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Come scaricare Office 2016 e provare la nuova suite per l'ufficio

Il 22 settembre 2015 Microsoft ha rilasciato la versione definitiva, anche in italiano, di Office 2016. Si tratta di un aggiornamento che sarà accolto con favore da chi già utilizza Office 2013 in ambiente Windows e, soprattutto, da chi fa uso di Office 2011 su Mac OS X.

Office 2016 può essere acquistato dallo store di Microsoft (qui tutti i prezzi e le versioni) oppure scaricato ed installato gratuitamente dai possessori di un abbonamento Office 365.

Nell'articolo
Quali sono le differenze tra le varie versioni di Office? abbiamo messo in evidenza le principali differenze tra Office, Office 365 ed Office Online.

Scaricare e provare Office 2016, con Office 365

Il miglior modo per scaricare Office 2016 e provarlo gratis per un mese consiste nell'accedere a questa pagina quindi nel fare clic sul pulsante Versione di valutazione gratuita per utenti privati o Versione di valutazione gratuita per aziende.

Cliccando su Prova gratis ed effettuando il login con il proprio account utente Microsoft, si richiederà l'attivazione di un abbonamento Office 365.
Office 365 viene offerto gratuitamente per 30 giorni dall'attivazione dell'abbonamento (a patto che si forniscano i dati per la fatturazione).

Attivando un abbonamento Office 365, si potrà scaricare Office 2016 gratis e provarlo per un mese.
Chi è già sottoscrittore di un abbonamento Office 365 può scaricare Office 2016 ed utilizzarlo senza limitazione alcuna sintanto che verserà il canone di abbonamento mensile richiesto da Microsoft: con 7 euro al mese un solo utente può usare tutte le varie app di Office; con 10 euro, invece, le varie app possono essere installate ed utilizzate fino ad un massimo di cinque utenti.
A tutti i singoli utenti di Office 365 viene messo a disposizione 1 TB di spazio su OneDrive, il servizio di storage cloud targato Microsoft; vengono poi offerti 60 minuti di chiamate gratis verso fissi e cellulari tramite Skype (sempre per ciascun utente).

Per verificare lo spazio a disposizione su OneDrive dopo l'attivazione di Office 365 (anche gratuitamente per un solo mese), basterà accedere a questa pagina.

Se non è possessori di un abbonamento mensile ad Office 365, dopo averlo attivato gratuitamente per un mese, si potrà scaricare Office 2016 e provarlo senza limitazioni semplicemente facendo clic sul pulsante arancione Installa.

Microsoft non addebiterà alcun canone di abbonamento per il primo mese di prova di Office 365.
Sia online, nell'area personale Office 365 che via email, Microsoft conferma la data in cui sarà addebitato l'importo dell'abbonamento mensile, una volta scaduto il periodo di prova.

Facendo clic sul pulsante Gestisci account quindi su Annulla abbonamento si potrà, in qualunque momento, revocare l'abbonamento ad Office 365.

Importare altri account email in Gmail

Abbiamo più volte spiegato quanto sia conveniente utilizzare un client email per gestire la posta elettronica Gmail, magari adoperando il protocollo IMAP (vedere, ad esempio, Cambiare indirizzo email, ecco come fare, Configurare Gmail ed usare l'account al meglio e Differenza tra POP3 e IMAP: cosa cambia nella ricezione della posta).

Gran parte degli utenti di Gmail, tuttavia, continuano ad usare il servizio di posta via web considerandolo più semplice da usare per il fatto di essere completamente dispensati dalla configurazione del client e di poter accedere alla casella di posta anche dai dispositivi mobili con l'app omonima: Come usare Gmail su Android con altri account di posta.

Non molti sanno che è comunque possibile importare altri account email in Gmail.
Importando altri account in Gmail, si può far sì che i messaggi vengano gestiti mediante un unico strumento accessibile via web (l'interfaccia web di Gmail, appunto) e che le email in arrivo sulle varie caselle siano comunque separate.

Per fare in modo che Google provveda automaticamente a scaricare la posta elettronica arrivata su un altro account di posta (ad esempio gli account gratuiti offerti dai vari provider italiani), basterà cliccare sull'icona raffigurante un piccolo ingranaggio quindi scegliere Impostazioni.
Dalla successiva schermata, si dovrà fare clic sulla scheda Account e importazione quindi sul link Aggiungi un tuo account di posta POP3.

