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Ieri — 24 Gennaio 2020SicurAUTO

Autovelox mobili: qual è la distanza minima tra segnale e postazione?

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

In presenza di autovelox mobili qual è la distanza minima tra il cartello di segnalazione del limite di velocità e il dispositivo di rilevazione? A questa domanda ha recentemente risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 32104/2019, intervenendo sulla vicenda di un automobilista multato per aver circolato oltre i limiti consentiti. In particolare la Suprema Corte ha ricordato che autovelox fissi e mobili prevedono una distanza minima diversa tra segnale e dispositivo, e che bisogna tenerne conto quando si accertano eventuali infrazioni.

AUTOVELOX E DISTANZA MINIMA TRA SEGNALE E DISPOSITIVO MOBILE, IL CASO IN QUESTIONE

Il caso preso in esame dalla Cassazione, riportato da Altalex, ha riguardato un uomo multato per eccesso di velocità per aver circolato a 88 km/h su una strada con limite di 70 km/h (velocità rilevata con autovelox mobile). Dopo la notifica della multa il presunto trasgressore ha fatto ricorso al Giudice di Pace, lamentando che lo strumento di rilevazione della velocità si trovava a una distanza minima inferiore a quella prevista per legge, ovvero 1 km, dal segnale che impone il limite. Il GdP gli ha dato torto ma in sede di appello il tribunale ha accolto la sua tesi, annullando la sanzione amministrativa. La vicenda è finita quindi in Cassazione, i cui giudici hanno dovuto stabilire se la distanza di 1 km dal cartello di segnalazione debba essere osservata solo in caso di dispositivi fissi, o anche per quelli mobili presidiati dagli agenti accertatori.

AUTOVELOX: LA DISTANZA DI 1 KM TRA SEGNALE STRADALE E DISPOSITIVI È SOLO PER QUELLI FISSI

Ebbene, la Corte di Cassazione ha ‘sposato’ la prima ipotesi, spiegando che la norma che prevede la distanza di almeno 1 km dal segnale che impone il limite di velocità (art. 25 comma 2 legge 120/2010) si riferisce solo ed esclusivamente agli apparecchi di controllo remoto. Questo perché per gli autovelox fissi la legge considera congrua distanza di 1 km tra il segnale e la postazione di rilevamento per avvisare gli automobilisti del mutamento del limite di velocità. Viceversa in caso di accertamento eseguito con modalità ‘mobile’ mediante apparecchi elettronici presidiati in loco dalla pattuglia della polizia stradale tale distanza non è più giustificata, dato che la postazione dell’autovelox mobile con tanto di agenti al seguito rappresenta un elemento per effetto del quale un conducente è messo nelle condizioni di avvistarla con maggiore anticipo.

AUTOVELOX MOBILI: LA DISTANZA TRA SEGNALE E POSTAZIONE VA VALUTATA CASO PER CASO

Di conseguenza, non essendoci una norma precisa che regola l’esatta distanza tra il segnale del limite di velocità e la postazione mobile, per la Cassazione (rifacendosi anche a precedenti sentenze come la 25769/2013 e la 20327/2018) tale distanza deve essere soltanto ‘adeguata allo stato dei luoghi’. Allo stesso tempo si ricorda che gli autovelox mobili devono essere segnalati con cartelli posizionati ad almeno 400 metri dal punto in cui è collocato l’apparecchio di rilevamento della velocità. Alla luce di ciò la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tribunale d’appello ma non ha ripristinato la multa al conducente sanzionato, rinviando la questione al giudice di merito che, come suggeritogli dalla Suprema Corte, dovrà esprimersi dopo aver valutato l’adeguatezza della distanza tra il cartello di segnalazione e la postazione mobile, con riferimento allo stato dei luoghi.

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Acquisto auto nuova: come dovrebbe essere in una concessionaria auto

di Donato D'Ambrosi

Quante volte siete andati in concessionaria per decidere l’acquisto dell’auto nuova e siete usciti insoddisfatti ancora più confusi? Secondo un’indagine USA l’esperienza di comprare l’auto in una concessionaria non dipende più dal prezzo. La maggior parte dei clienti intervistati immagina meno venditori e più esperienze immersive per toccare con mano le tecnologie che stanno per acquistare.

ACQUISTO AUTO NUOVA, A 2 SU 3 NON BASTA GUARDARE

L’indagine sulla soddisfazione dei consumatori che acquistano un’auto nuova in concessionaria è stata realizzata da Cox Automotive e dimostra che avere le auto ferme in vetrina non piace ai clienti. Solo 1 consumatore su 3 si è dichiarato soddisfatto del modello attuale di concessionaria auto. Il 70% delle persone su un campione di 2 mila intervistati preferisce scoprire quali sono i punti di forza della marca piuttosto che entrare in uno showroom tradizionale. Il 63% infatti cambierebbe anche Marca di auto a patto di poter ottenere più tecnologia e servizi.

COME E’ CAMBIATO L’APPROCCIO ALL’ACQUISTO DELL’AUTO NUOVA

La prova su strada, determinante in molti casi, è solo una delle condizioni che spinge a comprare l’auto nuova. Dall’indagine emerge che la parte delle trattative e burocratica è quella meno interessante per oltre la metà delle persone. L’86% dei consumatori desidera completare almeno una fase dell’acquisto online, mentre il 60% vorrebbe utilizzare più tempo per conoscere meglio l’auto nuova da comprare anziché discutere seduto a una scrivania. Significa – secondo gli analisti – che gli acquirenti vogliono dare sempre meno risalto agli aspetti scomodi dell’acquisto. Il 60% infatti avrebbe più favorevolmente richiesto aiuto a un esperto capace di mostrare e spiegare particolari dell’auto piuttosto che a un venditore.

ACQUISTO AUTO NUOVA, SOLO DOPO AVERLA PROVATA A LUNGO

Tra le persone intervistate il 17% aveva già acquistato un’auto nuova e quasi la metà (con meno di 40 anni) avrebbe più favorevolmente cambiato auto e anche Marca in uno showroom coinvolgente e interattivo. “E’ un’idea sbagliata che le persone non vogliono più andare in concessionaria per l’acquisto dell’auto nuova” spiega CA nella ricerca. L’approccio invece che sembra più gradito è quello dei Brand Experience Centers, sulla falsa riga degli Apple Store, per intenderci. Luoghi dove l’acquisto dell’auto nuova non è necessariamente il fine della visita, almeno non prima di aver provato e sperimentato l’auto per un giorno intero.

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Rotonde al posto degli incroci negli USA: -90% di incidenti mortali

di Donato D'Ambrosi

Uno dei motivi per cui le rotonde al posto degli incroci negli USA non piacciono agli automobilisti è perché non tutti sanno come guidare e dare la precedenza in una rotonda. Negli USA c’è 1 rotonda ogni 1118 incroci, circa 5 mila in totale – rispetto alla Francia dove se ne contano 30 mila. Se da un lato diminuiscono gli incidenti stradali gravi, secondo i dati dell’IIHS e del dipartimento dei Trasporti, dall’altro ci sono picchi di incidenti proprio sulle rotonde.

ROTONDE AL POSTO DEGLI INCROCI E NUMERO DI INCIDENTI

Le rotonde al posto degli incroci si stanno diffondendo sempre di più anche negli USA, dove l’ampiezza media delle strade non va d’accordo con il numero di incidenti per mancata precedenza. Secondo il report più recente dell’IIHS e della Federal Highway Administration, le rotonde hanno ridotto il numero di incidenti mortali del 90%. Gli incidenti stradali medi sono scesi del 75%, il numero di pedoni investiti è diminuito del 40% come il numero degli incidenti complessivi (- 37%). Ma non sembra tutto filare liscio, poiché la costruzione di una nuova rotatoria è spesso accompagnata da un aumento del numero di incidenti lievi con danni alle auto. “Più vite umane salvate ma anche più parafanghi piegati” avrebbe commentato un avvocato esperto in risarcimenti del Michigan. Questo però dipende dal fatto che in pochi sanno come guidare correttamente in una rotatoria, stando alle dichiarazioni della Polizia.

I VANTAGGI DELLE ROTONDE AL POSTO DEGLI INCROCI

Perché una rotonda migliora la sicurezza stradale rispetto a un incrocio di più strade con o senza semaforo? Come spiega l’IIHS, intanto una rotonda risolve il problema delle luci semaforiche: gli automobilisti non rischiano incidenti per evitare il rosso del semaforo. Poiché il flusso del traffico è solo in senso antiorario è quasi impossibile fare una collisione frontale come invece accade negli incroci normali. La circolazione sulle rotonde richiede il solo controllo del flusso del traffico per dare la precedenza nel modo corretto. La velocità nelle rotonde riduce il rischio di danni in caso di incidente, che si limitano alla sola auto. Poi dipende dall’auto, se un piccolo tamponamento può comportare una riparazione costosa come per questa Tesla Model 3.

ROTONDE AL POSTO DEGLI INCROCI, PIU’ INVESTIMENTI E MENO COSTI

Le rotonde però comportano anche degli svantaggi, per lo più di carattere amministrativo: intanto costruirle richiede un investimento iniziale maggiore a causa dell’esproprio di terreni adiacenti. Questo investimento viene poi ripagato dalla minore manutenzione e spesa per l’elettricità degli impianti semaforici. L’Ufficio dei Trasporti del Michigan ha risparmiato da 2 a 5 mila dollari/anno in costi energetici per ogni incrocio, con una riduzione del traffico del 65% che è stata quantificata in 500 mila dollari/anno a vantaggio dell’economia locale.

