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Consiglio acquisto cabrio e spider: budget 25.000 euro

di Redazione

Con le guide all’acquisto di SicurAUTO.it torniamo a occuparci di vetture scoperte e, dopo aver passato in rassegna le cabriolet da 30.000 euro, stavolta abbassiamo leggermente il tiro presentandovi i consigli per l’acquisto di cabrio e spider con budget di 25.000 euro o poco più. Queste automobili sono nate per regalare il piacere della guida all’aria aperta e solitamente si distinguono tra modelli derivati da una berlina (cabriolet) e modelli creati come progetti a sé stanti (spider). Ma per praticità, vista pure l’esiguità delle proposte, le abbiamo inserite nella stessa raccolta. 25.000 euro (ma in qualche caso sforeremo fino a 27.999) è il budget minimo per accedere a questa tipologia di auto, ma se avete aspettative maggiori non preoccupatevi perché presto ci occuperemo di versioni molto più sofisticate. Guida aggiornata il 23 maggio 2019.

IL MERCATO DI CABRIO E SPIDER IN ITALIA

In Italia, nei primi quattro mesi di quest’anno, solo lo 0,4% di chi ha acquistato una vettura nuova ha scelto una cabrio o una spider. Un dato significativo sull’incidenza delle ‘scoperte’ sul mercato di casa nostra, ma comunque non sorprendente visto che parliamo di automobili dedicate a una clientela di nicchia. Poco economiche e poco adatte alla quotidianità, le cabriolet sono infatti per un utilizzo più sfizioso, stagionale, da vacanza o da weekend, meglio se in coppia. Fatta questa premessa, passiamo ai consigli per l’acquisto di cabrio e spider da 25.000 euro circa.

CITROEN E-MEHARI

La Citroen E-Mehari è una bizzarra cabrio elettrica dall’aspetto vintage, simile a un piccolo fuoristrada. Lunga 380 cm, dispone di un bagagliaio da 200 litri. Rientra tra le vetture beneficiarie dell’Ecobonus 2019 – 2021. Nella nostra forbice di prezzo rientra la versione Soft Top da 27.300 euro, dotata di un propulsore elettrico da 68 CV/50 kW e batteria con capacità di 30 kWh, ricaricabile in 13 ore a una normale presa domestica. Per la E-Mehari Citroen ha dichiarato una velocità massima di 110 km/h e un’autonomia massima di 195 km. Nel 2017 il crash test Euro NCAP della Citroen E-Mehari ha ottenuto solo 3 stelle su 5.

DS3 CABRIO

DS3 Cabrio è la versione scoperta della berlina 3 volumi del marchio premium della Citroen, e con un prezzo di listino di 26.400 euro (relativo alle versioni PureTech 110 Auto EAT6 Sport Chic e PureTech 110 Auto Performance Line) è senz’altro tra le cabriolet più interessanti sul mercato in termini di rapporto qualità-prezzo. Lunga 395 cm, dispone di un bagagliaio da 245 litri. Entrambi gli allestimenti in linea con il nostro budget montano un propulsore 1.2 benzina da 110 CV/81 kW con cambio automatico, che consuma 5,5 l/100 km ed emette 126 g/km. Solo 3 stelle per il crash test Euro NCAP della DS3 nel 2017.

FIAT 500C

Fra tutte le versioni del ‘cinquino’ lanciate dopo il ritorno in pompa magna nel 2007, la Fiat 500C, dove la C sta per Cabriolet, è probabilmente la più stilosa. Stilosa ma anche pratica, con il tettuccio che si apre elettricamente in movimento mantenendo inalterata la capienza del vano bagagli (182 litri, mentre l’auto è lunga 357 cm). Nella nostra forbice di spesa rientrano numerose versioni della 500C, tutte con alimentazione a benzina e cambio manuale. La più economica è la 1.2 69cv Collezione da 20.100 euro, la più costosa la 0.9 TwinAir Turbo 85cv Collezione da 21.400 euro. Quest’ultima è spinta da un propulsore 0.9 l da 85 CV/63 kW, consuma 5,1 l/100 km ed emette 116 g/km di CO2. Risultato mediocre per la Fiat 500 nel crash test Euro NCAP del 2017: appena 3 stelle su 5.

MINI CABRIO

La Mini Cabrio è forse la più iconica tra le più iconiche cabriolet sul mercato, pari solo al Maggiolino della Volkswagen. Lunga 382 cm, ha 2 porte, 4 posti e un bagagliaio da 215 litri, leggermente più capiente della media di categoria. Le versioni a disposizione del nostro portafoglio di riferimento sono quattro: One, One Boost, Cooper e One Hype, in vendita da 24.500 a 27.500 euro. La più potente è la Cooper con motore a trazione anteriore 1.5 benzina da 136 CV/100 kW, che consuma 5,6 l/100 km e sputa nell’aria 127 g/km di CO2. Nel 2014 il crash test Euro NCAP di Mini Cabrio ha ottenuto un punteggio di 4/5.

SMART EQ FORTWO CABRIO

Uscita nel 2018, la Smart EQ Fortwo Cabrio è una citycar elettrica a trazione posteriore perfetta per l’uso cittadino, anche perché fra tanti pregi quali la maneggevolezza e la facilità di parcheggio (del resto è lunga appena 269 cm, con bagagliaio da 260 litri), non si può dire che l’autonomia sia proprio il suo forte. Fino al 2021 si potrà acquistare con gli incentivi dell’Ecobonus. Il prezzo di listino della Smart Fortwo elettrica in linea col nostro budget, la EQ 60kW Youngster, è di 27.548 euro. Il motore ha una potenza di 82 CV/60 kW, la batteria agli ioni di litio una capacità di 17,6 kWh, mentre velocità massima e autonomia sono rispettivamente di 130 km/h e di 160 km. Per l’80% della ricarica sono necessarie 6 ore da una presa domestica. Nel 2014 il crash test ha dato come risultato 4/5.

SMART FORTWO CABRIO

Insieme alla versione elettrica è disponibile pure una Smart Fortwo Cabrio ad alimentazione tradizionale, ma non meno spumeggiante. Il pezzo forte è il tettuccio in tela progettato per aprirsi in 12 secondi anche a velocità massima e disponibile in tre differenti tonalità. Le misure sono le stesse dell’EQ, mentre a livello di motorizzazioni abbiamo a disposizione un propulsore 1.0 benzina con cambio automatico da 71 CV/52 kW, 5,2 l/100 km di consumi e 119 g/km di emissioni; e un propulsore 1.0 benzina da 90 CV/66 kW, sempre con cambio automatico, che consuma 5,3 l/100 km ed emette 122 g/km. Prezzo di listino da 21.154 a 22.696 euro a seconda dell’allestimento. Nel 2014 il crash test Euro NCAP di Smart Fortwo ha ottenuto 4/5.

VOLKSWAGEN MAGGIOLINO

Nonostante l’aggiornamento estetico e meccanico ricevuto nel 2016, il leggendario Volkswagen Maggiolino è purtroppo uscito di produzione nel 2018 ma nelle concessionarie sono ancora in vendita gli ultimi pezzi prima del definitivo esaurimento scorte. L’ultimo Maggiolino è lungo 429 cm, ha 2 porte, 4 posti e un bagagliaio da 225 litri. Gettando sul tavolo delle trattative i nostri 25.000 euro e aggiungendone altri 1.000, possiamo portarci a casa soltanto la versione 1.2 TSI Design BMT Cabrio da 26.000 euro. Questo modello monta un propulsore benzina a trazione anteriore 1.2 da 105 CV/77 kW, che consuma 5,4 l/100 km ed emette 125 g/km. Il crash test di Volkswagen Maggiolino del 2011 a cura di Euro NCAP ha ottenuto 5/5.

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Ford sperimenta i robot per le consegne a domicilio

di Antonio Elia Migliozzi

Ford presenta il suo nuovo robot. Sviluppato in collaborazione con Agility Robotics il dispositivo rappresenta uno strumento unico del suo genere. Il robot bipede Digit progettato e realizzato da Agility Robotics propone un aspetto “umano” per replicarne i movimenti. Il robot si occuperà delle fasi finali della consegna dei plichi essendo capace anche di superare scalini e eventuali ostacoli. Ford comunica che Digit è dotato di una sofisticata strumentazione hardware e software. Grazie ai suoi sensori è in grado di lavorare in piena sintonia con l’ambiente. In caso di difficoltà il robot trasmette tutti i dati raccolti al veicolo a guida autonoma con cui effettua le consegne. In questo modo Digit usa sensori e potenza di calcolo dell’auto per trovare una soluzione veloce. Tutti i dettagli.

ROBOT SPEDIZIONIERE

Come sappiamo lo shopping online è entrato a far parte della vita quotidiana di miliardi di persone al mondo. Ford ha deciso di lavorare per risolvere al meglio la “sfida dell’ultimo miglio”. Le fasi finali della consegna sono quelle a maggiore complessità e per questo ha scelto Agility Robotics. Si tratta di un’azienda nata nel 2015 e specializzata nei dispositivi bipedi. Questo spinoff della Oregon State University sviluppa l’automazione applicata alla consegna di beni. Insomma sia Ford che Agility si trovano a fare i conti con le sfide della guida autonoma. Siccome i veicoli a guida autonoma spostano persone e merci possono rendere le consegne ancora più convenienti ed efficienti. Ad esempio il ride-hailing, potrebbe unire la consegna dei pacchi al trasporto di passeggeri. Il design di Digit, infatti, gli consente di richiudersi e di auto-riporsi nella parte posteriore del veicolo a guida autonoma.