Utilizzando le successive schermate, bisognerà dapprima impostare l'account dal quale si desiderano importare le email:

In seguito, quindi, vanno specificati il nome utente e la password da utilizzare per accedere al server POP remoto, l'indirizzo del server POP e la porta da usare.
Spuntando la casella Applica ai messaggi in arrivo l'etichetta, si potrà fare in modo che Gmail assegni automaticamente un'etichetta ai messaggi scaricati dall'account di posta del provider indicato.

SSD M.2 PCIe NVMe, guida ai nuovi termini

Sul mercato si stanno affacciando i nuovi modelli di unità SSD super-performanti. Si rincorrono, però, sigle su sigle che, facendo spesso riferimento a tecnologie, standard e formati di recente concezione, spesso non sono di immediata comprensione.

Questo articolo vuole quindi proporsi come una guida agli SSD di nuova fattura e, soprattutto, agli acronimi che contraddistinguono le unità appena immesse sul mercato.
I prezzi degli SSD stanno diminuendo sempre più e, grazie alle attività di ricerca e sviluppo svolte dalle principali aziende del settore, anche il segmento mainstream può contare su prodotti velocissimi sia in fase di lettura che di scrittura dei dati.

Fino a qualche tempo fa sembrava impossibile, almeno nel settore dello storage, ma d'ora in avanti il collo di bottiglia è sempre più rappresentato dall'interfaccia, dal connettore usato per collegare le unità SSD alla scheda madre.

L'asticella era fino ad oggi fissata dal limite teorico di 600 MB/s tipico di ciascuna unità SSD SATA III 6 Gbps.

Nascondere IP, ecco come fare

È profondamente errata la convinzione di molti secondo cui la rete Internet offrirebbe, di default, un certo grado di anonimato. Si tratta di una credenza assolutamente falsa perché ogni collegamento che si effettua con un server remoto viene generalmente registrato.
Quando, ad esempio, si visita un qualunque sito, l'indirizzo IP assegnato dal provider Internet in uso (in maniera statica o dinamica) al router, al modem o comunque all'interfaccia di rete, viene rilevato e memorizzato dal server web quindi conservato in un registro (o file di log) insieme con altre informazioni (ad esempio la pagina richiesta dal client).

In Italia, poi, i provider Internet sono obbligati a conservare i log degli accessi per un periodo non inferiore a dodici mesi.

L'indirizzo IP pubblico è quello assegnato dal provider Internet alla scheda di rete del dispositivo col quale ci si connette ad Internet. È pubblico perché, potenzialmente, può essere accessibile da qualunque altro indirizzo IP.

Come scaricare Windows 10

Chi ha aggiornato a Windows 10, chi si appresta ad installare il sistema operativo da zero o chi vuole averne a disposizione una copia per installarlo, ad esempio, da una chiavetta USB, da supporto DVD o in una macchina virtuale, si chiederà - prima o poi - come scaricare Windows 10.

Per scaricare Windows 10 è possibile utilizzare diversi modi, sia nel caso in cui si fosse possessori di una regolare licenza del sistema operativo (anche ottenuta, gratuitamente, aggiornando Windows 7 o Windows 8.1 fino al 29 luglio 2016), sia che non si possegga.

In questo secondo caso, per provare Windows 10 senza una licenza d'uso, è possibile aderire al programma Windows Insider e scaricare, ad esempio, l'immagine ISO più aggiornata che Microsoft mette a disposizione sui suoi server.

Da un lato, infatti, chi possiede una regolare licenza di Windows 10 o comunque prevede di aggiornare all'ultimo sistema operativo Microsoft, può scaricare Windows 10 come immagine ISO della build 10240, la release definitiva distribuita da Microsoft a partire dal 29 luglio 2015.

Come scaricare Windows 10 in versione definitiva (build 10240) e in formato ISO

Per scaricare Windows 10 in italiano e in versione finale (build 10240), basta portarsi su questa pagina Microsoft ancor'oggi poco conosciuta e scegliere l'edizione del sistema operativo che si desidera prelevare.


Le scelte possibili sono le seguenti:

1) Windows 10
La versione completa di Windows 10, con tutte le caratteristiche presenti nel pacchetto ufficiale Microsoft.

2) Windows 10 KN
Versione di Windows 10 destinata agli utenti coreani.

Riconoscere porte USB, USB Type-A e Type-C

Venti anni fa nasceva USB (Universal Serial Bus): Lo standard USB compie venti anni). Per quell'epoca, metà anni '90, si trattò di un'evoluzione davvero notevole. Fino ad allora, infatti, tastiere, mouse, stampanti e joystick venivano connessi al PC solamente usando porte seriali e parallele.

