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Positivo all’alcoltest: assolto in Cassazione perché non pericoloso

di Antonio Benevento

La Suprema Corte di Cassazione, sez. IV penale ha depositato uno sentenza che consolida l’orientamento a favore dell’imputato, nei di guida in stato di ebbrezza meno gravi. Si tratta della sentenza n. 12863/19, che ha confermato l’assoluzione per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’art. 131bis c.p., per un automobilista fermato durante un controllo e risultato positivo all’etilometro con 1.03 g/l di alcolemia. Scattato il procedimento ai sensi dell’art. 186, 2 co. lett. b), C.d.S., il Tribunale di Lanusei ha riconosciuto la particolare tenuità del fatto, non emergendo nel caso di specie nessun particolare che rivelasse un grave stato di alterazione, al di fuori di occhi lucidi e alito vinoso. Nonostante il ricorso in Cassazione del P.M. di Lanusei, gli Ermellini confermano quanto deciso dal Tribunale, che ha applicato l’indirizzo dato dalle Sezioni Unite nel 2016.

UBRIACO SOLO PER L’ETILOMETRO

La rilevazione della guida in stato di ebbrezza avviene in due modalità: controlli di routine sulle strade, oppure interventi dopo gli incidenti. Quando la rilevazione si fa a seguito di un incidente, già si parte male, perchè se uno ha provocato un incidente e poi fa registrare un tasso di alcol nel sangue troppo alto, c’è poco da difendere. Ma nel caso in esame si trattò di un controllo di routine: l’auto non andava a zig zag, l’eloquio non era confuso, l’automobilista non aveva altro, secondo il verbale degli agenti, che gli occhi lucidi e l’alito vinoso, cui ovviamente si deve affiancare l’alcoltest positivo, per ben 1.03 g/l, ovvero ebbrezza media, secondo l’art. 186, 2 co. lett b), che prevede sanzioni per chi presenta un alcolemia compresa tra 0.8 e 1.5 g/l. A togliere dai guai l’automobilista è stato però il meccanismo che prevede l’assoluzione quando l’offesa del fatto commesso è talmente lieve che allo Stato conviene non perseguirla. Ai sensi dell’art. 131bis c.p., infatti, il GIP di Lanusei ha assolto l’imputato, che vincerà anche in Cassazione dopo il ricorso di un deluso Pubblico Ministero.

LE SEZIONI UNITE HANNO DETTO: VALUTARE TUTTI GLI ELEMENTI

Gli Ermellini, per giungere alla conferma dell’assoluzione, richiamano i principi enunciati dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con la sentenza n. 13681/16. Questi in particolare delimitano l’applicazione del principio di non punibilità per particolare tenuità dell’offesa, ovvero l’esclusione di determinati fatti astrattamente punibili dal sistema sanzionatorio penale, sia perchè non meritevoli, sia perchè il sistema non può rimanere ingolfato da casi marginali. A questo proposito gli Ermellini ribadiscono che la tenuità dell’offesa deve essere valutata considerando il fatto nel suo complesso e che “non esiste un’offesa tenue o grave in chiave archetipica“, quindi il fatto va valutato sotto il profilo concreto. La valutazione insomma “richiede l’analisi e la considerazione della condotta, delle conseguenze del reato e del grado di colpevolezza“. Nel caso di specie, non emergendo null’altro che occhi lucidi e alito vinoso, oltre naturalmente all’esito dell’alcoltest, non avendo gli agenti accertatori rilevato “comportamenti di guida inadeguati né difficoltà a parlare né, ancora, incertezze nei movimenti”, bene ha fatto il G.I.P. ad assolvere l’automobilista finito negli ingranaggi del sistema penale per essersi messo alla guida dopo aver bevuto un pochino. La sentenza fa però salve le sanzioni amministrative, eventualmente ancora da scontare (sospensione da sei mesi a un anno e decurtazione di 10 punti).

LA BRECCIA NELLA RIGIDITA’ DEL SISTEMA

Questa pronuncia rappresenta un seguito naturale all’impostazione data dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (nel febbraio del 2016 (Cass SSUU civ., sent. 13681/16), per quanto riguarda l’applicazione della scriminante della tenuità al caso della guida in stato di ebbrezza. La giurisprudenza in materia è stata per molti anni rigida, con più pronunce a scapito degli imputati. Con l’ingresso del criterio della particolare tenuità dell’offesa nel nostro ordinamento, avvenuto nel 2015, era inevitabile che si ponesse il problema, visto che la guida in stato di ebbrezza può avere livelli di gravità molto differenti, ed è sanzionata in base a tre scaglioni di alcolemia, nonchè aggravata a seconda di ulteriori circostanze, prima fra tutte quella dell’aver provocato un incidente stradale. Avevamo anticipato la possibilità che la guida in stato di ebbrezza conoscesse una fase sanzionatoria nuova già alla vigilia della sentenza delle SSUU del 2016 (per leggere l’articolo sull’imminente decisione delle Sezioni unite clicca qui). Ora è evidente che si può formare un consolidato indirizzo che porti a una sostanziale depenalizzazione di tutti quei casi in cui l’unico elemento caratterizzante il reato è l’etilometro, in assenza cioè di elementi caratterizzanti un pericolo concreto. Questo peraltro avviene mentre cominciano a fioccare sentenze in cui gli imputati per guida in ebbrezza vengono assolti per mancanza di attendibilità degli etilometri (per leggere un articolo su una recente sentenza, clicca qui). Insomma forse stiamo entrando in una nuova fase della lotta al drunk driving, non più impostata sulla “tolleranza zero”. Il che però sarebbe in contrasto con la tendenza all’inasprimento delle sanzioni collegate alla condotta stradale, vedasi l’introduzione di omicidio e lesioni stradali, dunque potrebbe rivelarsi un fenomeno provvisorio. Staremo a vedere.

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Nissan e-Power: come funziona la tecnologia elettrica a benzina

di Valerio Boni

Con la Leaf, Nissan ha conquistato il mercato mondiale di auto elettriche e per il futuro la Casa giapponese non ha assolutamente intenzione di cedere il passo. Per questo motivo entro il 2022 l’offerta sul mercato europeo sarà rinforzata con il lancio di modelli con tecnologia e-Power.

IL SUCCESSO IN GIAPPONE

Con questo nome si identifica una soluzione che può essere sintetizzata in “elettrico a benzina”, una tecnologia che in Giappone è già disponibile sulle Note e sulle Serena, con ottimi risultati commerciali. In due anni, infatti, le e-Power hanno scalato le classifiche interne fino rappresentare rispettivamente il 70 e il 50 per cento delle immatricolazioni nei confronti degli stessi veicoli con motorizzazioni convenzionali. In sostanza si tratta di una delle diverse applicazioni ibride attualmente disponibili, che si basa su un concetto diverso da quello sposato, per esempio da Toyota. Le Prius, e naturalmente anche altri modelli, sfruttano il motore elettrico per aumentare l’efficienza complessiva dell’auto (leggi qui quanto consumano davvero le elettriche) e fornire un aiuto al propulsore a scoppio in fase di accelerazione o quando si affrontano cambi di pendenza, con l’obiettivo di contenere consumi ed emissioni. Mentre con il sistema Nissan e-Power il discorso cambia.

LE DUE TECNOLOGIE IBRIDE

Il sistema e-Power, invece, impiega un motore elettrico che trasmette la coppia motrice alle ruote, esattamente come avviene su una vettura elettrica al 100 per cento. In questo caso il motore a benzina non è collegato alle ruote, perché la sua funzione è semplicemente quella di caricare la batteria. Ciò significa che, a differenza di un veicolo totalmente elettrico, l’energia proviene anche dal motore a combustione e non solo dalla batteria. Quando le batterie sono cariche si viaggia a emissioni zero, ma quando l’energia scende sotto un certo livello il motore a scoppio di cilindrata contenuta inizia a funzionare a regime costante svolgendo una funzione di generatore elettrico. Tecnicamente si parla di due differenti tipi di ibrido: il primo, quello più noto e ampiamente diffuso, è definito ibrido parallelo, visto che i due motori lavorano in modo combinato, mentre Nissan punta sull’ibrido in serie. Una soluzione che in genere è impiegata per incrementare l’autonomia delle auto elettriche, che hanno la possibilità di circolare con l’energia immagazzinata in fase di ricarica sulle brevi distanze, per poi ricorrere all’aiuto del motore a benzina in occasione di viaggi più lunghi.

ANSIA DA AUTONOMIA ADDIO

Non si tratta di una soluzione del tutto nuova, poiché già in passato sono stati realizzati veicoli che utilizzano questo sistema, dalle “gemelle” Opel Ampera e Chevrolet Volt, alle BMW i3 nella versione con range extender. E la stessa applicazione sarà presto trasferita anche sui mezzi a due ruote, poiché è in arrivo una variante ibrida del nuovissimo scooter Vespa elettrica.
I vantaggi della tecnologia e-Power sono evidenti, e il più importante è rappresentato dall’eliminazione della tipica ansia da autonomia associata ai veicoli elettrici. La possibilità di rifornire il veicolo di benzina per produrre l’energia sufficiente per ricaricare gli accumulatori semplifica la vita, mantenendo inalterate le caratteristiche dell’auto elettrica, che avrà soltanto consumi leggermente superiori rispetto a un modello EV al 100%. Il peso aumenta a causa della massa aggiuntiva del piccolo motore a scoppio e del carburante necessario per alimentarlo. Per quanto riguarda invece le emissioni, ci si aspetta che siano molto contenute, visto che il generatore è di cilindrata bassa, paragonabile a quella di un maxiscooter, e gira a regime costante, senza quelle variazioni che, soprattutto in partenza, fanno crescere i consumi. Non si sa ancora con quali modelli della gamma e-Power Nissan si presenterà sul mercato europeo. Si può prevedere non saranno le Note e le Serena apprezzate sul mercato interno giapponese, ma poco diffuse sul nostro continente. Appare invece più probabile che l’attenzione sarà concentrata sull’elettrificazione di best seller come la piccola Micra o le crossover Juke e Quashqai.

