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Come scaricare Office 2016 e provare la nuova suite per l'ufficio

Il 22 settembre 2015 Microsoft ha rilasciato la versione definitiva, anche in italiano, di Office 2016. Si tratta di un aggiornamento che sarà accolto con favore da chi già utilizza Office 2013 in ambiente Windows e, soprattutto, da chi fa uso di Office 2011 su Mac OS X.

Office 2016 può essere acquistato dallo store di Microsoft (qui tutti i prezzi e le versioni) oppure scaricato ed installato gratuitamente dai possessori di un abbonamento Office 365.

Nell'articolo
Quali sono le differenze tra le varie versioni di Office? abbiamo messo in evidenza le principali differenze tra Office, Office 365 ed Office Online.

Scaricare e provare Office 2016, con Office 365

Il miglior modo per scaricare Office 2016 e provarlo gratis per un mese consiste nell'accedere a questa pagina quindi nel fare clic sul pulsante Versione di valutazione gratuita per utenti privati o Versione di valutazione gratuita per aziende.

Cliccando su Prova gratis ed effettuando il login con il proprio account utente Microsoft, si richiederà l'attivazione di un abbonamento Office 365.
Office 365 viene offerto gratuitamente per 30 giorni dall'attivazione dell'abbonamento (a patto che si forniscano i dati per la fatturazione).

Attivando un abbonamento Office 365, si potrà scaricare Office 2016 gratis e provarlo per un mese.
Chi è già sottoscrittore di un abbonamento Office 365 può scaricare Office 2016 ed utilizzarlo senza limitazione alcuna sintanto che verserà il canone di abbonamento mensile richiesto da Microsoft: con 7 euro al mese un solo utente può usare tutte le varie app di Office; con 10 euro, invece, le varie app possono essere installate ed utilizzate fino ad un massimo di cinque utenti.
A tutti i singoli utenti di Office 365 viene messo a disposizione 1 TB di spazio su OneDrive, il servizio di storage cloud targato Microsoft; vengono poi offerti 60 minuti di chiamate gratis verso fissi e cellulari tramite Skype (sempre per ciascun utente).

Per verificare lo spazio a disposizione su OneDrive dopo l'attivazione di Office 365 (anche gratuitamente per un solo mese), basterà accedere a questa pagina.

Se non è possessori di un abbonamento mensile ad Office 365, dopo averlo attivato gratuitamente per un mese, si potrà scaricare Office 2016 e provarlo senza limitazioni semplicemente facendo clic sul pulsante arancione Installa.

Microsoft non addebiterà alcun canone di abbonamento per il primo mese di prova di Office 365.
Sia online, nell'area personale Office 365 che via email, Microsoft conferma la data in cui sarà addebitato l'importo dell'abbonamento mensile, una volta scaduto il periodo di prova.

Facendo clic sul pulsante Gestisci account quindi su Annulla abbonamento si potrà, in qualunque momento, revocare l'abbonamento ad Office 365.

Importare altri account email in Gmail

Abbiamo più volte spiegato quanto sia conveniente utilizzare un client email per gestire la posta elettronica Gmail, magari adoperando il protocollo IMAP (vedere, ad esempio, Cambiare indirizzo email, ecco come fare, Configurare Gmail ed usare l'account al meglio e Differenza tra POP3 e IMAP: cosa cambia nella ricezione della posta).

Gran parte degli utenti di Gmail, tuttavia, continuano ad usare il servizio di posta via web considerandolo più semplice da usare per il fatto di essere completamente dispensati dalla configurazione del client e di poter accedere alla casella di posta anche dai dispositivi mobili con l'app omonima: Come usare Gmail su Android con altri account di posta.

Non molti sanno che è comunque possibile importare altri account email in Gmail.
Importando altri account in Gmail, si può far sì che i messaggi vengano gestiti mediante un unico strumento accessibile via web (l'interfaccia web di Gmail, appunto) e che le email in arrivo sulle varie caselle siano comunque separate.

Per fare in modo che Google provveda automaticamente a scaricare la posta elettronica arrivata su un altro account di posta (ad esempio gli account gratuiti offerti dai vari provider italiani), basterà cliccare sull'icona raffigurante un piccolo ingranaggio quindi scegliere Impostazioni.
Dalla successiva schermata, si dovrà fare clic sulla scheda Account e importazione quindi sul link Aggiungi un tuo account di posta POP3.

Utilizzando le successive schermate, bisognerà dapprima impostare l'account dal quale si desiderano importare le email:

In seguito, quindi, vanno specificati il nome utente e la password da utilizzare per accedere al server POP remoto, l'indirizzo del server POP e la porta da usare.
Spuntando la casella Applica ai messaggi in arrivo l'etichetta, si potrà fare in modo che Gmail assegni automaticamente un'etichetta ai messaggi scaricati dall'account di posta del provider indicato.

SSD M.2 PCIe NVMe, guida ai nuovi termini

Sul mercato si stanno affacciando i nuovi modelli di unità SSD super-performanti. Si rincorrono, però, sigle su sigle che, facendo spesso riferimento a tecnologie, standard e formati di recente concezione, spesso non sono di immediata comprensione.