Le versioni 1.x di USB permettevano il trasferimento dei dati a velocità piuttosto ridotte (1,5 Mbps in low speed e a 12 Mbps in full speed).

La versione USB 2.0, decisamente più performante, fu introdotta nel 2000 e permetteva il trasferimento dei dati in high speed fino a 480 Mbps.

USB 2.0 è ancor'oggi ampiamente utilizzata sui sistemi e sui dispositivi più vecchi. Tale versione è stata infatti progressivamente rimpiazzata da USB 3.0, introdotto nel 2010. USB 3.0 consente di spingersi fino alla velocità teorica di 5 Gbps (modalità detta SuperSpeed) anche se poi vari 'colli di bottiglia' generalmente impediscono di ottenere le performance migliori possibili.

Nel caso delle unità di memorizzazione USB, ad esempio, le velocità di trasferimento dati sono ampiamente influenzate dalle prestazioni garantite dalla memoria flash.

USB 3.0 mantiene la retrocompatibilità con USB 2.0.

Guida Plex, come installare il server multimediale universale

Tra i migliori server multimediali che permettono di effettuare lo streaming di contenuti audio e video da una macchina collegata alla rete locale, c'è Plex.

Si tratta di un'applicazione basata su architettura client-server: il componente server si occupa di fare da 'raccoglitore' per tutti i propri file multimediali andando alla ricerca dei nuovi contenuti conservati in qualunque unità di memorizzazione.


Una volta installato Plex, basta 'comunicargli' l'elenco delle cartelle da esaminare: penserà Plex a verificarne il contenuto e aggiungerne il contenuto nel suo catalogo.
Si possono aggiungere film, video, brani musicali e foto: Plex non si limiterà a recuperare soltanto il nome del file ma cercherà eventuali metadati (informazioni accessorie conservate all'interno del file). Inoltre, nel caso dei film, Plex andrà alla ricerca di altre informazioni attingendo ai database cinematografici disponibili online.

Il componente server di Plex può essere installato su un PC desktop (Windows, Linux o macOS) oppure, ad esempio, installato su server NAS.

Trovato smartphone perso: cosa fare?

Trovare un cellulare perso dal legittimo proprietario è cosa tutt'altro che infrequente. Com'è bene comportarsi, allora, quando si dovesse rinvenire smartphone perso?

Nel caso in cui si trovasse il dispositivo mobile in un esercizio commerciale, la scelta migliore è quello di consegnarlo al gestore del locale.
Se, invece, lo smartphone perso venisse trovato in luogo pubblico, la prima mossa è quella di controllare se il dispositivo fosse bloccato (inserimento di un codice PIN, di una sequenza grafica o riconoscimento dell'impronta digitale) oppure se, viceversa, fosse utilizzabile senza dover svolgere operazioni aggiuntive.
In quest'ultimo caso, senza esaminare i dati contenuti nello smartphone, si può provare a contattare una delle numerazioni presenti in rubrica facendo ovviamente riferimento ai familiari del proprietario dello smartphone.
Si potrà così spiegare la situazione e fornire le indicazioni per il recupero del telefono.

In alternativa, sempre nel caso di dispositivi rinvenuti in luoghi pubblici, l'ideale è consegnare il terminale alla più vicina stazione dei Carabinieri, della Polizia di Stato o della Polizia municipale.

Facebook username e password: come vengono rubati, come difendersi

Rubare username e password di Facebook è molto più semplice di quanto si possa pensare. Periodicamente appare online la notizia della pubblicazione di username e password di Facebook, credenziali spesso derivanti da furti di identità commessi su vasta scala, a livello mondiale.

Come può un malintenzionato riuscire a rubare username e password di Facebook e, quindi, impossessarsi delle altrui credenziali d'accesso?

Il problema è molto sentito da Facebook che, addirittura, come ha rivelato Alex Stamos - Chief Security Officer dell'azienda fondata da Mark Zuckerberg - va alla ricerca sul web e sul deep web (accessibile via TOR) di archivi di password degli utenti di tutto il mondo.
Stamos ha 'confessato' che Facebook acquista vasti archivi di password degli utenti sul mercato nero (vedere questa pagina).
Quest'attività, però, viene svolta per finalità 'nobili' ovvero per assicurarsi che gli utenti iscritti a Facebook non utilizzino password sottratte altrove e non le adoperino per accedere a più servizi online, gestiti da aziende completamente differenti.

Stamos ha dichiarato che il riutilizzo delle stesse password per l'autenticazione su siti diversi è la prima minaccia per la sicurezza dei dati degli utenti.