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Ford Kuga 2019: il video teaser che anticipa la terza serie

di Redazione

La nuova Ford Kuga è pronta a fare il suo debutto. Al prossimo Go Further Event, che si terrà ad Amsterdam il 2 Aprile, infatti, ci saranno importanti novità per il produttore americano. Ford non solo condividerà il pensiero innovativo sul futuro della mobilità, che la porterà ad introdurre sul mercato nuovi modelli elettrici ampliando ancor di più la gamma di soluzioni elettrificate per i clienti europei ma andrà a presentare in anteprima la terza generazione della Kuga per il mercato europeo.

FORD KUGA: UNA STORIA LUNGA PIÙ DI 11 ANNI

Presentata per la prima volta al Salone dell’automobile di Francoforte nel 2007, la Ford Kuga entra nel mercato europeo nel 2008. Nata sulla piattaforma della Ford Focus, viene prodotta in Germania nello stabilimento tedesco di Saarlouis fino al 2012, quando viene sostituita dalla seconda generazione. Una serie destinata al mercato globale che vede la sua produzione dividersi in diversi stabilimenti in tutto il mondo. Nel 2017, seguendo il precedente aggiornamento della Ford Escape nel 2015, Ford lancia anche il restyling per la Kuga.

LA SOMIGLIANZA CON FOCUS

Dopo soli due anni dall’uscita del restyling, Ford presenterà in anteprima la terza generazione della Kuga destinata al mercato europeo, che si posizionerà tra la Ford Ecosport e la Edge. La Ford Kuga con ogni probabilità condividerà la piattaforma con la Ford Focus, dalla quale erediterà alcuni elementi di design esterno. Un video teaser pubblicato su Facebook ne anticipa la presentazione e svela alcuni dettagli dell’auto come il paraurti, il gruppo ottico anteriore, il logo sul portellone e il selettore del cambio automatico, che ricorda molto quello presente sulla Fiesta, sulla Focus e sulla Edge.

L’ELETTRIFICAZIONE DELLA GAMMA

Dopo aver lanciato sul mercato la Mondeo Hybrid, anche in versione station wagon, Ford presenterà il 2 Aprile al prossimo Go Further Event le nuove versioni benzina EcoBoost Hybrid di Focus e Fiesta, che arriveranno sul mercato europeo nel 2020 e andranno ad aumentare la gamma di modelli elettrificati della Casa americana. Il nuovo powertrain sarà basato su una motorizzazione Mild-Hybrid, tecnologia già utilizzata da altre case come Suzuki per ridurre i consumi, integrata al famoso motore 3 cilindri EcoBoost da 1 litro.

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Citroën C4 Cactus: elegante e sicura con la versione Origins

di Redazione

Debutta in Italia la nuova Citroën C4 Cactus Origins, edizione limitata dell’auto creata per celebrare i 100 anni del marchio. Questa versione della berlina compatta rientra nella gamma speciale Origins, lanciata dalla casa francese in occasione del suo anniversario, e prevede tutte le migliori dotazioni e ancora più comfort per i passeggeri.

RAFFINATA ED ELEGANTE

La nuova vettura si distingue per il suo stile sobrio ma elegante. Omogenea nei colori (cinque le tinte disponibili Pearl White, Polar White, Platinium Grey, Cumulus Grey e Obsidian Black), si distingue per alcune finiture in bronzo, come la firma “Origins since 1919” sulle portiere anteriori. Questi dettagli bronzei che rinnovano l’aspetto dell’auto si ritrovano anche sui profili di Airbump e fendinebbia, sulle calotte degli specchietti retrovisori e sul portellone posteriore. L’abitacolo si caratterizza invece per i rivestimenti in Grigio Chiné con impunture dorate, abbinati al volante in pelle, a speciali tappetini anteriori e alla plancia in TEP Mistral.

COMPLETA DI TUTTE LE MIGLIORI DOTAZIONI

La Citroën C4 Cactus Origins monta di serie tutte le dotazioni già presenti sulla versione top di gamma, la Shine, ma ci sono altre sorprese. Aumenta infatti la comodità a bordo con i sedili Advanced Comfort e le sospensioni con smorzatori idraulici progressivi. Si aggiungono poi il climatizzatore automatico, i cerchi in lega da 17” in Cross Black, fendinebbia con Corner Light e fari con sensore pioggia e accensione automatica. Per facilitare ulteriormente chi guida, la vettura è fornita di retrocamera, Citroën Connect Nav DAB (in cui sono concentrati tutti i servizi di navigazione), Mirror Screen e Connect Box. Tettuccio panoramico in vetro e ruota di scorta sono disponibili come optional.

DISPONIBILI QUATTRO MOTORIZZAZIONI

La casa francese offre quattro possibilità di alimentazione per quest’edizione limitata della C4 Cactus, con prezzi diversi che partono in Italia da 22.450 euro. La versione base, più economica, è quella con motore benzina PureTech 110 S&S, che è disponibile anche con cambio automatico EAT6. I motori aumentano le prestazioni di pari passo con il prezzo: a listino troviamo il benzina PureTech 130 S&S, il diesel Blue HDi 100 S&S e il diesel Blue HDi 120 S&S, anche questo con cambio automatico EAT6. Proprio il modello diesel da 120 CV è il più costoso, con un prezzo di 26.200 euro.

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Skoda Octavia, arriva il nuovo motore a metano 1.5 G-TEC 130 CV

di Redazione

La Skoda Octavia, con oltre 6 milioni di esemplari venduti, ha raggiunto negli anni la vetta nelle vendite della Casa boema. Così, per festeggiare i 60 anni di questo modello, Skoda lancia sul mercato la nuova versione 1.5 G-TEC 130 CV a metano, che andrà a completare la gamma delle motorizzazioni turbodiesel TDI e benzina TSI, sostituendo il precedente 1.4 G-TEC 110 CV.

PIU’ POTENZA MENO CONSUMI

La motorizzazione a metano, già introdotta da Skoda su Octavia con il 1.4 G-TEC 110 CV, subisce un leggero aggiornamento con l’introduzione del nuovo motore 1.5 G-TEC. Si tratta di un 4 cilindri di nuova concezione, che grazie alle valvole ad aspirazione variabile e al ciclo di combustione Miller, promette più potenza a fronte di una riduzione nei consumi e nelle emissioni. La potenza sale a 130 CV e, secondo i dati della Casa ceca, i consumi sono scesi del 4%, mentre le emissioni di NOx si sono abbassate del 30%. Più potenza è anche sinonimo di migliori prestazioni: lo scatto da 0-100 km/h, infatti, viene ora coperto in 10,1 secondi (1 secondo in meno rispetto alla versione precedente).

ALIMENTAZIONE MONOVALENTE

Se nella versione precedente a metano erano presenti un serbatoio da 50 litri di benzina e una bombola da 17 kg per il metano, questa nuova versione viene proposta con tre bombole da 17,7 kg per il gas e un serbatoio della benzina da 11 litri, per garantire la mobilità anche in assenza di metano. La grande capacità delle bombole unita all’alimentazione monovalente portano diversi vantaggi come: il 22% di aumento dell’autonomia rispetto al modello precedente (circa 480 km secondo il vecchio protocollo NEDC) e una minor tassazione (riduzione e in alcuni casi esenzione del bollo in base alla regione di omologazione del veicolo).

SICUREZZA A PAGAMENTO

La Skoda Octavia viene offerta negli allestimenti Ambition, Executive e Style. Negli ultimi due si trovano di serie il navigatore satellitare Amundsen da 8” con schermo touch, il climatizzatore automatico bi-zona e la connettività estesa con Apple CarPlay,  AndroidAuto e Mirror Link. Per la versione Style sono presenti di serie a i gruppi ottici in tecnologia full led. Al capitolo sicurezza Skoda offre, come optional, diversi sistemi Adas come il Cruise Control Adattativo, il Blind Spot Detect, il parcheggio assistito, il controllo della stanchezza del guidatore (questo di serie già dalla versione Ambition), il Lane Assistant e il riconoscimento della segnaletica stradale.

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Ciclisti e sicurezza su strada: ecco tutti i consigli salvavita

di Antonio Elia Migliozzi

Con la primavera torna la voglia di salire in bici. Ecco allora l’importanza di ricordare alcune regole di sicurezza. Il Touring Club Svizzero (TCS) traccia un quadro della situazione e sottolinea come le cattive abitudini in bici costino caro. Ogni anno, in Svizzera, si verificano oltre 3000 incidenti in bici con morti e feriti. Eppure basterebbero poche attenzioni a cambiare le cose. Allarmante, ad esempio, il fatto che solo il 50% dei ciclisti usa il casco. La sicurezza in bicicletta dipende da molti fattori; tipo di mezzo, indumenti protettivi e visibilità fanno davvero la differenza. Anche le auto possono fare qualcosa. La sicurezza dei ciclisti è un aspetto sempre più importante nello sviluppo delle nuove vetture. Sistemi come il controllo adattivo della velocità (ACC) e l’assistente alla frenata d’emergenza (AEB) riconoscono le bici ed evitano incidenti.

 

CATTIVE ABITUDINI

Arriva il sole e si torna bici ma non tutti i ciclisti circolano in modo sicuro. Ecco allora che il Touring Club Svizzero (TCS) propone consigli utili per viaggiare in sicurezza. Non tutti i ciclisti prestano attenzione alla propria incolumità. Ogni anno, in Svizzera, si verificano oltre 3000 incidenti in bici con tanto di morti e feriti. Un presupposto importante è che la bici soddisfi i requisiti tecnici e sia mantenuta in ottime condizioni. Nonostante non siano soggette a un collaudo obbligatorio periodico, è bene controllare da soli lo stato generale. Pezzi come cerchi, pneumatici, freni e l’illuminazione vanno esaminati periodicamente. Quanto alle luci la legge è chiara. Obbligo di montare un impianto d’illuminazione anteriore di colore bianco e posteriore di color rosso, catarifrangenti sui cerchi e su entrambi i lati dei pedali. Le statistiche sono eloquenti. All’imbrunire e di notte il rischio di incidenti per i ciclisti è tre volte superiore che di giorno. Addirittura di notte con pioggia, neve o in controluce, il rischio si moltiplica per dieci. Ecco allora che l’illuminazione è fondamentale tra le regole di sicurezza in bicicletta (Leggi novità normative in arrivo per le bici).

