Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Oggi — 22 Agosto 2019SicurAUTO

Sciopero Autostrade 25 e 26 agosto: solo gli automobilisti ci rimettono

di Donato D'Ambrosi

Autostrade ha confermato un nuovo sciopero dei casellanti il 25 e 26 agosto. Se un tempo “sciopero” equivaleva a “pedaggio gratis”, oggi a rimetterci più di tutti sono gli automobilisti in viaggio. Il secondo sciopero autostradale dell’estate 2019, è la previsione più grigia per i viaggiatori al rientro dalle ferie proprio nei giorni del controesodo. A cosa servono questi scioperi se quasi tutto è ormai automatizzato?

LE DATE DELLO SCIOPERO, MA TRAQUILLI SI PAGA LO STESSO

Il nodo della questione è sempre lo stesso e riguarda il rinnovo del contratto per i dipendenti rappresentati dalle sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Logistica. E se te lo stai chiedendo, si, lo sciopero del 25 e 26 agosto 2019 è il culmine delle trattative naufragate dopo il precedente sciopero autostrade del 5-6 agosto 2019. A fermarsi sarà sia il personale tecnico che quello amministrativo a scaglioni. Gli esattori del pedaggio ai caselli e i turnisti incrociano le braccia dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 di domenica 25 agosto e dalle 22 di domenica 25 alle 2 di lunedì 26. Mentre il personale tecnico-amministrativo si fermerà il 26 agosto per le prime 4 ore di ogni turno. L’annunciato sciopero avrebbe reso felici tanti vacanzieri in partenza e rientro, qualche anno fa: sbarre alzate e niente pedaggio. Ma oggi rischia di essere solo una grande beffa per gli utenti delle autostrade, lo afferma Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.

 

I MOTIVI DELLO SCIOPERO SULLE AUTOSTRADE

Ma in sostanza, perché scioperano i dipendenti dei gestori autostradali?Concessioni scadute o in scadenza – gridano congiuntamente le sigle sindacali – Clausole di salvaguardia sociale e una congrua risposta economica in linea con l’elevata redditività degli azionisti e della produttività raggiunta dagli addetti ai lavori”. Il numero di addetti si è pressoché dimezzato, pare, ma non è mai venuto meno l’impegno a garantire sicurezza e servizi agli utenti, anche a rischio della propria vita, spiegano i sindacalisti. Senza entrare nel merito del sacrosanto diritto allo sciopero, vi siete chiesti quali effetti concreti ha questo sciopero sui viaggiatori? Fuori dagli uffici amministrativi ben pochi che possano realmente intaccare le casse dei gestori.

UN’APP COME IN EUROPA EVITEREBBE TANTI PROBLEMI

Ci saranno disservizi, vero, ma il commento del Presidente UNC fa riflettere sulla vulnerabilità del meccanismo che penalizza solo e soltanto i consumatori.   Dona definisce “Inaccettabile e vergognoso uno sciopero del personale delle autostrade proprio durante il controesodo” e richiama l’intervento del Ministro Toninelli per il differimento dello sciopero. Dona spiega “ora, con i nuovi mezzi tecnologici, si formano solo code estenuanti ai caselli. Nessun danno economico per le società concessionarie”. Allora perché non estendere a tutta la rete (dove possibile) i caselli senza barriere con pagamento del pedaggio freeflow come sulla Pedemontana? In Polonia, ad esempio, basta un’app sullo smartphone per pagare il pedaggio tramite la targa e si risparmierebbero tonnellate di carta e code ai caselli. Forse è proprio con i biglietti di carta e gli aggeggi elettronici per il tele-pagamento che si fanno più soldi in Italia, a prescindere dalla qualità dei servizi e dalla sicurezza delle autostrade?

The post Sciopero Autostrade 25 e 26 agosto: solo gli automobilisti ci rimettono appeared first on SicurAUTO.it.

Ieri — 21 Agosto 2019SicurAUTO

Mal d’auto: i passeggeri giovani soffrono più degli over60

di Antonio Elia Migliozzi

Se 1 americano su 3 soffre di mal d’auto, ancora poco si sa su come contrastare questo disturbo. Ecco allora che l’Università del Michigan si è messa al lavoro per capire di più della cinetosi e delle sue cause. Sicuramente si tratta di un disturbo difficile da studiare perché ciascun soggetto reagisce in modo diverso alle sollecitazioni che il suo corpo riceve in auto. Il team di ricerca ha quindi chiesto una mano ad un campione di 52 soggetti che si sono sottoposti ad una serie di screening in auto. Nel dettaglio è stato messo a punto un vero e proprio percorso di prova articolato in 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra. I primi risultati dello studio faranno da base per successivi approfondimenti sul tema. Vediamo perché il mal d’auto è interessante per la mobilità odierna ma anche nell’ottica della prossima guida autonoma.

IL MAL D’AUTO 

La cinetosi è un disturbo serio che può rendere difficile ogni viaggio in auto al quale si partecipa da passeggero. I ricercatori dell’università del Michigan stanno esaminando il mal d’auto con un esperimento progettato per vedere come reagiscono i passeggeri alle sollecitazioni in auto. Del resto se nel prossimo futuro milioni di persone viaggeranno su veicoli a guida autonoma, per molti di loro leggere o lavorare a bordo potrebbe essere un problema. Come sottolinea la portavoce del gruppo di ricerca, Monica Jones: “Pochissimi studi sono stati condotti sulle automobili mentre invece, gran parte del lavoro è stato svolto in tema di trasporto marittimo e aereo, usando simulatori di guida o piattaforme .” Insomma l’obiettivo è capire una volta per tutte quali siano le situazioni che innescano la nausea nel “mondo reale”. Per questo il team di ricerca ha coinvolto 52 persone portandole in strada presso la Mcity Test Facility all’interno dell’università.

LO STUDIO

Fondamentalmente si è trattato di un test con la scientificità propria di un laboratorio organizzato però in un percorso stradale all’aperto. Oggetto della prova le reazioni dei passeggeri alle consuete svolte, fermate e accelerazioni. Ai partecipanti è stato chiesto di eseguire alcune attività come usare un tablet, rispondere alle chiamate al cellulare e rispondere alle domande poste da un ricercatore a bordo. Il test drive, della durata di 20 minuti, ha previsto 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra, ed è stato condotto dai 16 ai 40 km/h. Specifici sensori hanno registrato l’accelerazione del veicolo, la posizione e la risposta fisiologica dei partecipanti, inclusi sudore, temperatura cutanea e frequenza cardiaca. Telecamere e sensori hanno monitorato anche il movimento e la postura della testa del passeggero. I partecipanti hanno poi descritto le sensazioni valutando l’intensità del malessere come lieve, moderata o grave.

LA PROSPETTIVA

Ad oggi nessuno ha mai realmente studiato il mal d’auto in modo approfondito e ottenendo risultati univoci. Nei fatti i giovani fino ai 26 anni hanno manifestato livelli più elevati di cinetosi ma per capire di più servirà un approfondimento. Questo è solo l’inizio di quello che sarà sicuramente uno studio a lungo termine che vuole contribuire a rendere i veicoli a guida autonoma il più rilassanti e popolari possibile. Insomma anche per chi soffre di mal d’auto viaggiare su un mezzo driveless non si rivelerà il peggiore degli incubi. Per ottenere una chiave di lettura chiara per i risultati ricavati, l’Università del Michigan ha creato un database con migliaia di misurazioni e osservazioni. Tutti questo elementi serviranno ad approfondire le reazioni dei passeggeri coinvolti per capire quali siano gli elementi che precedono il manifestarsi di dolore o disagio.

The post Mal d’auto: i passeggeri giovani soffrono più degli over60 appeared first on SicurAUTO.it.

Toyota più sicure con pedoni: l’auto impedirà le partenze involontarie

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota decide di mettere letteralmente un freno agli incidenti che coinvolgono i pedoni. Il colosso giapponese ha annunciato l’arrivo di una nuova funzione che eviterà i sinistri causati dalla confusione tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno. In questo modo se un pedone, o un ostacolo inanimato, si trova davanti al veicolo mentre il conducente schiaccia il pedale sbagliato, l’auto non si sposterà di un millimetro. L’innovazione dovrebbe raggiungere tutta la gamma globale di Toyota ed i primi modelli che ne saranno provvisti arriveranno entro la fine dell’anno. Si partirà dalle Toyota Prius ed Aqua, molto popolari tra i conducenti anziani. L’azienda afferma che il nuovo acceleratore intelligente, oltre ad evitare incidenti con pedoni e ostacoli sventerà minacce anche ai danni dei ciclisti. Vediamo come funziona e quali sono i vantaggi di questa soluzione.

NUOVA FUNZIONALITÀ

Toyota ha in programma l’introduzione di una nuova funzionalità volta a prevenire incidenti causati da scambi involontari tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno. La tecnologia impedirà una risposta del motore in caso di errore umano o nel caso in cui ci sia una persona davanti al veicolo. In questo modo si eviterà un’accelerazione improvvisa dalla natura imprevista e pericolosa. Secondo le fonti che riportano la notizia il dispositivo potrebbe essere introdotto prima della fine dell’anno anche su veicoli che sono già stati venduti ai clienti. Va detto infatti che sono ad oggi disponibili sul mercato dispositivi di sicurezza retrofit. Anche questi sono in grado di impedire un’accelerazione involontaria dell’auto se questa è causata dalla pressione del pedale sbagliato. Nei fatti, però, molti funzionano solo quando i sensori rilevano un ostacolo come un muro o un’altra automobile che procede nella direzione in cui il veicolo sta viaggiando.