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Pneumatici auto: i 5 Paesi dove si vendono più gomme in Europa

di Donato D'Ambrosi

La classifica dei Paesi dove si vendono più pneumatici auto vede in testa la Germania, che ha superato l’Italia anche in altri settori. I dati ufficiali sui Paesi dove si vendono più gomme vengono dall’associazione europea di Produttori di pneumatici che ha diffuso il bilancio delle vendite in Europa nel 2019.Ecco quali gomme si vendono di più in Italia e i Paesi d’Europa dove il mercato delle gomme è più forte per alcune tipologie di veicoli.

PNEUMATICI AUTO IN EUROPA: 4 SU 10 SONO GOMME INVERNALI

Il bilancio sulle vendite di pneumatici auto in Europa nel 2019 non è esaltante, secondo i dati Dell’ETRMA (l’associazione europea di produttori di pneumatici). Nel 2019 infatti il numero di gomme di ricambio vendute in Europa è diminuito in tutti i settori: tra gli pneumatici auto destinati al primo equipaggiamento, al ricambio, sia tra le gomme invernali che le gomme estive. Nel 2019 sono state vendute quasi 219 milioni di gomme nuove di ricambio, per auto, SUV e veicoli leggeri. Tra le gomme vendute in Europa il 58% sono estive, mentre la restante quota sono pneumatici invernali e gomme quattro stagioni.

I 5 PAESI PIU’ FORTI NELLA VENDITA DI PNEUMATICI AUTO IN EUROPA

Tra i Paesi che nel 2019 hanno venduto più pneumatici auto di ricambio, la Germania è di gran lunga il mercato principale, con circa 20 milioni di pneumatici più della Francia. L’Italia è al terzo posto tra i Paesi d’Europa per vendite di gomme auto (supera appena 20 milioni di pneumatici auto venduti, in calo rispetto al 2018). Poi ci sono il Regno Unito e la Spagna. L’Italia fino al 2017 in testa alla classifica dei Paesi per vendite di pneumatici moto, nel 2019 si conferma al secondo posto dopo la Germania (entrambe a circa 2 milioni di gomme vendute). Il mercato delle gomme per moto e scooter è curiosamente l’unico settore che nel 2019 ha fatto registrare un incremento delle vendite di pneumatici del +2%. Clicca sulle immagini sotto per vederle a tutta larghezza.

OLTRE GLI PNEUMATICI AUTO, LE IMPORTAZIONI IN EUROPA DA COREA E CINA

La Turchia è il Paese principale per vendita di pneumatici Truck (circa 1,7 milioni di gomme), seguita da Germania, Italia, Regno Unito e Francia. Le vendite di gomme per autocarro e autobus sono quelle che maggiormente hanno subito il dumping dalla Cina. Un fenomeno che l’UE ha cercato di contrastare con i dazi sulle importazioni di pneumatici, lasciando però spazio ad altri Paesi. “Le importazioni dalla Cina sono state almeno in parte sostituite da importazioni da altri paesi, ha spiegato Fazilet Cinaralp, Segretario Generale ETRMA,  in particolare il Sud-est asiatico (+170% nel 2019) e Corea del Sud (+ 117% nel 2018 e + 7% nel 2019)”.

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Meno recentiSicurAUTO

Bull bar auto: il Ministero fa chiarezza su montaggio e omologazione

di Donato D'Ambrosi

E’ possibile montare una Bull Bar su un’auto che non ce l’ha? Una domanda che prima della circolare del Ministero con i chiarimenti su montaggio e omologazione delle Bull bar auto trovava risposte controverse. Ecco cosa bisogna sapere se si vuole montare una Bull Bar all’auto, con le indicazioni ufficiali e le valutazioni da fare sulla sicurezza di guida.

IL MONTAGGIO DELLE BULL BAR SULLE AUTO E LE MULTE IN STRADA

Con la circolare n. 36551 del 26 novembre 2019 (in allegato, in basso clicca su “Sacrica PDF”) il Ministero dei Trasporti fa chiarezza su un’impasse che riguardava il montaggio del paraurti Bull Bar sulle auto. La situazione sibillina che riguarda la possibilità di montare un Bull Bar ha origini piuttosto datate. Nel 1999 il MIT emette una circolare (552/4315/CG del 30 aprile 1999) che riguardava l’applicazione di paraurti supplementari, in cui ricadevano anche le Bull Bar. Dopo qualche tempo però i rilievi degli incidenti hanno creato terreno fertile per un ripensamento e con la circolare n.1410/4300/CG (C1) del 14 dicembre 1999 si mise un freno al montaggio indiscriminato di Bull Bar sulle auto. Dietrofront contro sui una delle aziende produttrici di Bull Bar si è opposta, vincendo il ricorso al Consiglio di Stato.

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO SUL MONTAGGIO DELLE BULL BAR

Nel 2005 nuovo colpo di scena: con il recepimento della direttiva 2003/102/CE sui crash test frontali, il Ministero emana il Decreto per la sicurezza dei pedoni, in cui si approva il montaggio delle sole Bull Bar che hanno superato i crash test. Si fa una prima chiarezza quindi sulla possibilità di montare un Bull Bar solo a particolari condizioni, cioè che non sia pericoloso per i pedoni oltre certe soglie verificate nei test. Con l’ultima circolare il Ministero chiarisce anche quanto segue.

Si precisa che nella scheda informativa, a corredo della documentazione di omologazione, il costruttore del dispositivo è tenuto a riportare:
– descrizione tecnica dettagliata (con fotografie o disegni);
– istruzioni per l’assemblaggio e il montaggio, incluse le coppie di serraggio da rispettare;
– tipi di veicoli sui quali può essere installato;
– eventuali limitazioni d’impiego e condizioni di montaggio.

Si comunica che per un sistema di protezione frontale omologato quale entità tecnica separata ai sensi delle citato Regolamento (CE) n. 78/2009 non ricorre l’applicazione dell’articolo 78 del Codice della Strada.

MONTARE LE BULL BAR SULLE AUTO HA ANCORA SENSO?

Oltre tutte le considerazioni del caso sull’utilità di montare una Bull Bar su un’auto, c’è un aspetto da non sottovalutare che riguarda gli airbag. Sebbene montare un Bull Bar sia contemplato a patto che rispetti i dettami normativi, un uso non prettamente fuoristradistico lo riduce ad una mera appendice estetica. La speranza che l’auto in un piccolo impatto non riporti danni viene smentita dalla necessità di tutelare i pedoni. Inoltre quella quantità di energia assorbita dalla Bull Bar potrebbe ritardare l’azionamento degli airbag, sebbene di frazioni di secondo, che a cascata attivano anche i pretensionatori delle cinture di sicurezza.

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Strade e autostrade Anas: 3.500 ponti senza manutenzione

di Raffaele Dambra

Strade e autostrade Anas

Come se non bastasse la già critica situazione di molti viadotti autostradali gestiti da Autostrade per l’Italia e da altre società concessionarie private, un’inchiesta del Corriere della Sera a firma Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto getta qualche ombra sul grado di sicurezza di migliaia di ponti che attraversano le strade e autostrade italiane gestite da Anas. I quali risulterebbero privi di controlli e manutenzione da chissà quanti anni. In particolare ce ne sono oltre 700 (precisamente 763, dato di gennaio 2020) a cui manca addirittura un proprietario che provveda all’ordinaria manutenzione e sono soltanto controllati ‘a vista’ dai cantonieri. E 3.572 (su un totale di 4.991 ponti da ‘attenzionare’) che, nonostante abbiano una proprietà certa, nel 2019 hanno ugualmente ‘saltato’ le ispezioni obbligatorie per legge. E quindi non è dato sapere in che condizioni siano.

STRADE E AUTOSTRADE ANAS: NEL 2019 CONTROLLI SOLO SUL 28% DEI PONTI PIÙ CRITICI

Proprio così: a leggere i dati riguardanti i controlli a viadotti e cavalcavia registrati fino a dicembre 2019, quelli sulle infrastrutture principali e più critiche si sono fermati a neppure un terzo del dovuto (1.419 su 4.991, il 28%), mentre le verifiche sulla pavimentazione sono risultate addirittura azzerate. Significa che ad oggi Anas potrebbe non conoscere le condizioni in cui si trova il 72% delle sue strutture più delicate. E questo nonostante l’obbligo per legge di effettuare ispezioni annuali sotto la supervisione di ingegneri qualificati. Da notare inoltre come il dato sia peggiorato dal 2018, quando erano stati stati ispezionati il 58% dei ponti. Insomma, sempre peggio.


Grafico Corriere.it (cliccare sull’immagine per visualizzarla più grande)


MANUTENZIONE PONTI ANAS: IN ALCUNE REGIONI NESSUNA ISPEZIONE SU CENTINAIA PREVISTE PER LEGGE

Ci sono regioni in cui non si è mossa proprio foglia. E non è neppure questione di nord o sud perché le criticità sono state riscontrate un po’ dappertutto. In Piemonte e Friuli Venezia Giulia, per esempio, sono state fatte zero (ripetiamo: zero) verifiche su, rispettivamente, 205 e 64 previste. Numeri simili sulle autostrade siciliane (zero su 348) e sulla Salerno – Reggio Calabria (7 su 574), gestite entrambe da Anas. Nelle Marche 1 ispezione su 271 messe in programma, in Puglia 73 su 264, nel totale della Sicilia 13 su 496. Viceversa in Liguria l’Anas ha passato al setaccio 201 ponti quando avrebbe dovuto ispezionarne solo 18. Forse una naturale conseguenza del crollo del Ponte Morandi di Genova che ha scoperchiato la drammatica situazione di molte infrastrutture della regione.

