutto numeri di cellulare), e ovviamente non vi verranno segnalati numeri spam.

Tuttavia rimane un servizio utile per scoprire molte informazioni sull’intestatario di un numero!

A chi appartiene un numero di telefono? Ci pensa Facebook!Grazie ad un'impostazione dimenticata da troppi, Facebook può rivelare ben più di quanto ci si aspetta: anche a chi appartiene un numero di telefono!

Pipl – People Search

Un’altro interessante servizio per scoprire a chi appartiene un numero di cellulare è Pipl – People Search, un sito web nel quale si possono trovare tante informazioni sulla persona che si sta cercando.

Per iniziare la ricerca basterà inserire un Nome, una mail, una username o – appunto – un numero telefonico con in più (non per forza) un luogo:

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare - Pipl Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare - Pipl

 

Non c’è bisogno di nessun account, e una volta partita la ricerca potrete esaminare i vari risultati ottenuti, come ad esempio profili social (Facebook, Twitter eccetera) e corrispondenze con persone simili.

Come rimuovere l’ultimo accesso su WhatsAppLa procedura per rimuovere l'ultimo accesso su WhatsApp è semplicissima da eseguire. Ecco come farlo su Android, iPhone e iPad.

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare: altri siti

Se non siete ancora riusciti a risalire all’intestatario di un numero tramite i servizi che vi abbiamo consigliato qui sopra, non demordete! Di seguito vi lasciamo una lista di altri servizi simili che potreste ancora provare:

  • Dive3000: è un vero e proprio elenco telefonico online, con un database molto vasto. Si può usare Dive3000 gratuitamente tramite la creazione di un account, ma è possibile entrare anche avendo un profilo Facebook. Inoltre la ricerca può essere condotta sia tramite numero che tramite Nome, Cognome e Provincia.
  • Chi sta chiamando?: è un servizio online simile ai precedenti e molto semplice da usare. Raggiunto il sito, inserite il numero da cercare nella barra in alto a destra e premete “Cerchi” e conoscere una valutazione di quel numero. Per altre simpatiche funzioni c’è l’app Android scaricabile dal Play Store.
  • Chi chiama: simile al precedente, Chi chiama è un sito online nel quale potrete scoprire se il numero di cui non conoscete l’intestatario è stato precedentemente segnalato da qualcuno come inaffidabile.
Come nascondere informazioni WhatsAppCon WhatsApp potete escludere alcune (o tutte) le informazioni personali: stato, ultimo accesso, Info e altro ancora. Ecco come fare!

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare “anonimo”

Ricevete insistenti chiamate da numeri anonimi? Che sia uno scherzo o un furbacchione, una pratica del genere può essere definita “stalking”, ma il tempo degli scherzi è finito e il motivo si chiama:

Whooming

Con Whooming è possibile scoprire a chi appartiene un numero di cellulare sconosciuto o anonimo, includendo inoltre utili funzionalità per proteggere la propria privacy in futuro!

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare anonimo - Whooming

Come funziona? Molto semplice, una volta installata l’app sul vostro smartphone, se riceverete una chiamata anonima dovrete solo rifiutarla! Con un inoltro di chiamata poi, Whooming farà di nuovo squillare il cellulare, ma questa volta con il numero chiaramente visibile!

Nella versione gratuita però, potrete visualizzare il numero solo 24 ore dopo la chiamata. Se volete togliere i tempi di attesa, vi costerà un minimo di 5 euro al mese.

Per iniziare ad usare Whooming, dalla pagina principale cliccate su “Registrati gratis” e create un account. A registrazione completata vi verrà chiesto di inserire un numero, seguendo la procedura guidata:

Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare anonimo - Whooming Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare anonimo - Whooming Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare anonimo - Whooming Scoprire a chi appartiene un numero di cellulare anonimo - Whooming

Una volta attivata la Deviazione di chiamata tramite il vostro smartphone, per completare la registrazione dovrete “chiamare il vostro numero” in modo che Whooming riconosca che siete i proprietari.

Ultimo passo, per avere anche delle interessanti funzioni in più come la registrazione delle chiamate, è quella di installare l’applicazione scaricabile gratuitamente dai link di seguito:

Facebook: accedi come visitatore senza registrarsiNavigare e usare Facebook come visitatore e senza necessariamente registrare un account: è possibile? Sì, con alcune limitazioni!

E voi, siete riusciti a scoprire l’intestatario di quel numero fastidioso? Se qualcosa non fosse chiaro o se avete bisogno di aiuto, lasciate un commento qui sotto e vi aiuteremo al più presto!

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Come caricare batteria smartphone

di Gaetano Abatemarco
Gli iPhone o smartphone Android soffrono quasi tutti di un difetto che a volte ci fa rimpiangere i vecchi telefonini cellulari: la durata scarsa della batteria. Sono ben pochi gli smartphone capaci di portarci fino a leggi di più...

Recensione Xiaomi Mi Mix: punta di diamante!

di Giuseppe Monaco

Nonostante Xiaomi stia via via affermando il suo nome in campo internazionale, sono ancora molti gli utenti che non conoscono il marchio e che non hanno mai avuto modo di provare un dispositivo della casa cinese.

Con la presentazione dello Xiaomi Mi Mix, però, l’azienda è riuscita a far parlare di sé in tutto il mondo per aver realizzato quello che per molti è lo smartphone più innovativo del 2016.

Confezione

La confezione di vendita che racchiude l’ultimo gioiellino della casa cinese presenta una struttura totalmente diversa, realizzata appositamente per l’occasione. Questa, infatti, è racchiusa in un involucro riportante la scritta Designed by Mix incisa sulla superficie.

Xiaomi Mi Mix

Tolto l’involucro esterno, la scatola vera e propria presenta una chiusura a libro con estremità magnetica, mentre il corpo è caratterizzato da un assemblaggio particolare, con un apertura quasi a fisarmonica che lascia disporre in modo ordinato i 3 alloggiamenti principali.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Sulla sinistra troviamo il Mi Mix racchiuso (quasi incastrato) in una cornice spugnosa, al centro vediamo la cover protettiva realizzata in materiale piuttosto gommoso e, sulla destra, sono state collocate 2 scatoline contenenti caricatore da parete, cavo USB Type-C, graffetta e libretti illustrativi.

Design ed ergonomia

Ciò che più ha colpito in fase di presentazione e che sin da subito ha incuriosito vecchi e nuovi utenti è senza ombra di dubbio la componente estetica. Uno smartphone del genere, infatti, rappresenta qualcosa di totalmente nuovo nell’attuale panorama dei dispositivi presenti attualmente sul mercato.

Dopo averlo estratto dalla confezione, cosa non poi così facile, resterete sicuramente qualche minuto a girarlo tra le mani prima di iniziare effettivamente a utilizzarlo. L’assemblaggio del device, infatti, risulta davvero ben realizzato e i materiali utilizzati restituiscono un feeling premium sia al tatto che alla vista. Insomma, questo Xiaomi Mi Mix si presta in modo impeccabile anche come oggetto di stile.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

La zona frontale è riservata quasi esclusivamente all’ampio display da 6.4 pollici, mentre la zona inferiore vede la piccola fotocamera interna nell’angolo in basso a destra. L’altoparlante per l’ascolto in chiamata come potete vedere è assente, al suo posto è stata implementata una particolare tecnologia che consente di trasmettere l’audio della conversazione telefonica tramite vibrazioni. Il risultato di questo tipo di sensore è devo dire soddisfacente, con la voce del nostro interlocutore riprodotta in modo fedele, forse leggermente meccanica.

Sul retro, poi, troviamo una scocca realizzata totalmente in ceramica che conferisce un senso di estrema eleganza e piacevolezza al tatto. Sulla parte alta troviamo la fotocamera principale affiancata da un doppio flash led bicromatico e, subito al di sotto, un sensore biometrico delle medesime dimensioni. Più in basso, poi, la scritta Mix designed by Mi sostituisce il solito logo dell’azienda presente su alcuni terminali.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Passando ai bordi, su quello basso abbiamo il microfono principale, l’altoparlante per la riproduzione dell’audio di sistema e l’ingresso per il cavo USB Type-C, sul destro troviamo il bilanciere del volume e il tasto per accensione/spegnimento e blocco schermo del device, a sinistra vediamo il vano per l’inserimento di 2 nano SIM e in alto troviamo altri 2 microfoni e l’ingresso per il jack audio da 3,5 mm.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Nel complesso il dispositivo presenta un look estremamente accattivante, ma le dimensioni e i materiali adoperati nella realizzazione compromettono l’utilizzo a una mano. Utilizzando la cover protettiva il discorso cambia, in quanto il grip risulta notevolmente migliorato. Nonostante lo schermo sia da 6.4 pollici, poi, le dimensioni non sono così esagerate paragonandolo, ad esempio, a uno Xiaomi Mi Max e in generale è sicuramente più pratico.

Hardware

Il gioiellino della casa cinese, però, non è solo bello da vedere ma consente di godere di un’eccellente esperienza utente a tutto tondo.

  • CPU: Qualcomm Snapdragon 821 Quad-core (2 x 2.35 GHz Kryo & 2 x 2.19 GHz Kryo);
  • GPU: Adreno 530;
  • RAM: 4 GB;
  • Archiviazione: 128 GB;
  • Slot: 2 Nano-SIM;
  • Batteria: 4400 mAh;
  • NFC: Si;
  • Banda 20 (800 MHz): No.

Lo Snapdragon 821, processore di ultima generazione nel settore mobile, consente di godere fino in fondo dell’esperienza utente offerta dalla MIUI, permettendo di navigare tra le schermate in modo fluido, senza la minima incertezza e con caricamenti quasi assenti. I 4 GB di RAM, poi, incoraggiano il multitasking e permettono di passare da un’app all’altra in modo istantaneo.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Il display IPS LCD da 6.4 pollici equipaggiato a bordo dello Xiaomi Mi Mix è l’elemento centrale del dispositivo in quanto, nel caso non fosse chiaro, occupa più del 90% della superficie frontale del device. Proprio per questo motivo, il pannello montato sul nostro smartphone risulta di ottima qualità, con colori correttamente bilanciati e visualizzazione costantemente fluida.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Le altre componenti hardware degne di nota sono senza dubbio i sensori adoperati per rendere possibile l’ascolto delle chiamate pur eliminando la capsula auricolare. Prima di tutto, lo Xiaomi Mi Mix equipaggia un sensore di prossimità a ultrasuoni che funziona piuttosto bene, con solamente saltuarie incertezze. L’audio del nostro interlocutore, invece, viene riprodotto tramite un attuatore piezoelettrico in ceramica che, vibrando, è in grado di eseugire una conversione digitale-analogico ottenendo segnali percepibili dal nostro orecchio.

Xiaomi Mi Mix

Nonostante le specifiche importanti, l’ottimo assemblaggio e i materiali adoperati per la sua realizzazione consentono allo Xiaomi Mi Mix di rimanere su temperature stabili anche sotto sforzo intenso. Personalmente, dopo aver eseguito 4 test AnTuTu consecutivamente e aver registrato un video in 4K per 15 minuti circa, la temperatura che ho potuto registrare è stata di circa 38°, il che di traduce in un leggero calore in prossimità dell’angolo superiore sinistro della scocca posteriore.

Software

La casa cinese, come sicuramente ben saprete, vende i propri terminali con una versioni di Android personalizzata. Più in particolare, il Mi Mix è equipaggiato con la ROM proprietaria MIUI 8, basata su Android 6.0 Marshmallow.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Le applicazioni preinstallate sono le solite e portano al sistema tutte le funzionalità basilari di cui l’utente solitamente ha bisogno. L’app che, questa volta, non troviamo installata nel solito set offerto da Xiaomi è Mi Remote, in quanto il device è sprovvisto di sensore a infrarossi. Per il resto, l’interfaccia si presta a tutte le personalizzazioni alle quali siamo abituati e si adatta a ogni situazione.

Xiaomi Mi Mix

Caratteristica molto utile e che contribuisce sicuramente a rendere l’esperienza più immersiva è la possibilità di far sparire i tasti a schermo tramite una semplice gesture dall’angolo in basso a destra. In questo modo, con la visualizzazione a schermo intero di video e immagini, potrete godere fino in fono dell’enorme display a vostra disposizione.

Fotocamera

La camera principale è dotata di un sensore da 16 MP con EIS e rapporto focale f/2.0, che conferisce più luminosità agli scatti anche in situazioni non molto illuminate. Di giorno, le immagini catturate appaiono correttamente bilanciate e ben definite, con una messa a fuoco e scatti sufficientemente rapidi.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Al calar del sole, il buon rapporto focale permette di avere comunque foto luminose e non mosse, ma il rumore purtroppo rimane ed è evidente.