CONCETTO A GUIDA AUTONOMA

“Come emerso dai progetti pilota condotti, per le persone gestire il recupero delle merci in consegna può essere complesso”, ha commentato Ken Washington, del Ford Research and Advanced Engineering. Ecco allora che Digit rappresenta la soluzione ideale per le consegne data la sua struttura. Costruito in materiale ultra leggero è capace di sollevare pacchi da oltre 18 kg, Digit può salire e scendere le scale e affrontare terreni sconnessi. Questo robot può anche reagire ai piccoli urti senza perdere l’equilibrio e cadere. Ken Washington di Ford ha aggiunto: “Come esseri umani, diamo per scontate queste abilità, ma diventano estremamente importanti quando si progetta un robot per i diversi scenari cittadini.” Insomma nelle situazioni di tutti i giorni i classici robot “a rotelle” potrebbero non farcela. Digit nasce per affrontare ogni ambientazione dinamica e si muove proprio come farebbe un essere umano.

TELECAMERE E SENSORI

Per rendere Digit autonomo ma allo stesso tempo leggero gli sviluppatori hanno parcheggiato parte dei sensori nel veicolo a guida autonoma con cui si sposta. In questo modo si possono usare i sensori avanzati e l’hardware del mezzo Ford per ottenere maggiore supporto e capacità analitiche. I sensori del veicolo a guida autonoma creano una mappa dettagliata dell’ambiente circostante che condividono con il robot. Dal canto suo Digit è equipaggiato con un sensore LiDAR e telecamere stereo utili a guidarlo attraverso scenari base. Come detto se incontra un ostacolo inaspettato chiede l’appoggio del veicolo. Ford dice che grazie all’auto connessa la richiesta di Digit potrebbe essere trasmessa ad un cloud per richiedere l’aiuto di altri sistemi con maggiore potenza di calcolo. La condivisione tecnologica tra Ford e Agility Robotics ha permesso di ridurre il peso di Digit aumentando la durata della sua batteria.

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La sicurezza corre alla 500 Miglia di Indianapolis

di Redazione

Le corse automobilistiche nascono come laboratorio tecnologico. Le soluzioni meccaniche, tecniche o aerodinamiche progettate per le auto da competizione e poi adottate anche sui normali modelli di serie sono infinite. Sapete la storia di come è stato inventato lo specchietto retrovisore? Arrivò proprio grazie alla 500 Miglia di Indianapolis. Questo scambio prosegue anche oggi. Ne è un esempio la nuova Dallara IR-12, vettura che correrà alla prossima 500 Miglia di Indianapolis. L’auto, che a livello di scocca è uguale per tutti i team, è stata progettata secondo i più moderni ed evoluti standard di sicurezza.  I team si daranno battaglia domenica 26 maggio; la diretta sarà in esclusiva su DAZN e cliccando qui potrai vederla live gratis grazie alla promozione DAZN sul primo mese di abbonamento.

LA DALLARA È ANCORA PIÙ SICURA

La prima novità della vettura del 2019 si trova all’interno dell’abitacolo. Il posto per il pilota, infatti, è stato allargato per due motivi. Per adattarsi meglio alle misure di piloti più alti della media e per dissipare energia in caso di incidente. Assorbe meglio gli urti a tutto vantaggio di chi vi siede all’interno. L’auto ha anche una carrozzeria più massiccia. Anche in questo caso è stata ridisegnata per proteggere meglio i piloti. Anche da eventuali detriti. Inoltre, le nuove forme riducono le turbolenze che mettono a rischio la tenuta di strada quando si corre molto vicini ad altre vetture. Le auto 2019, infine, hanno un sedile che, per regolamento, deve assorbire meglio gli urti sia nella parte posteriore sia nella parte inferiore. Numerose migliorie sono state introdotte anche a livello di telaio. Sono state pensate per garantire una maggiore sicurezza. Per questo le sospensioni sono state irrobustite. E sempre per questo molti punti di giunzione sono stati inseriti all’interno della carrozzeria per essere più protetti.

I NUMERI DELLA “500 MIGLIA”

La prima edizione di questa storica gara americana risale al 1911. Da allora, ogni anno, rappresenta un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di corse automobilistiche a stelle e strisce. È la gara di punta del massimo campionato motoristico americano: la IndiCar Series. La 500 Miglia di Indianapolis si corre sul famoso circuito ovale dell’omonima città dell’Indiana. Si disputa su 200 giri, che equivalgono appunto a 500 miglia (circa 805 km). Le donne per decenni non hanno potuto prendere parte alla 500 Miglia di Indianapolis. Dalla seconda metà degli Anni ’70, però, più di un esponente del gentil sesso si è cimentato nella competizione. Il miglior risultato in rosa risale al 2009, anno in cui Danica Patrick riuscì a salire sul terzo gradino del podio.

TUTTO PRONTO PER L’EDIZIONE 2019

Quest’anno Pippa Mann sarà l’unica sportiva donna al via. In pole position della 103esima edizione, invece, partirà Simon Pagenaud. Dovrà difendersi dagli attacchi di agguerritissimi avversari, inclusi i sette vincitori della gara iscritti. Sette, per la cronaca, anche i debuttanti. Difficile dire chi vincerà, visto che chi è partito in testa alla corsa solo in venti edizioni è riuscito a tagliare per primo il traguardo finale. Inoltre, in questa stagione, la IndyCar Series ha già visto cinque diversi piloti dominare in altrettante gare. A dimostrazione dell’altissimo livello di competitività.

SI CORRE QUESTA DOMENICA

Ora non resta che attendere la luce verde che darà il via alla gara targata 2019. Il ricchissimo programma del weekend avrà il suo clou domenica 26 maggio. Alle ore 5:00 in punto di mattina il tradizionale colpo di cannone che viene sparato ogni anno avvertirà i presenti del’apertura dei cancelli. Da quel momento, una fitta serie di eventi accompagnerà gli spettatori fino all’atteso via, previsto per le 12:45 ora locale (le 6:45 di mattina ora italiana). Si potrà assistere ai concerti, con l’immancabile inno nazionale, e alla celebrazione delle vecchie glorie e dei vincitori del passato. Poi, all’ora di pranzo, la partenza: 200 giri da vivere tutti d’un fiato, con le monoposto capaci di viaggiare abbondantemente sopra i 350 km/h di media. Solo per attendere di vedere chi sarà il fortunato ad entrare nella Victory Lane, area riservata al vincitore e al suo team. Lì il pilota giunto primo, per tradizione, si concederà un bicchiere di… latte fresco. Anche questa è la 500 Miglia di Indianapolis.

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Opel Corsa 2020: la nuova generazione debutta in elettrico

di Redazione

Opel ha presentato la sesta generazione della Corsa. L’auto si basa sulla piattaforma CMP del Gruppo PSA: condivide pianale e motori con la Peugeot 208. Il costruttore tedesco, cavalcando la tendenza attuale di privilegiare l’elettrico, ha mostrato per prima la versione a zero emissioni della vettura, mentre le più tradizionali benzina e Diesel arriveranno nelle prossime settimane. L’elettrica sarà anche la prima Opel Corsa ad arrivare sul mercato.

ELETTRICA DA 330 KM

La Corsa con motore elettrico, denominata Corsa-e, è dotata di una batteria da 50 kWh in grado di essere ricaricata fino all’80% in mezzora attraverso le colonnine più veloci. La vettura ha tre modalità di guida (Normal, Eco, Sport). Sono selezionabili dall’utente, che può scegliere se privilegiare economia e autonomia oppure le prestazioni. L’auto promette di percorrere fino a 330 km con una sola ricarica, stando al ciclo WLTP. Interessante il dato di accelerazione: quando si sceglie la modalità di guida più sportiva, lo scatto da 0 a 50 km/h avviene in 2,8 secondi, mentre per arrivare a 100 km/h da fermo occorrono 8,1 secondi. Merito di un motore elettrico con una potenza di 100 kW-136 CV e una coppia di 260 Nm. Da segnalare che il livello di carica della batteria può essere monitorato da remoto tramite l’app myOpel. Il costruttore prevede una garanzia di otto anni per la batteria.

UNA CORSA PIÙ SPAZIOSA

La sesta generazione della Corsa varia nelle dimensioni. Più lunga di 4 cm, arriva a 4,06 metri. L’auto, però, è anche più bassa di 4,8 cm. La diminuzione dell’altezza non è a discapito dell’abitabilità. Grazie anche alla posizione più bassa dei sedili. La nuova Opel Corsa ha una linea leggermente più bassa e filante della precedente, e sottolinea in modo credibile un’indole sportiveggiante. Rispetto alla precedente Corsa la nuova presenta un volume superiore anche a livello di bagagliaio. L’adozione della piattaforma CMP, infine, ha consentito una sensibile diminuzione della massa. Circa 100 kg, di cui 40 kg ottenuti soltanto attraverso la nuova scocca.