Grafico Corriere.it (cliccare sull’immagine per visualizzarla più grande)


STRADE E AUTOSTRADE ANAS: MANCATA MANUTENZIONE NON PER MANCANZA DI FONDI

Ma perché tutte queste omissioni sui controlli e la manutenzione dei ponti su strade e autostrade Anas? Per il Corriere non sarebbe una questione di (pochi) fondi. Leggiamo infatti che l’Anas dispone di risorse importanti. “Il contratto di programma stipulato con il Ministero delle Infrastrutture aveva stanziato per il quinquennio 2016-2020 23,4 miliardi, aumentati lo scorso anno a 29,9, più della metà per la manutenzione programmata, l’adeguamento e la messa in sicurezza di ponti, gallerie e pavimentazione. […] In più, per il biennio 2019-2020, ben 2,7 miliardi sono stati destinati alla manutenzione straordinaria, d cui però sono stati spesi meno di 200 milioni”. I problemi quindi risiedono altrove e nell’indagine condotta da Gabanelli e Pasqualetto si avanzano pure delle ipotesi inquietanti (fenomeni corruttivi, spese gonfiate, lavori di manutenzione fatturati a prezzo pieno ma eseguiti solo parzialmente per spartirsi il residuo)…

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Dieselgate Volkswagen: la più pesante multa milionaria in Canada

di Donato D'Ambrosi

Una multa che mette la parola fine al dieselgate Volkswagen, almeno in Canada, tra i tanti processi giudiziari sparsi per il mondo. Una delle tante sanzioni che hanno portato a 30 miliardi di dollari il costo del trucco sui motori diesel Volkswagen. La prima così alta però che il Canada abbia mai inflitto per questioni ambientali è la multa a Volkswagen da quasi 200 milioni di dollari.

DIESELGATE VOLKSWAGEN, LA SECONDA MULTA IN CANADA

I pubblici ministeri di un tribunale canadese hanno chiesto una multa da 196 milioni di dollari USA (258 milioni di dollari in valuta canadese). E’ quanto un giudice ha approvato nel processo in cui Volkswagen si è dichiarata colpevole di aver importato in Canada le auto diesel con il software furbo per truccare le emissioni. Secondo quanto riporta Reuters, Volkswagen è la prima azienda a pagare una multa così alta mai irrogata dalle autorità. Al centro delle accuse ci sarebbero 60 violazioni del Canadian Environmental Protection Act e accuse di aver fornito informazioni non veritiere.

LA MULTA VOLKSWAGEN PER IL DIESELGATE PIU’ ALTA PER CRIMINI AMBIENTALI

In Canada il dieselgate Volkswagen riguarda 128 mila auto importate in violazione degli standard sulle emissioni. La multa da 196 milioni di dollari in Canada è in proporzioni iniqua rispetto ai 1,8 miliardi di dollari USA che Volkswagen avrebbe messo in conto per rimborsare o riparare le auto diesel. E la seconda multa in Canada a Volkswagen per il dieselgate, dopo quella da 13 milioni di dollari dell’Antitrust canadese. “E’ una multa senza precedenti in Canada.  Ha dichiarato il procuratore canadese Tom Lemon – È 26 volte più grande della più alta ammenda ambientale federale mai imposta”.

IL CASO POLACCO PRECEDE LA MULTA VOLKSWAGEN IN CANADA

La più recente multa inflitta a Volkswagen prima del Canada in territorio europeo – secondo Reuters – proviene dalla Polonia. L’equivalente del nostro Antitrust in Polonia, UOKiK, ha chiesto 120 milioni di zloty (31,4 milioni di dollari) a Volkswagen come risarcimento per aver ingannato i clienti sulle emissioni dei motori diesel. Secondo Volkswagen però la multa per il dieselgate in Canada è la prova di voler fare ammenda e costruire un futuro nuovo. “L’ammenda verrà utilizzata per sostenere progetti ambientali a livello nazionale e nelle province di tutto il paese” avrebbe dichiarato Volkswagen ufficialmente.

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Jeep ibride Plug-in 4Xe: 4 motivi sul perché comprarla in prevendita

di Donato D'Ambrosi

Fiat-Chrysler lo aveva annunciato: il 2020 sarà l’anno in cui le auto ibride ed elettriche FCA arriveranno sul mercato ed è arrivato il momento di scoprire da vicino le Jeep ibride Plug-in 4Xe. E visto che “l’effetto Tesla” funziona, perché non mettere in prevendita le Jeep Renegade e Compass ibride Plug-in? Detto, fatto. FCA ha diffuso caratteristiche e prezzi delle Jeep ibride Plug-in 4Xe per l’Italia: ecco come sono fatte le versioni speciali First Edition e i contenuti extra per chi le acquista in prevendita.

1.LE JEEP IBRIDE PLUG-IN IN SERIE LIMITATA

Comprare una delle prime Jeep ibride Plug-in (Renegade o Compass) prenotandola online o aspettare il lancio ufficiale dal primo semestre 2020? Come funziona l’eco bonus sulle auto ibride prenotando una Jeep ibrida Plug-in in anticipo? Fino al 9 marzo 2020 è possibile prenotare una Jeep Renegade ibrida Plug-in o una Jeep Compass versando un deposito (rimborsabile se cambiate idea) di 500 euro. Il motivo che rende vantaggioso l’acquisto anticipato è che le due auto sono prenotabili nella versione First Edition, una serie limitata con dotazione di connettività e sicurezza al top. Dopo aver prenotato l’auto online si potrà prenotare l’ecobonus sono finalizzando l’acquisto direttamente in concessionaria.

2.LE JEEP IBRIDE PLUG-IN PER LA GARANZIA EXTRA

Comprare una Jeep ibrida Plug-in in prevendita nella versione First Edition permette di avere 5 anni di garanzia totale sull’auto (3 in più rispetto a quella standard). Sulla batteria al litio ricaricabile da 11 kWh invece la garanzia sarà di 8 anni, come per tutte le auto elettriche della nostra indagine sui costi di manutenzione. Nel pacchetto First Edition è inclusa anche la WallBox Hybrid con potenza di ricarica di 3kW, per ricaricare in 3,5 ore o 1 ora e 40 minuti se portata a 7,4 kW senza cambiare hardware.

3.LE JEEP IBRIDE PLUG-IN PER LE PRESTAZIONI

Le Jeep Renage e Compass ibride Plug-in in prevendita si potranno scegliere solo tra 5 colori della carrozzeria, ma la configurazione ibrida è nell’allestimento più performante. Il motore turbo benzina FireFly 1.3 sulle ruote anteriori e il motore elettrico sulle ruote posteriori forniscono una potenza totale di 240 cavalli. La velocità in modalità elettrica (fino a 50 km di autonomia con la sola batteria) è di 130 km/h, mentre nella versione Hybrid è limitata a 200 km/h. Se pensate siano troppi, potrete orientarvi sulle versioni meno briose tra alcuni mesi. Nella modalità di guida combinata i consumi ufficiali della Jeep Renegade ibrida Plug-in scendono fino a 50 km/l  e 46 g/km di CO2 (ciclo NEDC). Quindi rientra nella fascia di emissioni da 21 a 70 g/km di CO2 con uno sconto di 1500 euro o 2500 euro di Ecobonus, senza o con la rottamazione di un’auto da Euro 1 a Euro 4. Dal 2022 invece le auto ibride saranno scaglionate diversamente e potrebbero cambiare anche le regole sull’ecobonus.

4.LE JEEP IBRIDE PLUG-IN PER LA DOTAZIONE DI SERIE

Acquistare in prevendita una Jeep ibrida First Edition comporta un investimento non da poco (40.900 Euro per Renegade e 45.900 Euro per Compass). Per questo FCA ha incluso nella versione in serie limitata First Edition una serie di contenuti hi-tech per il comfort e la sicurezza di guida. La Jeep Renegade 4Xe avrà di serie i fari full led (bi-xeno invece la Compass 4Xe). Su entrambe le auto si potrà gestire e controllare la ricarica della batteria tramite il sistema UConnect NAV da 8,4 pollici o dallo smartphone. Tra i sistemi di sicurezza e le dotazioni saranno di serie il Blind Spot, Park Assist, Retrocamera, i cavo Mode 3 per la ricarica pubblica e il Keyless go.

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Le 10 auto usate più vendute in Italia nel 2019

di Donato D'Ambrosi

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Le 10 auto usate più vendute nel 2019, vedono gran parte dei modelli del Gruppo FCA e a marchio Fiat in testa anche con una percorrenza media che sfida le auto tedesche. Tra queste però alcuni modelli di auto usate cambieranno totalmente nei prossimi mesi e questo potrebbe rendere le auto usate ancora più appetibili. Se sei alla ricerca di un’auto usata molto diffusa, ecco la classifica delle 10 auto usate più vendute nel 2019.

LA FIAT 500 SCALZA LA FIAT PANDA TRA LE AUTO USATE PIÙ VENDUTE

La classifica delle 10 auto usate più vendute nel 2019 è stata realizzata da un noto motore di ricerca di annunci online che vede a sorpresa la Fiat 500. Rispetto alla classifica delle 10 auto nuove più vendute nel 2019 infatti, la Fiat Panda perde il posto d’onore. Per sapere quale auto usata gli italiani hanno comprato di più, sono stati analizzati gli annunci online attraverso la piattaforma. Tra le 10 auto usate più vendute in Italia nel 2019 sono solo due i modelli che non fanno parte del Gruppo FCA. Sorprende più di tutti la resilienza della Lancia Ypsilon, ormai prossima al pensionamento.