Questo articolo vuole quindi proporsi come una guida agli SSD di nuova fattura e, soprattutto, agli acronimi che contraddistinguono le unità appena immesse sul mercato.
I prezzi degli SSD stanno diminuendo sempre più e, grazie alle attività di ricerca e sviluppo svolte dalle principali aziende del settore, anche il segmento mainstream può contare su prodotti velocissimi sia in fase di lettura che di scrittura dei dati.

Fino a qualche tempo fa sembrava impossibile, almeno nel settore dello storage, ma d'ora in avanti il collo di bottiglia è sempre più rappresentato dall'interfaccia, dal connettore usato per collegare le unità SSD alla scheda madre.

L'asticella era fino ad oggi fissata dal limite teorico di 600 MB/s tipico di ciascuna unità SSD SATA III 6 Gbps.

Nascondere IP, ecco come fare

È profondamente errata la convinzione di molti secondo cui la rete Internet offrirebbe, di default, un certo grado di anonimato. Si tratta di una credenza assolutamente falsa perché ogni collegamento che si effettua con un server remoto viene generalmente registrato.
Quando, ad esempio, si visita un qualunque sito, l'indirizzo IP assegnato dal provider Internet in uso (in maniera statica o dinamica) al router, al modem o comunque all'interfaccia di rete, viene rilevato e memorizzato dal server web quindi conservato in un registro (o file di log) insieme con altre informazioni (ad esempio la pagina richiesta dal client).

In Italia, poi, i provider Internet sono obbligati a conservare i log degli accessi per un periodo non inferiore a dodici mesi.

L'indirizzo IP pubblico è quello assegnato dal provider Internet alla scheda di rete del dispositivo col quale ci si connette ad Internet. È pubblico perché, potenzialmente, può essere accessibile da qualunque altro indirizzo IP.

Come scaricare Windows 10

Chi ha aggiornato a Windows 10, chi si appresta ad installare il sistema operativo da zero o chi vuole averne a disposizione una copia per installarlo, ad esempio, da una chiavetta USB, da supporto DVD o in una macchina virtuale, si chiederà - prima o poi - come scaricare Windows 10.

Per scaricare Windows 10 è possibile utilizzare diversi modi, sia nel caso in cui si fosse possessori di una regolare licenza del sistema operativo (anche ottenuta, gratuitamente, aggiornando Windows 7 o Windows 8.1 fino al 29 luglio 2016), sia che non si possegga.

In questo secondo caso, per provare Windows 10 senza una licenza d'uso, è possibile aderire al programma Windows Insider e scaricare, ad esempio, l'immagine ISO più aggiornata che Microsoft mette a disposizione sui suoi server.

Da un lato, infatti, chi possiede una regolare licenza di Windows 10 o comunque prevede di aggiornare all'ultimo sistema operativo Microsoft, può scaricare Windows 10 come immagine ISO della build 10240, la release definitiva distribuita da Microsoft a partire dal 29 luglio 2015.

Come scaricare Windows 10 in versione definitiva (build 10240) e in formato ISO

Per scaricare Windows 10 in italiano e in versione finale (build 10240), basta portarsi su questa pagina Microsoft ancor'oggi poco conosciuta e scegliere l'edizione del sistema operativo che si desidera prelevare.


Le scelte possibili sono le seguenti:

1) Windows 10
La versione completa di Windows 10, con tutte le caratteristiche presenti nel pacchetto ufficiale Microsoft.

2) Windows 10 KN
Versione di Windows 10 destinata agli utenti coreani.

Riconoscere porte USB, USB Type-A e Type-C

Venti anni fa nasceva USB (Universal Serial Bus): Lo standard USB compie venti anni). Per quell'epoca, metà anni '90, si trattò di un'evoluzione davvero notevole. Fino ad allora, infatti, tastiere, mouse, stampanti e joystick venivano connessi al PC solamente usando porte seriali e parallele.

Le versioni 1.x di USB permettevano il trasferimento dei dati a velocità piuttosto ridotte (1,5 Mbps in low speed e a 12 Mbps in full speed).

La versione USB 2.0, decisamente più performante, fu introdotta nel 2000 e permetteva il trasferimento dei dati in high speed fino a 480 Mbps.

USB 2.0 è ancor'oggi ampiamente utilizzata sui sistemi e sui dispositivi più vecchi. Tale versione è stata infatti progressivamente rimpiazzata da USB 3.0, introdotto nel 2010. USB 3.0 consente di spingersi fino alla velocità teorica di 5 Gbps (modalità detta SuperSpeed) anche se poi vari 'colli di bottiglia' generalmente impediscono di ottenere le performance migliori possibili.

Nel caso delle unità di memorizzazione USB, ad esempio, le velocità di trasferimento dati sono ampiamente influenzate dalle prestazioni garantite dalla memoria flash.

USB 3.0 mantiene la retrocompatibilità con USB 2.0.

Guida Plex, come installare il server multimediale universale

Tra i migliori server multimediali che permettono di effettuare lo streaming di contenuti audio e video da una macchina collegata alla rete locale, c'è Plex.