SICUREZZA AL CENTRO

La nuova funzione di Toyota rallenterà gradualmente il veicolo quando l’acceleratore viene premuto improvvisamente anche se non ci sono ostacoli fisici davanti all’auto. L’assistente arriverà per prima sui modelli ibridi Prius e Aqua, che sono molto popolari tra i conducenti anziani, per poi raggiungere tutta la gamma. Se tecnicamente non è difficile immaginare un meccanismo che riduce la velocità in tutti questi casi, molti costruttori hanno preferito lasciar stare. Alcuni temono che non si abbia una risposta pronta nel caso in cui sia necessaria una rapida accelerazione, come nei cambi di corsia. Come detto Toyota offrirà il sistema anche in retrofit per le vetture già in possesso dei suoi clienti e per questo pensa ad un prezzo competitivo. Il marchio giapponese vuole così evitare i numerosi incidenti dovuti a questo tipo di distrazioni e frequenti tra gli anziani.

IL RISCHIO INCIDENTI

Secondo Toyota la sua tecnologia sarà funzionale anche per prevenire incidenti che coinvolgono pedoni e ciclisti. La decisione del brand potrebbe spingere altri produttori a fare una scelta simile. Del resto il mese scorso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti giapponese, ha chiesto a Toyota e ad altre sette case automobilistiche, di intervenire sulla questione. L’improvvisa accelerazione causata dalla pressione involontaria dell’acceleratore avrebbe causato 17 incidenti su un totale di 149. Protagonisti dei sinistri conducenti di età pari o superiore ai 75 anni. Va detto che per le Autorità giapponesi si tratta di numeri preoccupanti perché riguardano il solo periodo da gennaio a giugno di quest’anno. Insomma a conti fatti l’11% degli impatti avvenuti negli ultimi sei mesi è attribuibile ad errori tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno.

The post Toyota più sicure con pedoni: l’auto impedirà le partenze involontarie appeared first on SicurAUTO.it.

Car sharing a lungo termine: a Milano l’auto si noleggia per 7 giorni

di Raffaele Dambra

Car sharing a lungo termine a Milano

Fino ad ora la condivisione di auto a noleggio era prevista soltanto per brevi o brevissimi periodi, da poche ore a massimo un giorno. Adesso però parte il car sharing a lungo termine e a Milano (e non solo) si potranno noleggiare auto condivise fino a 7 giorni consecutivi. Occhio però ai costi.

COME FUNZIONA IL CAR SHARING A LUNGO TERMINE

La proposta è di Share Now, la nuova società tedesca nata dalla partnership tra Car2Go e DriveNow, ed è già disponibile a Milano, Amburgo, Vienna e, da settembre, anche a Seattle, negli USA. Il funzionamento è semplice: per usufruire della vettura per più di un giorno (fino a un massimo di 7) è sufficiente scegliere tramite app la tariffa Flex che prevede un costo fisso, stabilito in base al numero dei giorni di noleggio e del modello scelto, e uno a consumo, a seconda dei km percorsi.

CAR SHARING 7 GIORNI A MILANO: LE AUTO DISPONIBILI

Questo nuovo progetto colma una lacuna nelle esigenze di mobilità dei nostri utenti”, ha dichiarato Olivier Reppert, il CEO di Share Now. “Adesso potranno ancor più facilmente fare a meno della loro auto privata, optando per una vettura in condivisione anche in caso di una vacanza di qualche giorno o di una settimana”. Per i fruitori del car sharing a lungo termine a Milano sono a disposizione ben 1.500 vetture: la flotta di Car2Go è composta da Smart ForTwo, Smart ForFour e Smart ForFour Cabrio, mentre DriveNow offre BMW Serie 1, Serie 2 (Active Tourer e Cabrio), Mini 3 e 5 porte, Mini Cabrio e Mini Clubman. Peccato che al momento la tariffa Flex, quella per più giorni, non comprenda l’auto elettrica BMW i3, usufruibile solo per il car sharing giornaliero.

CAR SHARING A LUNGO TERMINE A MILANO: LE TARIFFE

Ma vediamo quali sono i costi del car sharing a lungo termine in quel di Milano. Come spiegavamo poc’anzi, i prezzi variano a seconda della durata del noleggio, del modello di auto selezionato e dei km percorsi. Per esempio noleggiare una Smart ForTwo costa da 49,99 per un giorno a 159,99 euro per 7 giorni, a cui vanno aggiunti 0,15 euro al km. Simulando per esempio di prendere in condivisione una ForTwo per un’intera settimana e di percorrere 300 km (0,15 x 300 = 45), il costo totale del noleggio è di 204,99 euro. Per noleggiare una BMW qualsiasi si spendono invece da 89,99 euro per un giorno a 219,99 per 7 giorni, più 0,19 euro al km. Una settimana in cui si percorrono 300 km viene quindi a costare in tutto 276,99 euro. Tanto o poco? Ognuno, in base alle proprie necessità e alla propria esperienza, può valutare se si tratta di tariffe concorrenziali o poco economiche. In ogni caso il tariffario completo si trova qui.

The post Car sharing a lungo termine: a Milano l’auto si noleggia per 7 giorni appeared first on SicurAUTO.it.

Mercedes spia i clienti? Nella rete i clienti “distratti” delle auto in leasing

di Donato D'Ambrosi

Spesso l’auto è il caveau perfetto per trovare riservatezza, privacy e riparo da occhi e orecchie indiscreti, ma a quanto pare non se si tratta di una Mercedes in leasing. E’ l’accusa di spionaggio lanciata a Mercedes-Benz di cui parla il tabloid inglese The Sun. Mercedes sarebbe infatti in combutta con gli ufficiali giudiziari ai quali rivela la posizione dell’auto quando il cliente diventa un “cattivo pagatore”. Il caso è esploso nel Regno Unito poiché Mercedes controlla circa l’80% dei contratti di leasing auto, secondo il giornale inglese. A quanto pare però la pratica di presunto spionaggio attraverso i sensori montati sull’auto è ai limiti della legge sulla privacy ma più di qua che di là.

L’ACCUSA DI VIOLAZIONE DELLA PRIVACY A MERCEDES

Secondo Mercedes tutto avviene alla luce del sole o quasi, visto che i clienti dovrebbero essere a conoscenza di quello che accade se non pagano il canone dell’auto presa in leasing. Ma la realtà dei fatti è che la stragrande maggioranza dei clienti non immaginerebbe mai di potersi ritrovare l’ufficiale giudiziario nello specchietto retrovisore in qualunque momento, in caso di problemi con i pagamenti. E invece è proprio quello che succede in base agli accordi contrattuali che Mercedes-Benz stipula con i suoi clienti, a quanto pare a loro sprovveduta insaputa.

UNA CONDOTTA SINGOLARE

Mercedes dal canto suo avrebbe ammesso che “in casi estremi” può localizzare l’auto di un cliente e comunicare la posizione all’organo incaricato di recuperare il credito. Nulla però che avrebbe a che vedere con funzioni di antifurto satellitare o con il servizio Mercedes Me, solamente un modo per ricordarti fin dalla stipula del contratto di pagare il canone del leasing. Un approccio singolare, come riporta The Sun, visto che BMW, Jaguar Land Rover e Volkswagen avrebbero dichiarato di non effettuare questo genere di tracciamento dei clienti. Ma perché Mercedes, incalzata da Associazioni di consumatori e autorità, ritiene di essere nel giusto? E’ presto spiegato.

LA REPLICA DI MERCEDES ALLE ACCUSE

Secondo Mercedes-Benz, ogni cliente sarebbe informato sul trattamento dei dati tracciati tramite l’elettronica dell’auto se vengono meno gli impegni sottoscritti. Molti accusano il Costruttore di mimetizzare un’importante clausola, restrittiva della privacy dei consumatori, all’interno del contratto che molto spesso si firma senza neppure leggere. Mercedes però assicura che la condizione di poter comunicare la posizione dell’auto è informata al cliente tramite una postilla in neretto prima della firma. Ora al di là di quanto sia realmente evidente questa postilla e della liceità di poter comunicare i dati dei clienti a un soggetto terzo, si concretizzano i dubbi che abbiamo anticipato in questo approfondimento sulle auto connesse e la funzione dei Neutral Server: di chi sono i dati e chi ha diritto a farne ciò che vuole? Mercedes ha dimostrato che è solo l’inizio e che prima di firmare un contratto è bene leggerlo dalla prima all’ultima pagina.

The post Mercedes spia i clienti? Nella rete i clienti “distratti” delle auto in leasing appeared first on SicurAUTO.it.

Cicalino auto elettriche: cosa dice la norma UN 138 sull’AVAS obbligatorio

di Donato D'Ambrosi

Il problema delle auto elettriche e ibride che non fanno rumore a bassa velocità è ufficialmente archiviato con il cicalino obbligatorio dal 1 luglio 2019. Ma quali caratteristiche deve avere il cicalino (all’anagrafe tecnica AVAS) sulle auto elettriche? I proprietari delle auto elettriche e ibride già vendute e immatricolate dopo questa data cosa devono fare? Le prime disposizioni sul cicalino delle auto elettriche (Audible Vehicle Alert System) in Europa le ha definite la norma UN 138. Ecco cosa cambia per le auto che elettriche e ibride nuove e già immatricolate dal 1 luglio 2019 con l’obbligo del cicalino sonoro.