LA TOP5 DELLE AUTO USATE PIU’ VENDUTE E’ TUTTA ITALIANA

Tra le prime 5 posizione delle 10 auto usate più vendute nel 2019 si può scoprire come le Fiat relativamente recenti siano la scelta più frequente. Dopo Fiat 500 (2014), Fiat Panda (2016) e Fiat 500X (2018), la Lancia Ypsilon si piazza quarta tra le scelte più frequenti degli italiani. E non è per niente banale, se si pensa che nella classifica delle auto usate più vendute, si tratta della Lancia Ypsilon del 2007 con in media oltre 120 mila km. Il quintetto di testa si chiude con la Fiat Tipo usata, una scelta facile per chi cerca un’auto usata per la famiglia senza spendere troppo (in media 13.800 euro del 2017). Clicca sull’immagine sotto per vederla a tutta larghezza.

LA FIAT PUNTO RESISTE TRA LE 10 AUTO USATE PIÙ VENDUTE IN ITALIA

Nelle altre 5 posizioni delle 10 auto usate più vendute del 2019, sorprende la presenza dell’intramontabile Fiat Punto. Sebbene al 10 posto tra i modelli di auto usate più venduti, la Fiat Punto è anche la più economica sul mercato online (in media 3.200 euro per un modello del 2008 con circa 140 mila km). Prima della Fiat Punto gli italiani che preferiscono le straniere si orientano sulla Renault Clio, in sesta posizione. Oppure qualche posizione più giù sulla Volkswagen Golf VII (2017). L’auto in media più costosa tra le 10 auto usate più vendute nel 2019 è la Jeep Renegade (prossima a diventare ibrida Plug-in) con quasi 22 mila euro necessari per comprare un modello del 2019 con circa 11 mila km.

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Ztl Roma: orari, mappa e permessi

di Raffaele Dambra

Ztl Roma orari mappa permessi

Oggi ci occupiamo dell’immensa Ztl di Roma, con gli orari, la mappa, i permessi e i divieti. Considerata non a torto una delle zone a traffico limitato più estese d’Europa, prevede tre grandi aree (Centro Storico, Anello ferroviario e Fascia verde) sottoposte a differenti limitazioni. La Ztl del Centro Storico è a sua volta completata da altre quattro Ztl, San Lorenzo, Testaccio, Trastevere e Tridente, situate in determinati quartieri o strade molto frequentate da residenti e turisti, alcune delle quali sono attive solo nelle ore serali e notturne. Insomma di carne al fuoco ce n’è tanta, proviamo a fare chiarezza  (cliccate sulle mappe per visualizzarle in formato più grande).

ZTL ROMA: CENTRO STORICO

La Ztl di Roma Centro Storico delimita tutta la parte rinascimentale della Capitale, in una sorta di cerchio imperfetto racchiuso a nord da Piazza del Popolo, a ovest dal Tevere, a sud dai Fori Imperiali fino all’anello interno del Colosseo e a est da via Vittorio Veneto. Si tratta di una Ztl sia diurna che notturna.

– Orari Ztl Centro Storico:

La Ztl Centro Storico diurna è chiusa alle automobili dalle 6:30 alle 18:00 da lunedì a venerdì (esclusi i festivi) e dalle 14:00 alle 18.00 il sabato (esclusi i festivi). La Ztl Centro Storico notturna è chiusa invece dalle 23:00 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato (esclusi i festivi). La Ztl notturna è sospesa dall’1 al 31 agosto.

– Divieti, permessi, esenzioni della Ztl Centro Storico:

L’accesso alle Ztl del Centro Storico negli orari di attivazione è vietato a tutti veicoli, con l’eccezione di quelli provvisti di regolare permesse o esenzione. Pertanto possono accedere in Ztl, utilizzando i veicoli autorizzati ed esponendo il contrassegno in evidenza sul cruscotto o sul lunotto posteriore, le seguenti categorie:
residenti e altri soggetti aventi diritto al permesso per la Ztl;
disabili in possesso di contrassegno speciale di circolazione;
auto delle forze dell’ordine, taxi, auto a noleggio con conducente (NCC);
moto e ciclomotori;
auto elettriche previa richiesta per email a Roma Servizi per la Mobilità (pubbliciserviziZTL@romamobilita.it) a cui allegare copia della carta di circolazione del veicolo.

Sono previsti inoltre permessi per numerose altre categorie.

A seconda della diversa tipologia di permesso si ha diritto al solo transito (attraversamento della Ztl) o anche alla circolazione (accesso nella Ztl) e sosta su strada negli spazi consentiti.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-centro-storico

ZTL ROMA: SAN LORENZO

La Ztl San Lorenzo di Roma copre l’omonimo quartiere ed è delimitata da via Tiburtina, via dei Reti, viale dello Scalo San Lorenzo e via di Porta Labicana. Si tratta di una zona a traffico limitato notturna.

– Orari Ztl San Lorenzo:

La Ztl San Lorenzo è chiusa alle automobili dalle 21:30 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato, anche se festivi. Inoltre da maggio a ottobre è attiva pure il mercoledì e il giovedì (anche festivi) con gli stessi orari. La Ztl San Lorenzo è sospesa dall’1 al 31 agosto.

Divieti, permessi ed esenzioni della Ztl San Lorenzo sono gli stessi della Ztl Centro Storico.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-san-lorenzo

ZTL ROMA: TESTACCIO

La Ztl Testaccio di Roma si trova nell’omonimo quartiere ed è compresa all’interno del perimetro formato da lungotevere Testaccio, via Marmorata, via Luigi Galvani, via Beniamino Franklin e via Aldo Manuzio. Si tratta di una zona a traffico limitato notturna.

– Orari Ztl Testaccio:

La Ztl Testaccio è chiusa alle automobili dalle 23:00 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato, esclusi i festivi. La Ztl San Lorenzo è sospesa dall’1 al 31 agosto.

Divieti, permessi ed esenzioni della Ztl Testaccio sono gli stessi della Ztl Centro Storico.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-testaccio

ZTL ROMA: TRASTEVERE

La Ztl Trastevere di Roma, sia diurna che notturna, copre ovviamente l’omonimo e caratteristico quartiere situato al di là della sponda del Tevere rispetto al centro storico. I suoi confini sono delimitati approssimativamente da via di Sant’Onofrio, lungotevere Gianicolense, lungotevere della Farnesina, lungotevere Raffaello Sanzio, lungotevere degli Anguillara, lungotevere Ripa, via di San Michele, via della Madonna dell’Orto, via Anicia, via di San Francesco a Ripa, via Emilio Morosini, via Dandolo, viale Glorioso, Scalea del Tamburino, via Nicola Fabrizi, via Giuseppe Garibaldi e passeggiata del Gianicolo. È ‘tagliata in due’ da viale Trastevere che non fa parte della Ztl ed è sempre percorribile dai veicoli.

– Orari Ztl Trastevere:

La Ztl di Trastevere a Roma è chiusa alle automobili in orario diurno dalle 6:30 alle 10:00 tutti i giorni, esclusi i festivi. In orario notturno è chiusa invece dalle 21:30 alle 3:00 di ogni venerdì e sabato, anche se festivi, mentre da maggio a ottobre è chiusa al traffico anche il mercoledì e il giovedì con gli stessi orari. La Ztl Trastevere è sospesa dall’1 al 31 agosto.

Divieti, permessi ed esenzioni della Ztl Trastevere sono gli stessi della Ztl Centro Storico.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/ztl-trastevere

ZTL ROMA: TRIDENTE

La super centrale Ztl Tridente o A1, istituita nell’autunno 2014, interessa le tre vie che partono da piazza del Popolo (da cui il nome Tridente), ovvero via di Ripetta, via del Corso e via del Babuino, e le strade immediatamente limitrofe tra cui piazza di Spagna. È situata all’interno della Ztl Centro Storico ma osserva orari diversi.

– Orari Ztl Tridente:

La Ztl Tridente (A1) è completamente chiusa ad automobili, ciclomotori e motocicli dalle 6:30 alle 19:00 da lunedì a venerdì, esclusi i festivi, e dalle 10:00 alle 19.00 del sabato, sempre esclusi i festivi.

Permessi, esenzioni e ulteriori informazioni sulla Ztl Tridente di Roma a questo link.

ZTL ROMA: ANELLO FERROVIARIO

La Ztl Anello Ferroviario di Roma è un’area molto vasta che include le zone centrali e semicentrali della Capitale. Nella mappa qui sopra è quella contrassegnata in viola.

– Orari Ztl Anello Ferroviario:

La Ztl è attiva in modo permanente dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi infrasettimanali. Non ci sono limiti di orario.

– Divieti della Ztl Anello Ferroviario:

Quando la Ztl Anello Ferroviario è attiva non possono accedere e circolare gli autoveicoli pre-Euro 1 (benzina e diesel), Euro 1 (benzina e diesel), Euro 2 (diesel). Inoltre dal 1° novembre 2019 al 31 ottobre 2020 sono inclusi pure gli Euro 2 (benzina) e gli Euro 3 (diesel). Altri veicoli che non possono circolare fino al 31 ottobre 2020 sono i ciclomotori e motoveicoli Euro 1 (a due, tre e quattro ruote) dotati di motore a 2 e 4 tempi. Sempre nella Ztl Anello Ferroviario non possono accedere e circolare 24/7 i ciclomotori e motoveicoli Euro 0 (a due, tre e quattro ruote) dotati di motore a 2 e 4 tempi.