Si tratta di un'applicazione basata su architettura client-server: il componente server si occupa di fare da 'raccoglitore' per tutti i propri file multimediali andando alla ricerca dei nuovi contenuti conservati in qualunque unità di memorizzazione.


Una volta installato Plex, basta 'comunicargli' l'elenco delle cartelle da esaminare: penserà Plex a verificarne il contenuto e aggiungerne il contenuto nel suo catalogo.
Si possono aggiungere film, video, brani musicali e foto: Plex non si limiterà a recuperare soltanto il nome del file ma cercherà eventuali metadati (informazioni accessorie conservate all'interno del file). Inoltre, nel caso dei film, Plex andrà alla ricerca di altre informazioni attingendo ai database cinematografici disponibili online.

Il componente server di Plex può essere installato su un PC desktop (Windows, Linux o macOS) oppure, ad esempio, installato su server NAS.

Come ripristinare Windows 10 senza perdere i dati

Quando il sistema è in panne o è divenuto davvero troppo lento e instabile, ci sono diversi modi per procedere riparare Windows 10 e ripristinarne il corretto funzionamento.

Se Windows 10 si avvia: funzionalità Reimposta il PC

Digitando Opzioni di ripristino nella casella di ricerca quindi cliccando sul pulsante Per iniziare in corrispondenza di Reimposta il PC, si ha la possibilità di ripristinare Windows 10 rimuovendo tutte le app installate ma mantenendo i dati personali oppure azzerare il sistema cancellando tutte le informazioni in esso conservate.


Ripristinare Windows 10 con la funzionalità Fresh Start

In alternativa, gli utenti che hanno aggiornato Windows 10 al pacchetto Creators Update (digitare Windows+R quindi winver e verificare che il numero di versione indicato sia 1703 o successivo), possono servirsi della nuova funzionalità Fresh Start per ripristinare Windows 10 senza perdere dati: Come reinstallare Windows 10 rimuovendo i componenti superflui.

Ripristinare Windows 10 quando non effettua il boot

Quando Windows 10 non si avvia più, si può usare la console di ripristino che viene caricata automaticamente dopo due mancati riavvii del sistema operativo.

Nella schermata della console di ripristino che apparirà all'avvio del dispositivo, è di solito sufficiente selezionare Risoluzione dei problemi quindi Opzioni avanzate e, infine, Ripristino all'avvio.


In questo modo Windows 10 tenterà di risolvere i problemi che impediscono il normale avvio del sistema operativo Computer non si accende o non si avvia Windows, come risolvere.
Prima di 'gettare la spugna' (e passare alla soluzione successiva), suggeriamo di ripetere la stessa procedura per tre volte.

Ove disponibile, suggeriamo anche di provare a cliccare sull'opzione Ripristino del sistema e provare a riportare Windows 10 a uno stato precedente, sicuramente funzionante.

Ripristinare Windows 10 senza perdere dati

Quando i tentativi citati ai punti precedenti non dessero il risultato sperato o fossero inapplicabili (perché Windows 10 non si avvia più…), l'unica operazione risolutiva consiste nella reinstallazione di Windows 10 senza però formattare l'unità.

Per ripristinare Windows 10 senza perdere i dati, suggeriamo di comportarsi così come segue.

File danneggiato, attenzione ai formati

A quanti di voi è capitato di imbattersi in un problema all'apparenza irrisolvibile: cliccando due volte su un documento si viene informati che il file è danneggiato ed è impossibile aprirlo.

Una delle prime verifiche da fare è verificare il formato in cui il file è stato salvato. L'estensione indicata (ad esempio .doc, .docx, .pdf, .odt) potrebbe infatti non essere quella corretta.

Può capitare che al file venga assegnata un'estensione che non corrisponde al formato con cui il documento è stato effettivamente memorizzato.

Il consiglio è quindi quello di verificare in primis con che formato di file si ha davvero a che fare.

Per procedere, suggeriamo di installare un semplice editor di testo come Notepad++, cliccare con il tasto destro del mouse sul file che viene indicato come danneggiato quindi scegliere Edit with Notepad++ (oppure selezionare Apri con, Scegli un'altra app, Altre app, Notepad++).

Esaminando quanto riportato nell'header del file, si leggerà di che tipo di file si tratta.
Nel caso dei file in formato PDF, si dovrebbe leggere subito 'PDF' (insieme con la versione delle specifiche utilizzate per produrre il file) all'interno della prima stringa, nella prima riga.


Nel caso dei file DOC di Word, poco più sotto si dovrebbe invece trovare un'indicazione del tipo Word.Document.

Oukitel K10000 Pro, smartphone economico con batteria di lunga durata

Viene presentato come uno 'smartphone business' e in effetti lo è. Nel senso che l'Oukitel K10000 Pro si presenta come un dispositivo mobile massiccio e resistente. Quando lo si estrae dalla scatola, la sensazione è quella di avere tra le mani un device rugged.