ELETTRONICA E FARI ALL’AVANGUARDIA

Opel ha curato molto l’elettronica a bordo della Opel Corsa. All’interno spicca il cruscotto digitale e lo schermo touch a centro plancia, da 7 oppure 10 pollici. Il sistema multimediale è basato sul servizio Opel Connect, in grado di fornire aggiornamenti sul traffico, di collegarsi col soccorso stradale e di effettuare chiamate d’emergenza. Le dotazioni di sicurezza e di assistenza alla guida sono numerose. L’auto ha cruise control adattivo, assistenza al parcheggio, sorveglianza dell’angolo cieco e Flank guard a protezione della fiancata. Del tutto inediti per una vettura della categoria i fari a Led denominati Intellilux LED matrix. Questo tipo di faro presenta otto diodi per gruppo ottico con un sistema per l’adattamento automatico del fascio luminoso. Opel ha migliorato anche il sistema per il riconoscimento della segnaletica stradale, adesso capace di leggere i cartelli luminosi a Led.

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Bollo auto: l’esenzione compete solo alle Regioni

di Redazione

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Con la sentenza 122/2019 la Corte Costituzionale ha forse cambiato il destino del bollo auto: sull’esenzione della tassa automobilistica le Regioni possono decidere in piena autonomia. L’unico limite imposto è quello di non aumentare la pressione fiscale oltre i limiti fissati dallo Stato, che può essere invece diminuita a piacere. Il che, tradotto in soldoni, significa che ogni Regione, se riesce a rispettare gli equilibri di bilancio, ha in teoria la possibilità di eliminare l’odiata tassa sul possesso del veicolo. O quanto meno di ridimensionarla nei costi.

LA PRONUNCIA DELLA CONSULTA SUL BOLLO AUTO

La nuova pronuncia della Corte Costituzionale è derivata da un contenzioso tra la commissione tributaria provinciale di Bologna e la Regione Emilia-Romagna riguardo il pagamento del bollo auto per autoveicoli e motoveicoli con anzianità tra i 20 e i 30 anni, classificati d’interesse storico o collezionistico. Ma la sentenza ha una valenza più ampia e può riguardare potenzialmente tutti i veicoli. Nel caso specifico, infatti, la Regione sosteneva che l’esenzione del bollo spettasse solo ai veicoli iscritti ai registri storici riconosciuti dal Codice della Strada, come l’ASI. Tuttavia la Consulta ha ribadito l’incostituzionalità dell’obbligo di iscrizione nei registri. E soprattutto ha precisato che le Regioni, che hanno la competenza sul bollo auto, possono anche stabilirne le eventuali esenzioni. Con la sola accortezza di mantenere la pressione fiscale sotto i limiti fissati dallo Stato.

BOLLO AUTO ED ESENZIONE: GLI EFFETTI SULLE REGIONI

Questa sentenza segna davvero l’inizio della fine del bollo auto? L’esenzione totale, per il momento concessa soltanto ai soggetti con disabilità e a certe categorie di veicoli, sarebbe di sicuro una conquista storica. E alcune Regioni particolarmente virtuose (mettiamoci dentro anche le province autonome di Trento e Bolzano) potrebbero seriamente pensarci. Non dimentichiamo però che il bollo auto rappresenta una fonte di entrate molto redditizia per le amministrazioni regionali (l’11,7% sul totale di imposte e tributi). E che in caso di rinuncia sarebbero costrette a rivolgersi altrove per recuperare i mancati incassi, magari aumentando l’accise sui carburanti. Ipotesi, quest’ultima, che si potrebbe valutare in ogni caso. Significherebbe, infatti, far pagare a ogni automobilista un tributo in base ai km effettivamente percorsi, e non per il sol fatto di possedere una vettura. Incentivando così l’uso dei mezzi pubblici o di veicoli a emissioni sottozero come la bicicletta.

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L’Audi TT uscirà dal listino, al suo posto un’auto elettrica

di Antonio Elia Migliozzi

L’Audi TT non avrà un futuro o perlomeno sarà diverso da come ce lo aspettiamo. Audi ha comunicato che dopo il restyling che la ha di recente interessata la sua coupé TT uscirà dal listino. Si tratta di una scelta che spalanca le porte ad un nuovo modello elettrico ad alte prestazioni ma dalle dimensioni compatte. Audi vuole competere nel mercato delle auto elettriche e per questo ha preparato un piano ambizioso. Via dal commercio i modelli meno remunerativi e spazio, entro il 2025, a ben 30 elettrificati. Per concretizzare questa strategia Audi ha messo in campo 14 miliardi di euro da spendere entro il 2023. Le priorità per il futuro sono due; elettrificazione e digitalizzazione. Ecco allora che la transizione elettrica non risparmia neanche un modello come la TT in commercio da oltre 20 anni. Vediamo i dettagli.

FINISCE UN’ERA

Audi ha fatto sapere che non ha in programma un futuro per l’iconica sportiva TT. L’azienda ha detto che la sostituirà con un veicolo 100% elettrico. Si tratta di una mossa che vuole consolidare la sua presenza nel settore degli EV sottraendo il primato del segmento premium a Tesla. Insomma la corsa all’auto elettrificata, elettrica o ibrida che sia, miete una vittima illustre. L’Audi TT, sin dal suo lancio nel 1998, ha conquistato gli appassionati mettendo a segno anni di primati nelle vendite. Audi ha delineato la sua strategia per farsi largo nel settore prevedendo 20 modelli 100% elettrici. Entro il 2025, il suo listino comprenderà in totale più di 30 modelli elettrificati. Il Ceo di Audi, Bram Schot, ha detto chiaramente che una strategia incentrata sulla sostenibilità implica sacrifici. Questo significava che il marchio ha scelto di tagliare tutti i modelli caratterizzati da scarsi volumi di vendita.

FUTURO ELETTRICO

La promessa di Audi è quella di sostituire la sportiva compatta TT entro pochi anni con un modello elettrico ma “emotivo” così come lo è stata la versione a motore termico. Il progetto prevede anche il posizionamento all’interno della stessa fascia di prezzo. La TT non sarà però l’unica a conoscere cambiamenti radicali. Audi pensa anche alla prossima generazione dell’ammiraglia A8 che potrebbe essere completamente elettrica e basata su un “concetto completamente nuovo”. Sempre il Ceo di Audi Schot ha messo in dubbio anche la supersportiva R8. Anche per lei si starebbe delineando un domani elettrificato. Per dare concretezza a questi e a molti altri progetti Audi investirà 14 miliardi di euro entro il 2023. Le parole d’ordine sono mobilità elettrica, digitalizzazione e guida autonoma. In questa dinamica il nuovo crossover elettrico e-tron lanciato a marzo è solo la prima pedina a scendere in strada.

LA PROSPETTIVA

Per compensare gli enormi investimenti per i modelli elettrici Audi conta di vendere in mercati come la California e la Cina, i suoi crediti CO2. I marchi indietro nello sviluppo di prodotti elettrificati potrebbero essere interessati a fare accordi con il brand tedesco. Audi vuole anche ridurre e riutilizzare quante più risorse possibile per rendere la produzione ecocompatibile. La promessa è che gli impianti di produzione del marchio in Germania, Ungheria e Messico avranno zero emissioni di CO2 entro il 2025. Per Audi tutta la catena del valore dovrà essere più green per questo si lavora già a partire dagli accordi con i fornitori. Non si tratta di un novità assoluta visto che anche Mercedes e BMW hanno recentemente dichiarato di aver fatto della sostenibilità un principio determinante per il loro futuro.

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Tesla: nel mondo circolano 2,9 GWh di auto elettriche vendute a marzo 2019

di Antonio Elia Migliozzi

Tesla mette in tasca un nuovo record a dispetto dei detrattori. Il marchio Usa fondato da Elon Musk è in vetta alla classifica dei costruttori che hanno venduto auto elettriche per GWh complessivi. Si tratta di un risultato di assoluto rilievo se consideriamo che Tesla stacca di misura anche l’agguerrita concorrenza cinese. Con i suoi 2,889 MWh totali Tesla supera i costruttori automotive europei del calibro di Renault e BMW ma anche i 486 produttori attivi nella sola Cina. Se guardiamo la classifica di Mining.com la distanza che separa la prima dalla seconda è abbissale. La cinese BYD a si ferma infatti a 1.387 MWh. La performance di Tesla arriva nonostante i MWh combinati delle batterie di Model X e S distribuiti a marzo sia diminuiti di oltre il 40%. Vediamo i numeri.

NUOVO RECORD

Marzo di vendite record per Tesla. Il marchio americano di auto elettriche avrebbe distribuito veicoli per complessivi 2.9 GWh. Come mostra un’interessante infografica realizzata da Mining.com e basata sui dati del mese di marzo 2019 come elaborati da Adamas Intelligence. Nello specifico Tesla ha distribuito veicoli per circa 2,889 MWh (2,9 GWh) di batterie. Questo conferma che Tesla è sia il più grande produttore al mondo di auto elettriche al mondo ma anche il più grande utilizzatore di batterie EV. A conti fatti rappresenta quasi il 30% della flotta complessiva di EV. A conferma dell’enormità dei numeri Tesla si deve pensare che ammontano al 43% dell’importo totale di Mwh dei primi 10 migliori produttori mondiali di BEV / PHEV / HEV. La ragione di questo primato di Tesla non è solo nel numero degli esemplari venduti ma anche nell’elevata capacità media delle loro batterie.