BUONE PRATICHE

Quanto alla visibilità abbiamo detto che le luci anteriori e posteriori sono obbligatorie. Si possono adottare anche luci supplementari, ma non devono abbagliare gli altri utenti della strada. Sono ammesse anche le frecce. Come sottolinea il TCS, le frecce da un lato vengono effettivamente rilevate prima dagli altri utenti della strada, dall’altro fanno valutare peggio la velocità e la distanza dal ciclista. Il TCS raccomanda di indossare sempre il casco sia sulle bici convenzionali che sulle e-bike. Nella scelta i caschi più costosi non sono necessariamente migliori di quelli a buon mercato. Importante che si adattino bene alla testa e siano comodi. Le cinghie davanti e dietro le orecchie e sotto il mento devono essere sempre ben tese. I caschi vecchi o danneggiati da cadute andrebbero sostituiti, anche quando i danni non sono ben visibili (Leggi la lista delle Regioni con più piste ciclabili). I caschi con illuminazione integrata sono permessi e assicurano una visibilità maggiore ma non possono sostituire l’illuminazione della bici. E’ anche in commercio l’Hövding 2.0 un vero e proprio Airbag da bici. Simile a un collare in caso di caduta protegge anche il collo e la nuca, oltre alla testa. L’Hövding non è però adatto per ciclomotori e biciclette elettriche da oltre 25km/h.

VISIBILITA’

Elemento importante è anche l’abbigliamento, i ciclisti vestiti di scuro sono riconoscibili a una distanza di 25 metri. Al contrario quelli con vestiti chiari o colori fluorescenti a 40 m. Chi indossa elementi riflettenti è visibile da 140 metri di distanza. La protezione dei ciclisti è un aspetto importante anche nello sviluppo delle nuove vetture. Sistemi come il controllo adattivo della velocità (ACC) e l’assistente alla frenata d’emergenza (AEB) riconoscono anche le bici. I radar frontali dei veicoli scansionano la strada davanti all’auto e evitano incidenti.

RACCOMANDAZIONI CONCLUSIVE

Siccome la tecnologia a volte non basta ecco alcune raccomandazioni conclusive del TCS. I ciclisti devono sempre usare le piste ciclabili e le corsie ciclabili se disponibili. Al tramonto, di notte e in galleria, la bici deve accendere un luce bianca anteriore e una rossa posteriore. Illuminazioni supplementari sono consentite se non abbagliano gli altri utenti della strada. Necessario indossare sempre il casco anche sulle e-bike. Importante ricordare che gli indumenti riflettenti sono visibili già a 140 metri di distanza.

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ZF acquista Wabco: l’accordo da 40 miliardi sulla guida assistita

di Antonio Elia Migliozzi

Il fornitore automotive ZF punta sui veicoli commerciali. Il brand tedesco mette a segno l’acquisizione di Wabco per dare vita ad un fornitore globale di veicoli industriali. L’operazione si concluderà nel 2020 e formerà un big da 40 miliardi di euro di fatturato. Si tratta di una notizia che conferma l’interesse di ZF per il settore logistica. Quest’ultimo è dato in forte ascesa vista la crescita dell’ecommerce. ZF ha anche annunciato, nei mesi scorsi, di essere al lavoro per creare una flotta di veicoli connessi ed autonomi. E’ evidente che la trasformazione della mobilità non può che includere anche la logistica. Vediamo i dettagli di questa operazione miliardaria.

INVESTIMENTI AL CENTRO

ZF fornitore globale di servizi di mobilità per autovetture, veicoli commerciali e industriali punta dritto sulla logistica. Il gruppo tedesco ha fatto sapere di aver siglato un accordo definitivo per l’acquisizione di Wabco. L’operazione prevede un pagamento di 136,50$ per azione. Insieme, ZF e Wabco, formeranno un fornitore leader a livello globale di sistemi integrati per la mobilità dei veicoli commerciali e industriali. La nuova società avrà un fatturato di circa 40 miliardi di euro. Wabco si è affermato come sviluppatore di sistemi per il controllo della frenata e di tecnologie di sicurezza. L’efficienza e la connettività dei veicoli industriali come camion, autobus e rimorchi è sempre più importante. La logistica 2.0 si apre a soluzioni tech. Largo allora a sistemi frenanti integrati e per il controllo della stabilità, sospensioni pneumatiche, controlli per l’automazione della trasmissione.

MISSIONE COMMERCIALE

Il brand Wabco ha messo a segno un 2018 importante. Lo scorso anno ha generato ricavi per 3,3 miliardi di euro e occupa circa 16.000 dipendenti in 40 paesi (Leggi le cinture di sicurezza diventano attive e parlano al guidatore). Dal canto suo Wolf-Henning Scheider, Ceo di ZF ha commentato: “Crediamo che, insieme a Wabco, ZF possa dare forma al più importante fornitore globale di sistemi integrati per la tecnologia di veicoli commerciali e industriali”. Scheider ha aggiunto: “Significa per ZF aggiungere un segmento di business stabile e in crescita e consente alla nostra attuale divisione per i veicoli commerciali e industriali di ampliare la propria expertise nel controllo della dinamica veicolare”. Chiaro che nel medio periodo ZF vorrà offrire ai suoi clienti nuovi sistemi digitali per gestire in modo automatizzato mezzi e merci.

UNIRE LE FORZE

ZF intende accrescere le sue competenze per sfruttare da leader la futura domanda di veicoli commerciali e industriali autonomi e connessi (Leggi ZF investe in un centro di ricerca per la guida autonoma). Dal canto suo ZF si aspetta che le funzioni per la guida automatizzata saranno prima implementate nei veicoli commerciali e industriali. Questo perché si tratta di mezzi che operano in aree a bassa complessità e traffico. Parliamo ad esempio di siti aziendali, aeroporti e ambito agricolo. La combinazione di competenze tra le due aziende dovrebbe accelerare lo sviluppo delle tecnologie di guida autonoma. ZF è già un fornitore di riferimento nel campo delle tecnologie per lo sterzo e la trasmissione e punta quindi sul tech. Investire nella logistica permetterà a ZF di essere meno soggetta alle incertezze che stanno interessando il settore automotive.

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Manutenzione stradale: +10% rispetto al 2017

di Redazione

Nel 2018 la manutenzione stradale ed il conseguente uso di asfalto (conglomerato bituminoso) hanno fatto registrare una positiva inversione di tendenza rispetto agli ultimi 12 anni di continuo calo: la produzione di asfalto, infatti, ha superato la soglia dei 26 milioni di tonnellate compiendo un balzo in avanti del 10,2% rispetto al 2017. Sfortunatamente siamo ancora lontani dai valori del pre-crisi, quando, nel 2006, sulle nostre strade venivano impiegate 44 milioni di tonnellate, ma è un significativo passo in avanti verso quota 30 milioni, ritenuta oggi soglia minima per garantire una buona manutenzione stradale in tutta la Penisola.

MANUTENZIONE STRADALE SBLOCCATA GRAZIE AD ANAS

I dati e trend emergono dall’ultima analisi trimestrale effettuata dall’Associazione SITEB – Strade Italiane E Bitume. Nel 2018 la produzione di asfalto, in stallo negli ultimi 4 anni intorno ai 22-23 milioni di tonnellate, si è improvvisamente sbloccata, raggiungendo e superando le 26 milioni di tonnellate. Secondo l’Associazione sui dati hanno inciso gli importanti investimenti dell’ANAS, per troppo tempo solo annunciati, e l’avvio tardivo di cantieri previsti nei mesi successivi all’entrata in vigore del Codice Appalti e poi rinviati fino allo scorso anno.
Non tutta la rete stradale nazionale ha però beneficiato della ripresa: le arterie provinciali e comunali restano ancora in una situazione di stallo e alle prese con riforme incompiute, casse vuote e senza fondi nemmeno per l’ordinaria manutenzione.

L’ASFALTO RICICLATO ABBATTE I COSTI

Il settore stradale si conferma oggi protagonista dell’economia circolare: complice i bilanci sempre più in rosso delle Amministrazioni, l’aumento del costo del bitume e non ultimo gli obiettivi riciclo fissati a livello europeo, è cresciuto negli ultimi mesi il ricorso all’impiego del fresato d’asfalto (materiale ottenuto dalla rimozione del manto stradale durante gli interventi di manutenzione) che consente di sostituire, con medesime prestazioni, percentuali crescenti di bitume vergine. Il materiale riciclato ha raggiunto quota 20% del totale conglomerato prodotto ogni anno.

NON SI PUO’ CANTARE VITTORIA

Il dato positivo registrato nel 2018 non deve far cessare l’allarme sulla manutenzione stradale. Anni di mancata cura hanno seriamente compromesso il nostro patrimonio; il degrado è entrato negli strati profondi delle pavimentazioni e ora sono necessari interventi di rifacimento strutturale molto costosi. Se ci assestassimo su una produzione di asfalto intorno ai 30 milioni di tonnellate non basterebbero 15 anni per rimettere in sicurezza tutte le strade. Secondo uno studio promosso dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, ai ritmi attuali di manutenzione saranno necessari 30 anni per rifare completamente almeno una volta i 600.000 km della rete stradale italiana.

LA POLITICA HA UN RUOLO FONDAMENTALE

Su questi primi segnali di ripresa è chiamato a incidere in modo concreto il Governo, che sin dal suo insediamento ha posto attenzione all’emergenza sicurezza sulle nostre strade. “Per far ripartire economia e lavoro, occorre tornare investire in infrastrutture”. evidenzia il Presidente SITEB – Michele Turrini, “Si stima che per ogni miliardo di euro investito in questo campo, si generino 15 mila nuovi posti di lavoro e circa un punto di Pil. I primi dati positivi registrati lo scorso anno, dopo un lungo tunnel, lasciano ben sperare, ma vanno consolidati con una visione lungimirante sulle opere pubbliche. Abbiamo grandi aspettative verso il Decreto “sblocca-cantieri” che il Governo sta varando, da cui ci attendiamo una decisa revisione del Codice Appalti che snellisca le procedure”.