Il produttore del K10000 Pro ha certamente sacrificato un po’ di praticità d'uso preferendo, in questo caso, garantire un'autonomia della batteria che può arrivare fino a ben 7 giorni.
No, non sono tornati i tempi del Nokia 3330 e non ci si trova di fronte a un feature phone: Oukitel K10000 Pro è uno smartphone che vanta una batteria da guinness da ben 10.000 mAh.
Chi si trova spesso lontano da prese a muro e caricabatterie, compresi quelli da auto, troverà quindi nel K10000 Pro un validissimo alleato.
La batteria si ricarica completamente in circa 2 ore e 20 minuti utilizzando il caricatore incluso nella confezione.


A parte lo spessore, importante, il K10000 Pro è volutamente uno smartphone 'imponente'.
Nonostante il dispositivo non sia dichiaratamente rugged, K10000 Pro sembra perfetto per essere utilizzato nelle industrie e dai professionisti che lavorano nei cantieri.

D'altra parte, in termini costruttivi, sono tanti i fiori all'occhiello del device: il display è protetto con un vetro Gorilla Glass molto resistente che i tecnici di Oukitel si sono divertiti a trapanare peraltro con non poca difficoltà.



Nel video il telefono è stato volutamente poggiato su una bilancia per dare un'idea della pressione applicata con la punta del trapano.

Speed test, verificare la velocità della connessione in modo rapido

Quale strumento è possibile utilizzare per farsi un'idea della velocità della connessione Internet?
Di speed test ne esistono molti in rete: proviamo a presentarvi i migliori che consentono di monitorare in tempo reale le prestazioni della connessione sia in download che in upload.

Alcune regole generali prima di lanciare uno speed test

Per verificare la velocità della connessione di rete e ottenere un risultato attendibile, suggeriamo di seguire alcuni semplici passaggi.

1) Accertarsi che non vi siano trasferimenti di dati in corso

In primis è bene accertarsi di non avere trasferimenti di dati in corso, sia in upload che in download. Una buona idea potrebbe essere quella di disconnettere tutti i sistemi client collegati alla rete locale lasciandone solamente uno connesso al router via cavo Ethernet.
Per procedere, si possono scollegare i cavi Ethernet connessi al router e lasciarne collegato solamente uno (quello che connette il sistema di test).

Stellar Phoenix, come recuperare file cancellati in Windows

Quando ci si accinge a recuperare dati da un qualunque supporto di memorizzazione, sia esso un hard disk, un'unità SSD, una chiavetta USB, un disco rimovibile, è importante tenere presente che non tutti i software offrono analoghi risultati.
Il risultato dell'operazione di recupero file è largamente influenzata dalle condizioni in cui versa l'unità.

Stellar Phoenix aiuta a recuperare file cancellati da ambiente Windows.
Il software lavora su più livelli mantenendo però elevata l'usabilità, con un'interfaccia che è chiara e di immediata comprensione.

Fiore all'occhiello di Stellar Phoenix è la velocità di scansione: la prima analisi dell'unità viene conclusa in tempi molto rapidi rispetto ad altre utilità della stessa categoria.
Ove possibile, inoltre, Stellar Phoenix cerca di recuperare non solo il contenuto del file cancellato ma anche il suo nome originale.


Al termine della scansione veloce, allorquando non si riuscissero a trovare i file d'interesse, Stellar suggerisce di avviare una scansione approfondita ('Scan profondo').

Come velocizzare Chrome in poche semplici mosse

Chrome è il browser che fin dalla prima versione ha puntato su un'architettura multiprocesso separando l'uno dall'altro tab ed estensioni. Un approccio del genere porta con sé numerosi vantaggi sia in termini di stabilità che di sicurezza.
Se ciascun processo (leggasi pagina web aperta o estensione caricata) viene separato dagli altri, ognuno di essi - in caso di problemi - non manderà in crash l'intero browser.
Il rovescio della medaglia è che un impianto del genere porta ad impegnare un notevole quantitativo di risorse macchina (RAM in primis), soprattutto quando le schede aperte e le estensioni installate fossero tante.

Per velocizzare Chrome è possibile utilizzare diversi approcci che però non possono prescindere dalla consapevolezza dello strumento con cui si ha a che fare.

Il browser è divenuto un software molto più complesso che in passato, chiamato ad effettuare il rendering di pagine web sempre più ricche di contenuti grafici, di flussi audio e video, di elementi 3D.

Come velocizzare Chrome: RAM prima di tutto

Con diverse schede aperte ed estensioni installate, Chrome può facilmente occupare 600-700 MB di memoria RAM.
Se la configurazione hardware del dispositivo che si utilizza non fosse particolare 'spinta', è facile che già con 4 GB e qualche altra applicazione Windows in esecuzione (per non parlare dei vecchi sistemi a 32 bit…) l'intero sistema cominci ad 'arrancare'.
Disporre di un buona dotazione in termini di memoria RAM (8 GB sui sistemi Windows 10 cominciano a diventare uno 'standard') è quindi essenziale (vedere Aumentare RAM portatile, come comportarsi e Come aumentare la memoria RAM su PC).

Ciò premesso, per velocizzare Chrome è fondamentale capire in che modo il browser web sta usando la memoria e la CPU.