USA – EUROPA, REGOLE DIVERSE SUL CICALINO

L’ambiente urbano è pieno di rumori e se ci pensate un attimo spesso è proprio il suono delle auto in arrivo a farci accorgere che un veicolo sta arrivando. Ma quale rumore devono fare le auto elettriche che non hanno un motore “a scoppio”? Le persone ipovedenti, ad esempio, si affidano proprio ai suoni per muoversi in autonomia, ma la stragrande maggioranza di pedoni distratti è in pericolo se non sente neppure l’auto arrivare. Un pericolo che negli USA l’NHTSA, l’agenzia governativa per la sicurezza dei trasporti, ha obbligato le auto elettriche e ibride ad avere un cicalino che emette un suono fino a 28 km/h. In Europa invece, per le caratteristiche delle strade si è deciso di fermarsi a 20 km/h. Ecco quali caratteristiche dovrà avere il cicalino AVAS per le auto elettriche nuove e quelle già vendute.

L’OBBLIGO AVAS DIFFERITO PER LE ELETTRICHE GIA’ CIRCOLANTI

Come disposto dalla norma UN 138, il dispositivo AVAS, che si può definire anche un cicalino per auto elettriche è obbligatorio dal 1 luglio 2019 su tutte le auto nuove. Questo significa che tutte le auto prodotte dopo il 1 luglio 2019 avranno già di serie il cicalino secondo le specifiche europee. Ma per chi l’auto elettrica o ibrida l’ha già comprata, cosa stabilisce la norma? Intanto è bene accertarsi che l’auto non abbia già un cicalino AVAS conforme alle specifiche europee (molti Costruttori, come Jaguar hanno anticipato la norma e magari servirà solo riprogrammarlo). Se il cicalino non è presente, i proprietari delle auto già circolanti e immatricolate hanno tempo fino al 1 luglio 2021 per adeguarsi all’obbligo. Bisognerà poi capire in che modo le autorità verificheranno il rispetto della norma, presumibilmente in sede di revisione periodica. Un dubbio che coinvolge 12.156 veicoli elettrici e 244.484 veicoli ibridi circolanti al 31 dicembre 2018 (fonte ACI).

IL SUONO DEL CICALINO SULLE AUTO ELETTRICHE

La caratteristica tecnica principale del cicalino per auto elettriche e ibride è che deve produrre una pressione sonora di almeno 56 dB ma non superiore a 75 dB. Dovrà attivarsi automaticamente ad ogni avvio del veicolo ed emettere un rumore fino a 20 km/h. Il suono dell’auto elettrica (o ibrida se può funzionare anche solo in elettrico) si deve udire sia in avanti sia nelle manovre di retromarcia. Da questo dettaglio sono esonerati i veicoli che in retromarcia emettono già un suono di avvertimento. A parte questo, non ci sono paletti sul ritmo, la melodia ecc, quindi prepariamoci a sentire i suoni più curiosi dai Costruttori più creativi.

The post Cicalino auto elettriche: cosa dice la norma UN 138 sull’AVAS obbligatorio appeared first on SicurAUTO.it.

Meno recentiSicurAUTO

Uber, incidenti nei test ogni 15 mila miglia: ex dipendente vuota il sacco

di Antonio Elia Migliozzi

Come sappiamo la guida autonoma è la prossima frontiera della mobilità. In questo senso aziende automotive, tech e fornitori di servizi si muovono rapidamente per fare progressi prima degli altri. In una lunga intervista rilasciata ad AutomotiveNews un ex dipendente di Uber racconta delle sue preoccupazioni sul fronte sicurezza. Robbie Miller era parte della struttura al lavoro per lo sviluppo della piattaforma driveless del colosso del ridesharing ed aveva più volte espresso perplessità all’azienda. Nello specifico aveva avvisato i funzionari di Uber della presenza di problemi di sicurezza nel programma di guida autonoma usato dalla flotta del brand. Il tutto avveniva pochi giorni prima che si verificasse un incidente mortale. Vediamo come le auto senza conducente starebbero causando più sinistri rispetto ai conducenti umani e mettendo in pericolo automobilisti e pedoni.

GUIDA AUTONOMA E SICUREZZA

Robbie Miller è un ex dipendete di Uber impegnato nello sviluppo della piattaforma a guida autonoma del colosso. In una intervista conferma che necessario un radicale ripensamento degli standard di sicurezza ad oggi legati all’auto senza conducente. “Voglio rendere la strada più sicura, ha affermato Miller “È difficile per le aziende con flotte da centinaia di veicoli riportare indietro ogni singolo mezzo e possibilmente fermarsi per settimane. Ma devi essere in grado di prendere quel tipo di decisione.” Insomma una accusa chiara che arriva in attesa che il Congresso americano adotti il mese prossimo una legislazione aperta alla diffusione diffusa di veicoli a guida autonoma. Va detto che al momento non esiste un accordo tra Governo ed industria sui prossimi standard di sicurezza. Per Miller le aziende si stanno concentrando sul numero di miglia autonome percorse e non sulla sicurezza dei sistemi.

LA CORSA AI TEST

L’esperto ammonisce c’è poco valore tecnico nei test che effettuano un alto volume di chilometri. Miller è l’ultimo di una nutrita lista di esperti a mettere in discussione gli attuali protocolli utilizzati per validare l’auto a guida autonoma. Lo scorso mese i dirigenti di Aurora Innovation e Volvo Cars avevano sollevato preoccupazioni simili nel corso di una riunione di settore avvenuta negli Usa tra funzionari governativi e ricercatori accademici. La cautela di Miller deriva dall’esperienza personale. Nel 2018 era allarmato dal fatto che le auto di prova usate da Uber fossero spesso coinvolte in incidenti anche con danni rilevanti. In particolare aveva notato che le collisioni si verificavano ogni 15.000 miglia. Ecco allora che con una e-mail a diversi dirigenti di Uber aveva delineato le sue preoccupazioni e sollecitato una revisione del programma dedicato alla guida autonoma. Un monito profetico visto che l’e-mail è datata 13 marzo 2018.

LE LACUNE

Tre giorni dopo aver inoltrato la missiva Miller ha lasciato Uber. Cinque giorni un veicolo di prova Uber ha colpito e ucciso Elaine Herzberg a Tempe, in Arizona. Miller è rimasto comunque attivo nel settore ed ha esaminato i dati del Naturalistic Driving Study, un’iniziativa di ricerca federale attivata per fare il punto sugli incidenti avvenuti in California. La sua analisi suggerisce che i veicoli a guida autonoma sono coinvolti in più incidenti rispetto a quelli affidati a conducenti umani. Conclude Miller: “L’etica di base ti dice che se stai mettendo le persone a rischio in questo modo, devi fermarti. Ciò che ritengo manchi in questo settore è fondamentalmente una leadership che sia disposta ad ascoltare e le opinioni degli altri.” Insomma la posizione di questo ingegnere è chiara, occorre rimettere in discussione il lavoro fatto per evitare che tragici incidenti come quello di Tampa possano tornare a verificarsi.

The post Uber, incidenti nei test ogni 15 mila miglia: ex dipendente vuota il sacco appeared first on SicurAUTO.it.

Crisi di Governo: 5 impegni su auto e sicurezza stradale a rischio

di Raffaele Dambra

Crisi di Governo

La crisi di Governo che ha portato alle dimissioni del premier Conte e a un futuro tutto da decifrare, potrebbe avere notevoli conseguenze anche sul mondo dell’auto e della sicurezza stradale. Nei prossimi mesi, infatti, Governo e Parlamento si sarebbero dovuti pronunciare in via definitiva su alcuni temi caldi come il pacchetto di riforme al Codice della Strada, l’introduzione dei dispositivi anti-abbandono per i bambini in auto e gli sconti obbligatori sulle tariffe RC auto in caso di installazione della scatola nera, per cui mancano ancora i decreti attuativi. Ma anche sull’eventualità di estendere ecotassa ed ecobonus e sulla possibile revoca delle concessioni ad Autostrade SpA dopo i fatti del Ponte Morandi. Adesso però l’impasse politico rischia di far saltare tutto o di rinviare a chissà quanto (con possibili modifiche o stravolgimenti) questi ed altri importantissimi cambiamenti. Facciamo il punto della situazione.

CRISI DI GOVERNO: CHE FINE FARANNO LE MODIFICHE AL CODICE DELLA STRADA?

Ad oggi il corposo pacchetto di modifiche al Codice della Strada è già stato approvato in prima lettura in Commissione Trasporti alla Camera, ma deve ancora transitare in Aula (è richiesta l’approvazione sia della Camera che del Senato). In caso di esito favorevole sarebbe diventato legge entro la fine del 2019, ma adesso che fine farà? Ricordiamo che parliamo di modifiche su cui si è discusso molto come l’inasprimento delle sanzioni per chi guida maneggiando il cellulare (con sospensione della patente fin dalla prima violazione); la circolazione di scooter 125 cc in autostrada, purché guidati da maggiorenni; l’aumento dei fondi destinati alla sicurezza stradale derivanti dalle multe (e obbligo di rendicontarne l’uso); l’introduzione delle strade scolastiche e degli stalli rosa; la proposta del doppio senso ciclabile o senso unico eccetto bici; lo snellimento dell’iter per presentare ricorso al prefetto, e molto altro ancora. Cambiamenti anche epocali che rischiano seriamente di andare in fumo…

CRISI DI GOVERNO: CHE SUCCEDERÀ CON I DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO PER I BAMBINI?