Per quanto riguarda la fotocamera interna, invece, direi che proprio non ci siamo. Vista la struttura dello smartphone, capisco che questa probabilmente poteva anche non essere installata sul device, ma la sua presenza implica che la si possa usare. Ebbene, il sensore della camera interna non sembra essere all’altezza delle restanti componenti del dispositivo.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Lato video, le immagini rispecchiano quanto detto per le foto, con una risoluzione massima di 4K e un frame rate stabile. Per le immagini in piena risoluzione, come sempre, trovate la galleria Imgur al link qui in basso.

Galleria| Foto Xiaomi Mi Mix su Imgur

Batteria

Questa è senza dubbio la caratteristica che più mi ha stupito di questo smartphone. Visto il display enorme e le prestazioni sicuramente importanti, credevo che la batteria da 4400 mAh mi avrebbe portato fino a sera.

Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix Xiaomi Mi Mix

Invece, con un utilizzo medio intenso, sono riuscito a raggiungere ben 10 ore di schermo acceso e 2 giorni di utilizzo.

Rapporto qualità/prezzo

Quello di Xiaomi è chiaramente un esperimento, un tentativo su quel che potrebbe essere il futuro degli smartphone. Proprio per questo motivo, la scommessa e le poche unità prodotte fanno di questo dispositivo un pezzo molto particolare.

Il prezzo al quale viene venduto al pubblico è di circa 780€ che, nonostante sia decisamente alto rispetto a come Xiaomi ci ha abituati, si allinea ai top di gamma delle aziende più conosciute. Scegliendo Honorbuy.it, poi, potrete usufruire di uno sconto di 5€ che sicuramente non dispiace. Per tutte le informazioni relative allo store in questione e alle relative offerte vi rimando all’apposito articolo esplicativo.

Conclusioni

Durante la presentazione di questo terminale, Xiaomi mi ha dato l’impressione di aver realizzato un prodotto che fosse più un oggetto da vetrina che un device realmente prestante. Invece, questo Xiaomi Mi Mix si è rivelato essere entrambe le cose, portando estrema eleganza e grande potenza, il tutto in una scocca progettata sapientemente.

Probabilmente qui in Italia questo smartphone non venderà moltissimo, ma personalmente lo ritengo un dispositivo degno di essere preso in considerazione qualora il budget non fosse un problema.

L'articolo Recensione Xiaomi Mi Mix: punta di diamante! appare per la prima volta su ChimeraRevo - Il miglior volto della tecnologia.

Come usare uTorrent: guida completa

di Jessica Lambiase

Vi racconto una storia: tanto, tanto tempo fa, c’era un’applicazione dal nome uTorrent che tanto piaceva a tutti coloro che utilizzavano la rete BitTorrent per scaricare file.

Complice però l’introduzione di tanta, troppa pubblicità ed una decisione molto ma molto opinabile presa (ma immediatamente rimossa) qualche tempo fa, intorno a questo programma si è creato un clima di sfiducia che ha contribuito all’ascesa di concorrenti altrettanto validi.

uTorrent è però rimasto un programma estremamente valido per la gestione dei file torrent, nonostante la sua versione free per Windows sia abbastanza infestata di pubblicità – non invasiva, ma pur sempre pubblicità.

Nella guida che segue sarà presa in esame proprio questa versione: prima di procedere, vi anticipiamo che sarà nostra cura spiegarvi come rimuovere immediatamente tutti i messaggi pubblicitari subito dopo l’installazione ed evitare di incappare nei software bundle proposti!

Vi consigliamo inoltre di dare un’occhiata alla nostra guida completa ai torrent prima di procedere nella lettura: tanti termini e tante funzionalità presenti in questo articolo vi saranno in tal modo più chiari!

Guida a uTorrent

Versioni di uTorrent

uTorrent è disponibile per Windows e per Mac come applicazione unica per server e client, per Linux soltanto come server.

Per quanto riguarda la versione per Windows, che prenderemo in esame, esistono tre diversi tipi di “licenza” del programma – free (gratis), ad-free (4.95$/anno) e Pro (19.95$/anno) – che differiscono tra di loro per il range di funzionalità offerte.

Ecco lo specchietto riassuntivo:

utorrent-comparativa

In questa guida prenderemo di riferimento uTorrent Free per Windows.

uTorrent – Installazione

La versione gratuita di uTorrent può essere scaricata direttamente dal link in basso:

DOWNLOAD | uTorrent

Una volta scaricata avviamo l’installazione. Se siamo su Windows prestiamo attenzione: la versione free porta con sé un programma potenzialmente indesiderato. Al momento della scrittura dell’articolo, viene offerto in bundle un programma per la ricerca delle offerte.

utorrent-bundle-1

Per rifiutare l’offerta e non installare il programma indesiderato facciamo click su Rifiuta quando comparirà la finestra in alto. Se sbadatamente abbiamo fatto click su termina, potremo poi eliminare questo PuP usando un programma come AdwCleaner.

A questo punto uTorrent è stato installato sul nostro PC.

Rimozione della pubblicità

Una volta aperto, uTorrent può sembrare zeppo di messaggi pubblicitari, con la schermata BitTorrent Now che non aiuta certo a farci ricredere! Ma capiamo qualcosa in più.

BitTorrent Now è null’altro che una “vetrina” che ci permette di scoprire torrent perfettamente legali e contenuti gratuiti da scaricare subito. Personalmente, se ci limitiamo all’argomento musica, lo trovo uno strumento abbastanza interessante.

Se però proprio non ci piace e vogliamo sbarazzarci della sua schermata, rechiamoci immediatamente nel menu Opzioni e togliamo il segno di spunta da Show BitTorrent Now.

utorrent-pubblicita-2Nell’interfaccia del programma, tuttavia, sono sparsi altri spazi pubblicitari colmi di banner. Tutto sommato non sono invasivi e sono messi lì, ovviamente, per trarre guadagni anche dalla versione free di uTorrent.

utorrent-home

Se però non abbiamo intenzione di avere annunci tra le scatole, come promesso, possiamo disattivarli tutti con un procedimento piuttosto semplice. Rechiamoci in Opzioni > Impostazioni e, dal riquadro sinistro, facciamo click su Avanzate.

utorrent-offers-1

Scriviamo nel campo “Filtro” la parola offers come da immagine; ora selezioniamo una per volta ciascuna delle voci elencate in basso e facciamo doppio click su di esse per modificarne il valore in “Falso” (o, in alternativa, usiamo la spunta contrassegnata dalla freccia).

Le voci da impostare su “Falso” sono:

  • offers.cookies.customized_ads
  • offers.featured_content_badge_enabled
  • offers.featured_content_notifications_enabled
  • offers.featured_content_rss_enabled
  • offers.featured_content_rss_randomize
  • offers.left_rail_offer_enabled
  • offers.sponsored_torrent_offer_enabled

Digitiamo ora la parola gui nel campo “Filtro” e mettiamo su falso le voci

  • gui.show_notorrents_node
  • gui_show_plus_upsell

Diamo OK e riavviamo uTorrent: finalmente l’interfaccia sarà pulita!

interfaccia-principale-vuota

uTorrent – Scaricare file

Come tutti i client BitTorrent che si rispettino, uTorrent permette di scaricare sia file con estensione .torrent che link magnetici.

Basterà aprire il file torrent scaricato usando uTorrent, trascinare il file nell’interfaccia del programma oppure aggiungerlo manualmente utilizzando il tasto “+”.

barra-strumenti-piccola

Possiamo aggiungere manualmente un magnet link utilizzando il tasto “link”, il secondo da sinistra, della barra degli strumenti. uTorrent permette anche di gestire gli RSS di torrent, ovvero delle intere liste di file scaricabili aggiornate periodicamente. Potremo aggiungere una sorgente RSS utilizzando il menu File > Aggiungi sorgente RSS.

sorgente-rss

Volendo potremo scegliere di scaricare automaticamente tutti i torrent pubblicati nella sorgente, magari aiutandoci con il filtro intelligente di uTorrent. In tal modo il programma cercherà di riconoscere i doppioni pubblicati e di evitare il doppio download. Questo filtro non è però infallibile, dunque vi sconsigliamo di usare il download automatico.

uTorrent permette, chiaramente, di scaricare torrent multi-file.

torrent-con-lista

Barre dei menu e barre degli strumenti di uTorrent

Diamo innanzitutto uno sguardo ai menu principali:

menu-file menu-opzioni menu-aiuto

Come è semplice intuire:

  • il menu File ci permetterà di aggiungere le diverse tipologie di torrent supportate;
  • il menu Opzioni ci permetterà di accedere alle impostazioni del programma, al gestore degli RSS, alla configurazione guidata (ci ritorneremo tra breve) e di visualizzare o nascondere elementi dell’interfaccia;
  • il menu Aiuto ci permetterà di ricevere ulteriori informazioni sul programma.

Guardando l’interfaccia del programma potremo scorgere più barre degli strumenti, che permettono di accedere rapidamente a particolari funzionalità.

Guardiamo questa in basso:

barra-strumenti-piccola

Essa offre tasti rapidi per la gestione dei download. Da qui potremo, in ordine da destra a sinistra,

  • aggiungere un nuovo torrent;
  • aggiungere un nuovo magnet link;
  • creare un nuovo torrent;
  • rimuovere il torrent selezionato;
  • avviare il torrent selezionato;
  • fermare il torrent selezionato;
  • spostare in alto o in basso il torrent selezionato.

Spostiamo ora il nostro sguardo in basso e diamo un’occhiata al bordo inferiore dell’applicazione. Qui compariranno le velocità di download e upload del torrent.

Ciò che non tutti sanno è che cliccando su di esse si accede ad un limitatore di banda: potremo così impostare i limiti globali in download e upload senza recarci nelle impostazioni.

basso-limitatore

Come ogni client torrent che si rispetti, anche uTorrent è fornito di una pratica barra di ricerca.ricerca-1

Da lì potremo cercare direttamente file torrent utilizzando la ricerca di Infospace, la ricerca di Mininova o definendo dei provider di ricerca predefiniti tramite l’interfaccia Impostazioni (Impostazioni > Avanzate > Extras UI) ed alcune wildcard.

ricerca-extras-ui

Va comunque detto che eseguendo ricerche tramite uTorrent compariranno dei risultati sponsorizzati e non c’è niente che si possa fare per evitarlo.

Nel caso ciò ci infastidisca possiamo sempre utilizzare dei siti di ricerca per torrent italiani, siti di ricerca per torrent internazionali, programmi di ricerca torrent per PC e app di ricerca torrent per Android.

Gestione dei torrent

uTorrent permette di definire i singoli aspetti relativi a ciascun torrent aggiunto: basterà fare click destro sulla relativa voce nell’interfaccia del programma!

torrent-etichette

Ad esempio, tramite il menu contestuale potremo:

  • aprire il torrent a download completato;
  • forzare l’avvio del torrent;
  • aggiornare i tracker;
  • rimuovere il torrent ed eventualmente i dati scaricati;
  • allocare singolarmente la banda in upload e download;
  • impostare delle etichette per spostare automaticamente i file in diverse directory al termine del download;
  • accedere alle proprietà del torrent.

Diamo uno sguardo proprio alla finestra “Proprietà”: dalla scheda generale avremo informazioni sui tracker (potremo anche aggiungerne altri), definire i limiti di download e upload, impostare opzioni diverse da quelle globali per rapporto e tempo di condivisione, abilitare o disabilitare il DHT, lo scambio peer ed i peer locali.

La scheda “avanzate” ci permette di definire seed web, aggiornare l’URL (utilissimo per i magnet link) ed eseguire un programma al termine del download del torrent.

proprieta-torrent-generale proprieta-torrent-avanzato

Ma non finisce qui: clicchiamo ora su un torrent dall’interfaccia principale del programma e diamo uno sguardo alla parte bassa della finestra, ove sono presenti le schede “File”, “Info”, “Peer”, “Tracker” e “Velocità”.

basso-file basso-info basso-peer basso-tracker basso-velocita

Da ciascuna di queste schede potremo ottenere numerose informazioni sul file torrent, sui peer e sui tracker da cui si scarica e sull’andamento del download in termini di velocità.

Ottimizzazione della banda

Abbiamo accennato alla configurazione guidata qualche paragrafo fa, ora è invece tempo di parlarne in modo approfondito.

Rechiamoci in Opzioni > Configurazione guidata: di qui potremo eseguire dei test per auto-configurare uTorrent al fine di ottenere il meglio dalla nostra banda in upload e in download.

