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Come scaricare Office 2016 e provare la nuova suite per l'ufficio

Il 22 settembre 2015 Microsoft ha rilasciato la versione definitiva, anche in italiano, di Office 2016. Si tratta di un aggiornamento che sarà accolto con favore da chi già utilizza Office 2013 in ambiente Windows e, soprattutto, da chi fa uso di Office 2011 su Mac OS X.

Office 2016 può essere acquistato dallo store di Microsoft (qui tutti i prezzi e le versioni) oppure scaricato ed installato gratuitamente dai possessori di un abbonamento Office 365.

Nell'articolo
Quali sono le differenze tra le varie versioni di Office? abbiamo messo in evidenza le principali differenze tra Office, Office 365 ed Office Online.

Scaricare e provare Office 2016, con Office 365

Il miglior modo per scaricare Office 2016 e provarlo gratis per un mese consiste nell'accedere a questa pagina quindi nel fare clic sul pulsante Versione di valutazione gratuita per utenti privati o Versione di valutazione gratuita per aziende.

Cliccando su Prova gratis ed effettuando il login con il proprio account utente Microsoft, si richiederà l'attivazione di un abbonamento Office 365.
Office 365 viene offerto gratuitamente per 30 giorni dall'attivazione dell'abbonamento (a patto che si forniscano i dati per la fatturazione).

Attivando un abbonamento Office 365, si potrà scaricare Office 2016 gratis e provarlo per un mese.
Chi è già sottoscrittore di un abbonamento Office 365 può scaricare Office 2016 ed utilizzarlo senza limitazione alcuna sintanto che verserà il canone di abbonamento mensile richiesto da Microsoft: con 7 euro al mese un solo utente può usare tutte le varie app di Office; con 10 euro, invece, le varie app possono essere installate ed utilizzate fino ad un massimo di cinque utenti.
A tutti i singoli utenti di Office 365 viene messo a disposizione 1 TB di spazio su OneDrive, il servizio di storage cloud targato Microsoft; vengono poi offerti 60 minuti di chiamate gratis verso fissi e cellulari tramite Skype (sempre per ciascun utente).

Per verificare lo spazio a disposizione su OneDrive dopo l'attivazione di Office 365 (anche gratuitamente per un solo mese), basterà accedere a questa pagina.

Se non è possessori di un abbonamento mensile ad Office 365, dopo averlo attivato gratuitamente per un mese, si potrà scaricare Office 2016 e provarlo senza limitazioni semplicemente facendo clic sul pulsante arancione Installa.

Microsoft non addebiterà alcun canone di abbonamento per il primo mese di prova di Office 365.
Sia online, nell'area personale Office 365 che via email, Microsoft conferma la data in cui sarà addebitato l'importo dell'abbonamento mensile, una volta scaduto il periodo di prova.

Facendo clic sul pulsante Gestisci account quindi su Annulla abbonamento si potrà, in qualunque momento, revocare l'abbonamento ad Office 365.

Importare altri account email in Gmail

Abbiamo più volte spiegato quanto sia conveniente utilizzare un client email per gestire la posta elettronica Gmail, magari adoperando il protocollo IMAP (vedere, ad esempio, Cambiare indirizzo email, ecco come fare, Configurare Gmail ed usare l'account al meglio e Differenza tra POP3 e IMAP: cosa cambia nella ricezione della posta).

Gran parte degli utenti di Gmail, tuttavia, continuano ad usare il servizio di posta via web considerandolo più semplice da usare per il fatto di essere completamente dispensati dalla configurazione del client e di poter accedere alla casella di posta anche dai dispositivi mobili con l'app omonima: Come usare Gmail su Android con altri account di posta.

Non molti sanno che è comunque possibile importare altri account email in Gmail.
Importando altri account in Gmail, si può far sì che i messaggi vengano gestiti mediante un unico strumento accessibile via web (l'interfaccia web di Gmail, appunto) e che le email in arrivo sulle varie caselle siano comunque separate.

Per fare in modo che Google provveda automaticamente a scaricare la posta elettronica arrivata su un altro account di posta (ad esempio gli account gratuiti offerti dai vari provider italiani), basterà cliccare sull'icona raffigurante un piccolo ingranaggio quindi scegliere Impostazioni.
Dalla successiva schermata, si dovrà fare clic sulla scheda Account e importazione quindi sul link Aggiungi un tuo account di posta POP3.