L’obbligo di utilizzare sulle auto i dispositivi di allarme volti a prevenire l’abbandono dei bambini sarebbe dovuto scattare già lo scorso 1° luglio 2019. Ma a causa delle solite lungaggini burocratiche la stesura del decreto attuativo, necessario per mettere in pratica quanto previsto dalla nuova legge, sta richiedendo molto più tempo del previsto e al momento non è stata ancora ultimata. Prima della crisi di Governo si sperava di completare il tutto entro novembre (ricordiamo che serve pure il parere positivo del Consiglio di Stato, seguito dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale). Ma adesso il futuro è assai più nebuloso e non sono affatto esclusi ulteriori rinvii. Poveri bambini…

CRISI DI GOVERNO: A QUANDO I DECRETI ATTUATIVI PER GLI SCONTI OBBLIGATORI DELLA SCATOLA NERA?

Questa vicenda va incredibilmente avanti da ben due anni e quindi le dimissioni del Governo Conte c’entrano fino a un certo punto. Ma sicuramente non aiutano a raggiungere celermente l’obiettivo. Facciamo un rapido recap: nell’estate 2017 fu annunciato che l’installazione della scatola nera auto avrebbe generato significativi sconti obbligatori sull’assicurazione RCA. Oggi però gli sconti sono ancora quelli facoltativi che applicano le compagnie assicurative. Di obbligatorio invece non c’è ancora nulla, poiché anche in questo caso mancano i necessari decreti attuativi del Ministero dei Trasporti e del Ministero dello Sviluppo Economico. Lo stallo pare sia dovuto ad alcune criticità relative alla privacy e alla piena attendibilità del dispositivo che di fatto stanno bloccando l’approvazione dei decreti. Stallo che in caso di caduta del Governo e a maggior ragione dell’intera Legislatura rischia di prolungarsi chissà per quanto…

CRISI DI GOVERNO: ECOTASSA ED ECOBONUS SARANNO CONFERMATI?

Le due misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 per penalizzare chi acquista veicoli inquinanti e premiare chi sceglie una mobilità più sostenibile, dovrebbero restare in vigore fino al 31 dicembre 2021 (ma per i ciclomotori solo fino al 31/12/2019) e superare quindi indenni la crisi di Governo. Nulla però vieta che una nuova maggioranza in Parlamento, costituita magari da forze contrarie a questo genere di politiche (o semplicemente per smistare i fondi altrove), cancelli con un colpo di spugna sia l’ecotassa che l’ecobonus. Non ci resta che attendere.

CRISI DI GOVERNO: CONTINUERÀ LA BATTAGLIA DEL M5S CONTRO LA SOCIETÀ AUTOSTRADE?

La revoca della concessione delle tratte autostradali ad Autostrade per l’Italia SpA, società che fa parte del gruppo Atlantia che ha come principale azionista la famiglia Benetton, è una delle (non facili) battaglie che il Movimento 5 Stelle sta portando avanti fin dal giorno dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova (mentre Salvini e la Lega si sono sempre mostrati più prudenti). Ovviamente tale battaglia risulterebbe seriamente compromessa se il M5S uscisse dalla compagine governativa.

CRISI DI GOVERNO: BOLLO AUTO, ACCISE SUI CARBURANTI E AUMENTO DELL’IVA, QUANTI DUBBI

Elencati i 5 impegni su auto e sicurezza stradale che la caduta del Governo metterebbe maggiormente a serio rischio, non possiamo non accennare sommariamente ad altre questioni che la crisi parlamentare di certo non contribuirebbe a risolvere, anzi. Pensiamo per esempio all’odiato bollo auto, che tanti vorrebbero eliminare o quanto meno ridurre ma nessuno ci riesce. Oppure alle tanto discusse accise sui carburanti, la cui cancellazione, uno degli storici cavalli di battaglia di Matteo Salvini, non è stata mai concretamente affrontata e di questo passo non lo sarà. E infine il temutissimo aumento dell’IVA, ipotesi più che possibile in caso di crisi di Governo. E che andrebbe a incidere anche sul mondo dell’auto con l’immediato sbalzo verso l’alto di listini, benzina e quant’altro.

The post Crisi di Governo: 5 impegni su auto e sicurezza stradale a rischio appeared first on SicurAUTO.it.

Le 10 cose più pericolose che si fanno al volante, anche inconsciamente

di Antonio Elia Migliozzi

Una ricerca americana smaschera le cattive abitudini degli automobilisti. Il 90% degli intervistati ammette di aver tenuto comportamenti pericolosi alla guida nel corso dell’ultimo anno. Finiscono all’indice i soliti vizi come usare lo smartphone o cambiare la stazione radio, ma la vetta della classifica spetta al cibo in auto. Il 67% del campione confessa infatti di essersi distratto al volante perché impegnato a mangiare. Restano fuori dal podio altri atteggiamenti imprudenti come viaggiare ad alta velocità, inviare messaggini o non tenere le cinture allacciate. Lo studio conferma i rischi legati agli altri occupanti dell’auto che spingono il conducente a staccare gli occhi dalla strada. In questo senso si parla delle attenzioni ad animali e bimbi. Diamo uno sguardo da vicino ai numeri considerando che certi vizi, nonostante l’impegno della polizia e delle autorità locali, sono davvero duri a morire.

SICUREZZA A RISCHIO

Un portale americano ha svolto un sondaggio sui vizi degli automobilisti negli Usa. Lo studio ha rivelato che quasi tutti i conducenti, cioè il 90%, ammette di aver tenuto comportamenti di guida pericolosi nel corso dell’ultimo anno. E se alcuni di questi gesti, come mangiare, parlare al telefono o cambiare musica, possono sembrare innocui i dati parlano chiaro. Negli Stati Uniti il 94% degli incidenti stradali è causato da errori umani e da stili di guida pericolosi. Ancora più preoccupante il fatto che molti conducenti distratti continuano a comportarsi in modo scorretto perché impuniti. Più di un terzo dei patentati ha dichiarato di non essere mai stato fermato per una violazione nonostante la scarsa attenzione sul fronte sicurezza. L’uso del telefono al volante resta la prima minaccia. Nel dettaglio il 58%, il 27% e il 24% dei conducenti dichiara rispettivamente di parlare al telefono, leggere inviare messaggi di testo.

CATTIVE ABITUDINI

Lo smartphone resta pericoloso nonostante 20 Stati degli Usa abbiano imposto specifici divieti sull’uso. Altri comportamenti rischiosi al volante includono mangiare (67%), cambiare la musica (55%) e guidare ad alta velocità (41%). Alla domanda su quale sia l’attività più pericolosa da fare mentre si guida i conducenti contattati citano l’invio di SMS. Insomma sembrerebbe una certa consapevolezza inizi a farsi largo, tra le condotte più rischiose al secondo posto si piazza l’uso di alcolici. Tuttavia emerge una chiara contraddizione. Il numero di conducenti che ha riferito di inviare un messaggio durante la guida è di 6 volte superiore rispetto a quelli che hanno dichiarato di aver bevuto alcolici. Nel dettaglio il 24% continua a messaggiare allegramente al volante mentre il 4% dichiara di aver bevuto troppo prima di sedersi al posto di guida. Sul fronte sanzioni arrivano conferme interessanti con le donne che sono più attente alle regole.

UOMINI AL VOLANTE

Lo studio conferma che i conducenti maschi hanno maggiori probabilità di finire sotto l’occhio della legge; il 94% degli uomini ha confermato di essere stato fermato dalla polizia almeno una volta nel corso dell’ultimo anno rispetto all’89% delle donne. Gli uomini hanno anche maggiori probabilità di essere multati, sono il 65% , rispetto al 46% delle donne. Queste cattive abitudini contribuiscono agli alti costi assicurativi, in particolare i giovani conducenti maschi che pagano il 23% in più rispetto alle giovani donne. Con una media di otto comportamenti di guida pericolosi nell’ultimo anno i driver del nordest degli Usa si aggiudicano il primato. In questo caso sono seguiti dal midwest con sei, dall’ovest con cinque e dal sud degli Usa con due. È interessante notare nel sud degli States si hanno più probabilità di essere stati fermati per guida pericolosa (67%), rispetto al nord (60%).

The post Le 10 cose più pericolose che si fanno al volante, anche inconsciamente appeared first on SicurAUTO.it.

Investimento sulle strisce: per la Cassazione il pedone ha sempre ragione

di Raffaele Dambra

Investimento sulle strisce

In caso di investimento sulle strisce il pedone ha sempre ragione, anche se ha attraversato la strada in maniera imprudente. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una recente sentenza, precisando che in questi casi la responsabilità cade sempre sul conducente dell’auto. Questo perché, in prossimità delle strisce pedonali, l’automobilista è tenuto a prevedere la condotta del pedone, anche se avventata, ponendo eventualmente in essere tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare l’impatto.