Per procedere, suggeriamo in primis di digitare MAIUSC+CTRL+ESC per aprire il Task Manager di Windows.
Nel caso in cui apparisse una finestra di piccole dimensioni con l'indicazione Più dettagli, suggeriamo di fare clic su tale pulsante quindi sulla scheda Dettagli.
Con un clic sull'intestazione della colonna CPU, si potranno verificare i processi in esecuzione sul sistema che occupano maggiormente il processore.
Analogamente, cliccando sulla colonna Memoria, si potranno ordinare in ordine decrescente i processi che stanno al momento impegnando più RAM.
A seconda del numero di schede (tab) aperte in Chrome e delle estensioni caricate dal browser, i processi chrome.exe potrebbero essere davvero molti.

Se i vari processi di Chrome occupassero in maniera preponderante la CPU (il valore è espresso in percentuale), ecco che non soltanto il browser di Google ma l'intero sistema potrebbero diventare quasi inutilizzabili.


Allo stesso modo, se la somma del quantitativo di memoria RAM occupato dai vari processi di Chrome fosse importante, a tal punto da avvicinarsi alla RAM fisicamente disponibile, allora potrebbero iniziare problemi seri (con la conseguente attivazione di attività di swapping su disco e l'impiego del file di paging).

Il consiglio, questa volta da Chrome, è quello di premere la combinazione di tasti MAIUSC+ESC per verificare quali schede quali estensioni occupano di più il processore e impegnano maggiormente la memoria RAM.
Anche qui, cliccando sulle intestazioni delle colonne Memoria e CPU si possono stabilire le schede e le estensioni di Chrome che stanno coinvolgendo le risorse macchina in maniera preponderante.
Cliccando sulla colonna Rete, si avrà anche la possibilità di verificare quali siti web e quali estensioni hanno eventualmente trasferimenti dati in corso da o verso il dispositivo in uso.

Talvolta alcuni processi vengono combinati da Chrome fra di loro: in ogni caso, è possibile fermarli selezionandoli e cliccando sul pulsante Termina processo.

Con una decisione francamente poco condivisibile, Google ha deciso di rimuovere da Chrome la gestione dei plugin integrati (l'URL chrome://plugins non funziona più).
Il risultato è che qualche pagina web che fa un uso scorretto di qualche plugin potrebbe rallentare l'intero browser.
L'unica cosa da fare, con le più recenti versioni di Chrome, è digitare chrome://settings/content nella barra degli indirizzi e verificare che la voce Flash sia impostata su Impedisci ai siti di eseguire Flash.


Velocizzare Chrome rimuovendo le estensioni più pesanti e inutili

Installando qualche programma o già dopo l'acquisto di un dispositivo Windows nuovo, può capitare di ritrovarsi il browser Chrome preconfigurato per il caricamento di estensioni pesanti e inutili.
Spesso, infatti, non è il browser Chrome a essere lento di per sé: è il caricamento e il mantenimento in memoria di estensioni del tutto superflue che rende il prodotto poco scattante e difficile da usare.

Utilizzando la combinazione di tasti MAIUSC+ESC in Chrome, già si dovrebbero identificare le estensioni più pesanti.
Suggeriamo però di digitare chrome://extensions nella barra degli indirizzi di Chrome e verificare con la massima attenzione tutte le estensioni che vengono caricate e conservate in memoria.
Ciascuna estensione può essere disattivata togliendo il segno di spunta dalla corrispondente casella Attiva o disinstallata completamente cliccando sull'icona che raffigura un piccolo cestino.


Anche sul versante sicurezza, sarebbe sempre bene verificare attentamente i permessi accordati a ogni singola estensione.

I processi BackgroundTransferHost e BackgroundTaskHost occupano la CPU: come risolvere

È piuttosto diffuso un problema relativo ai processi BackgroundTransferHost e BackgroundTaskHost, a loro volta collegati con il processo Runtime Broker.
In Windows 10, già dopo l'avvio del sistema, appaiono frequentemente in esecuzione e occupano in maniera significativa la CPU tanto da essere spesso causa di forti rallentamenti dell'intero sistema operativo e delle applicazioni in uso.

Le cause del problema sono ad oggi sconosciute ma, fortunatamente, vi sono diverse soluzioni per evitare che BackgroundTransferHost, BackgroundTaskHost e Runtime Broker impattino negativamente sulle prestazioni del sistema impegnando in modo anomalo la CPU.

Per rendersi conto dell'occupazione anomala delle risorse del processore da parte degli elementi software indicati, è sufficiente premere - in Windows 10 - la combinazione di tasti CTRL+MAIUSC+ESC, cliccare eventualmente su Più dettagli quindi sulla scheda Dettagli e infine sull'intestazione della colonna CPU in modo tale da ordinare in processi in esecuzione in ordine decrescente in termini di occupazione del processore.

Si noterà che quando il sistema comincia a diventare più lento, i processi BackgroundTransferHost, BackgroundTaskHost e/o Runtime Broker si porteranno in corrispondenza delle primissime posizioni in termini di occupazione della CPU inducendola a farle 'urlare pietà'.

Non c'è un'unica soluzione del problema.