Utilizzando le successive schermate, bisognerà dapprima impostare l'account dal quale si desiderano importare le email:

In seguito, quindi, vanno specificati il nome utente e la password da utilizzare per accedere al server POP remoto, l'indirizzo del server POP e la porta da usare.
Spuntando la casella Applica ai messaggi in arrivo l'etichetta, si potrà fare in modo che Gmail assegni automaticamente un'etichetta ai messaggi scaricati dall'account di posta del provider indicato.

SSD M.2 PCIe NVMe, guida ai nuovi termini

Sul mercato si stanno affacciando i nuovi modelli di unità SSD super-performanti. Si rincorrono, però, sigle su sigle che, facendo spesso riferimento a tecnologie, standard e formati di recente concezione, spesso non sono di immediata comprensione.

Questo articolo vuole quindi proporsi come una guida agli SSD di nuova fattura e, soprattutto, agli acronimi che contraddistinguono le unità appena immesse sul mercato.
I prezzi degli SSD stanno diminuendo sempre più e, grazie alle attività di ricerca e sviluppo svolte dalle principali aziende del settore, anche il segmento mainstream può contare su prodotti velocissimi sia in fase di lettura che di scrittura dei dati.

Fino a qualche tempo fa sembrava impossibile, almeno nel settore dello storage, ma d'ora in avanti il collo di bottiglia è sempre più rappresentato dall'interfaccia, dal connettore usato per collegare le unità SSD alla scheda madre.

L'asticella era fino ad oggi fissata dal limite teorico di 600 MB/s tipico di ciascuna unità SSD SATA III 6 Gbps.

Nascondere IP, ecco come fare

È profondamente errata la convinzione di molti secondo cui la rete Internet offrirebbe, di default, un certo grado di anonimato. Si tratta di una credenza assolutamente falsa perché ogni collegamento che si effettua con un server remoto viene generalmente registrato.
Quando, ad esempio, si visita un qualunque sito, l'indirizzo IP assegnato dal provider Internet in uso (in maniera statica o dinamica) al router, al modem o comunque all'interfaccia di rete, viene rilevato e memorizzato dal server web quindi conservato in un registro (o file di log) insieme con altre informazioni (ad esempio la pagina richiesta dal client).

In Italia, poi, i provider Internet sono obbligati a conservare i log degli accessi per un periodo non inferiore a dodici mesi.

L'indirizzo IP pubblico è quello assegnato dal provider Internet alla scheda di rete del dispositivo col quale ci si connette ad Internet. È pubblico perché, potenzialmente, può essere accessibile da qualunque altro indirizzo IP.

Come scaricare Windows 10

Chi ha aggiornato a Windows 10, chi si appresta ad installare il sistema operativo da zero o chi vuole averne a disposizione una copia per installarlo, ad esempio, da una chiavetta USB, da supporto DVD o in una macchina virtuale, si chiederà - prima o poi - come scaricare Windows 10.

Per scaricare Windows 10 è possibile utilizzare diversi modi, sia nel caso in cui si fosse possessori di una regolare licenza del sistema operativo (anche ottenuta, gratuitamente, aggiornando Windows 7 o Windows 8.1 fino al 29 luglio 2016), sia che non si possegga.

In questo secondo caso, per provare Windows 10 senza una licenza d'uso, è possibile aderire al programma Windows Insider e scaricare, ad esempio, l'immagine ISO più aggiornata che Microsoft mette a disposizione sui suoi server.

Da un lato, infatti, chi possiede una regolare licenza di Windows 10 o comunque prevede di aggiornare all'ultimo sistema operativo Microsoft, può scaricare Windows 10 come immagine ISO della build 10240, la release definitiva distribuita da Microsoft a partire dal 29 luglio 2015.

Come scaricare Windows 10 in versione definitiva (build 10240) e in formato ISO

Per scaricare Windows 10 in italiano e in versione finale (build 10240), basta portarsi su questa pagina Microsoft ancor'oggi poco conosciuta e scegliere l'edizione del sistema operativo che si desidera prelevare.


Le scelte possibili sono le seguenti:

1) Windows 10
La versione completa di Windows 10, con tutte le caratteristiche presenti nel pacchetto ufficiale Microsoft.

2) Windows 10 KN
Versione di Windows 10 destinata agli utenti coreani.

Riconoscere porte USB, USB Type-A e Type-C

Venti anni fa nasceva USB (Universal Serial Bus): Lo standard USB compie venti anni). Per quell'epoca, metà anni '90, si trattò di un'evoluzione davvero notevole. Fino ad allora, infatti, tastiere, mouse, stampanti e joystick venivano connessi al PC solamente usando porte seriali e parallele.