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Hyundai: ora l’ibrido 48 Volt è disponibile anche con il 1.6 CRDI

di Redazione

Parlando di Hyundai, il mild hybrid, o ibrido “leggero” (che si differenzia dagli altri schemi ibridi più complessi) che dir si voglia, ha esordito sulla Tucson. Inizialmente l’impianto a 48 Volt era abbinato al motore 2.0 CRDi, un turbodiesel da due litri di cilindrata da 185 CV. Oggi quello stesso sistema, con motorino elettrico in grado di sprigionare 12 kW-16 CV diventa disponibile anche con il più piccolo 1.6 CRDi. Si tratta sempre quattro cilindri e sempre a gasolio, ma con cilindrata ridotta a 1,6 litri e 136 CV di potenza.

BATTERIE SOTTO IL BAULE

Il sistema mild hybrid di Hyundai è analogo a quello proposto da altre Case. Prevede una batteria agli ioni di litio da 0,44 kWh, a 48 Volt chiaramente, che è posta nella zona posteriore dell’auto, sotto il bagagliaio. Questa batteria, che viene ricaricata nelle fasi di rilascio e in frenata, alimenta un motorino di avviamento potenziato che svolge anche la funzione di generatore e di inverter e che lavora a supporto del motore termico. Soprattutto nelle ripartenze e nelle accelerazioni da basse velocità.

RISPARMIO DELL’11%

Il sistema elettrico a 48 Volt di Hyundai, come quello presente su modelli proposti da altri costruttori, non si sostituisce a quello tradizionale a 12 Volt, bensì vi si affianca. Così, quello più potente resta dedicato a supporto della propulsione. L’altro, come da tradizione, è dedicato a luci, dispositivi vari e sistema di infotainment. I due impianti non vanno in conflitto tra loro grazie alla presenza di un convertitore a basso voltaggio definito LDC. Grazie a questo schema mild hybrid la Casa coreana dichiara di essere riuscita a diminuire emissioni e consumi di circa l’11%.

PER ORA SOLO SU TUCSON

Come il precedente sistema ibrido a 48 Volt abbinato al 2.0 CRDi, anche questo nuovo powertrain mild hybrid basato sul 1.6 CRDi è disponibile sulla Hyundai Tucson. L’offerta che si articola su una gamma a due o quattro ruote motrici, con cambio manuale o automatico, su due allestimenti: Xprime ed Excellence. La Hyundai Tucson 1.6 CRDi 48V ha prezzi compresi tra i 31.150 e 39.300 euro. Si presume che in futuro possa essere proposto anche su altri modelli come la i30, la Kona o la Santa Fe.

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Certificato Revisione auto: va stampato e dato al cliente?

di Donato D'Ambrosi

Il Certificato di revisione auto entra ufficialmente in vigore, ma ne operatori ne utenti sembrano essere adeguatamente informati su questo certificato. E’ obbligatorio stamparlo? Bisogna darlo al cliente? E poi Cosa succede se il cliente perde o dimentica il Certificato di Revisione in officina? Abbiamo voluto chiarire queste altre curiosità con l’aiuto di Vincenzo Ciliberti, delegato ai rapporti istituzionali di Anara-Confartigianato. Ecco cosa cambia realmente con il Certificato di Revisione, cosa resta immutato e cosa renderebbe più utile un documento voluto da una direttiva europea.

IL CERTIFICATO DI REVISIONE E’ OBBLIGATORIO?

Bisogna stampare e consegnare il Certificato di revisione auto ai clienti? Come ci spiega Ciliberti, la norma è inequivocabile. A decorrere da oggi bisogna consegnare al cliente-utente la stampa che riporta Telaio, numero di targa, chilometri percorsi e scadenza della prossima revisione. Il problema invece nasce da quello che la norma non chiarisce. Alla domanda spontanea del cliente “Cosa devo farci con questo?” non c’è una risposta che l’operatore possa dare e non per sua negligenza. Il decreto ministeriale ha introdotto l’obbligo voluto da una direttiva EU, ma lasciando a metà un provvedimento che così com’è ha una sua utilità relativa. Gli Ispettori tecnici e i Centri di revisione sono ancora in attesa di chiarimenti dal Ministero su quello che devono rispondere ai clienti.

A CHE SERVE IL CERTIFICATO?

Perché da un lato il Ministero non ha definito le funzioni e gli impieghi del Certificato di Revisione (va conservato, esibito ai controlli, mostrato alla successiva revisione?). Dall’altro i contenuti del Certificato di Revisione stabiliti dal Decreto Ministeriale 214/2017, in vigore dal 20 maggio 2018, sono lontani da quelli che vorrebbe la direttiva EU. Si può dire allora in tuta onestà agli automobilisti che il Certificato di Revisione non serve praticamente a niente? Ni. Soprattutto se la percezione che hanno gli automobilisti dall’assenza di linee guida chiare li porta a lasciare tranquillamente il Certificato sulla scrivania del Centro revisioni. La soluzione? E’ nei contenuti, come ci spiega Ciliberti. “Di fronte alle domande legittime dei clienti, l’Ispettore del Centro di revisione è tenuto a dare dei chiarimenti su quella che sembrerebbe una semplice stampa”. Spiega Ciliberti “al di là del pezzo di carta e dell’inchiostro è un costo che grava sull’azienda”.

LE ANOMALIE LIEVI DIMENTICATE

Affinché questo costo possa avere un senso e una sua finalità nel miglioramento della sicurezza stradale però “bisogna riempirlo di contenuti utili anche all’utente- automobilista”. Rispetto agli  altri Paesi europei il nostro Certificato di Revisione infatti ripete solamente le informazioni che si trovano già sul talloncino adesivo attaccato al libretto. Mentre la vera differenza potrebbe farla riportare sul certificato le anomalie “veniali” per le quali l’auto supera a denti stretti la revisione. “Qualche esempio sono gli pneumatici che a 2 millimetri di battistrada superano la revisione, ma sono prossimi al limite di 1,6mm previsto dal CdS” continua Ciliberti. Riportare queste informazioni nel Certificato di Revisione lo renderebbe davvero utile anche a tenere traccia di quello che andrebbe riparato per rendere l’auto sicura ed efficiente al di là della revisione.

LA REVISIONE AUTO BUROCRATICA

Qualcosa che gli Ispettori con senso del dovere fanno già informando verbalmente i clienti se si accorgono che qualcosa richiede una messa a punto. Ma il Certificato sembra andare nella direzione opposta: più carta da gestire e da smaltire, rendendo la revisione auto più burocratica e meno tecnica. Ciliberti non usa mezze parole per spiegare le criticità che affrontano i Centri di revisione auto. Criticità che maturano dopo anni di adeguamenti richiesti ai Centri Prove dal Ministero. Il più recente è il NET2 che ha richiesto investimenti da 4-5 mila euro fino a 30-40 mila euro con lo scopo di contrastare le finte revisioni. Ma che “ha introdotti tempi morti nella procedura che si potrebbero impiegare per operazioni più tecniche e meno amministrative”.

I CONSIGLI APPREZZATI DA POCHI AUTOMOBILISTI

La prova dei fari è uno dei controlli più importanti cui prestiamo attenzione e nell’80% dei casi i fari funzionano male a causa della lampadina montata male dal cliente.” Continua Ciliberti “Così come ispezionare il sottoscocca ha permesso recentemente di rilevare una pericolosa perdita di benzina”. Controlli tecnici e obbligatori previsti dall’articolo 80 del CdS che vengono sempre di più eclissati da procedure amministrative in luogo di una più utile finalità tecnica. Un’auto può superare anche la prova freni con le pastiglie usurate. Ma un controllo del sottoscocca a tubazioni, mozzi e dischi permette di informare il cliente sul reale stato di usura dell’auto. Osservazioni e anomali lievi che per ora solo gli automobilisti più attenti alla sicurezza di guida sembrano apprezzare quando informati a voce dall’Ispettore. Ecco cosa potrebbe rendere davvero utile il Certificato di Revisione auto obbligatorio.

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Daimler investe in Torc Robotics: pronta la guida autonoma a prova di maltempo?

di Antonio Elia Migliozzi

Mercedes-Benz vuole portare la guida autonoma sui camion. Il brand tedesco, in occasione dello scorso Ces di Las Vegas, aveva svelato la sua gamma truck con il livello 2 di autonomia. Per fare di meglio Daimler ha ufficializzato il suo ingresso in Torc. L’azienda tech con sede in California ha fatto sapere di aver sviluppato un sistema di guida automatica per camion. Con oltre 12 anni di lavoro alle spalle nel settore Torc assicura di poter mettere su strada un sistema quasi del tutto autonomo. La piattaforma porta il livello di autonomia a 4 ed è capace di viaggiare senza problemi anche con il maltempo. Pioggia, nebbia e neve non saranno quindi un ostacolo al truck 2.0 che rinuncia al driver ma aumenta la sicurezza. Vediamo come Daimler vuole mettere a frutto la piattaforma di Torc.

CAMION AUTONOMO

Torc è una azienda tech americana operativa nel settore della guida autonoma. Con sede a Blacksburg, in Virginia, collaborerà con Daimler nello sviluppo di un software avanzato per la guida driverless. Con i suoi 120 dipendenti Torc è riuscita a creare una tecnologia che, secondo l’amministratore delegato di Daimler Trucks Martin Daum, è molto promettente. Sviluppare rapidamente il suo software per la guida autonoma è il primo obiettivo di Mercedes-Benz. Torc Robotics ha, dal canto suo, una notevole esperienza. L’azienda ha collaborato allo sviluppo di tecnologie di auto-guida con Caterpillar nel campo delle applicazioni minerarie e agricole. Al momento il sistema Torc consente ai veicoli di operare a un livello elevato di automazione, noto come livello 4. Lo sviluppo di sistemi senza conducente coinvolge anche aziende della componentistica come ZF che acquista Wabco e punta sulla guida autonoma.