1.

Recuperare file cancellati su Windows e Mac con Disk Drill

Disk Drill è uno dei più famosi e rinomati software per il recupero dati su Mac. Già da qualche anno, però, lo stesso produttore distribuisce un'eccellente versione per recuperare file cancellati su Windows.

L'applicazione si pone in evidenza non soltanto per le abilità di recupero dei file cancellati ma anche nel ripristino degli elementi che fossero ormai parzialmente danneggiati.
Quando ci si accinge a recuperare file danneggiati il tempo riveste un'importanza fondamentale: più tempo trascorre e minori saranno le probabilità di recuperare i file. Disk Drill è capace di ricostruire più di 200 formati di file ripristinando, in caso di file illeggibili, le porzioni che possono essere ancora utilizzate.

Il programma supporta tutti i principali file system ed è quindi in grado di recuperare file cancellati da partizioni NTFS, FAT, exFAT, HFS, HFS+, Ext2, Ext3 ed Ext4.

Non solo. Disk Drill si presenta come una soluzione 'all-in-one' che consente di ripristinare file cancellati non solo dalle unità di memorizzazione locali ma anche da dispositivi Android e iOS collegati al sistema via cavo USB.

Disk Drill utilizza un potente motore di scansione dei file cancellati e offre una pratica interfaccia per individuare gli elementi d'interesse.
Via a via che Disk Drill effettua l'analisi dell'unità, infatti, i file vengono suddivisi in più categorie ed è quindi possibile selezionare subito documenti, immagini, video e file musicali.
I risultati possono essere anche filtrati per data e per dimensione, così da trovare velocemente ciò che serve.

Disk Drill aiuta anche a recuperare file da unità esterne, dalle schede di memoria e dai dispositivi di memorizzazione ove le partizioni risultassero perse o inaccessibili.


Per utilizzare l'applicazione non bisogna essere esperti: basta fare clic, sia nella versione per macOS che in quella Windows, sul pulsante Recover per avviare la scansione dell'unità selezionata.


L'attività di scansione delle unità può essere messa in sospeso e, addirittura, Disk Drill offre la possibilità di salvare la sessione in corso (Salva sessione) così da riprenderla successivamente.


Disk Drill funziona molto bene e consente di recuperare file cancellati che sono considerati illeggibili da parte di altre utilità.
Come tutti i software della sua categoria, però, ha delle limitazioni quando si trova ad agire su unità SSD con funzionalità TRIM abilitata.

La funzionalità TRIM (anche tutti i nuovi sistemi macOS oggi usano di default TRIM) consente al sistema operativo di indicare i blocchi che non sono più in uso su un'unità SSD (quindi i blocchi liberatisi dopo l'eliminazione di uno o più file).
Il controller che si occupa della gestione dell'unità SSD penserà poi a cancellare effettivamente i blocchi specificati dal sistema operativo mediante TRIM.

Bloccare chiamate call center su Android

Il dialer di Android offre un'impostazione che permette di bloccare le chiamate provenienti da numerazioni indesiderate. Il compositore che si trova sul proprio dispositivo mobile è solitamente 'personalizzato' dal produttore ma contiene comunque una black list ovvero un elenco dei numeri che è possibile 'mettere nel dimenticatoio'.
Ogniqualvolta si riceverà una chiamata da tali numerazioni, il telefono non squillerà neppure e la telefonata in ingresso sarà automaticamente rigettata.

Questo tipo di approccio funziona molto bene ma ha un evidente svantaggio: la chiamata indesiderata verrà ricevuta (e quindi farà squillare lo smartphone) almeno una volta.
L'inserimento in black list, insomma, avviene in modo manuale e richiede l'esplicito intervento dell'utente.

Per bloccare chiamate dei call center su Android e le chiamate indesiderate in generale, si può invece installare un'app specifica che già conosce le numerazioni telefoniche degli 'scocciatori' più noti.

L'app Android Dovrei rispondere? non fa altro che confrontare le numerazioni delle chiamate in arrivo con il contenuto del suo database, continuamente aggiornato grazie al contributo di ciascun utente.


All'avvio dell'applicazione Dovrei rispondere?, si può disattivare la casella Inviare statistiche anonime sulle chiamate in arrivo ma è necessario concedere l'autorizzazione per l'accesso al contenuto della rubrica e per la gestione delle chiamate.
L'app, infatti, ha bisogno dell'accesso alla lista dei contatti per verificare i numeri chiamati e confrontarli con quelli contenuti nel database.