Le versioni 1.x di USB permettevano il trasferimento dei dati a velocità piuttosto ridotte (1,5 Mbps in low speed e a 12 Mbps in full speed).

La versione USB 2.0, decisamente più performante, fu introdotta nel 2000 e permetteva il trasferimento dei dati in high speed fino a 480 Mbps.

USB 2.0 è ancor'oggi ampiamente utilizzata sui sistemi e sui dispositivi più vecchi. Tale versione è stata infatti progressivamente rimpiazzata da USB 3.0, introdotto nel 2010. USB 3.0 consente di spingersi fino alla velocità teorica di 5 Gbps (modalità detta SuperSpeed) anche se poi vari 'colli di bottiglia' generalmente impediscono di ottenere le performance migliori possibili.

Nel caso delle unità di memorizzazione USB, ad esempio, le velocità di trasferimento dati sono ampiamente influenzate dalle prestazioni garantite dalla memoria flash.

USB 3.0 mantiene la retrocompatibilità con USB 2.0.

Guida Plex, come installare il server multimediale universale

Tra i migliori server multimediali che permettono di effettuare lo streaming di contenuti audio e video da una macchina collegata alla rete locale, c'è Plex.

Si tratta di un'applicazione basata su architettura client-server: il componente server si occupa di fare da 'raccoglitore' per tutti i propri file multimediali andando alla ricerca dei nuovi contenuti conservati in qualunque unità di memorizzazione.


Una volta installato Plex, basta 'comunicargli' l'elenco delle cartelle da esaminare: penserà Plex a verificarne il contenuto e aggiungerne il contenuto nel suo catalogo.
Si possono aggiungere film, video, brani musicali e foto: Plex non si limiterà a recuperare soltanto il nome del file ma cercherà eventuali metadati (informazioni accessorie conservate all'interno del file). Inoltre, nel caso dei film, Plex andrà alla ricerca di altre informazioni attingendo ai database cinematografici disponibili online.

Il componente server di Plex può essere installato su un PC desktop (Windows, Linux o macOS) oppure, ad esempio, installato su server NAS.

Cartelle condivise in Windows, come ottenere la lista completa

Quando si condividono delle cartelle in rete locale, col trascorrere del tempo si rischia di dimenticare ciò che si è messo 'a fattor comune'.
Per ottenere l'elenco delle cartelle condivise in Windows, è possibile effettuare alcuni semplici interventi.

Per condividere una cartella in Windows, suggeriamo infatti di usare il modo più semplice che consiste nel cliccare con il tasto destro del mouse sulla risorsa quindi scegliere Condividi con, Utenti specifici.

Per gestire le cartelle condivise in Windows, Microsoft ha presentato a suo tempo anche il cosiddetto Gruppo Home: riteniamo però sia un po’ una forzatura e che l'approccio tradizionale sia sempre quello più conveniente: Gruppo Home, cos'è e come eliminarlo se non serve, soprattutto per completezza e versatilità.
Nell'articolo, oltre a spiegare le differenze tra Gruppo Home e condivisione cartelle di tipo tradizionale, abbiamo offerto i passaggi per disattivare completamente la funzionalità Gruppo Home in Windows, se inutilizzata.

Elenco delle cartelle condivise in Windows

Ma come fare per trovare l'elenco delle cartelle condivise in Windows?

Per procedere, è possibile utilizzare diversi approcci:

1) Premere Windows+R quindi digitare \\localhost
Così facendo, Windows mostrerà tutte le cartelle e le risorse condivise dal sistema correntemente in uso.

Doppia fotocamera in uno smartphone: a cosa serve e quando è utile

Uno smartphone dual camera è un dispositivo mobile che integra, nella parte posteriore, due fotocamere. Il 'sistema' così creato può essere considerata come una fotocamera stereoscopica, capace di rendere le immagini più realistiche e dettagliate.
Una fotocamera stereoscopica è formata da due o più lenti con un sensore separato per ciascuna lente. L'obiettivo è quello di simulare la visione binoculare umana e quindi creare immagini tridimensionali.

Uno smartphone a doppia fotocamera utilizza una prima fotocamera il cui ruolo è quello canonico. Una seconda, invece, solitamente svolge due compiti: aiuta a migliorare la qualità dell'immagine grazie all'impiego del monocromatico e consente di attivare uno zoom avanzato.
Una fotocamera, inoltre, registra l'immagine vera e propria mentre l'altra cattura le informazioni sulla profondità di campo.


La doppia fotocamera in uno smartphone consente di:

- Ottenere una maggiore profondità di campo.
- Velocizzare la messa a fuoco.
- Rivedere la messa a fuoco delle foto dopo lo scatto.
- Migliorare la qualità e i dettagli delle immagini.