AUTO IN PROSSIMITÀ DELLE STRISCE: COSA PREVEDE IL CODICE

L’articolo 141 del Codice della Strada dispone (comma 1) che “è obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che […] sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose e ogni altra causa di disordine per la circolazione”. Inoltre (comma 2) il conducente “deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”. Ma soprattutto (comma 4) “deve ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi […] in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza”.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: IL CASO GIUDICATO DALLA CASSAZIONE

Basandosi su questi principi la Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo condannato per omicidio colposo dopo aver investito una donna sulle strisce a Roma. Dopo la condanna in appello l’uomo si era rivolto alla Suprema Corte lamentando che la vittima aveva attraversato sulle strisce pedonali di notte, in una zona scarsamente illuminata e a un incrocio segnalato da un semaforo a luce gialla lampeggiante. Giustificando quindi l’investimento sulle strisce con il fatto di non aver visto la donna a causa dell’oscurità, pur procedendo a una velocità rispettosa dei limiti.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: PERCHÉ IL PEDONE HA SEMPRE RAGIONE

La Cassazione ha però rigettato il ricorso di questo conducente ravvisando una condotta di guida caratterizzata da negligenza, imprudenza e imperizia, perché pur viaggiando a una velocità consentita avrebbe dovuto moderare ulteriormente l’andatura, vista l’ora notturna e le scarse condizioni di visibilità. Chi guida, ha sancito più volte la giurisprudenza, deve infatti aver la possibilità di porre in atto tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare un urto o uno scontro, anche in caso di un comportamento imprudente altrui. Pensiamo per esempio a un pedone che cambia direzione sulle strisce, oppure che attraversa la strada con imprudenza avviandosi sull’asfalto solo in prossimità dell’attraversamento pedonale, o di notte o in un’area a scarsa illuminazione. Sono tutte situazioni che un automobilista deve prevedere e prevenire. L’unica eccezione riguarda invece un eventuale comportamento del pedone assolutamente imprevedibile: solo in questo caso si può valutare la sua corresponsabilità.

The post Investimento sulle strisce: per la Cassazione il pedone ha sempre ragione appeared first on SicurAUTO.it.

Display auto 3D: come cambierà il modo di guidare un’auto

di Donato D'Ambrosi

I display nella plancia e nel quadro strumenti hanno accompagnato l’evoluzione tecnologica delle auto fino a diventare dei proiettori 3D. Sempre più costruttori rimpiazzano strumenti analogici a lancette con display 3D interattivi e riconfigurabili. Ma siamo sicuri che troppa luce non creerà alla lunga gli stessi effetti del computer in ufficio? Bisogna chiederselo ora che i display oltre ad essere sempre più sconfinati, iniziano a fuoriuscire olograficamente dalle strutture tangibili dell’auto.

I TENTATIVI FALLITI E QUELLI RIUSCITI CON I DISPLAY

I display non sono certo una novità sulle auto, chi può ricorda le varie Audi Quattro, Fiat Tipo e Tempra, Renault Espace e Twingo, e così via. Una tendenza quasi anacronistica di innovare, quando la tecnologia dei display non garantiva sempre la giusta affidabilità alle alte temperature, al tempo e all’umidità. Quei tempi sono ben lontani, tanto che Tesla – per tirarne in ballo una a caso – già dal 2012 ha destato stupore con il display centrale da ben 17 pollici. Praticamente se alle Model S e X si togliesse il monitor centrale, resterebbe nulla o poco della plancia. Tanto display però significa zero tasti, design più pulito, infotainment e assistenza alla guida. Una nota azienda tra quelle più impegnate nello sviluppo di soluzioni multimediali per auto però ha appena annunciato i display 3D che promettono tanti vantaggi per il guidatore. Sui possibili rischi però quasi nessuno si pronuncia.

I VANTAGGI DI UN DISPLAY 3D

Le informazioni di guida, di navigazione, gli alert provenienti dalle altre auto (V2V) e tutto ciò che può interessare il guidatore salterà letteralmente fuori dalla plancia. È l’annunciata novità dei display 3D su alcune auto che presto vedremo in commercio. Il conducente potrebbe farsi un’idea migliore dello spazio restante tra l’auto e il muro di un garage, ad esempio. Questo effetto 3D sarebbe funzionale anche quando si percorrono strade fiancheggiate da edifici molto alti per individuare meglio la svolta successiva.

I DUBBI DI UN DISPLAY TROPPO INVASIVO

A chi si chiede ma a cosa serve un display 3D in auto, non bastava un display digitale ben fatto? L’azienda risponde che: “Grazie alla profondità di campo del display il conducente può cogliere più velocemente importanti informazioni visive, come quelle trasmesse da un sistema di assistenza o di segnalazione delle condizioni del traffico. I messaggi che sembrano uscir fuori dal display sono molto più evidenti e immediati“. C’è un fattore molto influente sulla sicurezza di guida che ancora oggi si cerca di contrastare: la stanchezza di guida e della vista con soluzioni sempre più ergonomiche.

OCCHI A RISCHIO CON TROPPI DISPLAY?

Ma quante volte guidando di notte quel colpo d’occhio al display vi ha spinto a battere le palpebre? E’ uno dei sintomi molto simili alla “Sindrome del Computer” o banalmente all’affaticamento degli occhi dovuto all’esposizione prolungata alla luce di un monitor. Allora viene spontaneo chiedersi se la prorompente diffusione di display sempre più grandi e interattivi risponde ad esigenze di mercato o di sicurezza di guida. Visto che ad oggi le stesse aziende non hanno diffuso conferme o smentite su quanto realmente i display fanno bene agli occhi del guidatore o affaticano la vista. E se per caso volessimo spegnere un enorme display, magari di notte, perché ci disturba la guida? Tesla, che abbiamo citato più sopra, ad esempio dice che non è possibile. Precisa che “è possibile regolare la luminosità e l’impostazione Giorno / Notte in Controlli> Schermo, nonché oscurare temporaneamente lo schermo per la pulizia”. Restate collegati poiché torneremo sull’argomento con interessanti e inedite curiosità.

The post Display auto 3D: come cambierà il modo di guidare un’auto appeared first on SicurAUTO.it.

Airbag ginocchia: quanto proteggono davvero in caso di incidente reale?

di Donato D'Ambrosi

L’airbag per le ginocchia o anche Knee airbag è davvero utile tanto quanto gli altri airbag in caso di incidente? La domanda è fondata se si pensa che molte auto, anche moderne, non ce l’hanno neppure a pagarlo, mentre su altre è addirittura di serie. Ma sulle auto dove è presente, l’airbag delle ginocchia protegge davvero dalle lesioni il guidatore in un incidente reale? L’IIHS (Insurance Institute for Highway Safety) ha fatto chiarezza sulla vera utilità dell’airbag per ginocchia confrontando i numeri dai crash test agli incidenti reali.

A COSA SERVE L’AIBAG PER LE GINOCCHIA

Sulla carta l’airbag per ginocchia nasce, appunto, per ridurre le ferite agli arti inferiori del guidatore in caso di incidente. Si chiama così solo perché è collocato nella zona inferiore della plancia, lato guida all’altezza delle ginocchia del guidatore. Il Knee airbag (o knee bag a seconda del Costruttore) è sempre più diffuso su vetture più ricche nelle dotazioni per la sicurezza passiva che su utilitarie o SUV che offrono “il giusto”. Perché l’airbag per ginocchia è presente su alcune auto che costano anche meno di altre più care? L’IIHS specifica come l’airbag per ginocchia sia per alcuni Costruttori un valido aiuto al superamento dei test federali in cui i manichini non indossano le cinture. Se ti stai chiedendo allora quanto è più sicura un’auto con l’airbag per ginocchia? l’IIHS ha tutte le risposte che cerchi. Vediamo i dati nel dettaglio.

L’AIRBAG PER GINOCCHIA NEI CRASH TEST

Per arrivare alla conclusione eclatante sull’efficacia dell’airbag per ginocchia l’associazione no profit ha esaminato prima i risultati di circa 400 crash test condotti dall’IIHS. Lo studio si è focalizzato a capire se il rischio di lesioni riportate dai manichini potesse essere inferiore con o senza airbag per ginocchia. I numeri cambiano, ma non in modo così marcato tra il test small overlap con il 25% di offset del frontale e quello classico con offset del 40%. L’IIHS spiega che: “Nel crash test small overlap, gli airbag per le ginocchia sono  associati ad un aumentato rischio di lesioni alle gambe e al femore. Ma si riduce il rischio di lesioni alla testa del conducente.” Questo perché l’apertura dell’airbag per le ginocchia aiuta a impedire lo scivolamento del corpo del conducente in avanti. Cosa succede invece nelle condizioni di guida reali?

L’AIRBAG PER LE GINOCCHIA NEGLI INCIDENTI REALI

Per valutare l’efficacia dell’airbag per ginocchia negli incidenti reali, l’IIHS ha analizzato i rapporti sugli incidenti in 14 Stati USA. L’indagine ha confrontato il rischio di lesioni tra le auto con airbag per le ginocchia e senza airbag per le ginocchia. Nella tipologia di incidenti esaminati è emerso che la presenza dell’airbag per ginocchia ha ridotto il rischio dello 0,5% (da 7,9% a 7,4%). Per poter confrontare i numeri tra incidenti reali e crash test l’IIHS ha scartato i casi in cui il conducente non indossava le cinture. E’ chiaro che potendo scegliere, è sempre meglio preferire un’auto che abbia più sistemi di sicurezza attiva e passiva. Ma ricordate che la cintura di sicurezza resta il più importante sistema di sicurezza salvavita, insostituibile da altri sistemi di sicurezza “ausiliari” come gli airbag.

The post Airbag ginocchia: quanto proteggono davvero in caso di incidente reale? appeared first on SicurAUTO.it.

Le piste ciclabili sono più sicure ma aumentano il rischio di incidente

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa sempre più persone scelgono di spostarsi in bicicletta, ma i pericoli sono dietro l’angolo. Uno studio dell’Istituto per la sicurezza stradale IIHS afferma che le piste ciclabili separate dalla carreggiata mediante barriere fisiche fanno sentire i ciclisti più sicuri e incoraggiano a pedalare. Eppure l’IIHS afferma che le piste ciclabili protette aumentano i rischi per la sicurezza dei ciclisti. Elementi come i passi carrabili e gli incroci incrementano le probabilità di un incidente o di una caduta. Ecco allora che anche le piste ciclabili protette, cioè quelle separate dal traffico veicolare tramite barriere fisiche come marciapiedi o verde pubblico, presentano serie criticità. Questa tipologia di piste ciclabili è relativamente nuova negli Stati Uniti ma sta rapidamente crescendo nel numero. Vediamo allora come uno studio in materia di piste ciclabili aiuta a capire pregi e difetti delle varie tipologie ad oggi esistenti.