CRESCITA DEL MERCATO

Dalla classifica si nota il grande distacco tra Tesla e il resto dei marchi. Secondo per la cinese BYD che si ferma a 1.387 MWh, seguita da BJEV, azienda controllata da BAIC, a 706 MWh. BYD vende anche molte vetture ibride plug-in e il numero delle PHEV conferma che la capacità media delle loro batterie è decisamente inferiore rispetto a quella delle Tesla. Molto staccata Nissan al quarto posto che ha venduto auto elettriche per 416 MWh, Renault a 238 MWh e BMW penultima a 210 MWh. Come anticipato i 2.889 MWh di Tesla la avvicinano al totale dei principali costruttori di auto mondiali tra cui Ford, Mercedes-Benz e Volkswagen. Sono infatti tutti e tre siano fuori dalla classifica dei primi 10. Dato interessante è la crescita della potenza delle batterie a marzo 2019. L’aumento è stato di 9,76 GWh con una impennata del 94% su base annua.

IL TREND

Insomma un’altra conferma del fatto che Elon Musk è più forte dei suoi detrattori. In particolare la classifica dei MWh permette di approfondire il fatto che Tesla è più forte di tutti i concorrenti. Stracciata anche il plotone dei 486 produttori di EV operativi in Cina. Va detto che Tesla ha sempre avuto batterie più grandi della concorrenza per ridurre l’ansia da autonomia dei suoi clienti. In generale le dimensioni delle batterie delle auto elettriche sono cresciute con una capacità media salita del 55% rispetto al 2018. Anche la Cina sta incoraggiando questa trend eliminando gli incentivi per veicoli elettrici con un’autonomia inferiore a 250 km. I numeri raccolti da Adamas Intelligence ci fanno capire che le auto elettrice vendute in circa 80 paesi al mondo, rappresentando oltre il 90% del mercato EV globale.

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FCA e Renault: da Torino la proposta di una partnership al 50%

di Redazione

Nelle scorse settimane le voci su una possibile alleanza tra FCA e Renault hanno preso sempre più piede. Da una parte lo stallo nella trattativa tra il gruppo torinese e PSA. Dall’altro gli incontri tra John Elkann e Emmanuel Macron (Renault per il 15% è statale). I segnali sembravano chiari. Oggi Mirafiori rompe gli indugi e rende noto il contenuto della lettera mandata ai vertici della Casa francese. In sintesi, si propone una fusione tra le due aziende in una nuova società in cui i rispettivi marchi entrino alla pari. Ciascuno con il 50% di quote.

IL LATO “FRANCESE” DELL’ALLEANZA

La lettera di FCA arriva a Parigi proprio mentre è in corso il consiglio di amministrazione Renault. La Casa francese è già parte di un’alleanza con Nissan e Mitsubishi e non sta attraversando un momento particolarmente roseo. Dopo l’arresto di Carlos Ghosn per appropriazione indebita, infatti, l’intero gruppo è stato costretto a riorganizzare i vertici aziendali e a far fronte a una contrazione delle vendite che proprio nell’uscita di scena dell’ex “numero uno” trova una delle cause. Sorti commerciali a parte, la cosiddetta Alleanza vede Renault possedere il 44,3% di Nissan e Nissan possedere il 15% di Renault. In tempi più recenti Nissan ha acquistato il 34% delle azioni Mitsubishi, portando anche questo marchio all’interno del gruppo. Tra le partecipazioni minori, anche quella di Daimler, che possiede il 3,1% delle azioni dell’Alleanza.

LA NASCITA DI UN MEGA-GRUPPO

FCA, dal canto proprio, sta cercando da un po’ di tempo un partner per affrontare la transizione verso l’elettrificazione che sembra vederla un po’ in ritardo rispetto ad altri concorrenti. Dopo la vendita di Magneti Marelli e l’acquisto di crediti puliti legati alle emissioni di CO2 da Tesla, questa mossa sembra un bel passo in avanti. Permetterebbe alla Casa di condividere pianali, tecnologie e componenti per la creazione di nuovi modelli. Dalle comunicazioni ufficiali delle due Case si legge anche che la nuova holding alla pari, con sede in Olanda e quotata a Milano, Parigi e New York, permetterebbe una più capillare diffusione su tutti i mercati, con una gamma prodotti più articolata, moderna e competitiva. Si stima che l’eventuale fusione porterebbe alla nascita del terzo più grande costruttore automobilistico al mondo. Con 8,7 milioni di vetture prodotte all’anno, infatti, la holding si piazzerebbe subito dietro Toyota e Volkswagen.

LAVORO GARANTITO

Dando comunicazione della proposta a Renault, FCA ci tiene a sottolineare come l’operazione non avrebbe ripercussioni negative sui livelli occupazionali. La fusione non solo non si ripercuoterebbe sulle attività dei singoli stabilimenti, che proseguirebbero con l’attuale divisione dei compiti almeno nella fase iniziale. Non solo: promuoverebbe il nascere di nuove opportunità grazie alla condivisione di piattaforme, motori e tecnologie secondo un piano di collaborazione che arriverebbe a compimento nei prossimi sei anni.

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Dissuasori di velocità intelligenti: parte la sperimentazione

di Redazione

Dissuasori di velocità intelligenti

La città di New York testerà a breve i primi dissuasori di velocità ‘intelligenti’, che si irrigidiscono o si afflosciano a seconda della velocità dell’auto. Questi nuovi bumper promettono di essere efficaci come quelli standard, ma senza le pericolose sollecitazioni che mettono a dura prova le sospensioni e gli ammortizzatori dei veicoli e la colonna vertebrale degli occupanti.

COME FUNZIONANO I DISSUASORI DI VELOCITÀ INTELLIGENTI

Ne ha parlato in un articolo il sito del quotidiano Repubblica, spiegando che New York sarà la prima amministrazione a utilizzare i dossi ‘interattivi’. L’idea è dell’azienda spagnola Badennova, che ci sta lavorando da circa dieci anni. Ma come funzionano i dissuasori di velocità intelligenti? Se un qualsiasi veicolo (auto, camion o moto non fa differenza) procede a velocità sostenuta, si comportano come se fossero completamente rigidi, facendolo sobbalzare. Ma se il veicolo va piano, i dissuasori si ammorbidiscono non recando alcun tipo di disturbo. Insomma, vien premiato lo stile di guida più corretto.

COME SONO FATTI I DOSSI ARTIFICIALI INTERATTIVI

I dossi artificiali interattivi, leggiamo sempre su Repubblica, sono riempiti con una sostanza simile a un amido di mais, miscelata con acqua e altri componenti coperti da segreto industriale e poi brevettati. Il rivestimento, inizialmente previsto di gomma (poi scartata in quanto esposta a tagli o rotture), è realizzato invece con una speciale tela indistruttibile. Ovviamente è facile prevedere che se il test newyorkese andrà bene (e non si può dire che per la sperimentazione si sia scelta una città facile dal punto di vista del traffico), i dissuasori di velocità ‘intelligenti’ si diffonderanno rapidamente nel resto degli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. Con i dovuti ringraziamenti dei conducenti più disciplinati.

IL PROBLEMA DEI DOSSI RALLENTATORI

In effetti il dibattito sulla pericolosità dei dossi artificiali rigidi persiste già da tempo, anche in Italia. Nel 2013, per esempio, la direzione generale prevenzione del Ministero della Salute ne aveva condannato l’abuso, specificando che i dissuasori di velocità possono costituire un rischio per guidatori e veicoli. “Anche chi li affronta a basse velocità”, scriveva il Ministero, “è sottoposto a sollecitazioni eccessive e altre potenziali fonti di pericolo. Inoltre, inducono a frenate e accelerazioni continue, che implicano maggiori consumi ed emissioni”. Senza contare i disagi per i mezzi di soccorso. I dossi, infatti, oltre a far perdere minuti preziosi alle ambulanze, sono dannosi per i trasportati che hanno subito un trauma, in quanto sottoposti a colpi e sobbalzi dolorosi.

DISSUASORI ARTIFICIALI E CODICE DELLA STRADA

L’installazione dei dissuasori artificiali sulle strade italiane è regolata dal decreto attuativo dell’art. 179 del Codice della Strada. In particolare, sono previsti solo su strade interne, residenziali o nelle cosiddette zone 30. Le dimensioni, invece, variano in base al limite di velocità. Per esempio con limite fino a 50 km/h il dosso deve avere una larghezza sopra 60 cm e un’altezza non superiore a 3 cm; con limite fino a 40 km/h la larghezza non deve essere inferiore a 90 cm e l’altezza non deve superare i 5 centimetri; infine sulle strade con limite di velocità fino a 30 km/h il dosso artificiale deve avere una larghezza non inferiore a 120 cm e un’altezza non oltre 7 cm. Leggermente diverso il caso dei passaggi pedonali rialzati, per i quali il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti impone una larghezza di 10/12 metri e una pendenza massima del 10%.