IMPORTANTE: le limitazioni all’accesso e alla circolazione all’interno dell’Anello Ferroviario si applicano contestualmente a TUTTE le Ztl del centro storico, residenti compresi.

Per le norme sui permessi cliccare qui.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/fascia-verde-anello-ferroviario

ZTL ROMA: FASCIA VERDE

La Ztl Fascia Verde di Roma comprende l’intera area all’interno del Grande Raccordo Anulare (GRA), ad esclusione di quattro zone, denominate Zona A, Zona B, Zona C e Zona D, le cui strade sono invece aperte alla circolazione. Nella mappa qui sopra è quella contrassegnata in verde.

– Orari Ztl Fascia Verde:

La Ztl è attiva in modo permanente dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi infrasettimanali. Non ci sono limiti di orario.

– Divieti della Ztl Fascia Verde:

Nei giorni indicati non possono accedere e circolare nella Ztl Fascia Verde gli autoveicoli pre-Euro 1 (benzina e diesel), Euro 1 (benzina e diesel) e Euro 2 (diesel). Inoltre, nel caso di superamento dei limiti di inquinamento, l’area viene interdetta ad altre categorie di veicoli, fino a comprendere gli ultimissimi diesel Euro 6.

Per le norme sui permessi cliccare qui.

Altre informazioni:
https://romamobilita.it/it/servizi/ztl/fascia-verde-anello-ferroviario.

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Mitsubishi indagata in Germania: i motori diesel sospetti sotto accusa

di Donato D'Ambrosi

Mitsubishi è indagata in Germania per un possibile caso di manipolazione delle emissioni diesel. La notizia delle perquisizioni ordinate dalla procura di Francoforte negli uffici e siti produttivi in Germania ha appesantito il titolo in borsa. Come riporta Il Sole 24 Ore infatti l’accusa (da confermare) a Mitsubishi a causato una perdita del -4% alla borsa di Tokyo.

I MOTORI DIESEL MITSUBISHI SU CUI INDAGA LA GERMANIA

Le autorità tedesche sospettano che alcune auto diesel vendute da Mitsubishi possano alterare i risultati dei test delle emissioni in fase di omologazione. L’accusa secondo quanto scrive Reuters riguarderebbe i motori diesel a quattro cilindri da 1,6 litri e 2,2 litri. A Francoforte, Hannover e Ratisbona sono le sedi dove sono avvenute le perquisizioni alla ricerca di indizi.

LE ACCUSE A MITSUBISHI E AGLI ALTRI PRODUTTORI AUTO

Sotto indagine sarebbero un distributore europeo dei veicoli Mitsubishi e le sedi europee che si occupano di Ricerca e Sviluppo. Da quando è esploso il dieselgate Volkswagen, non si è arrestata mai la caccia alle streghe senza esclusioni di Marca. Mitsubishi è solo l’ultimo dei Costruttori indagati per sospetti sui motori diesel truccati. Spesso però le anomalie ai software intelligenti sono state giustificate o corrette in extremis (come nei casi Mercedes e Renault). In pochi altri casi circoscritti per lo più al Gruppo Volkswagen è stata accertata l’esistenza di un software in grado di capire quando l’auto era sottoposta ai test per attivare il trucco. Altre indagini su Renault, FCA, PSA e Volkswagen ancora in corso.

MITSUBISHI INDAGATA IN GERMANIA, ANCHE CONTINENTAL COINVOLTA

In una nota Mitsubishi Motors ha fatto sapere che collaborerà alle indagini della procura di Francoforte, mentre Continental dovrebbe essere solo coinvolta in qualità di possibile “testimone”. Quindi sarebbe da escludere una possibile multa che invece Bosch ha accettato di pagare a fronte delle accuse di non aver ottemperato ai suoi doveri di vigilanza.

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Airbag Toyota difettosi: il richiamo Toyota su 3,4 milioni di auto nel mondo

di Donato D'Ambrosi

Il caso degli airbag difettosi Toyota ha portato al richiamo mondiale di 3,4 milioni di auto. Un difetto agli airbag che ha riguardato diversi modelli di diversi Produttori su cui ha indagato l’NHTSA. Toyota ha deciso cautelativamente di richiamare le auto che a causa degli airbag difettosi, potrebbero non proteggere i passeggeri in caso di incidente. Ecco le auto Toyota coinvolte nel richiamo agli airbag difettosi.

GLI AIRBAG TOYOTA E I PRETENSIONATORI POTREBBERO NON FUNZIONARE

Due incidenti stradali negli USA, di cui uno mortale, hanno acceso le indagini dell’NHTSA (agenzia per la sicurezza dei trasporti) che hanno isolato la causa del difetto. Gli airbag difettosi Toyota, come altri utilizzati negli ultimi anni su oltre 12 milioni di auto, non sono protetti da sovratensioni. L’NHSTA infatti ha individuato nella centralina che controlla gli airbag e i pretensionatori un difetto di produzione. Si tratta di un componente originariamente prodotto da TRW, che poi è stata acquistata da ZF Friedrichshafen, l’azienda che ora dovrà gestire l’emergenza degli airbag difettosi con molti Costruttori.

LA CAUSA E LA SOLUZIONE AL DIFETTO DEGLI AIRBAG TOYOTA

I modelli coinvolti nel richiamo Toyota per gli airbag difettosi sono la Toyota Corolla prodotta dal 2011 al 2019, la Toyota Matrix prodotta dal 2011 al 2013 e la Toyota Avalon prodotta dal 2012 al 2018. Anche le auto ibride Toyota Avalon dovranno essere richiamate per l’eventuale sostituzione della centralina di controllo degli airbag. La soluzione al difetto degli airbag Toyota che non si aprono correttamente è stata individuata nell’applicazione di un filtro antirumore tra la centralina e il cablaggio che collega gli airbag, come riporta Reuters. Quel che sembra certo è che da marzo i proprietari delle auto saranno convocati per le verifiche in officina.

GLI AIRBAG DIFETTOSI SULLE TOYOTA E ALTRE MARCHE

Ad oggi non è chiaro di quanti incidenti per gli airbag difettosi Toyota sia a conoscenza e non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito. Sicuramente il caso della centralina vulnerabile rischia di diventare un caso mondiale come il difetto agli airbag Takata. Molti altri Costruttori, Kia, Hyundai, Fiat-Chrysler, Honda e Mitsubishi, condividono lo stesso componente che ha causato il difetto agli airbag Toyota. Hyundai e Kia hanno richiamato oltre 1 milione di auto nel 2018. Nel 2016 invece 2 milioni di auto FCA sono state coinvolte nel richiamo per gli airbag difettosi. Complessivamente secondo le stime dell’NHTSA sarebbero 12,5 milioni le auto potenzialmente equipaggiate con airbag difettosi da controllare.

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Car sharing Roma: da maggio 2020 servizio esteso alle periferie

di Raffaele Dambra

Car sharing Roma

Con la delibera 306/2019 la Giunta Capitolina ha esteso alle periferie, fino a raggiungere Ostia, il servizio di car sharing a Roma, oggi limitato alle zone centrali e semi centrali (1, 2 e 3). Le nuove linee guida per la mobilità condivisa saranno in vigore dal 1° maggio 2020, sino ad allora rimarranno valide le attuali norme. In cambio del potenziamento del servizio gli operatori di car sharing della Capitale otterranno sconti sul canone che versano nelle casse del Comune di Roma: più si spingeranno lontano dalle aree del centro e meno pagheranno.

CAR SHARING ROMA: LE ATTUALI REGOLE E LE NOVITÀ 2020

Attualmente, infatti, gli operatori versano al Campidoglio 1.200 euro l’anno per ciascun veicolo, tariffa che comprende l’accesso libero nella ZTL e la sosta gratuita sulle strisce blu. Il canone scende a 480 euro annui se prevede solo il parcheggio libero negli stalli a pagamento. Ma dal prossimo 1° maggio, con l’estensione del servizio alle zone più periferiche, le tariffe caleranno progressivamente in base all’area di operatività. Per esempio nella zona 4, quella del GRA (Grande Raccordo Anulare), sul prezzo pieno di 1.200 euro ci saranno sconti da 90 a 540 euro a seconda della superficie dell’area, che va da 4 a 24 kmq. E per le società di car sharing che decideranno di coprire anche la zona 5 (area extra GRA) e la zona 6 (area di Ostia) di Roma, nella migliore delle ipotesi il canone potrà addirittura azzerarsi.

CAR SHARING A ROMA: FLOTTA DA CAMBIARE OGNI 4 ANNI

Per accedere alle tariffe agevolate gli operatori di car sharing a Roma, oltre ad ampliare la copertura del servizio, dovranno garantire dei servizi minimi. I più importanti sono: prevedere il noleggio in condivisione 24 ore su 24, con disponibilità di un call center per le necessità dei clienti; cambiare i veicoli ogni 4 anni, oppure al raggiungimento di 100 mila km di percorrenza, con modelli nuovi e dal minimo impatto ambientale; garantire, a partire dal 2021, una flotta composta da almeno 600 vetture o 200 se si tratta di soli veicoli elettrici. Il Comune di Roma si impegnerà invece a realizzare nuovi stalli dedicati ai veicoli in sharing e una serie di isole ambientali nei punti più strategici della città (ad esempio presso le stazioni ferrovie e della metro o al capolinea dei mezzi pubblici), dotate anche di colonnine di ricarica.