La storia degli smartphone a doppia fotocamera e le alterne fortune

L'idea della doppia fotocamera negli smartphone non è dei giorni nostri: già in passato diversi produttori avevano provato a integrare questa caratteristica, peraltro con scarsi risultati.

L'obiettivo era infatti diverso: inizialmente l'idea era quella di produrre immagini 3D ma nel 2014 HTC, con lo One M8, propose una configurazione che non utilizzava espressamente la doppia fotocamera per tali finalità.
Nel caso dell'HTC One M8 la seconda fotocamera veniva usata per stabilire la posizione del soggetto ritratto nella scena e, di conseguenza, offrire una maggiore profondità di campo.
Altri produttori seguirono la strada tracciata da HTC e lo smartphone Honor 6 Plus permise agli utenti di variare l'apertura del diaframma dopo lo scatto.
In questo modo, grazie alle informazioni raccolte, divenne possibile modificare il punto di fuoco a posteriori e produrre immagini da 13 Megapixel realizzate combinando l''output' dei due sensori da 8 Megapixel.
Sulla medesima scia Xiaomi Redmi Pro, Huawei GR5 e Honor 8.

Fotocamera telescopica

Apple, con il suo iPhone 7 Plus, ha deciso per la prima volta di progettare, produrre e commercializzare, uno smartphone a doppia fotocamera con lente telephoto capace di effettuare uno zoom ottico 2X e di acquisire immagini con uno spiccato effetto bokeh.


Anche Asus ha presentato il suo Zenfone 3 Zoom capace di fare qualcosa di molto simile e di spingere lo zoom ottico fino a 2,3X.

I cinesi di Oppo assicurano di aver messo a punto la tecnologia per rendere uno smartphone capace di effettuare ingrandimenti ottici 5X (Oppo, gli smartphone potranno offrire zoom 5X: ecco come).
Al momento, però, Oppo non ha ancora lanciato alcun nuovo smartphone che sfrutta la nuova tecnologia.

Doppia fotocamera con sensore secondario monocromatico più RGB

Con i nuovi Huawei P9 e P9 Plus l'azienda estremo-orientale ha proposto un nuovo approccio: vengono utilizzati un primo sensore monocromatico per acquisire tutti i dettagli dell'immagine e un sensore RGB secondario per catturare le informazioni sul colore; i dati vengono poi uniti per creare un'unica foto.

Quella di Huawei è al momento la soluzione 'più esclusiva' adottata tra tutti gli smartphone che è stata ereditata dal Mate 9 oltre che confermata nei P10 e P10 Plus, recentemente presentati in occasione del Mobile World Congress di Barcellona: Huawei P10 e P10 Plus: design inalterato e hardware migliorato.

L''orientamento' di Huawei ha comunque già fatto scuola: Xiaomi, lo scorso anno, ha presentato il suo Mi 5s Plus che utilizza una configurazione molto simile.

Doppia fotocamera con grandangolo La 'ricetta' di LG sembra essere più orientata, invece, a proporre una fotocamera secondaria capace di ampliare l'angolo visivo.
LG G5 è stato lo smartphone 'capostipite' di questo approccio: il paragone è ardito ma prodotti come il G5 e i più recenti V20 e G6 permettono di contare su un 'grandangolo' che è ottenibile solo con le fotocamere DSLR (digital single-lens reflex).

Ogni soluzione ha i suoi pregi e i suoi difetti ed è, evidentemente, più indicata per l'una o l'altra finalità.

Spostare Windows 10 su SSD e clonare l'hard disk con Todo Backup

Spostare il sistema operativo già installato da un hard disk a un'unità SSD è una delle operazioni più difficoltose da effettuare. Ma è anche quella che offre i risultati migliori in termini di performance. Sostituire un hard disk con un'unità SSD, infatti, è un'operazione che permette di 'far risorgere' qualunque sistema, anche quelli che cominciano ad accusare il peso degli anni.

Spostare Windows 10 su SSD con EaseUS Todo Backup Home

EaseUS Todo Backup è un software che, disponibile anche in versione gratuita, è cresciuto moltissimo con il passare del tempo.


EaseUS Todo Backup Home, disponibile in versione trial a questo indirizzo, si propone come una soluzione completa per creare backup di dischi e partizioni, clonare i dati, spostare Windows su SSD, ripristinare le immagini del sistema su macchine dotate di una configurazione hardware differente.

Il vantaggio di Todo Backup Home è che il programma porta ad alto livello una procedura che, di base, sarebbe molto più complicata da portare a termine.