Il test è diviso in due sezioni: la prima definirà le impostazioni ottimali per uTorrent in base ad un test su download e upload, la seconda ci sarà utile per verificare che le nostre impostazioni del router siano ottimali.

guida-1 guida-2 guida-3

Per aumentare ulteriormente la velocità dei torrent potrete far riferimento alla nostra guida dedicata e, per quanto riguarda i singoli torrent in download, agire sui tracker per ottenere il massimo.

Il pannello impostazioni

Una delle parti più interessanti di uTorrent è l’immenso pannello impostazioni! Suddiviso in pratiche schede, esso permette di definire il comportamento di uTorrent nei dettagli.

La scheda Generale ci permetterà di impostare i parametri generali del programma: avvio automatico, aggiornamenti, tasto “boss” (ovvero un pulsante da premere per far sparire completamente la finestra e tutte le sue tracce), la prevenzione dello standby del computer durante i download ed altro.

1-generale

La scheda interfaccia ci permetterà di impostare i parametri di visualizzazione e gestione del programma (informazioni sulla finestra, azioni per il doppio click, notifiche ed altro).

2-interfaccia

La scheda cartelle di uTorrent ci permette di definire i percorsi di salvataggio per i file in download, i file completati ed i vari torrent.

3-cartelle

L’importante scheda connessione di uTorrent ci permette di definire opzioni relative alle porte, al tipo di mappatura, di impostare le eccezioni al firewall di Windows e di usare eventualmente dei proxy.

4-connessione

La scheda Banda di uTorrent ci permette di impostare limiti globali di banda, limiti di connessioni contemporanee, numero di peer e slot di download.

5-banda

La scheda BitTorrent di uTorrent ci permette di definire parametri specifici per la gestione della rete BitTorrent  – parametri come DHT, gestione automatica della banda, hostname da riportare ai tracker, scambio peer, crittografia ed altro.

6-bittorrent

La scheda Limite Trasferimento di uTorrent ci permette di impostare dei limiti di trasferimento globali (in un arco di tempo definito) in termini di dati in upload e download.

7-limite

La scheda Coda di uTorrent ci permette di definire il numero massimo di torrent e download contemporanei, il numero massimo di condivisioni disponibili e cosa fare una volta raggiunti gli obiettivi.

8-coda

La scheda Pianificazione ci permette di pianificare il comportamento di uTorrent ed eventuali limiti di velocità durante l’intera settimana.

9-pianificazione

La scheda Remoto permette di attivare il server remoto di uTorrent. In altre parole, abilitando l’accesso ed impostando un nome utente ed una password, avremo la possibilità di accedere tramite browser a uTorrent da un altro PC, da uno smartphone o dall’app Android e di controllarlo da lì.

Chiaramente per usare il controllo remoto bisognerà aprire la porta d’ascolto del router e conoscere l’indirizzo IP del PC su cui è in esecuzione uTorrent.

10-controlloremoto

La scheda riproduzione ci permette di definire il player multimediale da usare per la riproduzione in streaming da server (si tratta di una funzionalità attiva su uTorrent Pro).

11-riproduzione

La scheda Etichetta ci permette di definire delle etichette da applicare ai torrent (come visto nel paragrafo di gestione), così che i file completati vengano spostati in una determinata cartella.

13-etichette

La scheda Avanzate ci permette di definire alcune impostazioni avanzate del programma (l’abbiamo già incontrata nel paragrafo dedicato alla pubblicità). Essa contiene altri tre sotto-pannelli: il primo (che abbiamo già incontrato), Extras UI, permette di definire dei motori di ricerca.

Il secondo, Cache Disco, permette di definire nel dettaglio i parametri per la memorizzazione della cache (così da limitare le letture e le scritture del disco rigido).

14-cache-disco

Il terzo pannello, Interfaccia Web, ci permette di attivare il server uTorrent soltanto tramite web (diversamente da quanto abbiamo visto con l’accesso remoto, che permette esclusivamente di controllarne il client).

15-interfaccia-web

L’ultimo pannello di uTorrent, Esegui Programma, ci permette di definire un programma da eseguire quando un torrent viene completato o cambia stato, con la possibilità di impostare parametri personalizzati.

16-esegui-programma

Alternative a uTorrent

Se non apprezziamo la natura semi-commerciale di questo client, se non ci piace o se preferiamo qualcosa di completamente open source, potremo focalizzare la nostra attenzione su Transmission, disponibile anche per Windows, o su una delle migliori alternative a uTorrent per Windows.

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Cavo Ethernet: differenze tra CAT 5, CAT 5e, CAT 6 e CAT 7

di Giuseppe F. Testa

Collegare i PC fissi o i TV tramite cavi di rete Ethernet è ancora prassi, nonostante i miglioramenti delle velocità ottenibili con una rete WiFi. Anche se quest’ultima può arrivare ovunque, la stabilità di connessione e la velocità ottenibile con un cavo Ethernet rendono questa soluzione ancora molto apprezzata, basta avere il router vicino!

Ma osservando attentamente i cavi noteremo delle scritte presenti sulla guaina protettiva, con sigle sconosciute ai più: CAT 5, CAT 5e, CAT 6 sono quelle che balzano di più all’occhio. Cosa significano? Quale cavo scegliere per i nostri scopi?

In questa guida vedremo le differenze tra i vari tipi di cavi, quali scegliere e una breve guida all’acquisto.

Cavo Ethernet

CAT: le differenze tra le varie versioni di cavo

Premessa importante: tutti i cavi Ethernet sono RJ45, quindi i connettori sono identici qualsiasi cavo scegliamo. La differenza è principalmente sulle prestazioni raggiungibili e sulla resistenza alle interferenze (aspetto da non sottovalutare).

  • CAT 5: con questa categoria si indicano i cavi in grado di gestire una velocità massima di 100 Mbps (Fast Ethernet) con larghezza di banda fino a 100 MHz. In disuso.
  • CAT 5e (CAT 5 enhanced): è un potenziamento della vecchia categoria dei cavi e permette di gestire una velocità massima di 1000 Mbps (Gigabit).
  • CAT 6 è in grado di offrire velocità fino a 10 Gbps con larghezza di banda fino a 250 MHz.
  • CAT 6A offre una miglioria della categoria precedente con un raddoppio di banda fino a 500 MHz per ridurre ulteriormente le interferenze.
  • CAT 7 è l’ultima categoria di cavi con velocità di 10 Gbps e interferenze ridotte al minimo in ogni scenario, grazie alla frequenza di 600 MHz.

Ad ogni categoria corrisponde quindi una determinata velocità, e nel caso di CAT 7 anche minor effetto delle interferenze.

NOTA: CAT 6e è una versione non standardizzata e non riconosciuta a livello internazionale.

Compatibilità

Come già detto tutti i cavi sono RJ45, quindi sono compatibili con qualsiasi dispositivo di rete in cui vengono utilizzati (router, switch etc.). Ovviamente la velocità di trasmissione sarà condizionata dalle velocità di tutte le componenti in gioco.

  • Se abbiamo dispositivi Fast Ethernet possiamo utilizzare qualsiasi cavo, visto che la velocità massima sarà 10/100.
  • Se abbiamo dispositivi Gigabit dovremo utilizzare almeno CAT 5e per sfruttare tutta la banda. Se usiamo cavi CAT 5 la trasmissione dei dati avverrà comunque ma a velocità ridotte.
  • Se abbiamo dispositivi 10-Gigabit dovremo utilizzare obbligatoriamente CAT 6 o CAT 6A per sfruttare tutta la banda. Se usiamo cavi CAT 5 o CAT 5e la trasmissione dei dati avverrà comunque ma a velocità ridotte.
  • Se abbiamo dispositivi 10-Gigabit in luoghi con molte interferenze è consigliabile utilizzare cavi CAT 7. Se usiamo cavi CAT 5 e CAT 5e la trasmissione dei dati avverrà comunque ma a velocità ridotte, mentre con i cavi CAT 6 e CAT 6A c’è un maggiore rischio di interferenze.

Schermatura

Un’ulteriore parametro da considerare durante la scelta di un cavo Ethernet è la schermatura. La schermatura è indicata sul cavo con delle sigle.

  • STP o FTP: indica i cavi con schermatura aggiuntiva contro le interferenze
  • UTP: indica i cavi normali, senza schermatura aggiuntiva

I cavi STP e FTP ovviamente costano di più, ma permettono di coprire distanze maggiori senza interferenze.

Con FTP intendiamo la schermatura di tutti i fili, mentre con STP intendiamo la schermatura a coppie di fili.

Sui cavi destinati ai professionisti e ai server possiamo trovare anche la doppia schermatura, indicata con l’aggiunta di una sigla S alle sigle che indicano già la schermatura:

  • S-STP
  • S-FTP

Se dobbiamo quindi scegliere il miglior cavo Ethernet in circolazione basterà verificare che siano presenti le sigle CAT 7 e S-FTP.

Guida all’acquisto

Abbiamo visto le differenze tra i vari cavi Ethernet, siamo ora pronti per acquistare in tutta sicurezza. Ecco i migliori cavi Ethernet per l’uso casalingo sono i seguenti.

CAT 5e UTP

CAT 5e FTP

CAT 6 UTP

CAT 6 S-FTP

CAT 6A S-FTP

CAT 7 UTP

CAT 7 S-FTP

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Curiosità: cosa significa Wi-Fi?

di Jessica Lambiase

Tanti termini appartenenti al mondo della tecnologia vengono, per forza di cose, utilizzati automaticamente senza chiedersi quale sia il significato intrinseco; uno di questi termini è sicuramente Wi-Fi, quelle quattro importantissime lettere che denotano lo standard di connettività wireless alla rete tramite scheda.

Se non ci fosse quel termine, dovremmo riferirci a quella tipologia di connessione come un modo di accedere a Internet “secondo lo standard 802.11″; sicuramente non “suona” così bene quanto vorremmo ed utilizzare quelle quattro lettere in luogo dei numeretti ha il suo charme, eppure la domanda resta: cosa significa Wi-Fi, davvero?

2000px-Wi-Fi_Logo.svg

I più navigati, ma non soltanto loro, hanno attribuito a Wi-Fi il significato di Wireless Fidelity, ovvero “Fedeltà Wireless”, usando come convenzione quella che ha generato una nomenclatura molto simile per un’altra tecnologia: stiamo parlando di Hi-Fi, che è in realtà la contrazione di “High Fidelity“.

Ciò ha soltanto in parte senso, poiché il significato originale della parola Wi-Fi non è affatto Wireless Fidelity, anzi: Wi-Fi è null’altro che un brand – diventato successivamente un marchio registrato – creato su commissione dalla Interbrand. 

In altre parole: di per sé la parola Wi-Fi non ha significato ed è così simile ad “Hi-Fi” soltanto per generare un’associazione mentale – inizialmente lo standard Wi-Fi era visto come un promotore della diffusione audio/video su Internet.

Soltanto dopo l’adozione del nome e del logo, alcuni membri della Wi-Fi Alliance hanno esposto dubbi sul perché un nome che sembrava un’abbreviazione non avesse nessuna spiegazione grammaticale; è per questo che, come compromesso, si concordò di affiancare al logo lo slogan

The Standard for Wireless Fidelity.

Morale della favola: inizialmente Wi-Fi non significava nulla ma, con una strizzata d’occhi, è stato successivamente ricondotto a “Wireless Fidelity”.

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Ubuntu 16.04 stabile è ufficiale: novità e download

di Jessica Lambiase

Dopo poco più di sei mesi di lavoro e perfettamente in linea con la release schedule, finalmente ci siamo: Canonical ha rilasciato le ISO stabili di Ubuntu 16.04 LTS Xenial Xerus, mettendo dunque fine al ciclo di sviluppo della distribuzione ed avviando il suo ciclo di vita, che durerà – trattandosi di una distribuzione a lungo supporto – ben 5 anni (che scendono a 3 per alcuni flavor).

Sono numerose le novità che Canonical ha progettato e concretizzato per il suo nuovo sistema operativo: in questo articolo, in particolare, ci occuperemo di ciò che riguarda Ubuntu 16.04 Desktop (e che viene principalmente riflesso in tutti gli altri flavor ufficiali), con una dettagliata panoramica sulle novità e, a fondo articolo, i link al download del sistema operativo.

Ubuntu 16.04Ubuntu 16.04 – Novità

Un nuovo kernel LTS

Come ogni distribuzione a lungo supporto che si rispetti, anche il kernel Linux su cui questa è basata ha la medesima caratteristica: Ubuntu 16.04 è infatti basata sul kernel Linux 4.4 LTS, che porta con sé un bel po’ di novità rispetto alla precedente versione a lungo rilascio.

In breve, troviamo un miglioramento per il supporto all’architettura Intel Skylake, il supporto per le piattaforme TPM 2.0, il supporto al journaling su RAID 5, il completamento del supporto al filesystem ZFS e numerosi altri miglioramenti che abbiamo trattato dettagliatamente in un articolo dedicato.