ROMA: SHARING IN PERIFERIA ANCHE PER GLI SCOOTER

Nella delibera che ha introdotto le suddette novità si specifica che le nuove linee guida saranno valide dal 1° maggio 2020 non solo per gli operatori di car sharing ma anche, ove compatibili, per quelli di scooter sharing. A Roma il servizio di noleggio auto in condivisione è attualmente offerto da Enjoy, Share Now (la nuova società nata dall’unione di Car2go e Drive Now, qui le tariffe), Sharengo e Car Sharing Roma, quest’ultimo gestito direttamente dal Comune. Per gli scooter abbiamo invece Zig Zag, eCooltra e Cityscoot.

Cliccando sul tasto Scarica PDF si può visualizzare l’intera delibera 306/2019 di Roma Capitale con tutte le specifiche delle nuove linee guida sul car sharing da maggio 2020.

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Eco Bonus Auto Ibride: il Ministero valuta nuove regole dal 2022

di Donato D'Ambrosi

L’Eco Bonus Auto Ibride dal 2022 avrà nuovi criteri di assegnazione degli incentivi auto in base alle emissioni di CO2. Almeno secondo quanto abbiamo scoperto da fonti ufficiali del Ministero dei Trasporti. Il tutto per ora è nelle mani del Ministero dello Sviluppo Economico per l’approvazione delle nuove regole sugli incentivi ed eco bonus auto ibride. Ecco come cambieranno gli scaglioni in base ai quali si differenziano le auto ibride dal 2022.

ECO BONUS AUTO IBRIDE, DAL 2022 CAMBIANO LE REGOLE

Sotto la denominazione di auto ibride oggi finiscono un po’ tutte le auto con un motore a combustione (ICE) abbinato a qualsiasi sistema elettrificato di recupero dell’energia. Fatta eccezione per le auto ibride Plug-in (quelle che si comportano da auto elettriche “pure” per un po’ di km) gli attuali Eco Bonus fino al 2021 si fermano alle auto che emettono fino a 70 g/km di CO2. In pratica alle auto elettriche e alle ibride Plug-in. Un blocco che evidentemente taglia fuori dagli incentivi la famiglia media italiana (nel 2019, il 50% ha speso meno di 20 mila euro) interessata ad acquistare una nuova auto ibrida tradizionale.

ECO BONUS AUTO IBRIDE, NUOVI SCAGLIONI DAL 2022

In base a quanto abbiamo appreso, dal 2022 l’Eco Bonus Auto Ibride terrà in considerazione anche delle auto ibride meno efficienti, dividendole in gruppi. Ci si aspetta infatti che proprio dal lancio delle utilitarie micro ibride come la Fiat Panda e Fiat 500 Hybrid, la nicchia delle auto ibride rosicchierà quote alle auto a benzina, ormai più vendute delle diesel. In questa ottica diventerà rilevante ripartire gli incentivi e i bonus sulle auto ibride in base a una scala che distingue i veicoli ibridi a basse emissioni da 60 a oltre 95 g/km di CO2. L’anticipazione ai nuovi criteri sugli Eco Bonus Auto Ibride viene ripresa anche da un comunicato ufficiale PSA. Ecco le future classi previste per le auto ibride dal 2022 e, sotto, perché saranno decisive nella scelta dell’auto nuova.

ESENZIONI ED ECO BONUS AUTO IBRIDE DAL 2022

Oltre a scoprire che dal 2022 cambieranno le regole sugli Eco Bonus Auto Ibride però è venuto fuori anche che il Ministero dei Trasporti non ha emanato alcuna circolare a riguardo. Quindi le informazioni che circolano in rete riguardo a una “circolare n.37409 del 3/12/2019”, ad oggi fanno riferimento in realtà a una bozza riservata sulla base di cui poi il MISE dovrà esprimersi riguardo agli incentivi auto ibride dal 2022. Questa nuova suddivisione in scaglioni però altre anche ad un’altra ipotesi, come riporta Maurizio Caprino de Il Sole 24 Ore, cioè anche nuovi blocchi o un giro di vite alle esenzioni. “i micro e i mild sembrano destinati a diffondersi abbastanza nei prossimi anni. – spiega Caprino – Se diventeranno un fenomeno di massa, però, faranno tornare ad aumentare il traffico ed è possibile che i Comuni diventino più selettivi, escludendoli dai benefici attuali.”

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Volvo: i sistemi di sicurezza che hanno salvato 1 milione di vite

di Donato D'Ambrosi

I sistemi di sicurezza Volvo hanno salvato 1 milione di vite da quando è stata introdotta per la prima vola la cintura di sicurezza in auto. Un traguardo che Volvo USA ha deciso di festeggiare con il concorso Volvo Safety Sunday con un premio di un dollaro per ogni vita salvata a chi costruirà l’auto sorteggiata tra quelle più sicure. Ecco i sistemi di sicurezza Volvo che salvato molte vite umane e cambiato il corso dell’evoluzione automotive.

LA CINTURA DI SICUREZZA, PRIMO SISTEMA DI SICUREZZA VOLVO PER TUTTI

In occasione del 61^ anno dall’introduzione della cintura di sicurezza a tre punti, Volvo celebra il traguardo di 1 milione di vite salvate grazie ai sistemi di sicurezza in auto. L’approccio all’innovazione ha permesso di estendere le prime invenzioni anche ad altri Costruttori di auto, proprio come è stato con la concessione del brevetto della cintura di sicurezza.

I SISTEMI DI SICUREZZA VOLVO DAL 1959 AD OGGI

In nome della sicurezza, Volvo ha aperto il brevetto della cintura a tutte le Case automobilistiche – e la cintura rimane la tecnologia di sicurezza basilare per potersi salvare in caso d’incidente. Nel corso degli anni però i sistemi di sicurezza attiva e passiva di Volvo si sono moltiplicati sempre di più trovando una soluzione a situazioni di rischio per i passeggeri in caso d’incidente. Ecco qui sotto come è cambiata la sicurezza a bordo con i sistemi di sicurezza Volvo anno per anno:

– 1959: prima cintura di sicurezza a tre punti
– 1972: primo seggiolino per bambini rivolto all’indietro
– 1991: Sistema di protezione dagli impatti laterali (SIPS)
– 1998: Whiplash Protection System (WHIPS)
– 1998: airbag a tendina
– 2002: Sistema di protezione contro il ribaltamento (ROPS)
– 2003: Blind Spot Information System (BLIS)
– 2008: sistema di rilevamento delle collisioni City Safety
– 2010: rilevamento pedoni con freno completamente automatico
– 2013: rilevamento ciclisti
– 2014: protezione delle vie di fuga
– 2016: Connected Safety (avviso stradale scivoloso, avviso di pericolo)
– 2019: Iniziativa E.V.A (Equal Vehicles for All) e condivisione dei dati.

VOLVO SAFETY SUNDAY, I SISTEMI DI SICUREZZA AL CENTRO DEL CONCORSO USA

Volvo Car USA ha annunciato Volvo Safety Sunday, l’impegno a regalare 1 milione di dollari in auto durante la più grande serata di calcio del 2 febbraio 2020 negli USA. Per avere la possibilità di vincere, i concorrenti devono prima visitare VolvoSafetySunday.com dove saranno invitati a progettare la propria auto Volvo e presentare un codice di configurazione univoco tra il 20 gennaio 2020 e poco prima del calcio d’inizio del 2 febbraio 2020.

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Pneumatici fuori uso rivenduti illegalmente in Italia: 40 mila ogni anno

di Raffaele Dambra

Pneumatici fuori uso rivenduti illegalmente

La piaga dei pneumatici fuori uso rivenduti illegalmente nel nostro Paese è stata descritta molto bene durante la presentazione del rapporto “I Flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia”, presso la sede del ministero dell’Ambiente a Roma. Nel corso dell’incontro è stata anche illustrata l’attività svolta negli ultimi due anni e mezzo dall’Osservatorio CambioPulito, nato nel 2016 dalla collaborazione di Legambiente, Ecopneus, EcoTyre e Greentire con le associazioni di categoria Confartigianato-Imprese, CNA, Assogomma, Airp e Federpneus, proprio per contrastare le pratiche illegali del settore degli pneumatici e PFU.

PNEUMATICI FUORI USO RIVENDUTI ILLEGALMENTE: QUANTI DANNI…

L’Osservatorio ha stimato che ci siano addirittura tra 30 e 40 mila tonnellate di pneumatici immessi ogni anno illegalmente nel mercato nazionale. Con conseguente mancato versamento del contributo ambientale per raccolta e riciclo di circa 12 milioni di euro, un’evasione dell’Iva stimabile in circa 80 milioni e un’esposizione al rischio di abbandono nell’ambiente di gomme fuori uso derivanti da attività illegali. E nonostante questo il sistema della raccolta e del recupero dei PFU continua a rappresentare per l’Italia un caso di eccellenza nella gestione dei rifiuti e nel percorso del Paese verso l’economia circolare, assicurando ogni anno il recupero di oltre 380 mila tonnellate di pneumatici fuori uso raccolti presso gommisti, autofficine e stazioni di servizio. Tra l’altro l’Italia è al secondo posto in Europa nella vendita ed export di gomme usate.