Migliori convertibili: ecco i tablet con tastiera Windows 10 più validi

Con Windows 10 Microsoft ha realizzato il piano di creare un sistema operativo slegato da una particolare tipologia di dispositivi (essenzialmente desktop e notebook) e capace invece di adattarsi automaticamente a una vasta schiera di device.
Windows 10 sa adattarsi bene ai dispositivi di ridotte dimensioni quali sono quelle di un tablet o di un convertibile.

I convertibili o 2 in 1 non sono altro che tablet con tastiera, dispositivi capaci di unire la portabilità e la flessibilità di un tablet con la versatilità di un notebook tradizionale. I migliori convertibili Windows 10 permettono di eseguire gli stessi programmi che si utilizzano abitualmente su notebook e desktop. Si tratta infatti di prodotti basati su processore Intel che sono basati su architettura x86 (Differenza tra processori ARM e x86) e che quindi possono usare le stesse applicazioni adoperate sui sistemi di tipo tradizionale.

Alcuni convertibili propongono addirittura, già preinstallati, sia Windows 10 che Android: all'avvio del dispositivo, grazie al dual boot, è possibile scegliere - di volta in volta - se caricare l'uno o l'altro sistema.

L'ultima novità è che i tecnici Microsoft stanno lavorando a una versione di Windows 10 compatibile con i processori ARM.

Condividere file e stampanti in locale e in remoto con i router Netgear

I router 'top di gamma' di Netgear integrano funzionalità evolute che permettono di attivare la condivisione di file e stampanti in locale e in modalità remota senza alcuno sforzo.

Il router diventa così un dispositivo versatile, in grado di consentire l'accesso a documenti e file personali, materiale dello studio professionale o dell'azienda anche da remoto.
Per condividere file e stampanti non bisognerà così mantenere acceso nessun altro dispositivo, ad esclusione del router.

R8500, D7800 e D7000 integrano tutti la funzionalità Netgear ReadySHARE che consente di condividere rapidamente il contenuto di qualunque unità USB (anche eSATA nel caso del D7800) all'interno della rete locale (ne abbiamo parlato nell'articolo Proteggere la rete locale e accedere ai documenti da remoto con i router Netgear).

Dall'interfaccia di amministrazione del router Netgear, basterà cliccare su Avanzate, ReadySHARE per scegliere la tipologia di condivisione da attivare.


La modalità di base fa sì che i contenuti dell'unità di memorizzazione collegata al router siano condivisi nell'ambito della rete locale.

Trasferire programmi da un PC a un altro

Quando si acquista un nuovo computer, è spesso importante riuscire a trasferire i programmi da un PC all'altro. Se è vero che alcune applicazioni possono essere reinstallate di sana pianta, per alcuni programmi è bene non perdere le impostazioni, le preferenze e le regolazioni legate alla licenza.

Com'è possibile procedere, allora, per spostare un programma da un PC all'altro?

Come trasferire programmi da un PC a un altro: tutte le alternative

Per trasferire un programma da un PC all'altro si possono utilizzare diverse strategie.
Ci sono programmi 'ad hoc' come PCMover e EASEUS Todo PCTrans che aiutano ad automatizzare la procedura di spostamento dei programmi da un sistema a un altro.

Entrambe le applicazioni sono disponibili anche in una versione limitata che permette di spostare, rispettivamente, tre e due programmi da un PC all'altro. Le versioni a pagamento, invece, non constano evidentemente di alcun genere di restrizione.
Sia di PCMover che di EASEUS Todo PCTrans abbiamo parlato nell'articolo Spostare un programma da un computer all'altro.

Utilizzare un software di disk imaging oppure, ancora più semplicemente, avviare una distribuzione Linux e usare il comando dd if=/dev/sdX | pv | gzip -c > /path/to/nomefile.img.gz dalla finestra del terminale per creare un'immagine del contenuto del disco fisso o dell'unità SSD non è una soluzione praticabile.
Quando si ripristinerà Windows sul nuovo PC, infatti, questo - con ogni probabilità - non funzionerà correttamente e visualizzerà una schermata blu in fase di boot.
Alcuni software di disk imaging come AOMEI Backupper (fino alla versione 3.5 compresa) integrano la funzionalità Universal restore che permette di ripristinare l'immagine del sistema operativo anche su macchine dotate di una differente configurazione hardware (ne abbiamo parlato anche nell'articolo Spostare sistema operativo su SSD al paragrafo Spostare il sistema operativo su SSD, automaticamente).