BICICLETTE IN AUMENTO

Il ciclismo è sempre più popolare. Molte città americane lo incoraggiano come una alternativa green all’uso dell’auto. Allo stesso tempo crescono le incognite sulla sicurezza. Sebbene i ciclisti siano coinvolti in circa il 2% degli incidenti stradali negli Usa, i decessi sono aumentati del 25% a a partire dal 2010. Nel 2017 ben 777 ciclisti sono morti in incidenti con veicoli a motore. Un nuovo studio dell’IIHS insieme con la George Washington University, la Oregon Health and Science University e la New York University ci aiuta a capire i pericoli del ciclismo in città. I ricercatori hanno esaminato i rischi associati ai diversi tipi di infrastrutture ciclabili ad oggi esistenti. La ricerca ha coinvolto i ciclisti ricoverati presso i pronto soccorso dei distretti di Columbia, New York City, Portland e Oregon. Le loro testimonianze sono state confrontate con le caratteristiche del luogo in cui si è verificato l’incidente o la caduta.

PISTE CICLABILI A CONFRONTO

Dai numeri dello studio si capisce che le piste ciclabili delimitate dalla segnaletica orizzontale sono meno sicure di quelle protette. Queste ultime sono costruite su ponti o comunque sollevate dalla carreggiata. Al contrario, il rischio di incidenti o cadute è maggiore sulle piste ciclabili protette ma a livello con la strada e a doppio senso di marcia. Si tratta di una tipologia che è anche più pericolosa rispetto al transito su di una strada principale. In conclusione, secondo l’IIHS, i rischi maggiori si riscontrano sulle ciclabili protette a “livello strada”. Va detto che gli autori dello studio precisano che questo dato potrebbe essere dovuto al fatto le infrastrutture esaminate si trovavano su strade meno sicure di altre. Sicuramente i ricercatori confermano che le piste ciclabili, di qualunque tipo, che intersecano binari del tram o ostacoli temporanei, come veicoli parcheggiati in doppia fila, sono molto pericolose.

POSSIBILI SOLUZIONI

Interessante notare come la maggior parte degli incidenti mortali tra i ciclisti che percorrono le piste ciclabili protette si verifichino agli incroci o in prossimità di vicoli o vialetti privati. In queste circostanze i veicoli a motore tendono, per fortuna, a scontrarsi con le bici a velocità limitata. Questo dettaglio permette, in molti casi, di evitare conseguenze irreversibili agli sfortunati ciclisti che finiscono travolti. Ad ogni modo non è chiaro perché le piste ciclabili protette siano più pericolose rispetto a quelle convenzionali cioè delimitate dalla segnaletica orizzontale. Per capirne di più è lecito aspettarsi supplementi di studio nei prossimi anni. Gli autori della ricerca consigliano alle città di posizionare le piste ciclabili in punti che presentano meno incroci stradali ma anche di impedire l’accesso ai pedoni. La raccomandazione è anche quella di evitare la vicinanza a strade trafficate come anche la presenza di tratti in pendenza.

The post Le piste ciclabili sono più sicure ma aumentano il rischio di incidente appeared first on SicurAUTO.it.

Monopattini elettrici a Milano: regna il caos e il Comune stoppa il noleggio

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici a Milano

L’entusiasmo per l’avvio della sperimentazione dei monopattini elettrici a Milano (e di segway, hoverboard, skateboard e monoruote) sta già scemando di fronte all’utilizzo fin troppo disinvolto dei mezzi di micromobilità elettrica da parte di molti fruitori del servizio. Il regolamento, che segue le linee guida del MIT, prevede infatti la libera circolazione solo nelle aree pedonali con velocità massima di 6 km/h, e su piste e percorsi ciclabili e ciclopedonali e nelle Zone 30, con limite fissato a 20 km/h. E invece in queste prime settimane si sono visti tanti monopattini sfrecciare sui marciapiedi in barba all’incolumità dei pedoni; oppure, ancor più pericolosamente, circolare su strade molto trafficate facendo lo slalom tra le autovetture o andando contromano. Mettendo così a serio rischio se stessi e gli altri.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: IL COMUNE DICE STOP (PER ORA)

Una situazione insostenibile che ha portato il Comune di Milano a intervenire prontamente prima che si verificassero incidenti gravi. Innanzitutto multando alcuni trasgressori (ma una sanzione di appena 26 euro non è un buon deterrente); poi definendo nuove e più precise regole per circolare su questi mezzi in città; e infine sospendendo la licenza alle società che noleggiano i monopattini elettrici a Milano. Almeno fino a quando non sarà approvata una delibera che disciplini meglio il servizio (si spera entro la fine di agosto).

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LE REGOLE PER CIRCOLARE

In particolare il Comune di Milano ha ricordato che attualmente è consentita soltanto la circolazione nelle aree pedonali e con velocità entro 6 chilometri orari; mentre per quanto riguarda la sperimentazione su piste ciclabili, ciclopedonali e Zone 30 bisogna attendere il posizionamento degli appositi cartelli stradali, che avverrà prossimamente. In relazione invece al noleggio di monopattini e dispositivi simili in condivisione, è necessaria invece un’ulteriore regolamentazione. E per questo, come già anticipato, l’amministrazione milanese sta lavorando a una delibera per istituire e disciplinare sia il servizio di sharing dei mezzi di micromobilità elettrica e sia le caratteristiche degli operatori.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LA NUOVA DISCIPLINA DELLO SHARING

Il 14 agosto 2019 è stata perciò inviata alle società di sharing, già presenti con i loro veicoli in strada, una lettera di diffida a proseguire l’attività. Fino a nuovo ordine. “La nostra priorità è garantire la sicurezza in strada dei cittadini”, hanno dichiarato la vicesindaco Anna Scavuzzo e l’assessore alla mobilità Marco Granelli. “La micromobilità elettrica è una risorsa interessante per le città, ma i monopattini e gli altri dispositivi non sono un giocattolo e si devono regolamentare”. Tra le nuove norme che saranno introdotte ci sarà l’obbligo di utilizzare il giubbotto catarifrangente la sera e il divieto di utilizzo per i minorenni, a eccezione dei ragazzi tra i 16 i 18 anni con il patentino. Tutti i mezzi dovranno essere dotati di luci e limitatori di velocità. E si dovranno anche parcheggiare con attenzione, non intralciando il passaggio dei pedoni e in particolar modo di coloro che hanno difficoltà di deambulazione o che spingono carrozzine e passeggini.

The post Monopattini elettrici a Milano: regna il caos e il Comune stoppa il noleggio appeared first on SicurAUTO.it.

Tutor attivi in autostrada: la Cassazione cancella lo stop

di Raffaele Dambra

Tutor attivi in autostrada

Notizia molto importante per gli automobilisti impegnati nell’esodo e nel contro-esodo delle vacanze estive 2019. Ci sono di nuovo i tutor attivi in autostrada dopo la pronuncia della Cassazione che ha ribaltato una sentenza della Corte d’Appello del 10 aprile di un anno fa, i cui effetti avevano imposto il momentaneo spegnimento dei dispositivi per la violazione di un brevetto depositato dall’azienda Craft di Greve in Chianti. I tutor autostradali si stanno gradualmente riaccendendo, perciò consigliamo di osservare fedelmente i limiti di velocità (cosa che peraltro andrebbe fatta sempre) fin da subito per non incorrere in brutte sorprese.

TUTOR IN AUTOSTRADA: LA CAUSA LEGALE

Come forse molti ricorderanno, la vicenda dei tutor in autostrada si trascinava fin dal 2006 a causa di una disputa legale tra Autostrade per l’Italia e la Craft per una questione di brevetti. In pratica la piccola azienda toscana lamentava che il colosso Autostrade, in combutta con la Polizia Stradale, si fosse attribuita la paternità del dispositivo capace di ‘leggere’ le targhe dei veicoli, copiando di fatto una propria invenzione. Dopo alcune sentenze a favore di ASPI, il 10 aprile 2018 la Corte d’Appello di Roma aveva clamorosamente dato ragione alla Craft, riconoscendo la violazione e ordinando la rimozione e la distruzione dei tutor esistenti.

TUTOR ATTIVI IN AUTOSTRADE: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Ma pochi giorni fa, con un ennesimo colpo di scena, la Corte di Cassazione ha dato invece ragione ad Autostrade per l’Italia, ritenendo, così come riporta l’Ansa, “che il sistema di controllo della velocità media (ossia il tutor, ndr) non violi le norme relative alla proprietà intellettuale della società Craft”. E che perciò non sussistano più i motivi per imporne la rimozione. “Abbiamo già riattivato le squadre per la reinstallazione dei tutor”, ha comunicato infatti la società Autostrade, “Così da consentirne la messa a disposizione in tempi brevi alla Polstrada, al fine di potenziare i controlli già in essere sulla rete autostradale tramite il sistema SICVe-PM“.

TUTOR AUTOSTRADALI DI NUOVO IN FUNZIONE

Come già anticipato, ASPI sta lavorando a pieno ritmo per ripristinare quanto prima i tutor autostradali, in maniera da renderli tutti pienamente efficienti nei weekend del contro-esodo previsti il 24 e 25 agosto e il 31 agosto e 1 settembre 2019. “L’impiego dei tutor è fondamentale per la sicurezza stradale in autostrada”, si legge in una nota stampa della società che ha vinto il ricorso, “Dal 2004 grazie a questo sistema sulle autostrade è diminuita del 25% la velocità di picco e del 15% quella media, col risultato che il numero delle vittime è calato del 70%”.