Come cambiare MAC address su Windows, Linux e macOS

Ogni scheda di rete, sia essa Ethernet o WiFi, consta di un indirizzo MAC (MAC è acronimo di Media Access Control). L'indirizzo MAC è assegnato in modo univoco (non ci sono al mondo due schede con lo stesso identificativo) dal produttore.
È lungo 48 bit (6 byte): i primi tre ottetti (un byte = otto bit) chiariscono qual è il produttore della scheda di rete mentre i successivi tre ottetti sono specifici della singola scheda.

Quando è utile l'indirizzo MAC e come cambiare il MAC address?

Diciamo, innanzi tutto, che il MAC address è importante in diversi frangenti:

1) Il MAC address permette di capire 'al volo' i dispositivi connessi via cavo Ethernet o mediante WiFi alla propria rete locale.
Portandosi nel pannello di configurazione del router o dello switch oppure usando strumenti software come Fing e SoftPerfect WiFi Guard (Scoprire chi è collegato alla rete WiFi e gli indirizzi IP dei client) oppure Bitdefender Home Scanner (Come rendere la rete sicura sia in azienda che a casa), si possono identificare istantaneamente i dispositivi collegati.
I software citati oppure lo stesso firmware del router identificano i dispositivi proprio esaminando i primi tre ottetti con cui si presenta la scheda di ciascun dispositivo collegato.

Questo database degli identificativi usati nel MAC address aiuta a capire, osservando i primi tre byte dell'indirizzo MAC, se sia collegato un PC, un notebook, un dispositivo di rete, un stampante di rete, uno smartphone o un altro device mobile.

Ogni dispositivo può avere più schede di rete (è il caso dei notebook dotati sia della porta Ethernet che di un modulo WiFi) e ciascuna di esse userà un MAC address univoco.

2) Il MAC address può essere sfruttato per fare in modo che il router o comunque il server DHCP locale assegnino sempre lo stesso indirizzo IP privato al medesimo dispositivo.
Questa funzionalità, chiamata IP and MAC binding, si rivela particolarmente utile - ad esempio - quando sul dispositivo fosse installato un software server.
Ne abbiamo parlato nell'articolo Assegnare IP statico a PC, dispositivi mobili, stampanti e così via.

Installare ed eseguire app Android su Chrome OS

Un Chromebook è un dispositivo che ha le fattezze di un portatile e che è basato su Chrome OS.
Chrome OS è un sistema operativo Google che poggia sul kernel Linux e che funge da 'porta di accesso' a tutti i servizi della società di Mountain View. Tutto ruota attorno al browser Chrome che di fatto è il componente principale del sistema operativo.
Chrome OS è da sempre molto limitato in termini di applicazioni ma a fine settembre 2016 Google ha annunciato l''apertura' del sistema operativo all'installazione di app Android: Le app Android vanno su Chrome OS.


Si tratta di una 'mossa' davvero intelligente perché, gettando un ponte tra Chrome OS e Android, Google rende gli utenti possessori di un Chromebook in grado di installare tutte le app presenti nel Play Store del robottino verde.
Anziché disporre di un prodotto dalle funzionalità piuttosto limitate, i Chromebook diventano prodotti molto versatili, capaci di gestire in modalità 'quasi nativa' tutte le applicazioni che si usano quotidianamente sui dispositivi mobili Android.

Diversi utenti che hanno acquistato dispositivi Chromebook hanno valutato la sostituzione del sistema operativo con Remix OS, un fork che permette di installare ed eseguire applicazioni Android su PC o su qualunque altro sistema x86: vedere Installare Android su PC con Remix OS e Android su PC con l'emulatore Remix OS Player.

Installare ed eseguire app Android su Chromebook

Fortunatamente, però, Google ha cominciato a integrare la possibilità di installare ed eseguire app Android sui ChromeBook.
Il componente software che permette di avviare le app Android dal browser Chrome si chiama Android Runtime for Chrome (ARC).

ARC è uno strumento che fa uso della tecnologia di sandboxing per eseguire le app Android su desktop e notebook in un ambiente sicuro e isolato dal resto del sistema.
Grazie ad ARC, le app Android possono funzionare in maniera quasi nativa non essendo particolarmente penalizzate in termini prestazionali.

Lista dei Chromebook che supportano l'installazione di app Android

Per poter installare ed eseguire app Android sul proprio Chromebook è necessario, innanzi tutto, usare Chrome OS 53 o versioni successive.
La lista completa dei Chromebook che attualmente consentono l'installazione di app Android è disponibile in questa pagina.
Otre ai prodotti che già supportano la funzionalità, vengono indicati anche quelli che saranno compatibili nel prossimo futuro.

Con i dispositivi in elenco, basta avviare Chrome, portarsi nelle impostazioni e spuntare l'opzione Attiva il Google Play Store nella sezione Google Play Store.
Dopo qualche istante, l'icona del Play Store di Google apparirà nell'elenco delle app disponibili sul Chromebook.
Avviando il Play Store, si potrà cercare e installare qualunque applicazione Android, previa accettazione delle condizioni di licenza.