Inoltre, grazie al kernel Linux 4.4 gli utenti Ubuntu avranno la possibilità di aggiornare il firmware direttamente dall’interno del sistema operativo (ne parleremo tra pochissimo)…

Aggiornamenti firmware tramite GNOME Software

Si tratta di uno dei più importanti miglioramenti da diversi anni a questa parte: grazie ad una funzionalità già introdotta in Linux 4.2 e perfezionata in Linux 4.4, è possibile aggiornare il firmware del dispositivo tramite GNOME Software (che, come scopriremo in seguito, ha sostituito Ubuntu Software Center).

Ciò significa che non bisognerà più uscire dal sistema operativo per aggiornare componenti quali, ad esempio, il BIOS o il sistema EFI: di fatto ciò potrebbe essere per molti un addio definitivo alla convivenza con una partizione Windows dedita esclusivamente a tale compito.

Apt-get diventa… deprecato!

Abbiamo passato anni ad iniziare qualsiasi azione riguardasse i pacchetti con il comando da terminale sudo apt-get; ebbene, Canonical ha deciso di indurre gli utenti a cambiare questa attitudine abbandonando il classico strumento apt-get in favore del simile ma più stabile apt.

apt

Di fatto le differenze di utilizzo (sebbene quelle funzionali non siano trascurabili) sono davvero pochissime: ad esempio, apt-get update diverrà apt update, così come apt-get install diverrà apt install e via discorrendo. Se siete però abituati ad apt-get non abbiate timore: il comando continua a funzionare, sebbene il sistema vi notifichi l’obsolescenza di esso e vi inviti a passare ad apt.

Unity 7 – Novità globali

La parola d’ordine di una distribuzione LTS è stabilità, e questo vale anche per il desktop a cui questa si affida! Gli sviluppatori di Ubuntu, durante gli ultimi anni, hanno infatti lavorato affinché il desktop Unity 7 diventasse più stabile ed affidabile possibile, concretizzando il lavoro svolto in Unity 7.4 – la versione presente in Ubuntu 16.04.

Il codice è stato notevolmente ripulito, sono stati risolti numerosi problemi con Compiz (backend/decorator di sistema) e l’intera struttura di Unity 7.4 è stata funzionalmente migliorata ed alleggerita.

Guardando per un attimo il desktop secondo l’ottica degli utenti, ecco invece le novità visibili che riguardano Unity 7.4:

  • è possibile navigare nella Dash grazie a nuove barre di scorrimento, ove necessario;
  • è possibile accedere alle opzioni di sessione (logout, spegnimento, riavvio) dalla dash;
  • le ricerche online dalla Dash sono disattivate di default (ne parleremo in seguito);
  • è possibile spostare il launcher in basso (anche di questo parleremo in seguito);
  • lo switcher desktop ora ha una propria quicklist;
  • è stata aggiunta l’opzione “Formatta” alla quicklist dei dispositivi rimovibili;
  • è possibile visualizzare quante finestre del cestino e quante finestre relative ai dispositivi di archiviazione esterna sono aperte;
  • lo slider del volume per il microfono è sempre visualizzato se questo è connesso;
  • le icone delle app compaiono ora nel launcher anche durante la fase di caricamento.

Insomma, cambiamenti piccoli ma più che utili!

Microfono Indicatore cestino Quicklist desktop switcher

Unity 7 – Ricerca online disattivata di default

Canonical ha fatto infuriare numerosi utenti attivando la ricerca online tramite la Dash in Ubuntu 12.04: dopo 4 anni divisi tra critiche, elogi e discorsi, la funzionalità di ricerca online su Unity 7 è stata disattivata per impostazione predefinita a partire da Ubuntu 16.04.

Quindi niente più spyware, come molti hanno definito questa ricerca, attivo di default! La funzionalità di ricerca online resta comunque attivabile in qualsiasi momento recandosi in Impostazioni > Sicurezza e Privacy > Ricerca.

sic-priv

Unity 7 – il lanciatore può essere spostato

Dopo anni di richieste e mesi di attesa, finalmente le preghiere di molti sono state ascoltate: grazie agli sviluppatori di Ubuntu Kylin che inizialmente hanno avuto “l’idea”, è ora possibile spostare il lanciatore di Unity in basso!

launcher-unity

Al momento non esiste nessuna impostazione inclusa nei menu di sistema per farlo, ma è possibile comunque ottenere l’effetto desiderato grazie ad un semplice comando da terminale (guida in basso) o installando il software Unity Tweak Tool.

NOTA: al momento della stesura dell’articolo, spostare il launcher in basso provoca il funzionamento non corretto dell’opzione di scomparsa automatica del launcher (questo non ricomparirà al passaggio del mouse, bisognerà richiamarlo tramite pressione prolungata del tasto Windows).

Unity 7 – GNOME 3.18 – Integrazione con Google Drive

In realtà non si tratta di una caratteristica propria di Unity 7, ma è una funzionalità di GNOME 3.18 che compare per impostazione predefinita in Ubuntu GNOME LTS: il desktop ha infatti ottenuto la compatibilità nativa con Google Drive, che ora può essere integrato nel sistema usando il “solito” filesystem fuse.

E’ semplice intuire, visto che Unity nasce un po’ come una costola di GNOME, che – se proprio GNOME non vi piace ed amate il desktop di Ubuntu – è possibile integrare facilmente Google Drive a livello di sistema anche in Ubuntu 16.04 e Unity 7.4: in basso troverete la guida su come fare!

E Unity 8?

Unity 8 avrebbe dovuto fare il suo esordio già in Ubuntu 16.04 grazie a delle ISO dedicate, tuttavia l’idea è stata abbandonata per motivi funzionali. Chiaramente, trattandosi di una distribuzione LTS, Canonical ha preferito ancora una volta lasciare le cose come stanno e basare Ubuntu Desktop su Unity 7.

Ciò tuttavia non significa che non sia possibile provare Unity 8 insieme al nuovo server grafico Mir. Per farlo sarà sufficiente aprire un terminale e digitare

sudo apt update && sudo apt dist-upgrade
sudo apt install unity8-desktop-session-mir

Una volta completato il processo, bisognerà selezionare la sessione Unity8-Mir dalla schermata di login.

unity8-mir

A meno di altri incidenti di percorso, Unity 8 e Mir diventeranno rispettivamente desktop e server grafico di default in Ubuntu 16.10.

Addio Ubuntu Software Center, benvenuto GNOME Software

Sapevamo da tempo che sarebbe successo: la morte di Ubuntu Software Center è stata molto lenta e va inesorabilmente a concretizzarsi con Ubuntu 16.04, che abbandona definitivamente il vecchio gestore in nome di GNOME Software.

Sostanzialmente le differenze tra i due non sono molte e le patch applicate a GNOME Software vanno a sopperire alla totalità di funzioni che in precedenza offriva Ubuntu Software Center con una piccola, grande differenza: GNOME Software è più stabile, più pulito, meglio organizzato gestito in modo nettamente superiore rispetto al predecessore.

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Gli aggiornamenti per i software core

Abbiamo parlato degli aggiornamenti relativi al sistema, ora è tempo di parlare degli aggiornamenti disponibili per i programmi pre-installati e quelli disponibili nei repository. Tra questi, si distinguono:

  • Nautilus (File) 3.14;
  • Totem (Video) 3.18;
  • Rhythmbox 3.3.1;
  • Shotwell 0.22;
  • Firefox 45;
  • Thunderbird 38.6;
  • LibreOffice 5.1;
  • Chromium 49.

Programmi che vanno, programmi che vengono!

Oltre agli aggiornamenti, sono stati inclusi nel parco software preinstallato di Ubuntu 16.04 anche nuovi programmi, tra cui GNOME Calendar, GNOME Software Center il gestore della webcam/fotocamera Cheese.

Abbandonano invece i programmi preinstallati Brasero (software di masterizzazione) ed Empathy (client email), non più presenti per impostazione predefinita ma comodamente installabili tramite gestore pacchetti. Addio per sempre, invece, a Ubuntu Software Center – che sparisce definitivamente dalla circolazione.

La prima LTS di Ubuntu con systemd

Con Ubuntu 16.04 Canonical mette definitivamente un punto alla questione Upstart: si tratta infatti della prima distribuzione LTS dell’azienda ad essere migrata totalmente a Systemd e ad usare questo init system per impostazione predefinita, grazie ad un processo progressivo iniziato con Ubuntu 15.10 e protratto progressivamente nei successivi rilasci intermedi.

Arrivano gli ‘snap’!

Ve lo avevamo anticipato qualche settimana fa: Ubuntu 16.04 supporta sia i pacchetti .deb che i pacchetti “snap”, ovvero quelli introdotti grazie alla “convergenza” (mobile + IoT) ed in grado di gestire il processo di upgrade, downgrade e le dipendenze di un software senza rischiare di intaccare in maniera critica sul restante sistema, grazie ad una metodica di packaging di nuova generazione.

Ciao ciao Catalyst, ecco AMDGPU

Abbiamo lasciato per ultima (ma solo in ordine di elenco) questa novità poiché, purtroppo, farà felici molti ma sarà una spina nel fianco per molti altri: Ubuntu 16.04 dice infatti definitivamente addio ai driver Catalyst, altresì noti dagli addetti ai lavori fglrx, in favore della già esistente alternativa Radeon e dalla novella alternativa AMDGPU – anch’essa open source ma risultato del lavoro degli sviluppatori di AMD.

Giusto per essere chiari, i driver proprietari fglrx non funzioneranno con Ubuntu 16.04 neanche tramite compilazione manuale, poiché la versione di Xorg in uso su Ubuntu 16.04 ne elimina la compatibilità; va sottolineato che senza i driver fglrx al momento sarà impossibile eseguire applicazioni che richiedono OpenGL 4.3 o successivi e che, inoltre, il processo di aggiornamento ad Ubuntu 16.04 eliminerà brutalmente sia il driver fglrx che l’attuale Xorg.conf.

Dopo la rimozione, Ubuntu 16.04 tenterà di assegnare automaticamente al sistema i driver Radeon o AMDGPU più appropriati per il proprio hardware. Pertanto, anche in caso di aggiornamento da sistema operativo precedente, consigliamo di effettuare dei test preliminari sul corretto funzionamento dell’hardware video utilizzando una Live di Ubuntu 16.04.

Ubuntu 16.04 – Download

Se il sistema operativo vi piace ed avete intenzione di scaricarlo ed installarlo sul vostro PC, o semplicemente di provarlo in macchina virtuale o in live (quindi senza apportare di fatto modifiche al disco rigido), potrete trovare le ISO masterizzabili scrivibili su chiavetta USB di Ubuntu Desktop a 32 e 64 bit ai link in basso.

DOWNLOAD | Ubuntu 16.04 Desktop ISO a 32 bit (http)
DOWNLOAD | Ubuntu 16.04 Desktop ISO a 32 bit (torrent)
DOWNLOAD | Ubuntu 16.04 Desktop ISO a 64 bit (http)
DOWNLOAD | Ubuntu 16.04 Desktop ISO a 64 bit (torrent)

Se invece avete già installato Ubuntu 15.10, Ubuntu 14.04 o Ubuntu 12.04 (o altre distribuzioni Ubuntu non più supportate ma non meno recenti di 14.04) potrete far riferimento alla nostra guida all’aggiornamento per procedere.

E quando avrete finito di installare o aggiornare il sistema operativo, potrete dare un’occhiata alla nostra guida post-installazione!

I flavor

Contestualmente ad Ubuntu è stata rilasciata la versione numero 16.04 anche di tutti gli altri flavor ufficiali – Xubuntu, Kubuntu, Lubuntu, Ubuntu GNOME, Ubuntu MATE e Ubuntu Kylin -, che differiscono dalla distribuzione madre per desktop e parte del pacchetto applicativo, ed alcune per periodo di supporto – Lubuntu e Ubuntu Kylin hanno supporto pari a 3 anni. Potrete scaricare ciascun flavor direttamente dai link in basso:

L'articolo Ubuntu 16.04 stabile è ufficiale: novità e download appare per la prima volta su Chimera Revo - News, guide e recensioni sul Mondo della tecnologia.

ASUS ZenWatch 2 in vendita in Italia a 179€

di Gaetano Abatemarco

L’attesa è finita e a partire da oggi ASUS ZenWatch 2, la seconda generazione dell’elegante smartwatch basato su processore Qualcomm® Snapdragon400 e sistema operativo Android Wear1.4 Marshmallow, sarà disponibile a un prezzo consigliato di Euro 179,00. Realizzato con la massima attenzione ai dettagli e caratterizzato dall’impiego di materiali di qualità eccellente, ZenWatch 2 è il compagno perfetto per qualsiasi dispositivo Android e iOS, fornendo informazioni utili e tempestive a colpo d’occhio e consentendo all’utente di portare a termine ogni operazione attraverso un semplice tocco o comando vocale.