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Audi: le batterie esauste eviteranno i blackout da auto elettriche

di Redazione

Il problema inizialmente sottovalutato sembra essere reale. Nel momento in cui il parco circolante sarà composto da molte auto elettriche, l’approvvigionamento energetico nelle città potrebbe subire dei picchi di consumo tali che potrebbero causare dei blackout. Audi, come altri costruttori, sta cercando soluzioni per una gestione più efficiente dell’energia disponibile. Per questo ha appena inaugurato un nuovo centro di stoccaggio realizzato con batterie provenienti dall’automotive.

SI EVITERANNO I BLACKOUT DA AUTO ELETTRICA

Uno dei principali obiettivi del nuovo centro di stoccaggio è quello di trovare una soluzione al problema dei blackout da auto elettrica. Si teme infatti che con l’aumento della richiesta di energia a causa della crescita del mercato delle nuove vetture si possano in futuro verificare blackout della rete nelle ore di punta. La Casa dai Quattro Anelli ha una soluzione. L’energia in eccesso può essere stoccata e quindi per ricaricare le vetture elettriche senza sovraccaricare la rete di distribuzione. Le unità di stoccaggio, quindi, servirebbero da tampone regolarizzando l’erogazione di energia e assorbendo i picchi di domanda.

CAPACITÀ DI 1,9 MWH

Il centro di stoccaggio Audi è stato inaugurato a Berlino. È situato presso il polo universitario EUREF della capitale tedesca. È il più grande della Germania e permetterà di realizzare numerosi studi sull’interazione tra auto e rete elettriche. L’unità di stoccaggio immagazzina l’energia fornita dalla rete elettrica in batterie da autotrazione esauste. La sua capacità sfiora gli 1,9 MWh: può alimentare per due ore l’intero Campus in cui si trova e soddisfare il fabbisogno di 200 auto elettriche. L’impianto attinge a un MW di potenza, fornitogli dalla rete elettrica a medio voltaggio. Il centro ha come principale funzione quella di immagazzinare l’energia in eccesso proveniente da fonti rinnovabili, fotovoltaico e eolico, per poi ridistribuirla senza fluttuazioni nell’erogazione. L’energia in eccesso viene infatti stoccata e poi sia usata dal polo universitario, in caso di necessità, che erogata mediante colonnine elettriche di ricarica con una potenza di 175 kW, dando la possibilità ad Audi di studiare l’interazione tra le nuove e-car e la rete elettrica.

ENERGIE RINNOVABILI PER ALIMENTARE L’ELETTRICO

Il centro ha però anche altri obiettivi. In primis, trovare una soluzione allo smaltimento delle batterie esauste delle auto elettriche. Per stoccare l’energia vengono usate batterie da autotrazione a fine vita, risolvendo così il problema dello smaltimento. Inoltre Audi si propone di raggiungere un altro traguardo: riuscire ad alimentare le auto grazie a fonti rinnovabili. C’è scetticismo sulla possibilità che tecnologie come eolico e fotovoltaico possano essere usate per l’erogazione di energia alle auto elettriche a causa della produzione discontinua e soggetta al meteo. Progetti come questo dimostrano che è possibile trovare delle soluzioni per creare un sistema di distribuzione ecologico. L’energia delle fonti rinnovabili, venendo stoccata, può quindi essere erogata in maniera controllata e stabile, diventando una valida alternativa alle fonti tradizionali.

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BMW presenta la nuova Serie 1: la prima a trazione anteriore

di Redazione

Annunciata più volte ma rimasta sotto il velo dei “camouflage” per lungo tempo, la nuova BMW Serie 1 è finalmente pronta. L’anteprima mondiale, che si attendeva per il Salone di Ginevra, è invece fissata per il 25 giugno a Monaco di Baviera. In Italia si dovrà attendere fino ad ottobre per poterla ammirare in concessionaria. Forme e proporzioni sono totalmente riviste in funzione della vera grande rivoluzione, peraltro annunciata da tempo. Parliamo del passaggio dal motore longitudinale con trazione posteriore al motore trasversale e trazione anteriore. Si tratta del secondo modello dopo X1 a “convertirsi” a questa architettura inaugurata dalle Serie 2 Active Tourer sfruttando la piattaforma condivisa con i modelli Mini.

NOVITÀ NELLE FORME

Coerente ma totalmente rivoluzionata, la linea vede sparire il cofano lungo della precedente per un anteriore molto spiovente. La nuova BMW Serie 1 è invariata nella lunghezza, 4,32 metri, ma più alta e con passo accorciato di 2 cm. Malgrado questo, le nuove proporzioni e l’abitacolo più avanzato regalano spazi maggiori. Aumentano infatti quelli per le ginocchia e per le spalle mentre il bagagliaio passa da 360 a 380 litri. Il frontale presenta un doppio rene più grande mentre la coda è meno tronca e più avvolgente, senza spigoli e dallo sbalzo ridotto.

CRESCONO I COMFORT

Anche gli interni sfoggiano un design di nuova impronta e sono ancora caratterizzati dalla presenza del sistema iDrive con manopola centrale ma dotati di sistema multimediale di 7.0. Per la prima volta poi, sulla Serie 1, fanno il loro esordio il tetto panoramico e il portellone ad azionamento elettrico. I gruppi ottici sia anteriori sia posteriori, a seconda della versione, sono con fari alogeni e luci diurne a Led oppure “full Led”.

MOTORI E CAMBI

La gamma della nuova BMW Serie 1 al lancio comprenderà motori a tre e quattro cilindri per ora senza ibridi. A benzina saranno disponibili il 1.5 da 140 CV e 220 Nm per la 118i e il 2.0 da 306 CV per la 135i xDrive. Tre i Diesel: 116d 1.5 con 116 CV, 118d da 2.0 da 150 CV e 120d Xdrive da 190 CV. I cambi sono manuali a 6 marce sulle versioni, 118i, 116d e 118d, con l’opzione di un automatico doppia frizione a 7 rapporti per i primi due. Per la 118d si può invece avere lo Steptronic a 8 rapporti di serie con la 120d xDrive e sulla M135i xDrive. I modelli a trazione anteriore dispongono di un un sofisticato controllo di trazione che interviene sui freni e sulla gestione del motore.

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Guida autonoma: il MIT insegna alle auto a guidare come gli umani

di Antonio Elia Migliozzi

Il MIT lavora ad una guida autonoma dal volto umano. I ricercatori del famoso istituto americano hanno preparato un’auto senza conducente tutta nuova. Al centro l’approccio umano. Proprio come gli uomini si orientano guardano una semplice mappa il software di bordo sarà in grado di usare i dati cartografici confrontandoli con quello che vedono le telecamere. In questo modo il veicolo saprà esattamente dove si trova potendo proseguire verso la direzione. Il sistema del MIT si basa su un modello di apprendimento automatico. Un computer simula una rete neurale e si sposta elaborando le immagini raccolte. L’auto impara comportamenti standard dall’uomo e ha bisogno di meno dati per funzionare meglio. Vediamo i dettagli.

TECNOLOGIA UMANA

Il MIT è pronto per l’appuntamento di quest’anno alla Conferenza internazionale di robotica in programma a Montreal. L’Istituto sta lavorando alla guida autonoma che imita i conducenti umani. La piattaforma usa mappe e videocamere per analizzare la situazione in cui si trova e navigare verso una destinazione. Lo sviluppo della guida autonoma ha dimostrato quanto sia difficile una tecnologia affidabile. Le differenze tra l’intelligenza umana e quella delle macchine sono notevoli e non solo in termini di potenza di calcolo. Spesso agli esseri umani basta una mappa approssimativa per capire dovo sono. Alla guida autonoma, invece, servono dati di localizzazione e sensori avanzati. Si tratta di un numero importante di dati che richiedono spesso lunghi tempi di elaborazione. Se di solito le mappe di una città media occupano quattro terabyte di spazio si potranno ridurre le carte di tutto il mondo a soli 40 gb.

ELABORARE LE INFORMAZIONI

Per il MIT la capacità dell’uomo è quella di usare informazioni imprecise e applicarle a situazioni molto complesse. La guida autonoma di domani sfrutterà la navigazione e localizzazione adattandosi all’ambiente. Per riuscirci basteranno una semplice mappa e delle telecamere. La macchina correggerà le imprecisioni della mappa guardandosi intorno. L’approccio del MIT usa segnali visivi. Per questo non ci sarà bisogno di istruzioni dettagliate ma solo di una mappa base. Il nuovo modello funziona come il cervello umano e si sposta elaborando le immagini raccolte. Un driver umano guida e prende decisioni mentre i sensori raccolgono le informazioni necessarie il perché di quelle scelte. L’allenamento con il driver permette a questo sistema a guida autonoma di affrontare diversi tipi di strade e intersezioni senza incertezze. Insomma alla guida autonoma non servono soltanto sensori avanzati ma anche l’esperienza dell’uomo.