PFU ILLEGALI: UNA PIATTAFORMA PER SEGNALARE PRESUNTE SOCIETÀ DISONESTE

Dal giugno 2017 al 15 dicembre 2019 l’Osservatorio, anche tramite la piattaforma di whistleblowing CambioPulito, riservata agli operatori del settore e gestita da Legambiente, ha registrato 361 denunce di illeciti, che hanno riguardato 301 società. In particolare i Carabinieri per la tutela dell’ambiente hanno ricevuto segnalazioni su 136 aziende, l’Autorità garante del mercato e della concorrenza ne ha ricevute 14 su altrettanti siti web sospetti e il Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli 24 nella sola Campania. L’80% delle segnalazioni ha riguardato presunte violazioni delle regole di commercio, della libera concorrenza e del mercato del lavoro e grazie a esse è stato possibile mettere a fuoco anche la dinamica della recrudescenza di furti di pneumatici nuovi per l’immissione nel mercato nero. Tra le regioni più interessate dalle segnalazioni la Campania (77), seguita da Lombardia (51), Puglia (25) e Abruzzo (22).

PNEUMATICI FUORI SUO ILLEGALI: LE PROPOSTE PER DEBELLARE IL FENOMENO

Alla luce di tutto questo è emersa dunque la necessità di agire concretamente per far sì che tutti i quantitativi di PFU siano ricondotti alla legalità e all’ottimo sistema nazionale di gestione, garantendo il recupero di tutti i PFU generati e soprattutto tutelare gli operatori corretti. A questo proposito la filiera ha presentato al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, presente all’incontro, una serie di proposte finalizzate a una più efficace azione di contrasto dei fenomeni illegali. Tra le azioni auspicate: l’istituzione del Registro dei produttori e degli importatori di pneumatici e l’aggiornamento almeno semestrale della Banca Informativa Pneumatici BIP; l’istituzione di un Ufficio di controllo dei soggetti autorizzati alla raccolta di PFU (consorzi e individuali); la costituzione di una task force tra Forze dell’ordine e Agenzia delle Dogane, per contrastare i fenomeni di vendita in nero di pneumatici e i traffici e gli smaltimenti illegali.

LA RISPOSTA DEL MINISTRO COSTA: È PRONTO UN DECRETO

Il ministro ha ascoltato le proposte con estremo interesse, annunciando che il dm sulla raccolta e la gestione dei pneumatici fuori uso, adesso all’esame del ministero della Giustizia, è in dirittura d’arrivo. E che entro fine febbraio dovrebbe essere pronto per la firma. “Il nostro intento”, ha spiegato il ministro Costa, “è provare ad assecondare con il nuovo decreto ministeriale le legittime esigenze della filiera. Sperimentandolo sul territorio e verificando se così funziona o se occorre modificarlo. Bisogna fare in modo che il sistema normativo sia elastico”.

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Ztl Torino: orari, mappa e multe

di Raffaele Dambra

Ztl Torino orari

Panoramica sulle Ztl di Torino con orari, mappa e multe per i trasgressori. Nel capoluogo piemontese le zone a traffico limitato sono principalmente due: la Ztl Centrale, che contiene al suo interno la Ztl Area Romana, la Ztl Trasporto Pubblico e la Ztl Pedonale. E la Ztl Valentino, situata dentro l’omonimo parco. Ciascuna zona prevede regole molto rigide per l’ingresso e la circolazione, ma anche numerose esenzioni. Vediamo quali sono (cliccate sulle mappe per visualizzarle in formato più grande).

ZTL TORINO: CENTRALE

La Ztl di Torino ‘Centrale’ si estende nel centro cittadino ed è racchiusa all’interno di un perimetro delimitato da corso Regina Margherita, corso San Maurizio, lungo Po Cadorna, lungo po Diaz, corso Cairoli, corso Vittorio Emanuele II, corso Matteotti, corso Vittorio Amedeo II e corso Palestro. L’accesso in Ztl Centrale è controllato da 27 telecamere, mentre la circolazione all’interno è seguita da altre 11 telecamere.

– Orari della Ztl Centrale:

La Ztl Centrale di Torino è attiva dalle 7:30 alle 10:30 di tutti i giorni feriali, sabato escluso, orario durante il quale sono vietate sia la circolazione che la sosta di qualunque veicolo, esclusi quelli autorizzati. Tuttavia le tre ‘mini’ zone a traffico limitato situate all’interno della Ztl Centrale osservano ognuna un orario diverso. La Ztl Area Romana è chiusa al transito e alla sosta dalle 21:00 alle 7:30 del giorno successivo di tutti i giorni, compresi i festivi (con l’eccezione di piazza Emanuele Filiberto, dove la chiusura parte dalle 19:30); la Ztl Trasporto Pubblico è invece chiusa al transito e alla sosta dalle 0:00 alle 20.00 di tutti i giorni, compresi i festivi; infine la Ztl Pedonale è chiusa al transito e alla sosta dalle 0:00 alle 24.00 di tutti i giorni, compresi i festivi (quindi sempre).

– Veicoli per il trasporto di persone che possono accedere alla Ztl Centrale:

Per poter circolare e sostare all’interno della Ztl Centrale durante l’orario di divieto occorre possedere un regolare permesso di circolazione rilasciato dal Comune. Oppure l’ autorizzazione a circolare senza permesso. Nel primo caso il permesso può essere richiesto solo da proprietari di auto Euro 3 o superiore (fino al 31 marzo 2020 sono però esclusi i diesel Euro 3); oppure alimentate a gas, metano o Gpl, anche trasformato dopo l’immatricolazione. Le tipologie di permesse disponibili sono: Disabili, Blu A, Blu B, Fotocine, Verde, Borgo Dora, Scuola, Arancione, Blu, Lilla, Disco, Cantiere. A questo link sono specificate le categorie di persone che possiedono i requisiti per ottenere i succitati permessi.
Sono invece esentati, e non hanno quindi bisogno di alcun permesso per circolare liberamente nella Ztl Centrale di Torino, i ciclomotori e i quadricicli leggeri, i motoveicoli, i veicoli degli istituti di vigilanza titolari di licenza prefettizia, i veicoli di trasporto disabili e molti altri ancora (elenco completo qui). I servizi di car sharing a Torino, come Enjoy, Car2go e BlueTorino, consentono il libero accesso alla Ztl Centrale.

Auto elettriche e ibride. Dal 12 settembre 2019 al 12 settembre 2020 tutti i possessori di auto elettriche ‘pure’, anche non residenti, possono richiedere gratuitamente un permesso di transito (categoria Blu A) nella zona a traffico limitato, valido 2 anni, pagando solo le relative marche da bollo. Il permesso non esonera dal pagamento della sosta nelle strisce blu durante gli orari stabiliti. I possessori di auto ibride elettrico/benzina immatricolate dal 2015 e con emissione di CO2 uguale o minore di 110 g/Km, solo residenti nella città di Torino, possono richiedere lo stesso permesso Blu A pagando solo 100 euro invece di 200.

Attenzione: per accedere occasionalmente in Ztl Centrale non occorre un permesso di circolazione ma, se si rientra nei casi previsti, è possibile richiedere una esenzione a posteriori.

– Costo per l’accesso alla Ztl di Torino ‘Centrale’:

I permessi per circolare nella Ztl rilasciati dal Comune hanno un costo, diverso a seconda della tipologia. Il pass Disabili costa 6 euro e dura 5 anni; i pass Blu A e Blu B costano 200 euro + marche da bollo e sono validi 2 anni; il pass Fotocine 200 euro + marche da bollo e vale da 1 giorno a 1 anno; il pass Verde 200 euro + marche da bollo e vale da 1 giorno a 2 anni per i residenti; pass Borgo Dora 15 euro + marche da bollo; il pass Scuola 30 euro + marche da bollo e vale da settembre a luglio, in concomitanza con l’anno scolastico; i pass Arancione, Blu, Lilla e Disco (per residenti, dimoranti e possessori di posto auto nella Ztl) hanno validità di 1 anno e costano rispettivamente 70, 30, 50 e 50 euro + marche da bollo. Infine il pass Cantiere costa 100 euro + marche da bollo e vale massimo 1 anno.

Ulteriori informazioni: http://www.comune.torino.it/trasporti/ztl/

ZTL TORINO: VALENTINO

Come scritto in precedenza, la Ztl Valentino coincide con l’omonimo parco della città torinese. E dal mese di novembre 2019 è stata estesa anche ai viali Boiardo e Millo, che sono diventati pedonali. La Ztl è completamente chiusa al transito e alla sosta dei veicoli per 24 ore tutti i giorni, compresi i festivi. Sono previste eccezioni per gli orari di carico e scarico merci (lun-ven dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 16:30, sabato 10:30 – 12:00). Oltre che per il passaggio dei mezzi delle forze dell’ordine e di soccorso.

ZTL TORINO: MULTE PER I TRASGRESSORI

Chi entra in macchina nelle Ztl di Torino senza le necessarie autorizzazioni è soggetto alle multe previste dall’articolo 7 del Codice della Strada. In particolare il comma 13 prevede che “chiunque non ottempera ai provvedimenti di sospensione o divieto della circolazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 87 a 345 euro“. Ma non solo. Il comma 13-bis, ancor più severamente, dispone che “chi circola con veicoli appartenenti, relativamente alle emissioni inquinanti, a categorie inferiori a quelle prescritte, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 168 a 679 euro. E, nel caso di reiterazione della violazione nel biennio, alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici a trenta giorni“.