ASUS ZenWatch 2 segue la tradizione dei mastri orologiai, con un design elegante e raffinato che reinterpreta la filosofia ZEN – fonte d’ispirazione di diversi prodotti ASUS – per assicurare ergonomia, comfort e praticità d’uso senza pari. Caratterizzato dalla grande attenzione ai dettagli e dalla raffinatezza tipica degli orologi di lusso, il display di ASUS ZenWatch 2 è avvolto da un unico corpo racchiuso in un’elegante cassa di acciaio inossidabile in due diverse misure – ZenWatch 2 (WI501Q), con cassa in acciaio da 49 x 41 mm e cinturino da 22 mm, e ZenWatch 2 (WI502Q) con cassa da 45 x 37 mm e cinturino da 18 mm – e due colorazioni (Silver e Gunmetal) per adattarsi a ogni stile e grandezza del polso. Inoltre, il modello WI501Q, permette – tramite comando vocale – di effettuare chiamate e rispondere a quelle ricevute grazie allo speaker integrato.

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Il pulsante a corona, che rispecchia lo stile degli orologi tradizionali, offre un modo rapido per accedere alle app o accendere e spegnere lo schermo, mentre il lato superiore dell’orologio, protetto da un cristallo curvo, realizzato in Corning® Gorilla® Glass 3, ne aumenta l’usabilità e garantisce la massima reattività ai tocchi. ZenWatch 2 è disponibile con un’ampia gamma di cinturini realizzati in diversi materiali e colori per un’ulteriore personalizzazione. Il robusto ma flessibile cinturino in gomma ideale per gli atleti, le persone con uno stile di vita attivo o semplicemente chi preferisce un look più casual. Il morbido cinturino in pelle che garantisce un look estremamente elegante in qualsiasi situazione. Il cinturino in acciaio inossidabile per un look glamour e inconfondibile.

L’eleganza di ZenWatch 2 viene ben completata da una serie di oltre 50 sfondi, intercambiabili istantaneamente e realizzati in modo professionale. La varietà delle interfacce disponibili consente di personalizzare facilmente lo smartwatch affinché si adatti a qualsiasi stile, stato d’animo e occasione, passando dall’aspetto di un orologio tradizionale e di classe per un’uscita serale a uno più casual e contemporaneo per il tempo libero.

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Con la versione più recente di Android Wear, ASUS ZenWatch 2 è un assistente intelligente per tutti gli smartphone Android e iOS e fornisce informazioni precise con la massima tempestività: visualizza chiamate in arrivo, messaggi, notifiche e altre informazioni importanti – senza alcuna necessità di estrarre il telefono dalla tasca o dalla borsa, permettendo di portare a termine ogni operazione attraverso un semplice tocco o comando vocale.

La nuova batteria di cui è dotato ZenWatch 2 offre fino a due giorni di utilizzo con una singola carica, mentre l’innovativo caricabatteria magnetico fast-charging si collega con la massima facilità e permette una ricarica della batteria più veloce del 35% rispetto al modello precedente. Occorrono soltanto 15 minuti per caricare ZenWatch 2 da zero al 60% di capacità ovvero quanto basta per un’intera giornata di utilizzo.

ZenWatch 2 offre la bellezza e facilità d’uso dell’interfaccia utente ASUS ZenUI in un dispositivo indossabile: inoltre, chi utilizza uno smartphone ASUS può sfruttare l’integrazione perfetta con ZenUI sul proprio telefono e utilizzare le versioni ottimizzate delle esclusive app ZenUI, come What’s Next e Do It Later, in modo ancora più comodo ed efficace. Con What’s Next l’utente gestisce in modo intelligente la pianificazione di eventi, appuntamenti o attività importanti, visualizzando promemoria e avvisi, mentreDo It Later permette di posticipare eventi come messaggi e telefonate in arrivo creando dei promemoria da leggere in seguito.

Business Helper, novità assoluta per ZenWatch 2, è una suite di funzionalità che assistono l’utente nelle attività di lavoro quotidiane come il controllo dell’agenda, la gestione delle email e la visualizzazione dei registri delle chiamate, mentre FoneHelper raccoglie una serie di funzioni – tra cui Quick Settings, Cover to Mute, Unlock My Phone e Forgot Phone Warning – studiate per rendere più comodo e divertente l’uso dello smartphone.

Remote Camera offre nuove opportunità a livello fotografico, visualizzando in remoto su ZenWatch 2 l’immagine inquadrata dalla fotocamera dello smartphone. Questa funzionalità permette di scattare foto usando angolazioni particolarmente creative in cui l’immagine del mirino risulterebbe difficile da vedere, per esempio quando si tiene il telefono in alto durante un concerto o in occasione di eventi affollati. Remote Camera è stata ottimizzata per ZenWatch 2 e offre prestazioni migliori, un raggio d’azione più ampio, la possibilità di passare dalla fotocamera anteriore a quella posteriore del telefono e viceversa, oltre alla funzionalità di zoom. ZenWatch Message è invece una nuova e divertente app per le comunicazioni watch-to-watch che consente di scambiare brevi messaggi, emoji e disegni con altri possessori di ZenWatch 2, direttamente dal proprio polso.

Completamente impermeabile al sudore, ZenWatch 2 è impeccabile anche negli allenamenti più impegnativi. Combinando una serie di sofisticati sensori con il massimo comfort per l’intera giornata, ZenWatch 2 è un complemento ideale per la gestione del benessere personale grazie a un pedometro integrato, che offre la massima precisione nel conteggio dei passi per un quadro chiaro e preciso del livello di attività, e all’app per smartphone Wellness, completamente riprogettata, per tenere traccia di informazioni rilevanti quali il battito cardiaco, il numero di passi percorsi e il livello complessivo di benessere o rilassamento.

Per aiutare l’utente a mantenere uno stile di vita sano e correttamente bilanciato e raggiungere i propri obiettivi di fitness, la nuova funzione per la gestione degli allenamenti consente di tenere traccia di molte diverse tipologie di attività (per esempio camminata, corsa, push-up e sit-up), impostando gli obiettivi per ogni allenamento.

Dopo l’allenamento – o in qualsiasi momento si desideri controllare il proprio livello di attività sportiva – si può aprire l’app Wellness sullo smartphone per visualizzare tutte le informazioni sull’attività, ben raggruppate e organizzate per la massima comodità di consultazione in comodi grafici e diagrammi temporali di facile comprensione.

ASUS ZenWatch 2 è disponibile inizialmente su ASUS eShop a un prezzo consigliato di Euro 179,00, IVA inclusa.

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Dentro il rifugio di Batman grazie a… Google Maps!

di Manuel Baldassarre

Batman è da sempre uno dei supereroi più apprezzati dai fan e, uno dei motivi che ci spinge ad interessarci, è senz’altro il suo ricco stile di vita e i suoi armamenti, tutti ben nascosti nella sua bat-caverna… fino ad oggi! In occasione del film Batman vs Superman, il team di Google Maps ha scattato delle foto sferiche in modo da poterci regalare un tour virtuale a 360° della casa di Bruce Wayne… compresi i sotterranei!

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Passeremo dunque dalla “zona giorno” dove il nostro supereroe vive la sua giornata controllando le email sul suo bat-computer, si scalda vicino al bat-camino o magari fa uno spuntino, per poi passare alla caverna sotterranea dove Batman si prepara per combattere il crimine! Ecco allora che spuntano armi e super computer, ma ovviamente non possono mancare la bat-mobile e le armature.

Link | ESPLORA LA BAT-CAVERNA

Se questo tour vi è piaciuto, ricordate che non è la prima volta che Google Street View ci porta in posti bellissimi o addirittura inaccessibili; ecco qualche esempio:

PS: voi da che parte state, da quella di Batman o da quella di Superman?

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Windows: installare programmi essenziali con un click

di Jessica Lambiase

Una delle cose più seccanti di un Windows “pulito” è quella di doversi armare di santa pazienza e scaricare, uno per volta, i programmi essenziali utili per portare a termine il nostro lavoro giornaliero.

Quante volte vi sarà capitato di installare software come Steam e Google Earth ma di dimenticare, ad esempio, un “banale” lettore PDF o addirittura un riproduttore multimediale con funzionalità avanzate?

Ebbene, grazie a Ninite ciò non succederà più: questo pratico servizio online permette di installare programmi essenziali per Windows con pochissimi click, semplicemente selezionandoli da una lista ed installando un piccolissimo software!

Prima di continuare teniamo a precisare che Ninite è – almeno al momento della stesura dell’articolo – contrario a priori a toolbar, adware e “mezzucci” vari, dunque l’eseguibile che utilizzeremo in questa guida è da ritenersi – almeno al momento – assolutamente sicuro.

Installare programmi essenziali con un click grazie a Ninite

installare programmi essenziali

La prima cosa da fare è recarsi sul sito web del servizio contrassegnare con un segno di spunta i programmi che desideriamo scaricare ed installare sul nostro PC Windows.

LINK | Ninite (Home)

Trattandosi di software praticamente essenziali la scelta non è molto ampia ma copre tutto ciò di cui potremmo aver bisogno per un utilizzo generico del PC: da riproduttori come VLC e GOMPlayer ad applicazioni come Google Earth, passando per i browser principali e terminando a strumenti di sviluppo come Eclipse e l’intera JDK.

Una volta scelti i programmi, è sufficiente cliccare su Get Installer ed attendere il download (sarà automatico) di un file eseguibile sul nostro PC, che avrà il nome di parte del software scelto per l’installazione – ad esempio “Ninite Audacity Everything FileZilla KeePass 2 Installer.exe”.

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Una volta terminato il download, dovremo semplicemente eseguire il file scaricato prima per dare inizio al download e all’installazione dei programmi scelti;  attendiamo pazientemente il completamento del processo, che sarà notificato graficamente grazie ad una comoda barra di progresso. Per visualizzare lo stato di ogni singolo software, basterà cliccare su “Show Detalis” all’interno della finestra di Ninite.

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Al termine del procedimento i programmi saranno tutti installati sul nostro PC.

Ma le sorprese di Ninite non finiscono qui: conservando l’installer ed eseguendolo periodicamente, infatti, sarà possibile verificare se i programmi installati tramite esso sono aggiornati all’ultima versione; qualora siano disponibili aggiornamenti, sarà lo stesso Ninite che in maniera totalmente automatica e silenziosa si occuperà di scaricarli ed installarli per noi.

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L’unico accorgimento è quello di ricordare di eseguire periodicamente il programma o, in alternativa, di aggiungere un’operazione pianificata affinché questa operazione sia portata automaticamente a termine – bisognerà però impostare, per evitare di dover dare il consenso manuale, l’esecuzione con privilegi elevati.

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Controllare PC a distanza con Unified Remote

di Giuseppe F. Testa

Ci sono alcune app che trascendono dall’utilità diventando dopo poco indispensabili, estensioni naturali del nostro braccio e della nostra mente; una di queste è sicuramente Unified Remote. All’inizio potrebbe sembrare un’app come tutte le altre per il controllo remoto a distanza del PC, ma una volta provata non tornerete più indietro: vi dimenticherete di avere mouse e tastiera (specie sui PC da salotto o i TV box).

Unified Remote offre oltre 70 telecomandi personalizzati in base al programma aperto (sia esso browser, Spotify, un player, Kodi, Plex, un media center etc.), permette di regolare il volume e di spegnere/riavviare/sospendere la macchina in uso in qualsiasi momento. Scopriamo insieme come utilizzare quest’app nella nostra guida completa.

NOTA: per far funzionare il server e le varie app è necessario che tutti i dispositivi siano connessi alla stessa rete WiFi (preferibile) o via Bluetooth.

Unified Remote: telecomandi supportati

Ecco i programmi e le funzionalità supportati dall’app, visibili nella pagina dedicata.

LINK | Telecomandi supportati

Remotes – Unified Remote

Tra questi troviamo: Kodi, Plex, Skype, Spotify, VLC, Windows Media Player, YouTube, Safari, Firefox, Chrome, Netflix (sia via app sia via Web), Opera, foobar2000, Google Music più molte altre.

Unified Remote: configurazione PC

Prima di tutto bisogna installare il server sulla macchina da controllare, senza il quale non potremo realizzare alcun controllo a distanza. Avviamo l’installer, confermiamo la licenza e terminiamo con un’installazione tipica (Typical installation). Al riavvio (richiesto per via della periferica HID installata dal server) troveremo il programma in autoavvio nella system tray, come da immagine sottostante.