LE APPLICAZIONI

La tecnologia del MIT non effettua soltanto un percorso da A a B. Questo nuovo algoritmo è progettato per cercare una destinazione piuttosto che seguire una strada imparata a memoria. Il team di ricerca è guidato da Daniela Rus, direttore del Laboratorio di Informatica e Intelligenza artificiale. “In un’intersezione a T, ci sono diverse direzioni in cui la vettura potrebbe girare”, dice Rus. “Il modello inizia pensando a tutte quelle direzioni, ma vedrà che le persone girano a sinistra e a destra, ma nessuno va dritto”. Insomma nel tipo schema dell’imparare facendo la nuova guida autonoma imiterà i comportamenti umani per non sbagliare. L’auto del MIT trasforma la “vista” nel suo punto forte. Elementi fissi come cartelli e linee stradali le servono per decidere cosa fare in una certa situazione. Questo le permette anche di gestire guasti dei sensori e informazioni incomplete.

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Tesla Model S: cosa si rompe e quanto costa riparare in 200 mila miglia

di Antonio Elia Migliozzi

Percorre circa 320.000km a bordo di una Tesla Model S e traccia un bilancio delle spese. Un cliente americano di Tesla mette nero su bianco i costi di gestione della berlina elettrica. Per le prime 100.000 miglia bordo dell’auto ha speso 1.050 dollari in manutenzione. Successivamente le spese complessive sono state di 5.415$. Cifre molto contenute se pensiamo alle rivali che sono presenti nella stessa fascia di prezzo della Model S. A leggere la lista degli interventi si notano numeri curiosi. Interessante ad esempio il fatto che la prima sostituzione dei freni sulla sua Tesla sia arrivata a 130.000 miglia quando un’auto a motore termico la effettua a circa 60.000. Il driver spiega come risparmiare soldi con i vari servizi di ridesharing che permettono, nel tempo, di ripagare sia l’auto che la manutenzione. Diamo uno sguardo.

CONTI ALLA MANO

Come riportato da Insideevs.com un automobilista americano ha superato le 200.000 miglia a bordo della sua Tesla Model S del 2012. Un chilometraggio non esagerato ma la cosa interessante è che lui ha fatto una lista completa di tutte le spese. In particolare va detto che tutte le riparazioni delle sue ultime 150.000 miglia non erano coperte dalla garanzia. Per le prime 100.000 miglia in Tesla, Steve Sasman ha speso 1.050$ per le riparazioni. Successivamente ha fatto riparazioni per 5.415 dollari. Cifra non esagerata se pensiamo che ha speso 2.215 dollari solo per cambiare il grande schermo centrale del sistema di infotainment. Nella cifra ha compreso anche la sostituzione delle due batterie da 12V e il cambio dei freni pagato 700$. Insomma questa lista conferma quanto già sappiamo sul fatto che la bassa complessità delle auto elettriche porta a minori problemi meccanici.

OCCHIO AI CONTI

Steve ci tiene anche a chiarire i dubbi sulla perdita di valore. Una Model S P85 del 2012 con 50.000 miglia vale circa 35-40.000 dollari. La sua auto, con 200.000 miglia, vale circa 20-25.000. Il driver però ha guadagnato 41.090 dollari offrendo corse con i servizi di ridesharing come Turo, Uber e Lyft. Va detto che negli Usa le Tesla sono tra le auto più presenti all’interno di queste flotte a noleggio con conducente. Insomma i 15.000 dollari persi in valore di rivendita dell’auto risultano largamente compensati. Steve ha pagato la sua Tesla Model S P85 79.000 dollari. L’auto aveva percorso già 35.000 miglia al momento dell’acquisto nell’agosto del 2014. A questi guadagni vanno aggiunti quelli indiretti. Parliamo di quasi 95.000 dollari. Di questi 15.000 grazie al programma referenze di Tesla che premia coloro che aiutano a promuovere il brand e gli altri come sconto sull’acquisto della nuova Tesla Roadster.

NIENTE BENZINA

Durante tutte le 200.000 miglia il driver ha usato solo per la metà i Supercharger Tesla. Come sappiamo le colonnine di ricarica rapida del brand Usa permettono di ricaricare molto più velocemente che a casa. Per il resto Steve ha caricato la sua Tesla a casa spendendo in totale circa 7.000 dollari. Le cose sarebbero state diverse con un’auto tradizionale alimentata a benzina. Per 200.000 miglia, supponendo una media di 6,7l/100km, avrebbe speso 24.000 dollari. Insomma conti alla mano l’auto elettrica sembra proprio avere costi di gestione davvero contenuti. L’invito che Steve rivolge nel raccontare la sua storia è quello di utilizzare al massimo la propria Tesla. Come ci tiene a precisare l’auto ha il potenziale per ripagare tutte le sue stesse spese basta usarla. In questo i servizi di ridesharing sono la soluzione ottimale per quanti come lui amano guidare e condividere la propria vettura con altri.

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Auto usate con chilometri scalati: multa da 30 mila euro ad Auto SMA srl

di Redazione

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Le auto usate vendute con chilometri scalati sono sempre più oggetto di indagini e multe ai rivenditori scorretti. Stavolta finisce con una multa neppure troppo pesante ad Auto SMA srl, l’indagine condotta dall’Antitrust dopo le denunce alla Polizia dei clienti che avevano acquistato auto con la metà dei chilometri scalati.

I FATTI

La vicenda che vede il venditore multimarche Auto SMA srl al centro del provvedimento n. 27780 dell’Autorità Garante ha origine a giugno 2017 con le segnalazioni della Polizia Stradale. Le prove raccolte parlano di auto usate vendute anche con circa 80 mila chilometri in meno di quelli reali prima della vendita. L’ipotesi è di violazione degli articoli 20, comma 2, e 21, comma 1, lettera b) e d), del Codice del Consumo e per Auto SMA srl una condotta commerciale scorretta. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Auto SMA srl non ha verificato che il contachilometri installato sulle auto era manomesso e che i chilometri mostrati fossero reali. Le ipotesi dell’Antitrust sono diventate sempre più consistenti in assenza di alcuna argomentazione difensiva da parte dell’azienda. Mentre le indagini della Polizia Stradale hanno appurato che almeno 7 auto provenienti da autonoleggi o aziende vendute da Auto SMA srl avevano i chilometri scalati.

LE AUTO TAROCCATE SCOPERTE DALLA POLIZIA

Durante il procedimento istruttorio – come riporta l’Antitrust – la Polizia Stradale ha raccolto una serie di denunce, fatture e altra documentazione comprovante che le auto di seguito vendute tra dicembre 2016 e maggio 2017 erano state manomesse:

– “L’Alfa Romeo   Giulietta targata   EM198WD venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  11.500  euro  aveva 76.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 101.806  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “Il Fiat  Fiorino targato   EM473BY venduto  nel  dicembre  2016  al  prezzo  di  6.500  euro  aveva 95.212  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 179.668  km quando è passata dalla società Leasys  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen  C3 targata DR446VX venduta   nel  gennaio  2017  al  prezzo  di  3.690  euro  aveva 85.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 157.000  km quando è passata dalla società Rosati Auto S.r.l. ad Auto SMA srl”.

– “La Fiat Panda targata EH754GG venduta nel  maggio 2017  al  prezzo  di  5.500  euro  aveva  80.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 158.000  km quando è passata dalla società ARVAL  SERVICE LEASE  ITALIA  S.p.A.  ad Auto SMA srl”.

– “La Mini Cooper targata EK423JN venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  14.000  euro  aveva  92.500  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 143.141 km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

– “La Citroen C1 targata DE209EC venduta   nel  dicembre 2016  al  prezzo  di  4.350  euro  aveva  68.000  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 124.530  km quando è passata dalla società  ECO  LIRI  S.p.A. ad Auto SMA srl”.

– “La Volkswagen Golf  targata ES305RJ venduta nel  marzo 2017  al  prezzo  di  14.500  euro  aveva 106.353  km  circa  dichiarati  da  Auto SMA. Mentre prima aveva 160.000  km quando è stata data in permuta alla società Autocentri Balduina srl e venduta ad Auto SMA srl”.

LA MULTA DI 30 MILA EURO AD AUTO SMA

Quello dei chilometri scalati è un fenomeno messo sempre più all’angolo sia dalle direttive europee (vedi il certificato di revisione), sia grazie a strumenti come Diogene  di cui abbiamo parlato qui che aiutano i rivenditori a tutelarsi a loro volta dalle auto con chilometri scalati prese in permuta. La condotta di Auto SMA srl però secondo l’Antitrust costituisce una  pratica  commerciale scorretta, in violazione dell’articolo 21, comma 1, lettere b) e d), del Codice del Consumo. Auto SMA “ha ingannato i consumatori aumentando il valore commerciale di tali autovetture, ottenendo conseguentemente ai loro danni un indebito vantaggio economico”. Inoltre ha generato “effetti pregiudizievoli per i consumatori acquirenti non solo al momento dell’acquisto degli autoveicoli quanto anche successivamente” visto che i clienti avrebbero potuto tenere conto di interventi di manutenzione necessari a un chilometraggio reale maggiore nel valutare l’acquisto. In ragione del fatturato dichiarato nel 2017 di 344.805 euro, l’Antitrust ha irrogato una multa di 30 mila euro ad Auto SMA srl. Occhio quindi alla prossima auto che comprate e per non farvi fregare dai chilometri scalati o danni occulti, consultate la guida all’acquisto dell’auto usata con la check list da scaricare.