In questo secondo caso (utilizzo della funzionalità Universal restore), Windows si avvierà correttamente sulla nuova macchina ma si porterà con sé tutti i software installati sul vecchio computer (quindi anche quelli assolutamente inutili).

Speed test mobile, velocità e copertura della connessione dati

Per verificare la velocità della connessione dati sono oggi disponibili diverse applicazioni. Tra le migliori, che permettono di lanciare uno speed test mobile c'è nPerf.

L'app, disponibile sia nella versione per dispositivi Android che in quella per iOS, consente anche di farsi un'idea della copertura dei vari operatori di telefonia mobile.
Per ogni area del Paese e del mondo intero è possibile stabilire se la connessione dati sia o meno disponibile e se la copertura sia in modalità 2G, 3G, 4G o 4G+ (vedere anche Cosa significano le icone GPRS, E, 3G, H, H+, LTE sugli smartphone).

nPerf, una volta installata, non soltanto consente di effettuare uno speed test mobile ma permette anche di monitorare in tempo reale le prestazioni della connessione dati e di avere una precisa indicazione del traffico in entrata e in uscita (negli articoli Come ridurre il traffico dati su Android e Ridurre il traffico dati su Android in 3G o LTE con Opera Max abbiamo spiegato come usare con più parsimonia la connessione dati in mobilità evitando di raggiungere rapidamente la soglia imposta come limite dall'operatore di telefonia mobile).

Per impostazione predefinita, nell'area delle notifiche nPerf mostra le prestazioni della connessione in Mbps (sia in download che in upload) e poco più a destra il quantitativo di dati complessivamente scambiato.


Al primo avvio nPerf consente anche di definire quale tipo di profilo tariffario si sta usando: non appena ci si avvicinerà al limite mensile (soglia dati), l'applicazione provvederà a visualizzare un avviso.


Il Test completo di nPerf provvede a controllare la velocità della connessione dati in downstream, upstream, la latenza, la velocità di risposta di alcuni tra i più noti siti web, le prestazioni durante lo streaming video a 240p, 360p e 720p.


Toccando il pulsante Confrontare, è possibile paragonare il risultato finale ottenuto (espresso in nPoints) con la media locale e nazionale.


La valutazione globale per l'Italia mette attualmente al primo posto, in termini di performance Vodafone; giudizio sovrapponibile a quello di OpenSignal, altra nota applicazione per l'effettuazione di speed test: Velocità operatori mobili in Italia secondo OpenSignal.


Selezionando la voce Velocità e copertura dal menu principale di nPerf, si può verificare la copertura e la velocità della connessione dati dei vari operatori di telefonia mobile italiani: basta selezionare TIM, Vodafone, Wind o 3 Italia dall'apposito menu.


La mappa del nostro Paese si colorerà in maniera diversa a seconda delle zone raggiunte in 2G, 3G, 4G e 4G+.

Il vantaggio derivante dall'utilizzo di app come nPerf e OpenSignal è che i dati sulla copertura arrivano direttamente dai terminali degli utenti.

Smartphone Android come telecomando grazie all'IR

Si tratta di una caratteristica sconosciuta ai più ma molti smartphone dispongono di un sensore a raggi infrarossi (IR) integrato. È possibile così trasformare il dispositivo mobile in un versatile telecomando capace di controllare non soltanto qualsiasi TV ma anche impianti stereo, riproduttori multimediali, console, DVR/DVD, autoradio, fotocamere digitali, proiettori, condizionatori, stufe e molto altro ancora.

Esistono diverse applicazioni che permettono di usare uno smartphone Android come telecomando. Tra le migliori c'è Control It!, app davvero versatile che vanta un ricchissimo database di dispositivi remoti che possono essere controllati usando il sensore dello smartphone Android.


Il funzionamento di Control It! è molto semplice: dopo aver installato l'applicazione, basterà aggiungere uno o più telecomandi selezionandoli dal database proposto.


Una volta scelto un telecomando, l'applicazione ne mostra la riproduzione grafica: sarà quindi possibile toccare i pulsanti virtuali riprodotti sullo schermo per simulare la pressione dei tasti corrispondenti.


Nella versione gratuita Control It! mostra diversi messaggi pubblicitari e limita a tre il numero di telecomandi che si possono utilizzare (nulla vieta, comunque, di eliminarne uno e aggiungere temporaneamente un altro).


Nel caso in cui lo smartphone Android montasse effettivamente il sensore IR, si riuscirà a gestire qualunque dei dispositivi indicati così come se si avesse tra le mani un vero e proprio telecomando.