OLTRE IL LIVELLO 2

“Il sistema Torc di livello 4 ha dimostrato di funzionare bene sia per la guida in città che in autostrada in caso di pioggia, neve, nebbia e sole, ha dichiarato soddisfatto Roger Nielsen, Ceo di Daimler Trucks North America. Va detto che al momento i termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti. Torc sarà controllata “a distanza” da Daimler, e l’attuale team di ingegneri lavorerà a stretto contatto con gli sviluppatori di Daimler Trucks. Questo significa che lo sviluppo del software di guida autonoma Asimov continuerà presso lo stabilimento di Blacksburg negli Usa. Allo stesso tempo, Daimler Trucks si concentrerà sull’evoluzione della sua tecnologia di guida automatizzata per l’integrazione sugli autocarri. Si tratta di ricerche attualmente in corso nel sito di sviluppo Daimler a Portland. Se Mercedes punta sulla strada Volvo ha fatto sapere di aver avviato i test di camion autonomi per il lavoro in miniera.

GLI SVILUPPI

Il settore della logistica a guida autonoma corre veloce. Il Tesla Semi verrà sicuramente dotato della funzionalità Autopilot del brand e anche Waymo sta lavorando per i camion autonomi. Daimler offre attualmente un sistema di automazione di livello 2. Questo significa che il mezzo pesante può frenare, accelerare e sterzare automaticamente utilizzando sistemi radar e telecamere. Ovviamente, Daimler raggiungerà il livello 4 per step. L’idea del brand tedesco è quella di creare una rete di partners solidi per il suo progetto. Prima di Torc Mercedes-Benz ha scelto di lavorare con Nvidia su un taxi a guida autonoma basato sull’intelligenza artificiale. Del resto l’esigenza di mobilità accomuna persone e merci e spinge i colossi dell’auto ad allearsi con i giganti tech per non restare indietro.

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I 10 Pesce d’Aprile più divertenti dell’automotive

di Redazione

È un po’ come per gli spot che vanno in onda durante il Super Bowl. Ogni anno si attende il giorno del match per vedere i commercial che le Case realizzano appositamente per quell’occasione. Lo stesso accade per il primo aprile. Il giorno in cui, per tradizione, è lecito fare scherzi. Nessuno perde la ghiotta occasione e così, durante la giornata, le caselle di posta si riempiono di comunicati stampa all’insegna dell’ironia. Ecco i 10 Pesce d’Aprile più divertenti dell’automotive per questo 2019.

MG DIPINGE CON LE GOMME ARCOBALENO

Partiamo da MG. La Casa inglese ha annunciato di aver realizzato degli speciali pneumatici che grazie ad un rivestimento di vernice solubile possono colorare la strada lasciando una scia di colore che scompare poco dopo il passaggio dell’auto. La Casa annuncia anche di essere in grado di cambiare il colore della vernice grazie ad un innovativo servizio di cambio gomme. Inoltre, per rassicurare eventuali “acquirenti” i vertici MG ci tengono a sottolineare che le nuove gomme hanno brillantemente superato i test e sono sicure al 100%.

LA SKODA PROIETTA L’AGENDA

È un Pesce d’Aprile, ma la tecnologia ProjectaPal che Skoda ha annunciato oggi di aver sviluppato potrebbe essere meno bislacca di quel che sembra. La Casa ceca, infatti, ha dichiarato di aver realizzato un dispositivo in grado di proiettare per terra delle immagini o delle scritte luminose quando si apre la portiera. In questo modo, il proprietario dell’auto può ricordarsi gli impegni giornalieri. Fa ridere il fatto che nell’immagine allegata al comunicato si legga, in inglese “Martin, è giovedì, non dimenticare di portare fuori la spazzatura”.

LAND ROVER TI RICARICA OVUNQUE

È recente la commercializzazione di vetture elettrificate da parte di Land Rover. Ma la Casa inglese, da sempre simbolo di guida in fuoristrada e libertà di movimento, sembra voler garantire la massima autonomia ai propri clienti anche nel caso questi acquistino una vettura elettrica. Così, la Casa, ha annunciato di aver installato una colonnina di ricarica rapida sull’isola di Skye, che si trova davanti alle coste della Scozia. La colonnina è stata piazzata su un promontorio, a 15 miglia di distanza dalla strada asfaltata più vicina.

AUDI PUNTA SULL’ALIMENTAZIONE A… MIELE

La corsa verso l’elettrificazione e la mobilità sostenibile, a quanto pare, ha spinto Audi a realizzare un modello davvero innovativo. Si tratta della b-tron, una vettura che è in grado di muoversi grazie all’uso di miele come combustibile. Il responsabile del progetto, si legge nel comunicato, ha dichiarato che i problemi, soprattutto nelle prime fasi di sperimentazione, non sono mancate. Principalmente perché l’auto, una volta in moto, attirava grossi sciami di api.

BMW SI RICARICA CON LA VERNICE LUNARE

Il Pesce d’Aprile di BMW ha come oggetto un’affascinante versione speciale della i8. La sportiva elettrica della Casa, infatti, grazie ad una tecnologia innovativa, si presenta in un colore grigio ottenuto con una speciale vernice dotata di particelle lunari. Grazie proprio a queste particelle, avrebbe speciali doti fotovoltaiche che le permetterebbero di ricaricare le batterie alla luce… lunare. Un bel risparmio, almeno nelle notti di luna piena.

ASTON MARTIN VA OLTRE IL SUV

Ormai tutti i costruttori puntano ad avere un SUV in gamma. A resistere sono in pochi: Ferrari e Aston Martin, ad esempio. Ma per questo primo aprile la Casa britannica ha mostrato una concept che va addirittura oltre il concetto di auto a baricentro alto. Con la Project Sparta, infatti, si affaccia direttamente nella categoria dei “monster truck” con ruote enormi e assetto estremo. L’auto, si legge, sarebbe spinta da un V12 da 1.100 CV e dovrebbe prendere parte ad una nuova serie sportiva di endurance realizzata dalla FIA.

LA HONDA CR-V PERDE IL TETTO

Gli esempi di SUV che sono stati proposti anche in versione cabriolet non mancano. Si ricordano, ad esempio, la Nissan Murano o la Range Rover Evoque. Honda, per questo primo aprile, annuncia un’operazione analoga sulla CR-V, che diventa Roadster. La Casa nipponica ci tiene a specificare che la Honda CR-V Roadster è stata realizzata esclusivamente per i posti dal clima caldo e non certo per l’Inghilterra, la cui estate dura due giorni, generalmente a maggio. Da dire che per quanto con photoshop si sarebbero potuti fare miracoli, Honda, per la CR-V Roadster, ha in effetti preso una vettura reale e l’ha tagliata davvero.

LA TOYOTA YARIS CON IL CASSONE

Parlando di carrozzerie modificate bisogna citare anche il Pesce d’Aprile di Toyota, che ha mostrato un curioso esemplare di Yaris Pick-up. L’auto sarebbe dotata anche di trazione integrale e di assetto rialzato, con un’altezza da terra di 19 centimetri. Manca invece il navigatore satellitare perché, a detta della Casa, chiunque sia abbastanza intelligente da acquistare una Toyota Yaris Adventure sa esattamente dove vuole andare.

UNA CASA SU RUOTE

Dall’Australia arriva un’altra bizzarra creazione che, guarda caso, viene annunciata proprio il giorno del primo aprile. Si tratta della Holden Commodore in versione Hatch Hutch. Il costruttore, sul proprio canale Facebook, annuncia di aver realizzato una vettura che può trasformarsi una vera e propria casa. Ma nella foto allegata mostra in realtà una semplice tenda di tela applicata nella parte posteriore con il bagagliaio aperto. Non proprio quello che si dice per un’abitazione con tutti i comfort.

LA PANDA PER LE HAWAII

Chiudiamo la carrellata sui Pesce d’Aprile più divertenti citando la regina del mercato italiano: la Fiat Panda. Che si presenta in una versione Hawaii Edition che, guardandola, non si può certo dire accattivante. Paraurti in plastica nera, carrozzeria gialla e portiera rossa. Ma sottopelle, stando a quanto divulgato, sarebbe spinta dal piccolo 899 bicilindrico in una versione ipervitaminizzata da 380 CV. Dentro, i comfort non mancano: ci sarebbe anche un’autoradio, a cassette naturalmente.

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Nissan apre il primo City Hub a Parigi e punta alle vendite auto online

di Antonio Elia Migliozzi

Nissan ripensa la concessionaria e presenta il suo nuovo modello di store. Il brand giapponese lancia a Parigi una idea nuova di dealer. La scelta dell’auto nuova arriva in un vivace centro commerciale. L’idea è superare il concetto di vendita tradizionale arrivando alla concessionaria 2.0. In questo modo il brand mira a stringere un legame ancora più forte con il cliente al quale viene proposta un’esperienza di acquisto su misura. Secondo uno studio il 50% degli acquisti inizia online e il 60% dei consumatori ha deciso il marchio, il modello e il prezzo prima di entrare in concessionaria. Ecco allora che Nissan sceglie di cambiare rotta e, perché no, in un certo senso segue la strada tracciata dalla Tesla di Musk. Vediamo i dettagli.

CONCESSIONARIA 2.0

Nissan ha presentato il suo primo City Hub. Si tratta di un nuovo approccio che propone la convergenza di e-commerce e concept store. L’automotive viaggia sempre più su internet come dimostra la piattaforma Amazon B2B per i ricambi.  La concessionaria si trova all’interno di un centro commerciale per intercettare un pubblico più ampio e nuovo. “Nissan City Hub metterà le persone al centro della nostra visione per il retail di domani, mentre stanno andando in giro per i loro normali acquisti”, ha dichiarato Leon Dorssers, vice presidente di Nissan e responsabile per le vendite e il retail. “La presentazione segna un nuovo passo avanti nella nostra strategia commerciale globale, utilizzando l’e-commerce e nuove tecnologie di mobilità per migliorare l’esperienza del cliente sia online che offline.”