Installare app Android sui dispositivi che ancora non offrono questa possibilità

A patto di avere aggiornato il sistema operativo a Chrome OS 53 o versioni successive, è possibile provare ad attivare la possibilità di installare app Android seguendo alcuni passaggi:

1) Attivare la modalità sviluppatore sul Chromebook.

Come modificare file OneDrive dal PC Windows

Windows 10 sta per arricchirsi di una nuova utile funzionalità che permette di modificare i file OneDrive dall'interfaccia del sistema operativo senza la necessità di aprire il browser web.

Con i servizi cloud più noti generalmente è necessario installare un'applicazione client che consente di attivare la sincronizzazione con i file memorizzati sui server remoti.

In Windows 10, invece, non sarà più necessario: per modificare i file salvati su OneDrive, basterà aprire una qualunque finestra di Esplora file quindi cliccare sull'icona OneDrive nella colonna di sinistra.

Diversamente rispetto a ciò che accade oggi, però, in corrispondenza di ciascun file memorizzato su OneDrive, Windows 10 mostrerà alcune icone esplicative:

1) Un segno di spunta di colore verde quando il file è disponibile sia online, su OneDrive, che sul dispositivo locale.
2) Un'icona con due frecce di colore blu per indicare quando è in corso un'attività di sincronizzazione del file con i server di OneDrive.
3) Una terza icona ('cloud') raffigurante una piccola nuvola quando il file corrispondente è disponibile solo sui server remoti di OneDrive (non ne è conservata una copia anche in locale).


Come funziona File su richiesta in Windows 10

Finalmente, grazie alla nuova funzionalità introdotta in Windows 10, il sistema operativo si asterrà dallo scaricare tutti i file conservati su OneDrive su tutti i propri dispositivi e dall'aggiornarli in continuazione.

Il nuovo OneDrive di Windows 10 non scarica più i file in automatico, in locale: se un documento o un qualunque elemento non fossero salvati sul dispositivo in uso, basterà accedere alla cartella OneDrive e farvi doppio clic.
Windows 10 provvederà così a scaricare i file d'interesse e ad aprirli automaticamente.

Migliori programmi per modificare foto

Non c'è bisogno di ricorrere necessariamente a PhotoShop per modificare foto e immagini, soprattutto se gli interventi da apportare fossero 'di base'.
Per ruotare una foto, migliorare un'immagine, correggere gli occhi rossi, effettuare ritagli, regolare i colori, si può usare l'app Foto di Windows 10: Visualizzatore foto: come sceglierlo e configurarlo in Windows.

L'alternativa opensource e libera a PhotoShop si chiama GIMP ma quali sono i migliori programmi per modificare foto senza fatica e senza dover spendere tempo per apprendere nel dettaglio il funzionamento dell'applicazione?

IrfanView
Uno dei migliori programmi per modificare foto è senza dubbio IrfanView: dotato di un'interfaccia utente molto 'spartana' e 'retrò', l'applicazione offre tutti gli strumenti principali per intervenire sulle immagini.

Scaricabile da questa pagina, IrfanView può essere tradotto in italiano utilizzando i file di lingua: basta estrarre il contenuto dell'archivio Zip nella cartella languages del programma quindi scegliere dal menu Options la voce Change language.

Di primo acchito IrfanView sembra un semplice visualizzatore foto - e può essere effettivamente utilizzato per questo scopo -: dopo aver aperto un'immagine con il programma, si possono ad esempio usare i tasti freccia (sinistra/destra) per passare alle immagini precedenti e successive, contenute nella stessa cartella.
IrfanView può essere usato per mostrare anche una serie di foto a schermo intero, a mo’ di presentazione.

Il fulcro di IrfanView, però, è il menu Immagine: qui si trovano tutti gli strumenti per ruotare o ridimensionare un'immagine, per rifletterla, per aumentare o ridurre la profondità del colore, per apportare correzioni sui colori, per ottenere una foto in scala di grigi, per aumentare la nitidezza dell'immagine, per rimuovere gli occhi rossi e per ottimizzare automaticamente la foto.

Selezionando la porzione dell'immagine con i visi che presentano occhi rossi (basta cliccare sulla foto e trascinare) quindi scegliendo Modifica, Riduzione occhi rossi, IrfanView applicherà l'intervento richiesto.

Per estrarre una parte dell'immagine e salvarla come file a sé, basta effettuare una selezione e scegliere File, Salva la selezione come.

Windows 10 gratis si può, ecco come fare

In passato abbiamo dedicato diversi articoli alle metodologie per passare gratuitamente a Windows 10. Per Microsoft il periodo di aggiornamento gratuito a Windows 10 partendo da Windows 7 o Windows 8.1 è ufficialmente terminato a fine luglio 2016 e dal 16 gennaio 2018 non sarebbe più possibile migrare a Windows 10 gratis usando il software destinato agli utenti delle tecnologie assistive.

Abbiamo usato il condizionale perché in realtà è ancora oggi possibile aggiornare a Windows 10 gratis in diversi modi. Riassumiamoli tutti perché il quadro è comunque mutevole.