E per inviare sul TV contenuti in streaming?

Lo smartphone Android può essere usato come telecomando anche per inviare e gestire contenuti in streaming da riprodurre, ad esempio, sul televisore dotato di supporto DLNA oppure della chiavetta Chromecast collegata a una porta HDMI libera.

Per procedere, si può usare l'applicazione Videostream che fa da 'ponte' tra i contenuti multimediali memorizzati in rete locale e la chiavetta Chromecast.
L'unico 'contro' di Videostream è che è necessario mantenere acceso un qualunque sistema dotato del browser Chrome e dell'estensione installata: App Chromecast, le migliori per la chiavetta multimediale di Google.
Installando l'app VideoStream sul dispositivo Android, si potrà trasformare lo smartphone in telecomando e gestire lo streaming da tale device.

In alternativa, si può ricorrere all'ottima app LocalCast che non gestisce solamente Chromecast ma è in grado di interfacciarsi con la stragrande maggioranza degli smart TV, Apple TV, console e così via.

Elencare i file di una cartella e copiare la lista in memoria

Incredibile ma vero, a distanza di anni e anni, Windows - neppure nell'ultima versione - dispone di una funzionalità che permette di elencare i file di una cartella memorizzando tutto il contenuto di una directory in un file oppure in memoria, nell'area degli appunti.

In passato abbiamo già spiegato come Stampare elenco dei file in una cartella con Windows 8.1, Windows 7 e Windows XP, procedura che funziona anche in Windows 10 ad esempio.

Ma come fare per ottenere una lista dei file contenuti in una cartella accessibile da Windows e copiarla in memoria in modo da poterla gestire come meglio si crede?

Presentiamo una soluzione pronta all'uso che, applicata, permette di aggiungere una funzionalità al tasto destro di Windows per elencare i file di una cartella.

I passaggi per elencare i file contenuti in una directory e copiarli in memoria

Il primo passo per elencare i file contenuti in una cartella consiste nell'aprire una finestra del prompt dei comandi con i diritti di amministratore.

Che cos'è Intel Optane e come funziona: inizia l'era post SSD

Della tecnologia Intel Optane si parla ormai già da tempo, almeno da metà del 2015. Soltanto adesso (e il CES 2017 ne è stata la conferma), però, iniziano a fare capolino sul mercato i primi prodotti che ne fanno uso.
Le modalità d'impiego sono per il momento piuttosto limitate (Intel Optane viene usata come cache veloce, da 8 o 16 GB, per unità SSD e hard disk tradizionali) ma il potenziale è davvero enorme. Cerchiamo di capire perché.

Che cos'è Intel Optane e come rivoluzionerà il mondo dello storage

Intel Optane è il nome commerciale di una tecnologia sviluppata dalla società di Santa Clara in collaborazione con Micron che velocizzare drasticamente le operazioni di lettura e scrittura dei dati, anche rispetto ai più performanti SSD.

I tecnici di Intel hanno più volte ribadito che Optane permette di surclassare le prestazioni delle attuali unità SSD di circa 1.000 volte arrivando a insidiare da vicino le performance delle memorie DRAM (latenza e tempo di accesso ai dati sarebbero appena un gradino più in basso rispetto a queste ultime).

Intel Optane e Micron QuantX sono i nomi commerciali di 3D XPoint

Dicevamo che Intel e Micron hanno collaborato 'spalla a spalla' sullo sviluppo di Optane.

Sito sicuro su Chrome e Firefox, che cosa significa

Da qualche giorno nella barra degli indirizzi di Chrome, all'apertura di alcune pagine web, compare l'indicazione Sicuro.
Ciò significa che la pagina è stata aperta utilizzando il protocollo HTTPS che, com'è noto, rispetto a HTTP, aggiunge l'impiego di un protocollo per la cifratura dei dati (TLS o il predecessore SSL).

Se un sito è indicato come Sicuro in Chrome significa che l'invio e la ricezione di informazioni da e verso il server web remoto è crittografato: nessun aggressore, posto sul percorso lungo il quale transitano i dati, potrà così intercettare le informazioni altrui e non avrà la possibilità né di leggerle né di modificarle.

Una comunicazione via HTTPS può avvenire anche senza certificato digitale ma l'utilizzo di quest'ultimo attesta che un sito web è effettivamente quello che dichiara di essere.
Il certificato digitale, quando emesso da un'autorità di certificazione riconosciuta a livello internazionale e nota a tutti i browser web, quando valido e non scaduto, permette di attestare (a vari livelli) l''identità' di un sito Internet.