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Renault: noleggio auto elettrica agevolato a chi acquista un casa “green”

di Redazione

Renault, in attesa di valutare la proposta ricevuta ieri da FCA, ha dato vita ad un’interessante iniziativa. Entra a far parte di un programma per la promozione di stili di vita più ecosostenibili. Con il gruppo immobiliare Kaufman & Broad, infatti, ha avviato al progetto Feel Wood. Prevede, per chiunque acquisti una casa a basso impatto ambientale nella cittadina francese di Villepreux, vicino a Versailles, sarà possibile noleggiare una Zoe a tasso agevolato.

RATA BASSA E BATTERIE INCLUSE

Nello specifico, chi acquista un’abitazione a basso impatto ambientale parte del programma Feel Wood può avere una Renault Zoe in allestimento Life a 90 euro al mese. Il finanziamento, della durata di 37 mesi. Comprende anche le batterie, con garanzia a vita. L’iniziativa garantisce così un risparmio netto di 60 euro al mese rispetto ai normali canoni di locazione della vettura francese.

COLONNINE COMPRESE

Grazie alla detrazione per il bonus ecologico e al contributo messo a disposizione dalla stessa Kaufman & Broad, inoltre, il contributo iniziale per accedere al noleggio della Renault Zoe sarà di soli 1.000 euro anziché 6.000. E non è tutto. Perché proprio per favorire la diffusione e il corretto utilizzo delle auto elettriche, tutti i garage delle abitazioni del programma Feel Wood saranno dotati di wallbox per la ricarica.

L’ELETTRICO “FACILE”

Grazie a tutte queste iniziative Renault spera di accelerare la diffusione delle auto a zero emissioni e, più in generale, di stili di vita a minor impatto ambientale. Lo ha spiegato lo stesso Gilles Normand, direttore della Divisione Veicoli Elettrici della Casa francese. “Il Gruppo Renault si prefigge l’obiettivo ambizioso di rendere la mobilità elettrica accessibile a tutti. Siamo felici di contribuirvi ancora una volta. Oggi grazie alla partnership che abbiamo stretto con Kaufman & Broad. Questa prima applicazione concreta dimostra l’importanza di andar oltre al semplice veicolo per costruire soluzioni accessibili e facili da vivere intorno al veicolo elettrico”.

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Revoca patente: da quando decorre? La risposta della Cassazione

di Redazione

Revoca patente da quando decorre

Il Codice della Strada dispone, per chi guida in stato di forte ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti e provoca un incidente stradale, la revoca della patente: ma da quando decorre il provvedimento? La domanda non è banale perché dal 2010 per conseguire un nuovo documento di guida è necessario che siano trascorsi tre anni dall’accertamento del reato. Ma questi tre anni quando si iniziano a contare? Dalla data dell’incidente o comunque del ritiro della patente, o dal giorno in cui la sentenza penale di condanna è passata in giudicato?

DA QUANDO DECORRE LA REVOCA PATENTE?

Inizialmente questo dubbio aveva ‘incartato’ diversi tribunali, visto che sulla stessa questione erano uscite sentenze diverse. Ma in seguito la giurisprudenza ha decisamente virato verso la soluzione meno favorevole al trasgressore, stabilendo tempi più lunghi per la revoca. Aveva disposto già in tal senso un’ordinanza ministeriale del 2015. E l’ultima sentenza della Cassazione depositata lo scorso 20 maggio 2019 ha confermato la ‘linea dura’, sciogliendo definitivamente tutte le incertezze sull’argomento. I tre anni di revoca patente non decorrono dalla data del sinistro o del ritiro, ma dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULLA REVOCA PATENTE

Nel caso in discussione, leggiamo sul sito dell’Ansa, la Corte di Cassazione è stata chiamata a deliberare sul caso di un cittadino che si era rivolto al Giudice di Pace di Rovereto per contestare la revoca della patente fatta partire non dal giorno dell’incidente e della sospensione cautelare del documento di guida (15 dicembre 2013), ma dalla data di notifica della revoca stessa (5 settembre 2014). Accogliendo però il ricorso del Commissariato di Governo per la Provincia Autonoma di Trento, la Cassazione ha specificato un elemento importante. E cioè che “il provvedimento di revoca non viene in esistenza prima che il Giudice Penale lo pronunci”. Di conseguenza “la sua applicazione non può iniziare prima che la sentenza penale sia passata in giudicato. La revoca della patente è pertanto un atto ad efficacia istantanea adottabile solo una volta che la sentenza penale di condanna sia, appunto, passata in giudicato”.

LA SOSPENSIONE CAUTELARE DELLA PATENTE SI SOMMA ALLA REVOCA

Il risultato pratico, commenta giustamente il Sole 24 Ore, è che con quest’ultima interpretazione della Suprema Corte il condannato non può ottenere una nuova patente per un lasso di tempo ben più lungo dei tre anni previsti dal CdS. Il triennio di revoca effettiva disposto dal giudice va infatti sommato, e non sovrapposto, al periodo di sospensione cautelare della patente che la Prefettura dispone subito dopo l’infrazione. E visto che la sospensione cautelare può protrarsi per anni in attesa del processo, i conti sono belli e fatti…

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Honda e con specchietti digitali di serie: +50% di visuale al volante

di Redazione

Honda ha confermato che la sua nuova compatta elettrica “e”, monterà di serie degli specchietti retrovisori digitali. Questa nuova tecnologia rappresenta una novità assoluta per le auto compatte. Fino ad oggi, infatti, la si era vista solo sulla Audi e-tron. Garantisce svariati vantaggi. Prima di tutto una visuale migliore dal 10% al 50%.

VISUALE ESTERNA SU DUE DISPLAY INTERNI

Proprio il Giappone è stato il primo Paese a sdoganare questa tecnologia. Spariscono i tradizionali specchietti laterali, in favore di due telecamere che trasmetteranno le immagini su due schermi interni all’auto. Due display da 6” sono stati posti agli estremi del cruscotto. Permettono al conducente di monitorare la situazione con più facilità. La posizione ergonomica degli stessi si unisce alle due possibili impostazioni di visualizzazione, naturale e panoramica. Garantiscono a chi guida una migliore visuale, rispettivamente del 10% e del 50% migliore rispetto ai vecchi specchietti. Un’impostazione specifica è disponibile in caso di retromarcia. Così da agevolare ulteriormente il conducente nelle fasi di manovra. Per aumentare ancora di più la sicurezza e la visibilità delle immagini, gli schermi adattano automaticamente la luminosità in base alla luce naturale, garantendo immagini sempre ben visibili.

MIGLIORA L’AERODINAMICA DELL’AUTO

Le videocamere digitali esterne sono perfettamente integrate con la carrozzeria della vettura. Non sporgono oltre i passaruota. Questo, rispetto ai tradizionali specchietti, favorisce una migliore aerodinamica del veicolo. La resistenza causata dall’attrito con l’aria si riduce infatti del 90%. Tutto ciò contribuisce anche ad aumentare l’efficienza complessiva dell’auto, garantendo un’autonomia maggiore del 3,8% circa. In più, la mancanza degli specchietti tradizionali contribuisce a diminuire il rumore prodotto dall’attrito con l’aria ad alte velocità. Honda ha inoltre predisposto di serie delle maniglie a scomparsa per le portiere anteriori, cosa che aiuta ancora di più a ridurre gli attriti esterni e migliorare l’aerodinamicità complessiva del veicolo.

NON TEMONO IL BUIO O LA PIOGGIA

Sia le telecamere esterne che gli schermi interni sono stati testati in condizioni sfavorevoli di luce e meteo. Si voleva infatti essere certi dell’efficacia di questa soluzione. Le immagini notturne per esempio sfruttano la funzione anti abbagliamento, che garantisce immagini ancora più nitide dei normali specchietti. Le videocamere invece sono situate in appositi alloggiamenti, realizzati con una specifica forma e un rivestimento idrorepellente che impedisce la formazione di condensa e gocce sulle lenti.

RICARICA VELOCE E 200 KM DI AUTONOMIA

La nuova Honda e è una compatta elettrica che si inserisce nella strategia del marchio di commercializzare entro il 2025, in Europa, solo auto con propulsioni alternative. Le prenotazioni dell’auto, che garantisce un’autonomia superiore ai 200 km e gode di una funzione di ricarica veloce (80% della batteria in 30 min), sono infatti già state aperte in alcuni paesi del Vecchio Continente.

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Tesla Model S vs Porsche Panamera: quanto costa la manutenzione?

di Redazione

Quanto costa la manutenzione di un’auto elettrica? È vero che non andrà mai in officina? L’indagine Manutenzione Auto elettrica e ibrida confronta i piani di manutenzione ordinaria, e i costi da sostenere durante i primi 6 anni, di 40 auto tra Elettriche (EV), Ibride (HEV) e “tradizionali” (ICE). In questa pagina parliamo dei costi reali di manutenzione della Tesla Model S a confronto con la vs Porsche Panamera 3.0 V6 da 330cv. Quale delle due richiede meno ore di manodopera? Quali sono i tagliandi più costosi e quali ricambi si sostituiscono nei primi 6 anni sulle auto elettriche e a combustione interna? Ecco le differenze più eclatanti emerse dai piani di manutenzione ufficiali delle Tesla Model S e Porsche Panamera benzina raffigurati anche nell’infografica in basso. Qui invece puoi consultare i costi di tutte le altre auto elettriche e ibride rispetto ai modelli equivalenti tradizionali.