Per spostare Windows 10 su SSD (così come qualunque altro sistema operativo), è sufficiente cliccare sull'icona Clona quindi selezionare la partizione contenente l'installazione di Windows.


Nella schermata seguente, bisognerà semplicemente selezionare l'unità a stato solido di destinazione (SSD) e accertarsi di spuntare la casella Ottimizza per SSD.


Così facendo, Todo Backup Home si occuperà dell'allineamento dell'unità SSD (ne abbiamo parlato nell'articolo Allineamento SSD, cos'è e come verificarlo).
Si tratta di un'operazione fondamentale con cui ci si assicura che un settore dati cominci esattamente all'inizio di una 'pagina fisica'.

Windows 10 Creators Update, download della versione finale già disponibile

Windows 10 Creators Update non è ancora disponibile in via ufficiale, per tutti gli utenti: lo sarà, in via ufficiale, a partire dall'11 aprile 2017. L'importante aggiornamento verrà distribuito a poco a poco attraverso Windows Update, a seconda della configurazione hardware e software dei sistemi degli utenti.

Da qualche ora è però disponibile l'ultima versione di Windows 10 Update Assistant (in italiano Assistente aggiornamento Windows 10), utilità gratuita, sviluppata da Microsoft, che assiste l'utente nella procedura di aggiornamento di Windows 10. Il nuovo 'assistente' consente di effettuare il download di Windows 10 Creators Update in anteprima e aggiornare il sistema operativo con anticipo rispetto alla data dell'11 aprile.

Windows 10 Creators Update, download della versione finale in anteprima

Scaricando e avviando l'ultima versione di Windows 10 Update Assistant è possibile installare automaticamente, in anteprima, il pacchetto Creators Update.
Avviando l'eseguibile, infatti, si vedrà apparire il messaggio 'Nel PC è in esecuzione la versione 14393.

Account Google senza Gmail, ecco come attivarlo

Condividere documenti e file di ogni genere con Google Drive è una grande comodità: l'unico requisito per utilizzare al meglio il servizio, comunque, è l'avere a disposizione un account utente Google.

È bene sapere, però, che è anche possibile utilizzare un account Google senza Gmail: si può cioè continuare a usare il proprio indirizzo email e adoperarlo come account Google.
In altre parole, non è strettamente necessario creare un indirizzo email @gmail.com per disporre di un account Google: qualunque indirizzo di posta può diventare account Google.


Quando si condivide un file con Google Drive è possibile generare un link pubblico: chi dispone di tale URL, potrà accedere al materiale condiviso anche senza disporre di un account Google. Basta cliccare su Ottieni link condivisibile nella finestra di condivisione del file o della cartella su Google Drive per generare un 'URL pubblico' incollabile, per esempio, in un software di messaggistica o in un messaggio di posta elettronica.

Per godere di un livello di sicurezza maggiore, però, i documenti e i file caricati su Google Drive andrebbero condivisi con utenti in possesso di un account Google.

Localizzare un cellulare o una persona con Google Maps

Come trovare una persona partendo dalla posizione geografica rivelata dal suo dispositivo mobile? Da oggi è possibile con Google Maps.

L'applicazione si è infatti arricchita della nuova funzionalità Condividi posizione che permette di localizzare un cellulare e di conseguenza, stabilire il punto esatto dove si trova una persona.

Dopo aver installato Google Maps dal Play Store (noi ci concentriamo sulla versione dell'app per Android ma è disponibile anche per i device iOS), accedendo al menu principale, si troverà la nuova voce Condividi posizione.


Toccando tale funzione, apparirà la schermata che segue. Per procedere, basterà toccare il pulsante Inizia.


Nella schermata successiva, si può indicare per quanto tempo condividere la propria posizione (per un'ora o più oppure a tempo indeterminato).


Si può quindi decidere se condividere la posizione con un utente dotato di account Google (ricordiamo che anche indirizzi email di terze parti - non @gmail.com - possono diventare account Google: Account Google senza Gmail, ecco come attivarlo) oppure se condividerla mediante link diretto con qualunque altro strumento (anche via SMS, WhatsApp o email).

In quest'ultimo caso, chiunque fosse in possesso del link potrà localizzare la persona o il suo cellulare semplicemente incollando l'URL nella barra degli indirizzi del browser.

Nella schermata Condividi posizione vengono indicati gli utenti con cui la posizione è stata condivisa: toccando le 'X' in basso, si potrà in qualunque momento annullare la condivisione delle informazioni di geolocalizzazione.