Abbiamo scritto 'a vari livelli' perché esistono diverse tipologie di certificati digitali: gli EV SSL (Extended Validation SSL) sono quelli che offrono maggiori garanzie perché l'autorità responsabile dell'emissione del certificato digitale è chiamata a verificare attentamente l'identità del richiedente garantendola con la massima certezza.
Si tratta dei certificati più costosi che vengono generalmente richiesti e rinnovati da tutte le aziende di più grandi dimensioni.

Nel caso degli EV SSL, sia Chrome che Firefox visualizzano per esteso il nome della società che detiene il certificato, immediatamente a destra del lucchetto verde nella barra degli indirizzi (vedere anche Come riconoscere email phishing al paragrafo Link fasulli nell'email phishing).


I cosiddetti certificati DV SSL (Domain Validated SSL) vengono rilasciati previa esclusiva verifica della proprietà del dominio sul quale il certificato verrà utilizzato: qualora il server utilizzasse un certificato DV SSL valido, il browser mostrerà semplicemente il lucchetto di colore verde nella barra degli indirizzi.

Sito sicuro in Chrome e Firefox: perché è bene passare a HTTPS.

Trovare dove si è parcheggiato l'auto con Android e iOS

È cosa tutt'altro che infrequente non riuscire più trovare la propria auto dopo averla parcheggiata. Accade nelle città che non si conoscono bene così come nei grandi centri commerciali.
Come fare, allora, per avere un'indicazione precisa di dove si è parcheggiato la propria macchina?

Sia Android che iOS integrano delle funzionalità che consentono di risolvere brillantemente il problema. Entrambe, appoggiandosi ai servizi di geolocalizzazione, rilevano quando ci si trova in movimento su una strada pubblica stabilendo automaticamente quando la vettura si ferma e si prosegue a piedi.
L'abbandono dell'auto e l'inizio di uno spostamento a piedi, anche di breve entità, è il segnale che la vettura è stata parcheggiata: Android e iOS provvedono a memorizzare automaticamente le coordinate GPS del punto esatto in cui si è lasciato la macchina.


Trovare l'auto parcheggiata con Apple iOS

La funzionalità che consente di stabilire dove si è parcheggiato l'auto è piuttosto nascosta in iOS 10.
Per utilizzarla è indispensabile collegare l'iPhone con l'autoradio della macchina via Bluetooth oppure appoggiarsi a un sistema CarPlay installato in auto.

Accedendo alle impostazioni del dispositivo, portandosi all'interno di Privacy, Localizzazione, Servizi di sistema quindi attivando l''interruttore' Posizioni frequenti.
In questo modo, iOS 10 non 'annoierà' l'utente segnalando l'avvenuto parcheggio della macchina in luoghi frequentati assiduamente (si pensi al garage di casa, all'ufficio, ad altri luoghi di lavoro o di svago…).

L'opzione Mostra posizione parcheggio contenuta nel menu Impostazioni, Mappe, consentirà di richiedere a iOS 10 il salvataggio automatico delle coordinate GPS del luogo in cui si è parcheggiato l'auto.

Nel momento in cui non si dovesse più ricordare il luogo di parcheggio dell'auto, basterà semplicemente avviare l'app Mappe ed eventualmente ottenere le indicazioni per raggiungerla.

Come trovare dove si è parcheggiato l'auto con Android

Anche Android mette a disposizione uno strumento che consente di stabilire velocemente dove si è parcheggiato l'auto.
Tale funzionalità, però, è integrata nell'assistente Google Now e si dovrà quindi attivare o avere precedentemente abilitato Attività web e app nelle impostazioni.
Per individuare tale impostazione, bisogna scegliere Ricerca e Now, selezionare Account e privacy quindi Gestione attività Google e infine abilitare Attività web e app.

Ne abbiamo parlato negli articoli Impostazioni Google Android, quali sono le più importanti? e Cronologia ricerche di Google, come visualizzarla o eliminarla.

A questo punto, si potrà avviare l'app Google sul dispositivo Android quindi scegliere Personalizza dal menu principale, selezionare Trasporti, Quali mezzi prendi in genere per il tuo tragitto giornaliero? e poi Auto.
Solo in questo modo, infatti, Google visualizzerà la scheda Luogo parcheggio nell'assistente Now.

Quando si scenderà dall'auto, nel feed dell'app Google verrà proposta la scheda Luogo parcheggio con l'indicazione della posizione della propria vettura su una mappa interattiva.
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