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I ricambi da sostituire

Guardando i piani di manutenzione della Tesla Model S ci si stupisce della quantità di ricambi da sostituire a fronte del costo dei singoli tagliandi. Bisogna anche dire che da pochi mesi Tesla non obbliga i clienti a fare i tagliandi ordinari, ma li consiglia per garantire l’efficienza dell’auto nel tempo. Qualora i clienti dovessero decidere di fare i tagliandi annuali, i costi sarebbero esattamente quelli riportati nell’infografica, che si applicano anche alla Model S D100, l’unica oggi attualmente a listino (la nostra indagine aveva preso in considerazione le auto in vendita sino a dicembre 2018). Ai tagliandi dispari, oltre a una serie di controlli e aggiornamenti, vengono cambiate solo le batterie nei telecomandi e le spazzole tergicristalli. Nei tagliandi pari invece si sostituiscono anche filtro clima, cartuccia disidratatore clima e liquido freni. La Porsche Panamera, nonostante la caratura premium, limita la manutenzione ordinaria a olio e filtri, concedendosi un cambio candele ogni 2 anni e nuovo olio PDK ogni 6 anni.

Quante ore in officina

La Tesla Model S 75D è l’elettrica più costosa da manutenere e più onerosa in MDP: è suo il tagliando più lungo di tutte le elettriche, ben 4 ore a 2, 4 e 6 anni. In 6 anni trascorre almeno 15 ore in officina, più di tutte le altre auto elettriche dell’indagine. Per quanto più costosa (da acquistare) e potente, la Porsche Panamera 330cv a trazione posteriore passa meno ore totali in officina: circa 9 ore divise in soli 3 tagliandi in 6 anni. I tagliandi biennali costano infatti in media ogni anno quasi il 30% in meno rispetto alla Tesla Model S. La Porsche Panamera si concede pochi capricci: il cambio candele al 2^ tagliando (costo 1003 euro) e il cambio olio PDK al 6^ tagliando (costo 1107 euro). La Tesla Model S invece non fa sconti, pur essendo elettrica: i tagliandi pari costano 525 euro, quelli dispari 800 euro. E’ curioso notare come la sostituzione del liquido refrigerante prevista al 4^ Tagliando non contribuisce ad aumentare il costo del service, come invece accade per le altre EV. La Model S è l’unica tra le auto elettriche dello studio meno conveniente nella manutenzione ordinaria, anche rispetto alla diretta rivale con motore a combustione interna. Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Sintesi

Tesla Model S 75D (EV)
– Ore MDP totali: 15 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 3975 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 662 euro
– Frequenza tagliando: annuale
– Intervallo km tagliando: 20 mila km

Porsche Panamera 3.0 330cv (ICE)
– Ore MDP totali: 9.1 ore
– Costo totale 3 tagliandi: 2767 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 461 euro
– Frequenza tagliando: biennale
– Intervallo km tagliando: 30 mila km

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Hyundai Kona EV vs Hyundai Kona: quanto costa la manutenzione?

di Redazione

Quanto costa la manutenzione di un’auto elettrica? È vero che non andrà mai in officina? L’indagine Manutenzione Auto elettrica e ibrida confronta i piani di manutenzione ordinaria, e i costi da sostenere durante i primi 6 anni, di 40 auto tra Elettriche (EV), Ibride (HEV) e “tradizionali” (ICE). In questa pagina parliamo dei costi reali di manutenzione della Hyundai Kona EV a confronto con Hyundai Kona benzina 1.0 T-GDI. Quale delle due richiede meno ore di manodopera? Quali sono i tagliandi più costosi e quali ricambi si sostituiscono nei primi 6 anni sulle auto elettriche e a combustione interna? Ecco le differenze più eclatanti emerse dai piani di manutenzione ufficiali delle Hyundai Kona EV e Hyundai Kona benzina raffigurati anche nell’infografica in basso. Qui invece puoi consultare i costi di tutte le altre auto elettriche e ibride rispetto ai modelli equivalenti tradizionali. Clicca sull’infografica qui sotto per vederla a tutta larghezza.

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I ricambi da sostituire

Per la Hyndai Kona EV, non sono previste sostituzioni ai tagliandi dispari, ma solo controlli ed eventualmente interventi necessari o rabbocchi, il che giustifica anche i costi irrilevanti di manutenzione a 1,3 e 5 anni. Ai tagliandi pari invece la Hyundai Kona elettrica non può farsi mancare la sostituzione del liquido freni e del filtro clima, lo stretto indispensabile come per altre auto a zero emissioni. Sulla Hyundai Kona 1.0 T-GDI invece è un appuntamento ricorrente tra i diversi tagliandi la sostituzione dell’olio motore, liquido freni, candele e filtri vari. Singoli interventi poco impegnativi che invece pesano sui costi di manutenzione se fatti insieme, come previsto ai tagliandi pari.  

Quante ore in officina

Il confronto tra la Kona EV con la Kona ICE è un altro esempio di come l’assenza di molte parti usurabili richiede quasi 1/3 dei costi di manutenzione ordinaria. La Kona benzina 1.0 TGD-I impegna l’officina complessivamente per 2,8 ore di manodopera in più (8,2 ore in totale in 6 anni) rispetto alla Kona EV (5,4 ore di manodopera in 6 anni). Il costo maggiore della Kona 1.0 T-GDI è per la manutenzione del 4^ tagliando (costo 309 euro) che richiede 2 ore di MDP e il cambio di tutti i filtri, distribuiti invece negli altri tagliandi. La Kona EV invece non riserva sorprese improvvise: i tagliandi dipari costano 31 euro, mentre quelli pari più impegnativi costano 132 euroLeggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Sintesi

Hyundai Kona Electric (EV)
– Ore MDP totali: 5,4 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 489 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 81 euro
– Frequenza tagliando: annuale
– Intervallo km tagliando: 15 mila km

Hyundai Kona 1.0 T-GDI 120cv (ICE)
– Ore MDP totali: 8,2 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 1404 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 234 euro
– Frequenza tagliando: annuale
– Intervallo km tagliando: 15 mila km

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Volkswagen eGolf vs Volkswagen Golf: quanto costa la manutenzione?

di Redazione

Quanto costa la manutenzione di un’auto elettrica? E’ vero che non andrà mai in officina? L’indagine Manutenzione Auto elettrica e ibrida confronta i piani di manutenzione ordinaria, e i costi da sostenere durante i primi 6 anni, di 40 auto tra Elettriche (EV), Ibride (HEV) e “tradizionali” (ICE). In questa pagina parliamo dei costi reali di manutenzione della Volkswagen eGolf a confronto con la Volkswagen Golf 1.5 TSI a benzina. Quale delle due richiede meno ore di manodopera? Quali sono i tagliandi più costosi e quali ricambi si sostituiscono nei primi 6 anni sulle auto elettriche e a combustione interna? Ecco le differenze più eclatanti emerse dai piani di manutenzione ufficiali delle Volkswagen eGolf e Golf raffigurati anche nell’infografica in basso. Qui invece puoi consultare i costi di tutte le altre auto elettriche e ibride rispetto ai modelli equivalenti tradizionali.  Clicca sull’infografica qui sotto per vederla a tutta larghezza.

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I ricambi da sostituire

La differenza nella manutenzione tra la eGolf elettrica e la Golf 1.5 TSI a benzina si vede già nel delta costo del primo tagliando a 2 anni: 115 euro in più per la manutenzione del motore endotermico. Nonostante le ore di manodopera simili, i costi di manutenzione in 6 anni lievitano fino a quasi il triplo per la Golf benzina. Oltre al tradizionale cambio di olio motore e filtri, la sostituzione delle candele sulla Golf benzina fa diventare il 3^ tagliando dei 4 anni il più caro (315 euro). Mentre la eGolf si accontenta a intervalli di 1 anno della sostituzione di filtro antipolline o liquido freni.

Quante ore in officina

La Volkswagen eGolf e la Volkswagen Golf passano quasi lo stesso tempo in officina per la manutenzione ordinaria in 6 anni (12h la EV – 13h la ICE). Ciononostante però la eGolf è meno onerosa dell’equivalente a benzina ed è anche l’elettrica dell’indagine con il costo medio annuale più basso (circa 74 euro). Dalla Golf elettrica ci si aspettano exploit in fattura: i tagliandi standard costano 85 euro (quelli dispari) e 95 euro (i pari). La Golf 1.5 TSI a benzina invece presenta un conto più caro al tagliando del 4^ anno (315 euro) per la sostituzione delle candeleLeggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Sintesi

Volkswagen e-Golf (EV)
– Ore MDP totali: 12 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 445 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 74 euro
– Frequenza tagliando: 1^ a 2 anni, poi annuale
– Intervallo km tagliando: 1^ a 30 mila km poi ogni 15 mila km

Volkswagen Golf 1.5 TSI 130cv (ICE)
– Ore MDP totali: 13 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 1180 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 197 euro
– Frequenza tagliando: 1^ a 2 anni, poi annuale
– Intervallo km tagliando: 1^ a 30 mila km poi ogni 15 mila km

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