Controllare Netflix

La nostra configurazione è terminata! I più curiosi o smanettoni possono aprire l’interfaccia di configurazione del server da browser web all’indirizzo:

http://localhost:9510/web/

dove potremo impostare una password d’accesso, regolare i servizi offerti e le interfacce di controllo (supportato WiFi, Bluetooth e sensore IR se supportato dallo smartphone e dal PC).

Unified Remote non si fa mancare nulla a riguardo: il server supporta Windows, GNU/Linux e OS X (Mac), con l’aggiunta del supporto a Raspberry Pi e Arduino Yún.

LINK | Download Unified Server

Unified Remote

Al momento bisogna segnalare l’assenza di un server per Android (sarebbe molto utile se dobbiamo usare un TV Box o un TV Stick Android) e l’assenza di un server per Chromebook (in arrivo secondo la pagina ufficiale).

Unified Remote: configurazione Android

Da Android andremo ad installare l’app dai seguenti link; essa è disponibile in due versioni, una gratuita (con funzionalità limitate) e una completa a 3,32 €, con pieno supporto per tutti i telecomandi, i widget e i comandi rapidi.

Per scaricare la versione gratuita possiamo usare il link qui in basso.

DOWNLOAD | Google Play Store (free)

Per scaricare la versione completa (caldamente consigliata) possiamo usare il link qui in basso.

DOWNLOAD | Google Play Store (a pagamento)

Provate l’app con la versione gratuita, vi renderete conto della bontà del prodotto e di come possa nel concreto migliorare l’usabilità del controllo a distanza. Una volta convinti correte ad acquistare la versione completa.

L’app è in grado di riconoscere al volo il server presente nella rete WiFi o via Bluetooth senza alcuna configurazione, basterà aprirlo per connettersi al server. Ecco l’app in azione con il telecomando Spotify.

Unified Remote

Unified Remote: configurazione iPhone e iPad

Anche per iOS è possibile scaricare una versione di prova ed effettuare, se convinti della bontà dell’app ci sono gli acquisti in-app per sbloccare varie funzioni.

DOWNLOAD | App Store
Unified Remote in-app

Ecco uno screen dell’app in funzione su iOS, con i vari telecomandi e il simulatore di puntatore in azione.

Unified Remote sull'App Store

Unified Remote: configurazione Windows Phone/10

Anche i dispositivi Windows Phone o Windows 10 Mobile possono provare il controllo remoto senza utilizzare VNC o il Desktop remoto utilizzando solo Unified Remote.

L’app è scaricabile a pagamento dal seguente link.

DOWNLOAD | Windows Phone/Windows 10 (3,99 €)

Ecco una schermata di prova con il telecomando VLC attivato su un Lumia.

Unified Remote Window Phone

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Il corriere consegna un pacco danneggiato: ecco cosa fare

di Gianluca

L’acquisto di merce online è un’operazione spesso conveniente, però ai prezzi vantaggiosi corrispondono spesso dei rischi e uno dei principali è quello di ricevere merce guasta o danneggiata. In queste situazioni riportare il pacco danneggiato indietro è una situazione più complessa e lunga rispetto a quanto accade in negozio ma ci sono degli accorgimenti da fare se volete evitare qualunque problematica.

Firmare Con Riserva

La cosa più importante che potrete fare per proteggervi da eventuali danni alla merce in arrivo è quella di firmare con riserva la bolla di spedizione del corriere. Una firma con riserva significa che accettate il pacco danneggiato ma non avete la certezza che il suo contenuto sia integro, in questo modo se il contenuto dovesse essere danneggiato potrete facilmente avere ragione nei confronti del venditore. Questo metodo di accettazione dei pacchi nasce come garanzia degli acquirenti che non possono testare il contenuto del proprio ordine senza prima firmare l’accettazione dell’ordine stesso.cardboard-box-155563_960_720

Ovviamente non parliamo della panacea di tutti i mali dell’e-commerce, in quanto il corriere è tenuto ad accettare una firma con riserva solo se il pacco è esteticamente danneggiato, ovvero solo quando ci sono crepe o ammaccature sull’imballaggio. Non è una situazione molto comune, in quanto le società di spedizione che imballano da sé i pacchi si prendono molta cura della qualità degli imballaggi ed i problemi possono nascere da cadute accidentali magari causate dagli stessi corrieri.

Questa situazione entra in contrasto con i consigli dei negozi online che spesso chiedono sempre di accettare con riserva i pacchi, in quanto in questo modo i danni alla merce sarebbero automaticamente accollati alla società di spedizioni. Una buona pratica sarebbe quella di chiedere sempre se potete firmare con riserva: molti spedizionieri potrebbero non avere interesse a discutere su questa vostra richiesta ma qualora si rifiutino, e soprattutto qualora il pacco arrivato sia evidentemente danneggiato, l’unica cosa che vi resta da fare è rifiutare il pacco danneggiato e quindi rimandarlo indietro. Sarà cura del rivenditore assicurarsi dell’integrità del prodotto e rinviarvelo appena possibile.

Avete in questo modo evitato qualunque problematica successiva.

Pagare con PayPal

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Quando possibile scegliete sempre, come metodo di pagamento, PayPal. Il popolare servizio di pagamenti online è la migliore soluzione per acquistare prodotti in sicurezza perché evitate lo scambio di informazioni sensibili con il rivenditore (che non avrà i dati della vostra carta di credito) e soprattutto perché se nascono problemi inerenti al pacco arrivato potrete chiedere l’intermediazione della stessa società PayPal per avere un rimborso immediato o un nuovo prodotto spedito. Non è ovviamente una procedura veloce o semplice, come prima cosa dovete infatti dimostrare che il prodotto non sia stato danneggiato da voi o dallo spedizioniere: nel primo caso la responsabilità sarebbe vostra, nel secondo caso avreste ragione soltanto con una firma con riserva. In generale PayPal è un servizio indispensabile per l’acquisto tra privati, in quanto è l’unico modo per avere la possibilità di avere ragione qualora dall’altra parte ci siano venditori poco professionali o poco corretti.

Sfruttare il diritto di recesso

Su alcuni siti, soprattutto i più seri e importanti come Amazon, potrete in ogni caso provare a far valere i vostri diritti di consumatori sfruttando il diritto di recesso che, salvo indicazioni differenti, vale almeno 14 giorni dall’arrivo del pacco. In questi casi potrete inviare il pacco danneggiato indietro chiedendone la sostituzione con un altro articolo uguale. Questa procedura è influenzata dal rivenditore: rivenditori come Amazon tendono ad accettare sui loro prodotti facilmente il recesso, all’arrivo si preoccupano di controllare se la merce era effettivamente difettosa e hanno comunque la forza di contrattare con i fornitori un rimborso anche per loro.parcel-service-151369_960_720
I siti più piccoli però potrebbero non avere voglia di perdersi in questioni con i fornitori, e negarvi il diritto di recesso. Per la legge avrete però la possibilità di sfruttarlo comunque se riuscite a dimostrare che la responsabilità del danno al prodotto non è vostra, e preferibilmente non date la colpa al corriere, per evitare anche qui di farvi ricadere addosso la responsabilità di non aver firmato con riserva.

Di seguito alcuni nostri articoli che potrebbero tornarvi utili:

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Recensione Acer Aspire Switch 10 E: Windows 10 sempre con voi

di Jessica Lambiase

Non è un notebook, non è un tablet, non è un netbook: quello che vogliamo mostrarvi oggi è un dispositivo 2-in-1 di fascia media, pensato per chi ha bisogno contemporaneamente sia di un pratico tablet che della comodità che può offrire la produttività con mouse e tastiera. 

Stiamo parlando dell’Acer Aspire Switch 10 E, dispositivo che racchiude in sé un piccolo notebook con diagonale da 10.1″, un pratico tablet e due ulteriori modalità d’uso – “pad” e “tenda”. La versione da noi provata è la NT.MX1ET.001in colorazione Moonstone White.

Vediamo insieme come si è comportato!

Design

Davvero molto bella l’estetica di questo 2-in-1, che non smentisce la qualità a cui Acer ci ha abituati: la plastica con cui è rivestita la scocca posteriore è davvero piacevole al tatto e, nella versione in bianco da noi testata, crea un particolare effetto sfumato all’esposizione alla luce.

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Per il resto, il design non si discosta molto dai colleghi sui generis; lo schermo dalla diagonale da 10.1″, analizzato in modalità landscape (dunque con orientamento orizzontale), è organizzato in tal modo:

  • bordo superiore: libero;
  • bordo superiore (facciata): fotocamera anteriore;
  • bordo superiore (retro): fotocamera posteriore;
  • bordo destro (dal basso verso l’alto): tasto Windows, bilanciere del volume, tasto di blocco/spegnimento;
  • bordo sinistro (dal basso verso l’alto): entrata microUSB, entrata miniHDMI, jack da 3.5″ per le cuffie, alloggiamento per microSD;
  • bordo inferiore: cerniera di collegamento alla dock + connettore.
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La tastiera/dock, che presenta tutto quanto una tastiera “comune” possa offrire, è di ottima qualità ed è molto piacevole alla vista; prevede come unica entrata fisica una USB 2.0 regolare posta sul bordo destro.

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Piccola nota stonata di questo dispositivo è il peso, che nel complesso si aggira intorno a 1200 grammi, nulla di eccessivamente alto ma che in qualche caso può rappresentare un deterrente: la versione da noi in possesso totalizza 1168 grammi, suddivisi in 623 grammi per il tablet e 545 grammi per la tastiera.

Modalità d’uso

Questo prodotto si presenta non soltanto come un 2-in-1 utilizzabile come tablet e come notebook in miniatura ma, grazie alla particolare modalità di connessione della tastiera/dock al corpo principale del dispositivo, è possibile posizionarlo in ulteriori due modalità di utilizzo.

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La prima, la modalità “pad, permette di utilizzare il dispositivo in modalità tablet ma “rialzato” rispetto alla superficie d’appoggio, cosa particolarmente utile quando si ha bisogno di un device touch di cui usufruire dalla propria scrivania.

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La seconda, la modalità “tenda”, permette di utilizzare la tastiera/dock come base d’equilibrio per tenere il tablet in modalità semi-verticale, ottima in caso di presentazioni o per rilassarsi leggendo un libro comodamente seduti in poltrona.

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Hardware

Configurazione interna & Tablet

Una configurazione hardware di tutto rispetto quella dell’Acer Aspire Switch 10 E, che lo rende adatto a diversi scenari di utilizzo: specificando che l’intero comparto hardware è contenuto nel tablet, sotto la scocca da 10.1″ dotata di un display IPS a risoluzione WXGA 1280 x 800, troviamo una CPU Intel Atom Z3735F quad-core a 1.33 GHz, affiancata da 2 GB di RAM DDR3L e 32 GB di memoria interna, espandibile tramite microSD.

Acer Aspire Switch 10 E

AcerAspire Switch 10 E

Tablet

Sotto l’aspetto connettività il dispositivo non delude: troviamo a bordo una scheda WiFi 802.11 b/g/n e Bluetooth 4.0, microfono integrato nel tablet, jack da 3.5″ per la connessione di auricolari, entrata miniHDMI, connettore microUSB per dati e ricarica. A completare il tutto sono presenti due fotocamere, una anteriore ed una posteriore, entrambe dalla risoluzione di 2 MP.

Tastiera/dock a corredo

La tastiera, nonostante personalmente non apprezzi particolarmente i formati ridotti, mi ha piacevolmente sorpresa: la tastiera è praticamente una “miniatura” delle più classiche tastiere di cui i notebook sono dotati, tasti funzione e tasti speciali inclusi – fatta però eccezione del tastierino numerico, che per un form factor ridotto sarebbe chiedere davvero troppo.

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A bordo della tastiera anche un touchpad con la parte bassa resistiva, in grado dunque di generare click sinistro e click destro, che Windows 10 riconosce come “di precisione”, ciò significa che è possibile configurare gesture e click fino a 4 dita.

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 Al di là dell’aspetto estetico, a colpirmi è stata la comodità dell’intero blocco: i tasti sono morbidi e poco rumorosi, piacevoli al tatto e ben distanziati. Il touchpad è davvero preciso e sensibile, dunque non avrete problemi anche in mancanza di mouse in quanto il cursore seguirà con esattezza i vostri movimenti ed i vostri desideri.

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La tastiera si aggancia al resto del tablet grazie ad un meccanismo a calamita, che fa inoltre da connettore I/O – il sistema operativo riconosce la dock come un dispositivo USB; se proprio vogliamo trovarvi un difetto, bisogna stare particolarmente attenti alle operazioni di aggancio e sgancio poiché la calamita, se non perfettamente aderente, indebolisce la presa e può portare sgradevoli sorprese in caso di movimenti bruschi.