RIPENSARE IL DEALER

La concessionaria 2.0 pensata da Nissan si basa sui risultati di uno studio. Secondo una ricerca Bain & Company del 2017, il 50% degli acquisti di auto inizia online e il 60% dei consumatori ha deciso il marchio, il modello e il prezzo prima di entrare in una concessionaria. Lo sviluppo della futura strategia di distribuzione al dettaglio Nissan è ancorato a un nuovo modello integrato senza soluzione di continuità. Questo unisce i punti di forza dei concessionari con le nuove opportunità create dal digitale. Il Nissan City Hub sarà anche l’occasione per i consumatori di avvicinarsi alla mobilità elettrificata. Nissan ha recentemente presentato e-Power la sua idea di ibrido a benzina. Oltre a scoprire la gamma EV del brand potranno conoscere xStorage Home, una soluzione innovativa di stoccaggio dell’energia. Questa utilizza batterie Nissan EV, nuove e usate, per alimentare la prima rete di ricarica rapida per veicoli elettrici in Francia.

ESPERIENZA SU MISURA

Il City Hub reinventa la catena di distribuzione e mira a fornire al cliente un’esperienza leader nel settore. Un nuovo ecosistema basato sulle tecnologie, che offrono al consumatore il pieno controllo e supporto nel corso del processo di acquisto. Il progetto è stato possibile grazie alla concessionaria Altaïr che vede nell’idea del marchio giapponese la naturale evoluzione del dealer. Nissan City Hub è uno spazio digitale e connesso di 88 m2 che ospita le vetture di prova nel garage del centro commerciale. I clienti possono decidere se ricevere la nuova auto presso l’Hub, in un’altra concessionaria del Gruppo Altaïr, o anche a casa. Il City Hub sarà un pilastro della futura strategia di vendita al dettaglio di Nissan. Pronta l’espansione in altre grandi città di tutto il mondo a partire da Berlino, Tokyo e Shanghai.

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Consiglio acquisto berlina: budget fino a 18.000 euro

di Redazione

Dopo aver sviscerato il mercato delle piccole cittadine, con le guide dei segmenti A e B, relative ai budget da 10.000, 13.000 e 16.000 euro, passiamo ora al segmento C, dove è presente praticamente ogni costruttore europeo. Prosegue così il servizio che SicurAUTO.it vuole offrire a voi lettori, aiutandovi a scegliere l’auto che meglio si adatta alle vostre esigenze e il vostro budget, ovviamente senza mai dimenticare la sicurezza. Le guide sono strutturate per fascia di prezzo e si basano su un budget di rifmerimento, prendendo come riferimento il prezzo di listino dichiarato dalla casa automobilistica. Tutte le guide che realizzeremo saranno costantemente aggiornate, tornate quindi spesso per scoprire le novità. Questa prima guida del segmento C la dedichiamo ai consigli per l’acquisto di una berlina compatta fino a 4,5 metri di lunghezza con un budget intorno ai 18.000 euro. Guida aggiornata il 2 aprile 2019.

LE VOSTRE ESIGENZE PRIMA DI TUTTO

Tutti sappiamo quanto sia difficile scegliere l’auto giusta, bilanciando tra le diverse esigenze, trovando la giusta motorizzazione, magari rendersi conto solo dopo qualche mese di aver sbagliato. A questo proposito vi consigliamo di focalizzare la vostra scelta prima di tutto sulle vostre esigenze. A parte il budget, è importante, anzi fondamentale, conoscere le proprie esigenze e avere ben chiaro l’uso che si farà dell’auto: casa-lavoro, viaggi, tempo libero? Per la stragrande maggioranza delle persone si tratta di un acquisto importante e impegnativo sotto il profilo economico, quindi bisogna sapere quanti km l’anno si percorrono e in che tipo di strade, perché anche se un diesel in assoluto consuma meno, il delta di prezzo con la versione benzina potrebbe comunque rendere sconveniente il suo acquisto. Alle vetture con alimentazione alternativa (GPL – Metano) dedicheremo una guida a parte.

BENZINA O DIESEL

Sulla scelta tra benzina e diesel vale la pena soffermarsi ancora un momento, ripassando anche un po’ di storia. Fino al 1997 la scelta tra uno o l’altro era molto semplice: il diesel era per chi faceva tantissimi chilometri, la benzina per tutti gli altri. Questo accadeva per due motivi, il superbollo e le prestazioni piuttosto scarse (del diesel). Ma con l’invenzione del common rail e l’abolizione della sovrattassa le cose sono drasticamente cambiate. Il piacere di guida è aumentato esponenzialmente in pochi anni e il delta di prezzo è diminuito. Quindi, calcolatrice alla mano, bisogna fare bene i conti considerando la percorrenza media annuale, il consumo di carburante, i costi della manutenzione programmata e quelli della polizza, per stabilire a partire da qualche chilometraggio il diesel convenga rispetto al benzina.

IL CONCESSIONARIO E LA PROVA SU STRADA

Quando avete scelto il modello preferito, ma anche se avete un rosa di due o tre auto candidante o se perfino brancolate nel buio, una visita al concessionario può aiutarvi a schiarire le idee. Vedere un modello di persona, accomodarsi al posto guida e magari sentire il rumore del motore, sembrano azioni banali, ma spesso si rivelano risolutive per capire l’auto. La foto migliore o il video più accurato non equivarranno mai a trovarsi la vettura di fronte, per quanto noi cerchiamo di descrivervi tutto nelle nostre prove su strada di lunga durataTuttavia la vostra prova su strada è importantissima. Sentire il volante tra le proprie mani e avere una prima impressione sul comportamento dell’auto può dirci molto e può farci scoprire caratteristiche che magari non ci piacciono o non ci aspettavamo. Bisogna sempre chiedere di provare un’auto prima di comprarla, se possibile nella motorizzazione desiderata; tutti i concessionari hanno a disposizione auto targate per il test drive ed è un vostro diritto provarle per saggiarne le caratteristiche. Se tergiversano, cambiate concessionario. Vuol dire che il venditore non ha nemmeno la minima idea di come si vende un’auto, se già si dimostra poco disponibile prima dell’acquisto figuriamoci quando tornerete per reclamare qualche problema. Passati in rassegna i consigli preliminari, ecco le berline con un budget intorno ai 18.000 euro disponibili sul mercato, in rigoroso ordine alfabetico.

FIAT TIPO 4P

È lunga 4,53 metri, ha 5 posti e 4 o 5 porte con un volume minimo del bagagliaio di 520 dm3. Testata nel 2016 da Euro NCAP ha ottenuto 3 stelle; ha 6 airbag di serie e l’ESC+HillHolder. Nella versione base 1.4 Easy è spinta da un 4 cilindri con 95 CV, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 5,7 L/100 km con 133 g/km di emissioni di CO2. Il prezzo di listino parte da 14.800 euro. La nuova Fiat Tipo è una delle prime vetture figlie della filosofia FCA Value for Money, l’auto si colloca come listino tra le low cost ma offre una dotazione di serie decisamente completa e attuale, oltre a una buona qualità costruttiva. Il modello è declinato, oltre che in versione berlina 4 porte, anche in variante hatchback e Station Wagon.

FORD FOCUS

È lunga 4,37 metri, ha 5 posti e 5 porte con un volume minimo del bagagliaio di 363 dm3. Testata nel 2018 da Euro NCAP ha ottenuto 5 stelle; ha 6 airbag di serie e l’ESC. Nella versione base 1.0 EcoBoost Plus è spinta da un 3 cilindri Turbo con 100 CV, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 4,6 L/100 km con 105 g/km di emissioni di CO2. Il prezzo di listino parte da 21.000 euro, ma con gli sconti scende abbondantemente anche sotto i 15.000. La gamma benzina ha come fiore all’occhiello i nuovi tre cilindri EcoBoost da un litro di cilindrata, da 100 e 125 CV, la 1.5 EcoBoost da 150 CV oltre alle super collaudate versione EcoBlue, sia da 1.5 che da 2 litri.

HYUNDAI I30

È lunga 4,34 metri, ha 5 posti e 5 porte con un volume minimo del bagagliaio di 395 dm3. E’ tutta nuova a partire dal nome, che perde l’apostrofo rispetto al precedente modello. Testata nel 2017 da Euro NCAP ha ottenuto 5 stelle; ha 6 airbag di serie e l’ESC. Nella versione base 1.4 è spinta da un 4 cilindri con 100 CV, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 5,6 L/100 km con 129 g/km di emissioni di CO2. Il prezzo di listino parte da 19.400 euro. La Hyundai i30 attuale ha debuttato come restyling lo scorso anno ed è l’auto che ha definitivamente colmato il gap tra il marchio coreano e la concorrenza europea. Offre cinque anni di garanzia di serie, seppur con alcune limitazioni e in Italia è disponibile anche con carrozzeria station wagon; c’è anche una versione 3 porte ma da noi non viene importata. I motori benzina sono 1.4 aspirato e Turbo da 140 CV, mentre i motori diesel hanno la cilindrata 1.6 con potenza da 115 e 136 CV.

KIA CEED

È lunga 4,31 metri, ha 5 posti e 5 porte con un volume minimo del bagagliaio di 395 dm3. Il modello precedente è stato testato nel 2012 da Euro NCAP ha ottenuto 5 stelle; ha 6 airbag di serie e l’ESC. Nella versione base 1.4 MPi è spinta da un 4 cilindri con 100 CV, il consumo dichiarato nel ciclo misto è di 6,1 L/100 km con 143 g/km di emissioni di CO2. Il prezzo di listino parte da 19.750 euro. La Kia C’eed è parente stretta della Hyundai i30, con cui condivide l’intera meccanica e anche i motori. Rispetto alla cugina offre due anni in più di garanzia, per un totale di sette, ma occhio alle limitazioni. È disponibile anche con carrozzeria station wagon e anche come coupé . I motori sono i medesimi della i30, con il cambio automatico che è disponibile sulle versioni più performanti.