Vale la pena osservare che le informazioni per localizzare il cellulare o trovare la persona potrebbero essere richiede anche da qualcuno che semplicemente abbia l'accesso fisico al dispositivo altrui sul quale è installato Google Maps.
Il proprietario del dispositivo mobile potrebbe non accorgersi che la posizione è stata condivisa mediante la funzionalità di Google Maps in quanto, ad oggi, non vengono visualizzati particolari messaggi di notifica.

Per controllare se si fosse o meno attivata la condivisione della posizione con Google Maps, basterà quindi avviare l'app quindi toccare la voce di menu Condividi posizione.

Nell'articolo Trovato smartphone perso: cosa fare? abbiamo illustrato altre metodologie per localizzare un cellulare.

Ricordiamo anche l'esistenza della Cronologia delle posizioni di Google che se attivata provvede a tracciare tutti gli spostamenti dell'utente e a visualizzarli su una mappa.
Per verificare le informazioni raccolte, è sufficiente accedere a questa pagina effettuando il login con il proprio account Google.
Per gli aspetti legati alla privacy, suggeriamo la lettura dell'articolo Cronologia ricerche di Google, come visualizzarla o eliminarla.

Utile anche l'app Contatti fidati, sempre di 'casa Google', che consente a utenti terzi - precedentemente autorizzati - di richiedere informazioni sulla posizione geografica di una persona.

Chiavetta USB non rilevata o unità non riconosciuta: come risolvere

Il riferimento a un'unità o una chiavetta USB dovrebbe apparire nella schermata Questo PC, Computer o Risorse del computer di Windows dopo pochi istanti dal momento della connessione del supporto di memorizzazione a una porta libera sul PC. Se ciò non avvenisse, le cause possono essere molteplici.

Nel caso in cui si avesse a che fare con una chiavetta USB non rilevata o un'unità USB non riconosciuta in Windows, il primo suggerimento consiste nel controllare se essa sia o meno visibile nella finestra Gestione disco del sistema operativo (premere la combinazione di tasti Windows+R e digitare diskmgmt.msc).

L'unità USB dovrebbe comparire, nella finestra Gestione disco, come disco Rimovibile.
Potrebbe essere necessario scorrere molto il contenuto della finestra Gestione disco prima di individuare l'unità USB appena collegata (nel caso in cui il sistema disponesse di diverse porte USB e magari anche di un lettore di schede SD, in molti casi si leggerà Nessun supporto).
Se non si riuscisse a trovare un riferimento all'unità USB collegata nella finestra Gestione disco, consigliamo di:


- Verificare se l'unità esterna necessitasse di alimentazione.

Trasferire file da PC a Android

Come fare per copiare dei file memorizzati su PC su un dispositivo Android, come fare per accedere da Android a documenti, immagini e video memorizzati nella rete locale?

Tante sono, oggi, le possibili modalità per trasferire file da PC a Android: in questo nostro articolo proviamo a selezionare per voi le migliori, sia che il dispositivo mobile sia collegato via WiFi alla stessa rete locale, sia che ci si trovi lontano dall'ufficio o da casa.

Trasferire file da PC a Android con il metodo più 'banale', via cavo USB

Cominciamo con il metodo più ovvio per trasferire file da PC a Android: il collegamento attraverso cavo USB.
Non appena si collega lo smartphone o il tablet Android al PC via USB, questo sarà riconosciuto come una unità di memorizzazione esterna, similmente a quanto accade con una chiavetta USB o un qualunque supporto rimovibile.

Dopo alcuni secondi di attesa (nel caso del primo collegamento), il nome del dispositivo Android dovrebbe infatti figurare nella schermata Questo PC, Computer o Risorse del computer.
Se, cliccando due volte sul nome del dispositivo dall'interfaccia di Esplora file di Windows, venisse visualizzato il messaggio 'La cartella è vuota', significa che la connessione USB non è configurato per il trasferimento di file.

Per risolvere il problema, basterà portarsi sul dispositivo Android, accedere all'area delle notifiche, selezionare la voce che si riferisce all'avvenuta connessione via cavo USB e scegliere l'impostazione Trasferisci file (MTP) dal menu.


Ne abbiamo parlato anche nell'articolo Smartphone rotto, recuperare i dati dal dispositivo Android.

A questo punto, cliccando due volte - in Windows - sull'icona del dispositivo Android, sarà possibile accedere al contenuto della sua memoria quindi trasferire file da PC a Android e viceversa.

Trasferire file da PC a Android via WiFi con Solid Explorer

Non è affatto necessario, però, che il dispositivo mobile Android sia collegato a un PC mediante cavo USB per trasferire i file.