Software

Nulla più nulla meno che il sistema operativo Windows 10 che tutti conosciamo: ottima la scelta di Acer di aggiornare la sua linea di Aspire Switch 10 E, originariamente creata con a bordo Windows 8.1, equipaggiando i dispositivi con l’ultima generazione dei sistemi operativi Microsoft.

La modalità tablet si sposa benissimo con la tastiera/dock a corredo, “riconosciuta” dal sistema come una periferica USB; Windows 10 si accorge di quando questa viene sganciata o agganciata ed è possibile far sì che il dispositivo cambi modalità in automatico.

Ciò non succede invece quando la tastiera viene agganciata in modalità “tenda” o in modalità “pad”, in tal caso Windows 10 continuerà a leggere il dispositivo come “solo tablet” grazie al particolare meccanismo a cerniera.

Poche le personalizzazioni Acer che si limita a pre-installare il browser Firefox, il lettore PDF FoxIt, alcune app proprietarie come QuickAccess, Portal ed Explorer, le quali tuttavia non infastidiscono in nessun modo l’utente.

Multimedia

Il display è di buona fattura ed il comparto hardware è garantito dalla qualità Intel, dunque è possibile riprodurre filmati e visualizzare immagini anche ad alta qualità ottenendo un’immagine nitida e colori vivi e ben distinti.

Per quanto riguarda l’audio la resa è decisamente buona anche a volume massimo, in particolare se utilizzato in modalità notebook il dispositivo è in grado di virtualizzare un discreto effetto 3D che alle orecchie non dispiacerà affatto.

Chiaramente l’audio perderà un po’ se il tablet è usato in modalità pad poggiato ad una superficie piana, ciò tuttavia è da imputarsi semplicemente alla posizione posteriore della cassa e non ad un vero e proprio problema hardware.

Autonomia

Come vi abbiamo già detto in precedenza, la tastiera/dock non è dotata di alimentazione indipendente, pertanto quando connessa “intacca” – ed anche un bel po’ – sulle prestazioni in termini di autonomia di questo pratico 2-in-1.

E’ dotato di una batteria da 8060 mAh, bella capiente, che si comporta in modo diverso a seconda di come andremo ad utilizzare il dispositivo.

Tutto sommato, però, ciò che abbiamo visto non ci ha delusi: in modalità solo tablet, ad utilizzo medio (browser Chrome con diverse schede aperte, riproduzione audio e qualche programma d’ufficio) siamo riusciti a totalizzare oltre 7 ore di autonomia, che tuttavia diminuiscono sensibilmente circa 4 ore quando il dispositivo viene utilizzato con la sua dock.

In modalità di utilizzo che noi definiamo “light”, ovvero un minimo di navigazione web, qualche video su YouTube e un po’ di scambio file, l’autonomia in modalità solo tablet ha sfiorato le 8 ore e mezza, mentre si assesta sulle 7 ore quella in modalità tablet+tastiera.

Rapporto qualità/prezzo

E’ possibile acquistare l’Acer Aspire Switch 10 E ad un prezzo che varia tra i 270 ed i 320€, variabile sia in base allo store che alla colorazione scelta.

A nostro avviso, vista la qualità dei materiali, le prestazioni dell’hardware e la presenza della tastiera/dock già da confezione, possiamo affermare con estrema tranquillità che la fascia di prezzo è quella esatta e che, sebbene 320€ siano un po’ tanti, una spesa che si aggira intorno ai 280-290€ è assolutamente consona al tipo di device che andremo a portare a casa.

Conclusioni

Nonostante si tratti di un dispositivo compatto e rientri in quella che definisco la fascia media del mercato dei combinabili, questo Acer Aspire Switch 10 E non mi ha affatto delusa: è l’ideale per chi cerca un dispositivo che permetta uno scenario di utilizzo medio sia casalingo che da ufficio, che comprende

  • navigazione web;
  • riproduzione multimediale;
  • utilizzo di software di video-scrittura;
  • utilizzo di software per la creazione di presentazioni e diapositive;
  • utilizzo di webclient…

…e tanto altro, il tutto accompagnato da un prezzo senz’altro concorrenziale. Dunque, a meno che non cerchiate prestazioni avanzate come editing video, editing fotografico, CAD ed altri programmi che notoriamente richiedono un’elevata potenza di elaborazione, e non siate nella condizione di dover lavorare con decine e decine di applicazioni aperte contemporaneamente… questo è certamente il combinabile che fa per voi.

Poco spazio, tanti utilizzi, notevole comodità.

L'articolo Recensione Acer Aspire Switch 10 E: Windows 10 sempre con voi appare per la prima volta su Chimera Revo - News, guide e recensioni sul Mondo della tecnologia.

La ‘storia della chat’ prima di Facebook [Editoriale]

di Jessica Lambiase

Dire “chat” è dire “Facebook Messenger” o tutt’al più WhatsApp… ma sapevate che tanti, tanti anni fa i sistemi di chat erano tanto più “brutti”, molto meno “ricchi” di quanto sono oggi e che, soprattutto, era indispensabile trovarsi faccia a faccia con un computer per poter comunicare con i propri amici o conoscenti?

Ripercorriamo un po’ insieme la storia della “chat” oggi meglio definita come Instant Messaging vista dall’ottica di una classe ’84 che, già alla tenera età di 11 anni (che, anche se oggi è praticamente la normalità, all’epoca era precoce parecchio) bazzicava in quel che la rete offriva per socializzare con il mondo.

E vi dirò, tante amicizie e tanti rapporti nati su uno di questi servizi quasi anacronistici sono ancora forti e vivi – vi basti sapere che, più o meno a cavallo tra il 2001 ed il 2002, ho conosciuto Gaetano Abatemarco (che all’epoca si faceva chiamare fieramente “Tanino Rulez”) proprio su IRCnet.

Voglio precisare che tutto ciò che troverete in basso è scritto nel mio ordine temporale, ovvero quando la sottoscritta ne ha scoperto l’esistenza, tuttavia l’ordine cronologico può essere (anzi, lo è) piuttosto differente. Vi lascio a questo proposito il link ad un PDF veramente ben fatto che mostra rigorosamente in ordine cronologico la nascita e la diffusione dei vari sistemi di messaggistica istantanea

LINK | Chat Timeline (crediti: Sameroom)

I Newsgroup e la posta elettronica

I newsgroup mi hanno aperto un mondo: dovevo avere più o meno 12 anni, parliamo quindi del 1996, quando leggendo un po’ sul web 1.0 aiutata da un rumoroso modem 14.4 capivo cosa fosse una email; ricordo chiaramente che la posta elettronica era un servizio a pagamento e che per esplorare questo mondo mi affidavo all’account di uno zio (in casa Lambiase Internet sarebbe entrata soltanto un paio d’anni dopo), già iscritto ad alcuni newsgroup storici i cui messaggi arrivavano incessantemente sul client – che doveva essere Microsoft Mail ma non ci metterei la mano sul fuoco.

Ciò che scoprii mi piacque un sacco: grazie a quei messaggi di posta in nero su bianco, contornati di parentesi e [RE], si poteva parlare praticamente di tutto; i primi newsgroup con cui ho avuto a che fare grazie a mio zio riguardavano gli scacchi e la tecnologia: per i primi mesi mi sono limitata a guardare ed a seguire, dopo – sempre “camuffata” da uomo – iniziai anche a rispondere (si, mi piacevano e gradisco tutt’ora gli scacchi e si, divoravo già qualche rivista tecnologica stampata).

Quando entrò per la prima volta un “56K” in casa Lambiase, il primo newsgroup a cui la sottoscritta si iscrisse con la sua “identità virtuale” fu it.comp.os.linux. E ve ne furono molti, molti altri.

C6 (TIN – Telecom Italia Network)

Questo è stato il vero e proprio “programma” che mi ha avvicinata irrimediabilmente al mondo della chat: C6 nasce nel 1994 per opera della all’epoca TIN – o Telecom Italia Network – come client di chat dedicato a pochi eletti, che si sarebbe successivamente diffuso grazie ad una discreta pubblicità online (sempre sul famoso web 1.0).

Ai tempi di C6 avevo 13 anni e lo ricordo bene, per cui a conti fatti parliamo più o meno del 1997: bastavano un nickname ed una password per potersi mettere in comunicazione con il mondo grazie alle stanze di discussione! 

c6

C6 mostrava infatti una lista di stanze tematiche in cui entrare e di cui parlare degli più svariati argomenti, stanze sottoposte ad un minimo di moderazione e che principalmente servivano (ah, beata ingenuità!) a fare razzia di contatti. C6 infatti permetteva di comunicare anche con utenti singoli quando essi erano connessi (in “privato”) e di aggiungerli ai propri contatti grazie ad una serie di liste.

Fu all’epoca che scoprii quella cosa salvavita che è la lista nera: C6 ne aveva una ed i contatti ad essa appartenenti non potevano comunicare con voi. 

C6 era “la novità” e mi piacque un sacco, ed è lì che ho imparato cosa fosse una netiquette (i moderatori erano molto più rigidi dei membri dei newsgroup), che il maiuscolo corrispondeva ad urlare e che non era bello entrare ed uscire continuamente dalle stanze di discussione.

E, senza nessuno che me lo dicesse, ho imparato una cosa fondamentale: in rete potevi essere chi volevi ed era meglio dire di sé meno cose possibili, poiché l’80% degli interlocutori sparava fandonie a tradimento e non sarebbe stato così strano beccare personaggi che oggi avremmo definito “stalker”.

Guai, inoltre, a dire il proprio cognome, dare il proprio indirizzo (anche solo la città) ed eresia parlare di numero di telefono, poiché era molto facile incontrare sulla propria strada persone con intenzioni non proprio candide.

C6 aveva inoltre un meccanismo che permetteva di inviare e ricevere foto e, quando succedeva con gli sconosciuti, diciamo che non sempre queste immagini erano visi o paesaggi!

AIM e ICQ

icq

Diciamo che AIM ed ICQ vennero poco dopo C6 e si aggiunsero ai network che frequentavo: il sistema di messaggistica di America-on-line e quello che soltanto qualche mese dopo scoprì essere l’acronimo di “I seek you” avevano più o meno le medesime funzionalità di C6, con un’interfaccia un po’ più spartana e più orientati alla chat 1 ad 1, molto più vicini a MSN Messenger (che esisteva già ma che non conoscevo ancora).

aim-messenger

La cosa che più mi ha colpita in particolare di ICQ era la possibilità, oltre che barcamenarsi tra stanze di discussioni e chat private, di poter avviare dei piccoli giochi online per passare qualche ora di spensieratezza. Rispetto a C6, sia AIM ed ICQ avevano dalla loro il fatto di essere usati in tutto il mondo.

Nonostante fossimo ancora nei tempi del meno dici di te, meglio è (ancora una volta nomi, residenze e foto personali erano quasi un taboo), AIM ed ICQ richiedevano dati personali (nome, cognome ed email) oltre che un ID utente/codice per accedere alle proprie reti.

Inutile dire che all’epoca inserire dati falsi era praticamente un must.

IRC (ed IRCnet)

Ok, questo è uno dei punti cruciali della mia personale storia da chatter 16enne: il sistema IRC era già in uso da una decina d’anni e la rete IRCnet si stava espandendo; ricordo che qualcuno mi disse di scaricare un programma per Windows chiamato mIRC, di inserire un paio di fesserie nei campi “Nome”, “Email” e “Ident” che sarebbero comparsi quando lo avviavo, e di cercare dalla “Lista server” qualcosa come “EU, IT, Random” dopodiché cliccare su “Connetti” ed entrare sul canale “Cava”.

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E’ stato l’inizio della mia (ironica) fine: stanze di discussione piccole o grandi (poi ribattezzate in chan) in cui c’erano utenti che condividevano la città, l’età, i gusti o quant’altro, tantissime persone dietro ad un monitor che pur senza conoscersi intavolavano discussioni più o meno serie e sempre il solito modus operandi: sei chi vuoi essere meno si sa di te, meglio è.

Come funzionava IRC? Semplice: sceglievi un server (IRCnet era il più flessibile, mentre altri come Undernet ed Azzurra richiedevano cose come le registrazioni di nick, canali e la presenza di bot automatici), entravi in uno o più canali e socializzavi con la comunità. Ovviamente era possibile aprire conversazioni private, oltre che inviare e ricevere file (ma soltanto se il “DCC” era ben configurato!).

IRC aveva in particolare una comunità alle spalle – tale IRCQ – che permetteva ad ogni utente di creare delle vere e proprie pagine personali per meglio farsi conoscere, in cui dichiarare (sempre a discrezione) nome, sesso, network IRC, canali frequentati ed una descrizione di sé. Inoltre, i gestori dei canali di discussione potevano creare le pagine tematiche ed aggiungere gli utenti che frequentavano il canale.