RENAULT MÉGANE 5P

 

È lunga 4,35 metri, ha 5 posti e 5 porte con un volume minimo del bagagliaio di 384 dm3. Testata nel 2015 da Euro NCAP ha ottenuto 5 stelle (88%, 87%, 71%, 71%). Nella versione base è spinta da un 1.3 TCe 4 cilindri turbo benzina da 115 cv, con un consumo dichiarato di 5,4 l/100 km e 124 g/km di CO2. Il prezzo di listino parte da 20.750 euro. Un design decisamente rinnovato rispetto alla generazione precedente, più sportivo e filante e disponibile in diverse carrozzerie (Sporter e Grand Coupè). Disponibili svariate motorizzazioni benzina e diesel con un ampio ventaglio di scelte riguardo potenze e prestazioni. Occhio a scegliere quelle più recenti e pulite.

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Audi punta ancora sul metano: ecco la nuova gamma g-tron 2019

di Redazione

Audi aggiorna la sua famiglia di auto a metano introducendo nuove varianti della gamma g-tron 2019. Tre i modelli disponibili: A3 Sportback, A4 Avant e A5 Sportback. Grazie alla ridotta capacità del serbatoio di benzina, che le rende a tutti gli effetti ad alimentazione monovalente, le tre vetture potranno accedere ad agevolazioni fiscali ed esenzioni regionali.

NUOVO MOTORE PER LA A3

L’Audi A3 Sportback g-tron si dota di un motore più potente. Passa infatti dal 1.4 TFSI da 110 CV al nuovo 1.5 TFSI da 131 CV e 200 Nm a ciclo Miller, che ne aumenta le prestazioni garantendole un’accelerazione 0-100 km/h in 9,4 secondi e una velocità massima pari a 211 km/h. Il modello aggiornato sarà disponibile solamente con trasmissione automatica a doppia frizione S tronic a 7 rapporti. Le novità si trovano anche sul fronte dei serbatoi: con l’aggiunta di una terza bombola per il metano, la capacità complessiva di gas naturale passa da 14 a 17,3 kg. Aumenta di conseguenza l’autonomia dell’auto, che raggiunge i 400 km con un pieno su circuito WLTP. Si riduce invece la capacità del serbatoio di benzina, che però, contenendo solo 9 litri di carburante, consente l’omologazione monovalente dell’A3 Sportback.

A4 E A5 ANCORA PIÙ PERFORMANTI

Nuovo propulsore anche per la A4 Avant e la A5 Sportback. La familiare e la coupé cinque porte montano infatti un motore 2.0 TFSI da 170 CV e 270 Nm, anche questo disponibile con trasmissione automatica a doppia frizione S tronic a 7 rapporti. Queste novità permettono alle due auto di scattare da 0 a 100 km/h in 8,4 secondi, con velocità di punta per la A4 pari a 221 km/h, che passano a 224 km/h per la A5. La capacità dei serbatoi di metano di queste due vetture, che montano quattro bombole ciascuna, è di 17,3 kg, come per la A3 Sportback. L’autonomia con un pieno raggiunge i 380 km nel caso della familiare, mentre la coupé tocca i 390 km (su circuito WLTP). Anche in questi due modelli si trova un serbatoio di benzina a capacità ridotta, di soli 7 litri, che garantisce l’omologazione monovalente.

NON SOLO VANTAGGI AMBIENTALI

L’omologazione monovalente dei tre modelli consente ai clienti di accedere alle agevolazioni fiscali e alle esenzioni regionali previste per le auto a metano (come quella sul bollo auto). Inoltre, le vetture potranno circolare liberamente anche in caso di blocchi del traffico per le vetture inquinanti, essendo il gas naturale un’alternativa decisamente più ecologica dei motori diesel e benzina. I prezzi a listino delle tre auto variano a seconda del modello: la A3 Sportback g-tron è disponibile a partire da 30.300 euro, che salgono a 43.900 euro nel caso della A4 Avant e a 46.000 euro per la A5 Sportback.

TREND IN RIALZO

Le vendite di auto a metano vanno a gonfie vele per il Gruppo Volkswagen, che nel trimestre gennaio-marzo 2019 sono cresciute notevolmente rispetto al 2018, passando da 2.397 unità dello scorso anno alle 2.831 di quest’anno. Un trend molto positivo, quindi, reso possibile dalla presenza stabile nella top ten delle auto più vendute in questa categoria di modelli quali le Volkswagen UP!, Polo e Caddy, ai quali si sommano la Seat Mii e da quest’anno anche la Seat Arona.

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Mercato auto Italia: -9,6% a marzo 2019

di Donato D'Ambrosi

Il mercato auto a marzo 2019, dopo la partenza in difesa di inizio anno, mette a segno un ribasso del 9,6% delle immatricolazioni. Un calo di vendite che gli esperti collegano alla falsa partenza degli ecoincentivi sulle auto ecologiche. Ma secondo i dati elaborati da ANFIA e pubblicati dal Ministero, sono le auto a metano e quelle diesel ad avere la peggio nelle vendite. In totale comunque il mercato auto in Italia ha raggiunto 193.662 immatricolazioni.

L’EFFETTO MANCATO DEGLI INCENTIVI SULLE ELETTRICHE

A marzo 2019, il mercato auto Italia può contare solo sui buoni numeri dei SUV compatti (+16%) e dei crossover (+7%), segmenti che crescono da mesi. Mentre il segmento delle berline arretra del -27%. Secondo Paolo Scudieri, Presidente di ANFIA “Incide  su  questo  risultato  anche  il  perdurante  calo  dell’indice  del  clima  di  fiducia  dei  consumatori, stanti anche le previsioni negative sull’andamento dell’economia italiana”. In questo contesto socio-politico, i consumatori guardano con più fiducia alle auto a benzina che quelle diesel. Non è certo una novità, quanto invece il tonfo del -26% del diesel sul mercato auto. Le vendite di auto a benzina invece crescono del 10% rispetto allo stesso mese del 2018.

IL METANO CONTINUA A PERDERE QUOTE

Osservando il mercato auto per alimentazione, le vendite di auto GPL, ibride elettriche e benzina sono in ascesa rispetto invece a diesel e metano. Non si può certo guardare alla quota di mercato per le auto elettriche (0,3%) ma la crescita delle immatricolazioni è del +44% a marzo 2019. Le auto ibride tradizionali (+33%) crescono più delle auto ibride plug-in (+19%), nonostante il bonus maggiore per le ibride più ecologiche. Guarda qui quali sono le auto con lo sconto dell’eco-bonus. Le auto diesel diminuiscono di quasi 30 mila immatricolazioni a marzo 2019, assieme alle vetture a metano che si ridimensionano ancora una volta a marzo del -36%. Una piccola crescita delle quote di mercato auto invece interessa le vetture GPL (+2%).

LA CLASSIFICA DELLE AUTO ITALIANE

Tra le auto più vendute sul mercato Italia, la Fiat Panda è stabilmente in testa alla classifica della top10. Precede la Lancia Ypsilon (che è anche la più venduta tra le utilitarie, non essendoci più la Punto in listino). Auto già molto diffuse nel mercato dell’usato dove sempre più clienti scelgono di acquistare l’auto online e avvalersi dei servizi di spedizione specializzati, tipo il servizio di trasporto auto offerto da Macingo.com. Il terzo gradino del podio va alla Fiat 500X, il SUV piccolo più venduto in Italia a marzo, che recupera 5 posizioni. Più giù c’è la Fiat 500 (7^), la Jeep Compass (9^) e la Fiat 500L che chiude la classifica con il titolo di monovolume più venduto. Complessivamente le marche nazionali portano a casa 48550 immatricolazioni (-19,1%) rispetto a marzo 2018. Tra i Brand più positivi ci sono Lancia/Chrysler (+15,5%), Ferrari (+37%) e Lamborghini (+71,4%).

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Federmotorizzazione: prima dell’elettrico la priorità è il rinnovo del parco circolante

di Redazione

Il settore dell’automotive sta vivendo un periodo di grande cambiamento con l’avvento della mobilità elettrica ed elettrificata. Proprio questo è stato il principale argomento dell’incontro sugli Stati Generali della Mobilità avvenuto nella sede milanese di Confcommercio. Durante l’evento, diversi esperti del settore automobilistico e alcuni politici sono intervenuti esprimendo idee e confrontandosi allo scopo di fornire soluzioni e risposte concrete sul tema della mobilità come bene primario per la comunità.

L’ELETTRICO DA SOLO NON BASTA

Innovazione e sviluppo sono alla base della tecnologia. L’elettrificazione nel settore automotive sta facendo dei passi significativi ma fino ad adesso il mercato, almeno in Italia, non risulta essere abbastanza maturo. L’offerta tende a superare ampiamente la domanda e il prezzo di queste vetture rimane decisamente alto. L’Ecobonus, è stato pensato per spingere all’acquisto di macchine ibride/elettriche dove spesso si può risparmiare sui costi dell’assicurazione. Questo, prevede incentivi di 6.000 euro con rottamazione e 2.500 euro senza rottamazione in base al valore delle emissioni di CO2 del veicolo. Secondo alcuni relatori però, questo non aiuterà molto il mercato e il parco circolante. Per raggiungere determinati valori di emissioni, infatti, dovrà rinnovarsi attraverso l’aggiornamento degli attuali motori termici.

IL RINNOVAMENTO DEL PARCO CIRCOLANTE

Entro il 2030 gli obiettivi fissati in tema di riduzione delle emissioni di CO2 verranno raggiunti. Questo però solo intervenendo sul rinnovamento del parco circolante italiano. Sostituire i modelli più vecchi a favore di veicoli Euro 6, ma anche Euro 5, aiuterà questo processo. Anche i veicoli diesel potrebbero aiutare a raggiungere questi obiettivi se implementati con le nuove tecnologie. Secondo il professor Sergio Savaresi del Politecnico di Milano circa il 70-80% dei veicoli circolanti nel prossimo decennio resterà legato ai motori termici.

IL FUTURO DOVRÀ CONTARE SUL PASSATO

Secondo Simonpaolo Buongiardino, promotore dell’evento e presidente di Federmotorizzazione e Assomobilità, il futuro vedrà la convivenza di un parco circolante costituito da motori termici ed elettrici. Soluzioni che devono coesistere al fine di migliorare la qualità di circolazione di merci e persone ma anche della vita. La volontà di creare una “cabina di regia” nazionale serve a garantire una giusta valutazione delle visioni strategiche future che possono avere importantissime ripercussioni, non solo sull’economia ma anche sull’ambiente.