Installando l'app Solid Explorer, che da tempo ormai preferiamo a ES File Explorer (vedere File manager Android, quali i migliori del momento), cliccando sull'icona '+' nell'angolo inferiore destro quindi su Nuova connessione remota, si potrà accedere a qualunque cartella condivisa in rete locale su qualunque altro sistema connesso in LAN.


Basta infatti selezionare LAN/SMB dalla schermata successiva quindi scegliere la macchina collegata in rete locale che contiene le risorse alle quali si desidera accedere.


Ci si può collegare, ovviamente, sia come utente guest, sia effettuare l'autenticazione con nome utente e password.

Navigare anonimi senza che neppure il provider possa monitorare i siti visitati

Qualunque provider Internet, qualsiasi fornitore di connettività italiano, può già oggi monitorare il traffico di rete e verificare quali siti web vengono visitati dai suoi utenti.
L'analisi può essere effettuata in forma aggregata oppure è possibile risalire all'attività del singolo abbonato, ad esempio su richiesta dell'autorità giudiziaria.
Nei log conservati dal provider sono annotate informazioni come un identificativo dell'utenza, l'indirizzo IP assegnato, l'orario di connessione e le azioni compiute in Rete.


Navigare anonimi di base non è possibile se non si utilizzano gli strumenti giusti

Il provider Internet dispone anche di tutti gli strumenti per analizzare il traffico anche a livello di protocollo e stabilire la tipologia di ogni singola comunicazione posta in essere dall'utente.

La vigente normativa europea impedisce comunque l'utilizzo di politiche tese a penalizzare certe tipologie di traffico e a favorire altre: secondo il Regolamento UE n.

Come visualizzare file nascosti in Windows

Utilizzare l'apposito attributo per nascondere un file in Windows nell'intento di celarlo agli 'occhi indiscreti' non è mai una buona soluzione.

Per visualizzare file nascosti in Windows 10 basta aprire una qualunque finestra di Esplora file, fare clic sulla scheda Visualizza quindi spuntare la casella Elementi nascosti.

In alternativa, o comunque in tutte le precedenti versione di Windows, per visualizzare i file nascosti è sufficiente cliccare sul menu Visualizza, Opzioni cartella. Dalla scheda Visualizzazione, si dovrà quindi spuntare l'opzione Visualizza cartelle, file e unità nascosti nella sezione Cartelle e file nascosti (per aprire rapidamente la scheda Visualizzazione, si può premere la combinazione di tasti Windows+R quindi copiare e incollare il comando rundll32.exe shell32.dll,Options_RunDLL 7 nel campo Apri).

La presenza di file e cartelle nascosti in una cartella sarà a questo punto evidente perché la loro icona è infatti quasi trasparente (e non pienamente opaca come avviene per gli elementi normali).

Nell'articolo Nascondere file e cartelle in Windows: come si fa abbiamo visto quali sono le migliori strategie per celare file e cartelle in ambiente Windows.


Alcuni utenti assegnano l'attributo 'di sistema' a quegli elementi che vogliono nascondere semplicemente perché per visualizzare i file di sistema, è necessario disattivare la casella Nascondi i file protetti di sistema e Windows mostra un messaggio che a molti suona piuttosto sinistro.


Come visualizzare i file nascosti in tutte le cartelle

Per visualizzare i file nascosti in tutte le cartelle e ottenere una lista omnicomprensiva degli elementi che hanno l'attributo nascosto o l'attributo 'di sistema', si può aprire una finestra del prompt dei comandi (Windows+R, cmd) quindi digitare quanto segue:

dir c: /s /AH /AS > %userprofile%\filenascosti.txt && notepad %userprofile%\filenascosti.txt


Windows genererà così una lista dei file nascosti memorizzati nell'unità C: e in tutte le sue sottocartelle.

Sospendere l'aggiornamento a Windows 10 Creators Update

Il prossimo 11 aprile, così come anticipato nei giorni scorsi, Microsoft inizierà la distribuzione dell'aggiornamento Windows 10 Creators Update.
L'invio sui sistemi degli utenti finali avverrà progressivamente e, a seconda della configurazione del dispositivo in uso, il pacchetto Creators Update potrebbe non essere immediatamente disponibile su Windows Update.

Se si preferisse sospendere l'aggiornamento a Windows 10 Creators Update o impedire la sua installazione automatica in Windows 10, è possibile effettuare alcuni semplici interventi.