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L’accelerazione Tesla involontaria causa incidenti: ecco come stanno le cose

di Donato D'Ambrosi

L’accelerazione delle Tesla negli USA non è un motivo di vanto per alcuni clienti poiché pare che in alcune situazioni le auto elettriche Tesla hanno accelerato involontariamente. Una tesi portata avanti da un gruppo di clienti coinvolti in oltre 100 incidenti con le Tesla che hanno reclamato il richiamo delle Tesla che accelerano da sole. Tesla però non ci sta e replica alle accuse tirando in ballo l’NHTSA che vigila su ogni anomalia delle auto elettriche Tesla.

L’ACCELERAZIONE DELLE TESLA E GLI INCIDENTI NEGLI USA

Il caso delle Tesla che accelerano da sole è uno spettro che insegue Musk da anni: in molti casi le responsabilità Tesla sono state scagionate dall’analisi delle black box Tesla. Il rischio che Tesla sia costretta a richiamare le Model X, Model S e Model 3 che accelerano da sole coinvolge circa 500 mila auto, come riporta Il Sole 24 Ore. Secondo i proprietari delle auto. L’accelerazione involontaria (o non richiesta) avrebbe causato 110 incidenti solo negli USA. Tra questi, almeno 52 persone sarebbero rimaste ferite a causa delle auto elettriche Tesla che accelerano da sole.

LE REPLICHE ALL’ACCUSA SULL’ACCELERATORE TESLA DIFETTOSO

Al centro delle polemiche sull’accelerazione Tesla involontaria, ci sarebbero le Tesla Model X (2016-2019), Model S (2012-2019) e Model 3 (2018-2019). E proprio l’agenzia per la sicurezza dei trasporti USA starebbe valutando l’ipotesi di richiamo. Tesla però ha tirato in ballo proprio l’NHTSA alla quale sottopone qualsiasi informazione relativa agli incidenti che riguardano le auto Tesla. “Questa petizione è completamente falsa ed è stata proposta da un venditore. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo discusso con NHTSA la maggior parte dei reclami presentati. Spiega una nota ufficiale Tesla “In ogni caso abbiamo esaminato con loro, i dati hanno dimostrato che il veicolo ha funzionato correttamente”.

ACCELERAZIONE TESLA, UN SISTEMA IMPEDISCE ALL’AUTO DI SBAGLIARE

Tesla si rifà all’involontaria pressione dell’acceleratore da parte del conducente, e spiega che, come tutte le auto in commercio da alcuni anni, è presente un dispositivo di sicurezza contro le accelerazioni involontarie. In pratica azionando il pedale del freno contemporaneamente al pedale dell’acceleratore, si annullerà l’ingresso del pedale dell’acceleratore e si interrompe la coppia del motore. Significa che tra freno e acceleratore, il freno ha sempre la priorità. In aggiunta a questo sistema contro le accelerazioni involontarie, Tesla sostiene che le auto sfruttano anche i sensori Autopilot per distinguere eventuali pressioni errate dell’acceleratore.

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Catene da neve: 5 errori da non fare per salvarsi la pelle

di Donato D'Ambrosi

Montare le catene da neve è tra le cose più importanti che un automobilista dovrebbe essere in grado di fare. L’improvvisazione quando si guida su una strada con l’obbligo di catene da neve può essere molto pericolosa. Se non sapete come montare le catene da neve, trovate qui la guida sulla scelta e il montaggio. Oggi però vogliamo approfondire gli errori da non fare quando si montano le catene da neve e darvi quei consigli che meno frequentemente si trovano sul libretto di istruzioni.

1.MONTARE LE CATENE DA NEVE IN UN POSTO QUALSIASI

La decisione di montare le catene da neve si prende quasi sempre all’improvviso, quando le condizioni dell’asfalto e la neve che si deposita diventano più preoccupanti. Il primo errore quando si montano le catene da neve è fermarsi in un punto qualsiasi o dopo una curva e sul ciglio della strada. Anche se voi avete già percorso la curva, potreste sorprendere le altre auto in arrivo e innescare situazioni di rischio. Piuttosto, evitate di fermarvi lungo la strada, su strade in pendenza e cercate di rendervi visibili il più possibile.

2.MONTARE LE CATENE DA NEVE DOVE POSSONO TRAVOLGERVI

Montare le catene da neve richiede più tempo e maggiore impegno rispetto alle prove andate a buon fine nel garage di casa. Ricordate che il fattore maggiore di rischio sono gli altri veicoli in circolazione che potrebbero travolgervi mentre montate le catene. Sarebbe più indicato preferire uno spazio ampio e piano dove non ci sono auto in circolazione, come una stazione di carburante o il parcheggio di un supermercato. In ogni caso posizionate sempre l’auto in modo che non sia di intralcio, sia visibile ma che ci sia sempre qualcosa a proteggervi (es. alberi, delimitatori, pali della luce e altro).

3.MONTARE LE CATENE DA NEVE SENZA GUANTI

Se sporcarvi le mani non vi spaventa quando cambiate una gomma forata, sappiate che nel montare le catene da neve farete i conti con il gelo. Dimenticare dei guanti spessi ma comodi può essere un grosso problema: proteggete le mani dal freddo e dall’acqua per essere più concentrati nel montaggio delle catene da neve. Senza guanti le dita si intorpidiranno presto e se il montaggio non riesce al primo colpo tutto sarà più difficile.

4.MONTARE LE CATENE DA NEVE IN EQUILIBRIO

Prima di chinarvi a montare le catene da neve posizionate qualcosa a terra e inginocchiatevi sulla gamba più comoda. Mentre l’altra gamba poggia sul piede e vi aiuterà ad essere stabili e in caso di emergenza ad alzarvi velocemente e allontanarvi. Restando accovacciati e sospesi mentre montate le catene da neve i muscoli delle gambe saranno in tensione per tutto il tempo. Se preferite potete procurarvi delle ginocchiere di gomma, altrimenti anche un paio di tappetini saranno sufficienti.

5.MONTARE LE CATENE DA NEVE ALLA CIECA

Quando ci si imbatte in come montare le catene da neve, ben pochi si preoccupano anche di come poi andrà fatto il procedimento inverso. La parte più facile del montaggio rischia di diventare quella più complessa in fase di smontaggio delle catene da neve. Il consiglio da non dimenticare è individuare un punto del cerchio (esempio la valvola di gonfiaggio) in corrispondenza della quale si andrà a chiudere la catena che poi finisce dietro il cerchio. Così facendo non dovrete cercare a tentoni dove si trova l’aggancio e non sarete costretti a spostare di diversi metri l’auto, magari senza accorgervi di essere finiti sulla carreggiata.

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Car Sharing Share Now: costi e novità del nuovo car sharing BMW-Daimler

di Donato D'Ambrosi

Il Car Sharing Car2Go e DriveNow da oggi sono su un’unica piattaforma, dove si potrà prendere un’auto in Car sharing ma con il brand ShareNow. E’ stata così ufficializzata la fusione tra il cars sharing Daimler e il car sharing BMW iniziata da tempo. Ecco quanto costa prende un’auto in cars sharing con Share Now e le città dove si può condividere l’auto con BMW e Daimler.

CAR SHARING SHARE NOW: COSA CAMBIA

Con il Car Sharing Share Now, le auto in Car Sharing Car2Go e DriveNow si potranno prenotare direttamente su un’unita piattaforma tramite App. La novità riguarderà principalmente i clienti Share Now a Milano, dove le auto in Car Sharing Car2Go e DriveNow hanno continuato ad operare su piattaforme distinte. Molti utenti del Car Sharing tedesco avranno notato dei cambiamenti nell’App Car2Go che già dal 12 novembre 2019 ha effettuato un rebrand completo diventando Share Now. Per gli utenti non cambierà quasi nulla, a parte un aggiornamento delle tariffe del Car Sharing Share Now. La cosa importante da fare è aggiornare l’app Car2Go se non ancora fatto. I clienti già registrati al Car Sharing DriveNow, potranno visualizzare via app il link da cui scaricare l’App Share Now e trasferire il proprio account sulla nuova piattaforma.

LE NUOVE TARIFFE DEL CAR SHARING SHARE NOW

Con la fusione tra Car2Go e DriveNow, anche le tariffe del Car Sharing Daimler-BMW sono state armonizzate. Le principali novità riguardano la tariffa sosta di DriveNow che non sarà più attiva. Al suo posto invece si potrà noleggiare un’auto in Car Sharing BMW come per quelle Daimler con la tariffa “flex fee”, cioè la tariffa in base all’orario e alla zona. Il CarSharing Share Now introduce anche nuove tariffe di rilascio delle auto presso gli aeroporti di Malpensa, Linate, Fiumicino e Caselle. Le tariffe Share Now da 19 centesimi/ minuto includono anche carburante, la ricarica (per le auto elettriche) e parcheggio, inoltre sono escluse dai blocchi al traffico. Clicca l’immagine qui sotto per vedere le nuove tariffe Share Now a tutta larghezza.

CAR SHARING SHARE NOW: AUTO E CITTA’

Logisticamente cambierà ben poco nelle città dove è attivo il Car Sharing Share Now: a Roma, Milano e Torino si potranno noleggiare 3 mila auto in base al modello. Grazie alla fusione, saremo in grado di fornire un’offerta più ampia, sia in termini di maggior varietà di modelli, sia per la maggior disponibilità di veicoli” spiega Olivier Reppert, CEO di Share Now. Le auto in Car Sharing Share Now saranno così ripartite: 1.700 a Milano (200 BMW, 200 MINI, 1.300 tra smart fortwo, forfour e fortwo cabrio); 800 a Roma (smart fortwo, forfour e fortwo cabrio) e 500 a Torino (tra smart fortwo, forfour e fortwo cabrio).

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