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Jaguar: la seconda vita dell’alluminio sulle auto elettriche

di Antonio Elia Migliozzi

Jaguar presenta il suo programma di riciclo per l’alluminio. L’idea è quella di recuperare le componenti di alluminio dei veicoli Jaguar Land Rover per dargli una seconda vita. I rottami dei precedenti veicoli saranno fusi e riportati su strada dando vita a nuove vetture. Nei fatti il brand inglese mira ad accrescere i numeri del suo progetto partito nel 2013. Negli ultimi 6 anni Jaguar Land Rover ha riciclato circa 300.000 tonnellate di scarti attraverso il suo processo a ciclo chiuso. L’alluminio recuperato ha dato vita a componenti destinate a tutta la gamma veicoli. Ogni anno si producono nel mondo 80 milioni di tonnellate di alluminio. Vediamo perché il materiale più riciclato al mondo può fare la differenza anche nell’automotive.

ALLUMINIO A CICLO CHIUSO

Jaguar Land Rover sta migliorando la sua strategia a ciclo chiuso per l’alluminio. L’idea è trasformare i veicoli di oggi nelle auto di domani. Nei fatti il progetto Reality vuole riutilizzare l’alluminio dei veicoli esistenti di Jaguar e Land Rover senza perdere le caratteristiche di solidità del materiale. La procedura è in fase di test su alcune Jaguar I-Pace di pre-produzione. Anche le batterie del modello 100% elettrico entreranno nel processo di seconda vita sviluppato da JLR. Tutti i materiali, infatti, vengono smistati usando sensori ad alta tecnologia Axion. Dal canto loro, una volta separati, i rottami di alluminio vengono fusi e riforgiati. A pieno regime il progetto taglierà anche la produzione di CO2 emessa dalla catena di montaggio.

IDEA GREEN

Jaguar Land Rover ha già ridotto la produzione di CO2 delle sue catene di montaggio del 46%. Il programma di riciclo dell’alluminio, cofinanziato da Innovate UK, sta aiutando il marchio ad estendere la sua politica a ciclo chiuso. Tra il settembre 2013 e il gennaio 2019, circa 300.000 tonnellate di scarti hanno dato vita a nuovi componenti in alluminio leggero. Nel 2014, Jaguar XE è stato il primo veicolo al mondo a utilizzare la lega di alluminio RC5754 per i pannelli della carrozzeria. Si tratta di una lega che contiene fino al 75% di alluminio riciclato. A ben guardare la metà della struttura della berlina XE è utilizza una lega di alluminio. Del resto il mondo automotive è alla ricerca di materiali nuovi e sempre più leggeri ad esempio Mazda promette di aver trovato un’alternativa all’alluminio.

LA MISSION

L’idea è dare vita ad un programma a ciclo chiuso dai ritmi più serrati. I veicoli possono essere recuperati, esaminati e smaltiti in massa, rendendo il processo più rapido e veloce. Attualmente JLR utilizza 180.000 tonnellate di alluminio all’anno. Si tratta di una piccola percentuale degli 80 milioni di tonnellate prodotte ogni anno a livello globale. Nei fatti l’alluminio è già uno dei materiali più riciclati con il 75% di quello prodotto che è ancora in circolazione. In casa Jaguar Land Rover si apre all’alluminio riciclato sempre con attenzione a mantenere alta la qualità. Nel futuro il marchio promette di trovare soluzioni anche per le batterie delle sue auto elettriche. Quello dello smaltimento delle batterie delle auto green è un tema caldo. Volkswagen ha recentemente presentato la sua idea che promette di dare una nuova vita a tutte le componenti nessuna esclusa.

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Volkswagen ID Roomzz: nuovi dettagli sul SUV elettrico in arrivo

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen è pronta a lanciare la sua prima auto elettrica di seconda generazione. La nuova ID Roomzz esordirà da fine mese al Salone dell’Auto di Shanghai. Il segnale per la concorrenza è di quelli forti e chiari. VW è intenzionata a mettere tutte le sue energie in campo nella sfida elettrificata. Il nuovo SUV a zero emissioni sarà commercializzato a partire dal 2021 e monterà tecnologie di primo piano. Si tratta, intanto, del primo modello costruito sulla base della piattaforma EV MEB. L’integrazione delle batterie nel pianale offrirà abitabilità e migliore guidabilità mantenendo il baricentro basso. Il nuovo Roomzz proporrà anche la guida autonoma di livello 4. Vediamo tutto sui piani elettrici di casa Volkswagen.

SUV ELETTRICO

Volkswagen presenterà in anteprima mondiale la nuova ID Roomzz al Salone di Shanghai. Non è una scelta casuale perché si tratta di uno degli eventi automobilistici più importanti dell’Asia. Il nuovo membro della gamma ID anticipa la versione di serie che sarà in vendita in Cina nel 2021. La ID Roomzz ospiterà a bordo numerose innovazioni. Il SUV a zero emissioni proporrà soluzioni innovative a partite dalla versatilità dello spazio interno. Grazie alle batterie integrate nel pianale modulare ci sarà più spazio in un abitacolo che si preannuncia futuristico. A bordo non mancherà la tecnologia. Su ID Roomzz ci saranno tutti gli ADAS della gamma IQ.Drive. All’esordio anche la modalità Pilot, con la quale la vettura può muoversi grazie alla guida autonoma di livello 4 senza l’intervento del guidatore.

FUTURO ELETTRICO

Klaus Bischoff, Responsabile del Design Volkswagen, ha specificato: “La ID Roomzz anticipa i contenuti di un grande SUV elettrico del futuro. Lo stile purista ne esalta la netta funzionalità, mentre l’esperienza di utilizzo è intuitiva e naturale”. Come anticipato il 2019 sarà l’anno delle nuove elettriche Volkswagen. Il brand punta sulla nuova strategia industriale, che ridurrà del 30% le emissioni di CO2 entro il 2025. L’idea è portare le vendite delle auto elettriche al 40% del totale delle vendite entro il 2030. Per riuscire in questo obiettivo il gruppo industriale sosterrà investimenti per complessivi 30 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. L’investimento è legato ai costi di sviluppo delle nuove tecnologie necessarie alla guida elettrica e connessa. Per riuscire a recuperare , almeno in parte, gli esborsi per la conversione elettrica Volkswagen ha un’idea. Il costruttore tedesco ha fatto sapere che venderà la piattaforma MEB ad altri brand dell’auto.

LA GAMMA ID

Il nuovo SUV a zero emissioni Roomzz affiancherà la compatta ID, il crossover ID Crozz, il van ID Buzz, la berlina ID Vizzion e la simpatica ID Buggy. Numeri alla mano la Roomzz sarà il sesto membro della nuova famiglia elettrica Volkswagen. VW sta infatti sviluppando una gamma completa di veicoli a zero emissioni ripensando il suo modello organizzativo con l’aiuto di Amazon. Il debutto della nuova generazione elettrica è atteso a breve con il lancio della versione commerciale della compatta ID. A seguire sono programmate per i prossimi anni le presentazioni di tutti i sei modelli elettrici. E’ noto che VW punta alla riduzione dei costi di acquisto delle EV. Il marchio intende prezzare la gamma elettrica ID a partire da meno di 20.000 euro.

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Skoda Scala 2019: in Italia a partire da 19.960 euro

di Redazione

Skoda si prepara al lancio in Italia della sua nuova berlina compatta di Segmento C. Si chiama Scala, e in questi giorni ne sono stati diffusi i dettagli relativi a gamma e prezzi. L’auto, che abbiamo annunciato lo scorso ottobre in anteprima, sarà disponibile inizialmente con tre motorizzazioni benzina e Diesel. A queste, dopo pochi mesi se ne aggiungeranno altre due, di cui una a metano.

TRE MOTORIZZAZIONI AL LANCIO

La Casa boema esordisce a pieno titolo tra le vetture compatte presentando l’erede della Rapid. Si chiama Scala, è realizzata sulla solita piattaforma MQB-A0 che Volkswagen adotta ormai dal 2012, e arriverà sul mercato con tre motorizzazioni. A maggio, la Skoda scala sarà disponibile nei concessionari con due motori benzina, 1.0 TSI da 115 CV con cambio manuale a 6 marce e 1.5 TSI da 150 CV con cambio automatico DSG a 7 rapporti, e un turbodiesel 1.6 TDI con 115 CV, disponibile sia con cambio manuale a 6 marce sia con automatico a 7. Nei mesi successivi arriveranno sul mercato il benzina 1.0 TSI da 95 CV con cambio manuale a 5 rapporti e poi, in autunno, la versione a metano 1.0 G-TEC da 90 CV con cambio manuale a 6 marce.

TANTI ADAS E DOTAZIONI

Guardando alla dotazione di serie, la Skoda Scala offre numerosi sistemi di assistenza alla guida. Previsti nella dotazione base dispositivo di rilevamento della stanchezza del conducente, la frenata automatica di emergenza (completa di riconoscimento pedoni), il cruise control adattivo e il Lane Assistant per il mantenimento della corsia. Questi sistemi di sicurezza si abbinano a nuove dotazioni interne, come il display da 9″2 sulla plancia. Questo serve a gestire il sistema di infotainment di terza generazione, dotato di Smartlink+, per connettere lo smartphone anche via wireless, e di eSim nativa.

NUOVO STILE E TRE ALLESTIMENTI DISPONIBILI

Grazie all’adozione della già citata piattaforma MQB, la Skoda Scala ha una maggiore abitabilità rispetto alla Rapid. Anche il bagagliaio risulta molto spazioso, con una capacità di carico che va da 467 a 1410 litri. La nuova Skoda Scala è disponibile in tre allestimenti distinti, Ambition, Sport e Style, che si combinano con le tre motorizzazioni disponibili. La versione più economica disponibile in Italia è la Ambition 1.0 TSI da 95 CV, a benzina e con cambio manuale, che parte da 19.960 euro, mentre il modello top di gamma, la Style 1.6 TDI da 115 CV con cambio automatico DSG, avrà un prezzo a listino di 27.660 euro.

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