Aggiornamenti come Windows 10 Creators Update sono oggetto di lunghi test e vengono via a via ottimizzati durante la fase di beta testing sulla base dei riscontri provenienti dai partecipanti al programma Windows Insider. La pluralità di configurazioni hardware e software è tuttavia così vasta da poter indurre gli utenti - soprattutto coloro che utilizzano i loro sistemi per scopi produttivi - a voler posticipare l'aggiornamento al Creators Update.

Come sospendere l'aggiornamento a Windows 10 Creators Update con Windows 10 Pro

Windows 10 Pro dispone di una comoda funzionalità che permette di impedire l'installazione automatica degli aggiornamenti.
Per procedere, è sufficiente digitare Opzioni avanzate Windows Update nella casella di ricerca di Windows 10 quindi spuntare la casella Ritarda aggiornamenti delle funzionalità.

L'unico problema è che così facendo non si bloccherà solamente l'aggiornamento a Windows 10 Creators Update ma si rallenterà anche la ricezione di altri aggiornamenti.
La limitazione, però, si riferisce ai soli aggiornamenti che introducono nuove funzionalità in Windows 10 che non saranno più installati per 'qualche mese', come osserva Microsoft.

Switch Ethernet: cos'è e come funziona. Le nostre FAQ

A conclusione della nostra serie di approfondimenti dedicati agli switch di rete, pubblichiamo le risposte alle domande che vengono poste più frequentemente dai lettori (FAQ, frequently asked questions).


Utilizzare uno switch Ethernet performante, aggiornato e, preferibilmente, gestibile attraverso un'interfaccia web è sempre più importante, soprattutto negli studi professionali e nelle piccole e medie imprese.
Con il crescente traffico generato dalle singole workstation nell'ambito della rete locale, dai sistemi per lo storage dei dati, dai server, dai dispositivi VoIP e multimediali è fondamentale munirsi di uno o più switch affidabili e performanti.

I benefici sono evidenti: uno switch Gigabit Ethernet di ultima generazione consentirà di gestire al meglio la banda disponibile consentendo anche l'adozione di efficaci politiche per la prioritizzazione del traffico, la creazione di sottoreti e l'isolamento di gruppi di macchine e dispositivi.
Gli switch ProSAFE Plus di Netgear rappresentano un ottimo connubio tra performance, funzionalità ed efficienza.

Switch Ethernet: le domande frequenti

Cos'è uno switch Ethernet?
Uno switch consente ai dispositivi Ethernet ad esso collegati di comunicare come se lo switch stesso non esistesse (si dice che il suo comportamento è 'trasparente').
Diversamente rispetto ai vecchi hub, uno switch inoltra i frame (si chiama così il pacchetto Ethernet) in arrivo da una qualsiasi delle sue porte soltanto a quella cui è collegato il nodo destinatario del frame.
In questo modo uno switch può ridurre drasticamente il traffico generato azzerando quello superfluo.

Proteggere gli account web e migliorarne la sicurezza

Il furto di identità online è uno degli incidenti che, purtroppo, si verificano con maggiore frequenza. L'accesso non autorizzato a uno dei tanti account creati online dall'utente può poi fungere da testa di ponte per sferrare attacchi mirati e, potenzialmente, distruttivi.

Proteggere gli account web e renderli sicuri è un'operazione che non andrebbe mai trascurata. Si pensi all'account Google: se un malintenzionato riuscisse ad accedervi potrebbe consultare la posta elettronica dell'utente, aprire tutti gli allegati e, ad esempio, visualizzare il contenuto dei documenti salvati su Drive.
Queste informazioni permetterebbero di aggredire l'utente-vittima su più fronti, ottenendo l'accesso immediato ad altri servizi (la posta elettronica è spesso fonte inesauribile di credenziali d'accesso e altri dati strettamente personali…).

Ma non è necessario 'scomodare' Google: nel caso in cui l'utente si dimenticasse di proteggere account web meno 'ricchi' di dati, il loro contenuto potrebbe essere comunque sfruttato per guadagnare l'accesso ad altri account.


Di seguito presentiamo quelle che riteniamo le dieci metodologie più efficaci per migliorare la sicurezza degli account web.
Tantissimi sono infatti gli account di cui oggi disponiamo: indirizzi di posta elettronica di vari provider, account Google, Microsoft, Apple, Facebook, Twitter, PayPal, Ebay, Amazon, Dropbox e così via.

Proteggere gli account in maniera adeguata significa scongiurare qualunque rischio di attacco.

Come proteggere gli account web in poche mosse



1) Non utilizzare mai, per nessun motivo, le stesse credenziali per più account
È la 'regola numero uno'.
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