Su IRCnet era tutto gerarchico: c’erano gli operatori (@) che gestivano letteralmente i canali imponendo limiti, eventuali password d’accesso, topic, si occupavano di cacciare provvisoriamente o definitivamente utenti dal canale e quant’altro, i voice (+) che erano spesso gli “affezionati” del canale a cui potevano essere garantiti privilegi amministrativi e, infine, gli utenti “comuni”. Altre reti, ad esempio EFnet, prevedevano altre figure come il gestore o il semi-op.

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Insomma IRC era (ed è tutt’ora) un mondo a parte, una comunità in cui nessuno è obbligato ad identificarsi ma in cui tutti possono diventare qualcuno; raccontarvi la mia esperienza su IRCnet richiederebbe un libro, ma vi basti sapere che è lì che ho imparato alcuni aspetti avanzati dell’informatica “blackhat” di allora – cosa fosse un DDoS, cosa fossero BOT e BOTNET, cosa fosse IPv6, cosa fosse un tunnel, cosa significasse “bucare”, cosa fosse un exploit, cosa fosse uno 0day e tante, tante altre cose.

IRC è usato tutt’ora come canale preferenziale di alcune realtà GNU/Linux per meeting e confronti, senza contare che grazie alla facilità di configurazione di bot e connessioni dirette (DCC) viene usato come vera e propria rete di filesharing spesso pirata.

MSN Messenger (Windows Live Messenger)

Si tratta per me dell’ultimo capitolo prima dell’avvento di Facebook: in MSN Messenger, che sarebbe successivamente diventato Windows Live Messenger, sparisce completamente il concetto di stanza di discussione e compare quello di “contatto”: gli utenti potevano creare le proprie liste pescando contatti su Internet (spesso nelle catene di Sant’Antonio) per conoscere gente nuova, oppure chiedere ai propri amici il “contatto MSN” per aggiungerli alle proprie liste.

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MSN è il primo dei sistemi di messaggistica che ho incontrato a richiedere obbligatoriamente un indirizzo di posta elettronica valido (in genere @hotmail.it) per l’iscrizione, indirizzo di posta che doveva essere comunicato ai propri amici per essere aggiunti, di fatto era il “contatto MSN” che abbiamo menzionato prima.

MSN Messenger – e poi WLM – rappresentarono per tanto tempo il non plus ultra dei sistemi di chat perché quando Microsoft fa una cosa… la fa bene: era possibile usare le emoticon (che oggi chiameremmo emoji) prima statiche e poi animate, impostare foto profilo, inviare e ricevere file, giocare in multiplayer (questo solo in un secondo momento), collegare al proprio account un blog personale in cui parlare di sé e da personalizzare a volontà tramite HTML, CSS, Javascript, GIF animate e quant’altro… insomma MSN era diventato un network in cui, forse per la prima volta (almeno per ciò che io sapessi), contava l’identità personale vera più che l’identità virtuale.

Esattamente come IRCnet vide il suo declino “per colpa” di Windows Live Messenger, così Windows Live Messenger ha visto il suo “declino” e la sua successiva chiusura (oggi è tutt’uno con Skype) “per colpa” di Facebook.

Tutto il resto… è storia contemporanea!

Morale della favola?

Ora vi starete chiedendo perché vi ho raccontato tutto ciò: se avete letto attentamente, più e più volte ho parlato di dati fasulli ed identità virtuali, la contrapposizione naturale di ciò che oggi avviene su Facebook – in cui tutti sanno tutto di tutti.

Ebbene, questa storia mi ha insegnato che la percezione della rete e della privacy è cambiata – e di molto – durante gli anni: se prima le chat su Internet erano un modo di svago e di evasione dalla realtà di tutti i giorni in cui meno si sapeva dei propri interlocutori e meglio era, oggi come oggi sono diventate dei veri e propri mezzi di comunicazione in cui una delle poche sicurezze è sapere esattamente (o quasi) con chi si sta parlando.

L’esperienza mi ha comunque insegnato che all’epoca era possibile creare e coltivare rapporti personali anche ben prima che fosse così semplice scoprire con chi si stesse parlando, come oggi il pericolo può celarsi dietro l’angolo anche parlando e frequentando virtualmente chi dice tutto di sé.

E, se devo essere sincera, sono stata felicissima di aver vissuto la storia della messaggistica istantanea in prima persona e di aver vissuto quel brivido dell’ignoto che, chi è partito da Facebook, purtroppo (o per fortuna) non conoscerà mai.

Voi avete esperienze da raccontare? In che fase della “chat” avete approcciato alla rete? Fateci conoscere le vostre esperienze!

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Recensione Smart Home D-Link: sensori per tutta la casa!

di Giuseppe Monaco

Poco tempo fa vi abbiamo parlato di un efficiente sistema di videosorveglianza che, tramite l’accesso ad internet, permetteva di controllare in remoto un servizio di videocamere in grado di fornire in tempo reale le immagini provenienti dalla vostra abitazione.

Quest’oggi torniamo a parlare di sicurezza con un set di sensori D-Link pensati per fornire all’utente quanti più dati possibili circa eventuali movimenti sospetti, registrando importanti e dettagliati dati raggiungibili direttamente dal nostro smartphone.

Confezione

Le confezioni di vendita dei sensori di movimento e di apertura di porte e finestre presentano la medesima struttura, con una breve descrizione esplicativa sul retro. Al loro interno, troviamo diversi supporti biadesivi e alcune viti per applicare i sensori su ogni superficie.

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La sirena, invece, presenta anche un cavo di alimentazione, così come per la base centrale che viene fornita anche di un cavo Ethernet per collegarla al modem di casa. Oltre questo, abbiamo un foglio illustrativo che spiega le fasi di configurazione e di primo utilizzo e un libricino nel quale troveremo 2 codici QR.

Design

In tutti i prodotti da noi testati il design segue uno stile semplice ed elegante, atto a rendere ancor di più l’ecosistema unito e facile da integrare col resto dell’arredamento.

Partiamo dalla base centrale di forma cilindrica, con il logo D-Link sulla parte alta e un piccolo led sulla zona frontale. Il retro, invece, ospita l’ingresso per il cavo di alimentazione, il tasto per accensione/spegnimento, 1 porta USB e 2 porte Ethernet.

Il sensore di movimento presenta una piccola finestrella sulla parte frontale, dove per l’appunto è collocato il sensore e il led rosso utile a segnalarci lo stato del device. Sul retro, troviamo i dati del dispositivo e, al di sotto, la batteria dall’ottima autonomia.

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Il sensore di porte e finestre è praticamente identico a quello visto in precedenza, con la sola differenza del posizionamento effettivo del sensore vero e proprio. Infatti esso presenta un altro piccolo modulo che, in coppia con quello principale, permette il corretto funzionamento.

Infine, l’allarme è il prodotto realizzato meglio in quanto a qualità costruttiva, con un led che notifica lo stato del device e la potente (davvero potente) cassa posta al di sotto della scocca.

Nel complesso, nonostante la scocca di tutti i vai moduli sia realizzata interamente in plastica, questi appaiono compatti e resistenti e lo si nota in particolare durante il collocamento nelle varie zone della casa.

Configurazione

La fase di configurazione prevede, prima di tutto, il collegamento dell’unità centrale al modem di casa, così da fornire l’accesso ad Internet a tutte le unità. Successivamente, è necessario scaricare l’app mydlink Home dal Play Store e creare un account cosicché, collegandoci alla rete di casa, potremo configurare la base centrale tramite la scansione del relativo codice QR. Il gioco è fatto, non resta che eseguire la stessa procedura con le altre componenti per poter avere la lista completa dei device connessi.

Funzionamento

Dopo aver dunque completato la nostra lista, passiamo ad analizzare il funzionamento di ogni singolo dispositivo. Il sensore di movimento, ad esempio, presenta un’impostazione in grado di regolare la sensibilità con la quale rileva eventuali movimenti. Tappando sulla relativa voce, avremo uno storico di tutti gli spostamenti registrati e, nel caso, la possibilità di eliminare la cronologia

Il sensore per porte e finestre poi presenta un’icona che riferisce in modo intuitivo lo stato di apertura e chiusura, determinata dalla vicinanza o meno del sensore dal suo modulo più piccolo. Tappando anche qui sull’apposita voce, accediamo alla lista delle aperture e chiusure, affiancate dal corrispettivo orario.

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Già da soli, dunque, questi sensori forniscono un ottimo supporto in grado di avvertirci circa eventuali situazioni sospette tramite notifiche dall’app principale e/o e-mail. Per abilitare tale funzionalità non dobbiamo far altro che creare un azione scaturita dal rilevamento di dati da parte di uno dei sensori. E se volessimo un sistema ancor più completo, in grado di avvertirci anche in caso di intrusioni notturne? Per garantire anche questa sicurezza, il potente e compatto allarme ci viene incontro. Tra le azioni selezionabili, infatti, è possibile scegliere se far scattare la sirena, con la possibilità di scegliere un suono diverso a seconda del sensore scattato.

Autonomia

Spulciando tra le specifiche tecniche, le batterie incluse nella confezione, sia per quanto riguarda il sensore di movimento che per il sensore di apertura di porte e finestre, hanno un’autonomia che va da 1 a 2 anni a seconda dell’effettivo utilizzo dei dispositivi. Personalmente ho avuto modo di testare questi prodotti per poco più di 2 settimane, lasciando i sensori attivi 24 ore su 24. Ebbene, in tutto questo tempo nessuno di questi ha visto calare la propria carica di un punto percentuale.

Conclusioni

Certamente il progetto portato avanti da D-Link risulta molto valido ed interessante. La possibilità di scegliere come strutturare il proprio allarme in base a quantità di sensori, tipologia e posizionamento rende il sistema Smart Home uno dei più versatili nel suo genere. Il controllo remoto, poi, e la possibilità di ricevere notifiche da ogni modulo conferiscono un ulteriore valore aggiunto alla gestione della sicurezza della vostra abitazione.

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Diretta TV Canale 5, Italia 1, RAI, DMAX e altri in streaming

di Giuseppe F. Testa

Siete all’estero e volete vedere i canali TV trasmessi in Italia? Purtroppo i canali ufficiali non permettono di usufruire dello streaming al di fuori dei confini italiani, relegando di fatto gli utenti trasferiti all’estero al pagamento di abbonamenti e Pay TV che includano alcuni dei canali italiani.

CR pensa anche a voi, cittadini emigrati all’estero! Ecco i siti da sfruttare ed inserire nei segnalibri per vedere i canali del digitale terrestre gratis, basta una connessione ad Internet decente. Per sfruttare al massimo i siti segnalati consiglio di usare come browser Google Chrome.

DOWNLOAD | Google Chrome

Diretta TV canali italiani: Cloud TIVU

Il primo sito che mi sento di consigliare è Cloud TiVu, che offre un’ottima selezione di canali free.

Abbiamo a disposizione: Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rai 4, Rai 5, Rai Movie, Rai Gulp, Rai YoYo, Rai Sport 1/2, Rai Storia; Mediaset Canale 5, Italia 1, Rete 4, Italia 2, La 5, Top Chrime, Iris, Mediaset Extra e Boing; La 7, La 7d, Cielo, La effe, MTV italia, Dmax, RealTime, Focus, Giallo, Fine, Deejay TV, RSI LA 1, RSI LA 2, SportItalia, Gazzetta TV, Lega Pro Channel e K2.

Nota bene: RSI LA 2 trasmette molti eventi sportivi, inclusa una partita di Champions, ma solo se giocano in quel giorno nella coppa campioni squadre italiane e non svizzere.

LINKcloud-tivu.net

Diretta TV

Diretta TV canali italiani: Hosting TV

Tutti i canali precedenti (o quasi) raccolgono i canali della diretta TV da un unico sito: hostingtv.org. Per fortuna questo sito offre anche una console con tutti i canali disponibili sulla sua piattaforma, basta usare il link in basso per accedervi. La selezione di canali è inferiore, ma è comunque una buona alternativa se il sito precedentemente trattato andasse offline per delle cause legali.

Abbiamo a disposizione in questo caso: Rai 1, Rai 2, Rai 3; Mediaset Canale 5, Italia 1, Rete 4, Italia 2, La 5; La 7, Dmax, RealTime, Focus, Giallo, RSI LA 2.

Nota bene: RSI LA 2 trasmette molti eventi sportivi, inclusa una partita di Champions, ma solo se giocano in quel giorno nella coppa campioni squadre italiane e non svizzere.

LINK | Hosting TV

Diretta TV

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