The post Tutor attivi in autostrada: la Cassazione cancella lo stop appeared first on SicurAUTO.it.

SicurAUTO.it va in vacanza: ci rivediamo il 19 agosto!

di Donato D'Ambrosi

L’estate 2019 è bella che iniziata e secondo un recente sondaggio oltre 8 italiani su 10 useranno e stanno usando l’auto per andare in vacanza verso spiagge, montagne, laghi. Vale ancora la pena svegliarsi la mattina presto per la famigerata partenza intelligente? Dopo aver controllato se tutto quello che serve in vacanza è nella valigia, hai controllato di avere anche gli oggetti che non devono mancare in viaggio? E se i bambini più piccoli viaggiano per la prima volta in auto, quali sono gli errori da evitare? Se il cane impazzisce dalla voglia di viaggiare con la testa di fuori cosa bisogna fare? Ecco alcune domande che troveranno risposta nelle utili guide qui sotto. Anche per la Redazione di SicurAUTO.it è arrivato il momento di staccare la spina, ricaricarci e tornare pronti da voi con notizie sempre aggiornate, curiosità sul mondo delle auto e guide. Quindi vi auguriamo buone vacanze con i nostri migliori consigli. Con tutti voi ci rivediamo dopo la pausa estiva, il 19 agosto. Intanto non fatevi sorprendere dagli imprevisti in viaggio: ecco le cose più importanti che dovete sapere.

DOVE ANDRANNO GLI ITALIANI IN VACANZA

Secondo una recente indagine, un italiano su due (49%) partirà ad agosto e tra chi ha già deciso la destinazione, per l’81% l’auto ha un ruolo principale nel viaggio: tra questi, il 73% partirà direttamente con la propria macchina o con quella di altri compagni, mentre l’8% opterà per un’auto a noleggio (qui sotto trovi le dritte per risparmiare senza farti fregare dalla fretta). Le mete più gettonate sono in Italia, che batte l’Europa e l’extra-Europa con il 79% delle preferenze; quasi la metà del campione è diretto verso le spiagge di Calabria (13%), Sardegna e Puglia (entrambe al 10%) e Sicilia (8%). Tra le località di montagna scelte dal 16% dei vacanzieri su quattro ruote spicca il Trentino-Alto Adige (47%), mentre è Firenze la più gettonata delle città d’arte, visitate dal 5%. Roma, Milano e Firenze sono le 3 città italiane tra le 35 mete mondiali più visitate durante le vacanze.

Buone vacanze a tutti e Arrivederci al 19 agosto!

Ricordate di allacciare le cinture davanti e dietro e sistemare i bambini negli appositi seggiolini per auto 😉

Previsioni traffico agosto 2019: i giorni da bollino rosso e nero

Cinture di sicurezza posteriori: 5 motivi per indossarle sempre

Liquidi auto: quali controllare prima di partire

Autostop legale o illegale? Cosa dice la legge italiana

Guidare con i tacchi, le infradito e a piedi nudi: la normativa

I bagagli sul tetto dell’auto: quali sono le regole da ricordare?

Non dissetarsi alla guida fa sbagliare come bere alcolici

Caldo in auto: come combattere l’afa al volante

Come utilizzare il climatizzatore

10 cose da non dimenticare quando si parte per le vacanze

In auto con mamma e papà, i bambini cosa fanno?

10 errori da non fare in estate con i bambini a bordo

Seggiolini auto e trasporto bambini: guida completa

La cintura di sicurezza in gravidanza comporta dei rischi? Qual è l’uso corretto?

10 errori da non fare quando si viaggia con medicinali in auto

Pericolo bagagli! Ecco un crash test ADAC che lo dimostra

Con l’auto sovraccarica la sbandata è assicurata

Obbligo soccorso animali: la guida su cosa fare e chi chiamare

Animali in auto, come trasportarli in tutta sicurezza

15 errori da non fare con il noleggio auto

The post SicurAUTO.it va in vacanza: ci rivediamo il 19 agosto! appeared first on SicurAUTO.it.

I ladri non vogliono le auto elettriche

di Antonio Elia Migliozzi

Quali sono le auto più interessanti agli occhi dei ladri? Una ricerca americana fa chiarezza. Come sappiamo non tutte le auto sono attraenti per i ladri che, prima di compiere un furto, valutano la preda alla luce delle possibilità di rivendita. L’Istituto americano sulla sicurezza stradale IIHS e l’Highway Loss Data Institute (HLDI) hanno stilato la classifica delle auto più rubate negli Usa. I risultati sono interessanti. Se scorriamo i nomi notiamo come le prime posizioni siano occupate da vetture sportive ad alte prestazioni e pick-up. Il podio è composto dalle velocissime Dodge Charger HEMI e Challenger SRT con la berlina Infiniti Q50 che si piazza terza. Tra le auto meno rubate primo posto per la BMW Serie 3 berlina seguita dalle elettriche Tesla Model S e Model X. Lo scarso appeal delle auto elettriche si spiegherebbe nella necessità di lasciarle in carica durante la notte all’interno di box o parcheggi controllati. Diamo uno sguardo dettagliato a questo interessante studio.

SPORTIVE IN TESTA

L’istituto americano IIHS e l’Highway Loss Data Institute (HLDI) hanno unito le forze per una nuova ricerca congiunta. Al centro della loro attenzione le auto rubate negli Usa. Ne sono derivate due classifiche che mettono nero su bianco i nomi delle vetture più, o meno, desiderate dai ladri. Tra i veicoli che hanno subito più furti, nel periodo tra il 2016 e il 2018, troviamo modelli ad alte prestazioni ma anche SUV e pickup. Insomma mezzi diversi ma accomunati da prezzi di vendita, anche nell’usato, abbastanza elevati. Primo posto per la Dodge Charger HEMI seguita dalla Dodge Challenger SRT Hellcat. Queste due auto hanno tassi di furto che sono più di 5 volte sopra la media. Chiude il podio la berlina Infiniti Q50 anche lei con un tasso di oltre 5 volte superiore alle altre.

ELETTRICHE POCO AMBITE

Curioso il fatto che l’auto in cima alla lista dei modelli meno rubati ci sia una berlina di pregio come la BMW Serie 3. Sorpresa anche per lo scarso interesse dei malintenzionati per le auto elettriche. Le Tesla Model S e Model X sono rispettivamente seconda e terza tra le meno rubate. Per gli autori della ricerca il loro tasso di furto limitato è correlato al fatto che i veicoli elettrici, di solito, sono parcheggiati in garage o luoghi protetti per la ricarica. Già lo scorso anno HLDI aveva evidenziato come i veicoli elettrici mostrassero un minor numero di reclami per furto. Gli interessi dei ladri cambiano spesso. Assente dall’elenco dei modelli più rubati il poderoso SUV Cadillac Escalade, che fino a qualche anno fa, dominava la classifica. Sicuramente tra i SUV di lusso c’è più concorrenza come confermano le attenzioni per Infiniti QX80 e Land Rover Range Rover.

LO STUDIO

Da parte loro IIHS e HDLI riconoscono l’impegno dei costruttori sul fronte sicurezza. La maggior parte dei veicoli oggi in commercio dispone di immobilizzatori per impedire che vengano avviati senza una chiave adeguata. Oltre agli immobilizzatori molte auto prevedono funzioni antifurto, sensori di rottura dei vetri, rilevatori di movimento e inclinazione. Si tratta di dotazioni spesso opzionali ma che possono fare davvero una grande differenza. Va detto che la ricerca ha considerato i veicoli rubati e non tutte le denunce di furto come, ad esempio, quelle relative a singole componenti. Per effettuare questa cernita HLDI ha esaminato nel dettaglio gli importi pagati ai singoli automobilisti. “I modelli che vengono rubati tendono ad essere potenti e costosi, il furto di veicoli è un crimine di opportunità, afferma Matt Moore, di HLDI.

The post I ladri non vogliono le auto elettriche appeared first on SicurAUTO.it.

Parabrezza e carrozzeria: come proteggerli da sole, resina, salsedine e sabbia

di Raffaele Dambra

Ci siamo spesso occupati del parabrezza dell’auto spiegando tra le altre cose il modo corretto per sostituirlo e ripararlo, i metodi per scongelarlo durante l’inverno e il significato dei simboli e delle marcature che si trovano sopra. E adesso che siamo in prossimità delle vacanze estive, con molti di voi che parcheggeranno la vettura in prossimità degli stabilimenti balneari, sveliamo l’importanza di proteggere il parabrezza auto dal sole e l’intera carrozzeria dalla resina, dalla sabbia e dalla salsedine. Tutti elementi che, potete crederci, sono potenzialmente in grado di danneggiare la vettura per centinaia di euro.

COME PROTEGGERE IL PARABREZZA DAL SOLE

Per quanto riguarda i pericoli portati dal sole al parabrezza, la miglior difesa consiste nell’adottare una soluzione che arrivi a filtrare i raggi ultravioletti, mantenendo allo stesso tempo la temperatura dell’abitacolo più bassa. Se per i finestrini laterali e il lunotto tale soluzione è data dall’applicazione di pellicole oscuranti, il parabrezza, per ovvie ragioni di visibilità e sicurezza, necessita di un altro rimedio. Che consiste in un telo parasole riflettente, buono sia per schermare l’auto dai raggi solari, e sia per evitare che le componenti in pelle o plastica della vettura possano seccarsi, screpolarsi o scolorirsi. Il telo però da solo non basta: per proteggere il parabrezza dal sole, soprattutto se ci sono piccole scheggiature non ancora riparate, è fondamentale dopo una lunga esposizione, non direzionare immediatamente il flusso di aria condizionata sul vetro. Lo shock termico prodotto potrebbe infatti provocare un allargamento delle crepe eventualmente presenti sul parabrezza, rendendo necessaria la sua sostituzione.

COME PROTEGGERE LA CARROZZERIA DALLA RESINA DEGLI ALBERI

Agli inconvenienti provocati dal sole si potrebbe ovviare parcheggiando l’auto all’ombra. Solo che spesso l’ombra è generata dagli alberi, e se ci sono alberi c’è anche il rischio di trovare la vettura coperta di resina. Una sostanza appiccicosa e difficile da rimuovere dai vetri e dalla carrozzeria, specie se non si pulisce in tempi brevi perché rischia di ossidarsi. Per togliere la resina ci sono tre rimedi: 1) il primo consiste nell’utilizzare uno shampoo e un panno appositi per il lavaggio auto. La parte interessata va lavata bene e poi asciugata, se la resina bisogna ripetere il procedimento; 2) il secondo prevede l’uso di oli vegetali (compreso l’olio d’oliva) che riescono a sciogliere la resina se lasciati in posa per qualche minuto; 3) il terzo vede l’utilizzo di prodotti specifici per la rimozione della resina, che solitamente si spruzzano e agiscono in pochi minuti. Il normale lavaggio con acqua serve invece a ben poco, mentre è sconsigliatissimo grattare la resina con oggetti o unghie, così come l’impiego di sostanze come acetone o alcol.

COME PROTEGGERE LA CARROZZERIA DALLA SALSEDINE

“Sulle labbra tue dolcissime / un profumo di salsedine”, cantava il buon Edoardo Vianello in Abbronzatissima. Ma la salsedine che si deposita sulla carrozzeria delle auto parcheggiate vicino al mare è assai meno romantica… Il sale, infatti, se non viene rimosso in tempo può causare seri danni facendo arrugginire i lamierati. Per evitare questo, la soluzione ideale sarebbe quella di coprire la vettura con un telo durante la sosta. Oppure passare della cera protettiva sulla carrozzeria. Se invece la salsedine si è già depositata, l’auto dev’essere lavata con grande accuratezza in modo che il sale venga eliminato completamente. La soluzione migliore è un salto all’autolavaggio. Il fai-da-te prevede invece la pulizia con un panno in microfibra e un buon detergente, facendo attenzione a passarlo anche negli angoli più difficili.

COME PROTEGGERE GLI INTERNI DALLA SABBIA

La sabbia è un’altra grande nemica delle automobili. Non solo per un fattore estetico e di igiene, ma anche perché può graffiare gli interni, rovinandoli. Il rimedio consiste nel pulire bene la macchina dopo ogni giornata di mare, usando preferibilmente un aspirapolvere. Poiché i granelli di sabbia penetrano praticamente dappertutto, prima della pulizia si consiglia di rimuovere tappetini, cuscini e tutti gli oggetti presenti nell’auto, bagagliaio compreso.

The post Parabrezza e carrozzeria: come proteggerli da sole, resina, salsedine e sabbia appeared first on SicurAUTO.it.

Patente: foglio rosa valido dopo 6 mesi anche senza certificato medico

di Raffaele Dambra

Patente foglio rosa

Attraverso una recente circolare il MIT ha comunicato di aver esteso la validità del foglio rosa della patente di guida a oltre 6 mesi, qualora ce ne fosse bisogno. L’intervento del Ministero si è reso necessario per tutelare quei candidati alla patente che, dopo aver superato l’esame teorico, non avevano potuto sostenere quelli pratici entro i limiti previsti (appunto 6 mesi) a causa di problemi burocratici non certo imputabili a loro. Con la beffa, unita al danno di rinviare a chissà quando il conseguimento della patente, di dover rifare la visita medica obbligatoria.

PATENTE E VALIDITÀ DEL FOGLIO ROSA

Com’è noto, e così come prevede l’articolo 122 del Codice della Strada, il cosiddetto ‘foglio rosa’, il documento provvisorio che consente le esercitazioni di guida su strada a chi ha superato l’esame di teoria, ha una validità di 6 mesi. Termine entro cui bisogna aver sostenuto anche gli esami pratici, con massimo due tentativi a disposizione. Una volta le norme che regolano il foglio rosa erano assai più severe, perché chi non riusciva a superare l’esame pratico nei tempi previsti doveva ricominciare dall’inizio l’intera trafila per prendere la patente. Adesso però le cose sono cambiate e non solo è previsto il rinnovo automatico del foglio rosa per altri 6 mesi se non si supera la prova pratica, ma dal 2016 c’è pure la possibilità di sostenere per una terza volta l’esame di guida senza dover rifare quello di teoria (però con l’obbligo di rifare la visita medica).

ESAME DI TEORIA DELLA PATENTE VALIDO DOPO 6 MESI: LE MOTIVAZIONI

E quindi, se già era previsto il rinnovo automatico del foglio rosa, in cosa consistono esattamente le novità introdotte dal MIT? Consistono nello stabilire che gli esami di teoria per la patente, in caso di esito positivo, restano validi anche oltre i sei mesi di efficacia del foglio rosa, se in questa tempistica non si è riusciti a conseguire le due prove pratiche di guida. E, soprattutto, restano validi senza bisogno di produrre un nuovo certificato medico. Questo perché, incredibile ma vero, negli ultimi tempi molti ‘patendandi’ sono stati costretti a rifare gli esami di teoria, che avevano brillantemente superato, perché a causa di ritardi delle motorizzazioni hanno incontrato oggettive difficoltà a prenotare ed eseguire le prove di guida pratica entro i 6 mesi di validità del foglio rosa.

PATENTE ED ESAME DI TEORIA: COSA CAMBIA IN CONCRETO

“Si tratta di un provvedimento molto atteso dalle autoscuole e che porta un vantaggio sia per i cittadini che tentano di conseguire la patente di guida, che per gli uffici della motorizzazione, oberati dalle pratiche”, si legge sul comunicato diffuso dal Ministero. In particolare la circolare precisa che d’ora in poi è prevista la possibilità, ma solo per una volta, di far valere il superamento della prova teorica anche se il foglio rosa è scaduto senza aver potuto effettuare le prove pratiche, e dunque si è costretti a richiederne uno nuovo. Il riporto permette di trascrivere sul nuovo foglio rosa il superamento dell’esame teorico, così da poter direttamente effettuare la prova pratica di guida senza dover nuovamente superare il quiz e senza dover sottoporsi a una nuova visita medica. Per leggere tutti i dettagli della circolare del MIT cliccate sul tasto rosso Scarica PDF.

The post Patente: foglio rosa valido dopo 6 mesi anche senza certificato medico appeared first on SicurAUTO.it.

Ponte Genova: per il Gip, il crollo causato da ferro inesistente o “mobile”

di Donato D'Ambrosi

E’ ufficiale: il crollo del ponte Morandi è avvenuto per il cedimento dei ferri spaventosamente corrosi. Il Gip Nutini sulla base delle perizie tecniche degli ingegneri nominati dal tribunale ha desunto che l’ultimo intervento manutentivo risale a 25 anni fa. L’analisi dei pezzi di calcestruzzo crollato e delle parti del ponte non staccate ha chiuso il cerchio sulle cause che hanno provocato il cedimento.

FERRI CORROSI FINO AL 100%

Corrosione, assenza di interventi efficaci e difformità di realizzazione rispetto progetto dell’ingegnere Morandi sono gli indizi nelle mani del Gip Angela Nutini. Secondo la relazione dei periti, il 68% dei trefoli primari e l’85% di quelli più esterni, avevano una riduzione di sezione tra il 50% e il 100%. I trefoli sono in pratica funi d’acciaio composte da più cavi d’acciaio opportunamente intrecciate. Conseguenza probabile di un inefficace impedimento alle infiltrazioni, visto che dalle analisi di laboratorio il calcestruzzo era “inquinato” da sali e umidità.

CALCESTRUZZO UMIDO E DEGRADATO

Per la procura di Genova potrebbe essere determinante la perizia sul reperto che per primo avrebbe ceduto: l’ancoraggio dei tiranti sulle antenne lato sud. Secondo i periti i trefoli erano in “uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri, derivanti dello zolfo, e cloruri“. L’esecuzione dei lavori originari poi è un’altra criticità emersa dalla relazione, con evidenti difformità di progetto che avrebbero contribuito al crollo.

IL COMMENTO DI AUTOSTRADE

L’imperfetta realizzazione delle guaine di cemento dei trefoli ne permetterebbe addirittura l’estrazione a mano. L’ossidazione rilevata anche nei trefoli secondari delle guaine è un fattore di causa effetto diretto sulla sicurezza della struttura, secondo la perizia. Ma ASPI non ci sta e sostiene che: “l’eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte.” E ancora “la relazione dei periti del GIP, nonostante evidenzi difetti costruttivi e condizioni di degrado compatibili con l’età dell’opera, viene letta in queste ore enfatizzando solo alcuni aspetti di degrado che non possono avere alcun nesso causale con il crollo del Ponte.

The post Ponte Genova: per il Gip, il crollo causato da ferro inesistente o “mobile” appeared first on SicurAUTO.it.

❌