Aggiornare a Windows 10 gratis con il Media Creation Tool

Rispetto a qualche tempo fa, l'aggiornamento a Windows 10 gratis è possibile usando il software Media Creation Tool, prelevabile da questa pagina cliccando su Scarica ora lo strumento.

Prima di eseguire Media Creation Tool, suggeriamo di annotare il Product Key dell'installazione di Windows 7 o di Windows 8.1 in uso seguendo le istruzioni pubblicate nell'articolo Recuperare Product Key da qualunque computer, anche quando non si avvia.

Sfc Scannow, comando che permette di ripristinare i file danneggiati

Uno dei comandi più utili in ambiente Windows allorquando dovessero cominciare a presentarsi dei problemi è sfc scannow.
Il realtà il comando vero è proprio è sfc mentre scannow è uno switch, un'opzione, che permette di richiedere a Windows di rilevare e sostituire eventuali file danneggiati sul sistema in uso.

Sfc scannow risulta utile allorquando si rilevassero degli errori di sistema e Windows non funzionasse più in modo regolare.
Nata con le precedenti versioni di Windows, l'utilità SFC è sempre presente - peraltro ulteriormente migliorata - anche in Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10.

Eseguire Sfc Scannow da Windows

L'utilità SFC può essere ovviamente avviata dal prompt dei comandi di Windows mentre il sistema operativo è in esecuzione.
Questo approccio permette di risolvere le situazioni meno complesse quando la corruzione dei file di sistema non impatta in modo grave sul funzionamento del sistema operativo.

Per procedere, basta digitare cmd nella casella di ricerca di Windows quindi premere la combinazione di tasti CTRL+MAIUSC+INVIO per aprire il prompt dei comandi con i diritti di amministratore.

A questo punto - prima di avviare SFC - consigliamo di disattivare la protezione in tempo reale del software antivirus installato perché potrebbe incidere negativamente sul funzionamento dell'utilità.
Digitando sfc /scannow, Windows verificherà l'integrità di ciascun file di sistema e ripristinerà tutti gli elementi che dovessero risultare danneggiati.


Al termine della scansione del sistema, SFC indicherà
- che non sono stati rilevati problemi di integrità dei file
- che sono stati rilevate delle discrepanze, automaticamente corrette
- che sono state rilevate delle problematiche ma non è stato possibile risolverle (alcune o la totalità di esse)

L'indicazione sulle operazioni compiute da SFC vengono annotate nel file %windir%\Logs\CBS\CBS.log.
Per estrarre da tale file solamente la lista degli interventi apportati sul sistema da SFC è possibile digitare, al prompt dei comandi, l'istruzione che segue:

findstr /c:'[SR]' %windir%\Logs\CBS\CBS.log > %userprofile%\sfclog.txt && notepad %userprofile%\sfclog.txt
Nel file di testo che si aprirà a video, all'interno del Blocco Note, si troveranno tutte le informazioni cercate e, in particolare, la lista degli eventuali file danneggiati appena ripristinati.

Se SFC avesse confermato la risoluzione dei problemi, basterà riavviare il sistema e verificare che essi siano stati effettivamente risolti.

Nel caso in cui i problemi fossero stati indicati come irrisolti (almeno parte di essi), si potrà provare a usare il seguente comando, sempre al prompt:

dism /Online /Cleanup-Image /RestoreHealth

Dopo aver riavviato il sistema, il consiglio è quello di ricorrere nuovamente al comando sfc /scannow.
Se i problemi non venissero così risolti, si dovrà necessariamente operare un ripristino di Windows o una reinstallazione del sistema operativo (vedere, ad esempio, Come ripristinare Windows 10 senza perdere i dati).

Sfc Scannow può essere eseguito anche dal menu di emergenza

Sui sistemi Windows 10, il menu di emergenza appare automaticamente dopo che il sistema operativo si è rifiutato di avviarsi per due volte consecutive oppure lo si può far comparire tenendo premuto il tasto MAIUSC mentre, da Windows, si clicca su Riavvia.

Nella schermata che apparirà, bisognerà selezionare Risoluzione dei problemi, Opzioni avanzate quindi Prompt dei comandi.
In questo caso, la sintassi dell'utilità SFC cambia: lo vedremo più avanti.


Avviare Sfc Scannow dal supporto di installazione di Windows

In alternativa, è possibile creare il supporto d'installazione di Windows (vedere Scaricare Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10 dai server Microsoft) prelevando il file ISO del sistema operativo e preparando una chiavetta USB avviabile.
L'immagine ISO del supporto d'installazione può essere inserita in un supporto USB avviabile, per esempio, ricorrendo all'utilità gratuita Rufus: Chiavetta USB bootable, come prepararla (maggiori informazioni anche nell'articolo Rufus, guida all'uso del programma per creare supporti avviabili).

Nel caso di Windows 8.1 e Windows 10 si può usare il software Media Creation Tool per preparare la chiavetta USB avviabile.

Dopo aver avviato il sistema con la chiavetta USB contenente i file d'installazione di Windows, alla comparsa della schermata per la scelta della lingua e il layout di tastiera, basterà premere la combinazione di tasti MAIUSC+F10 per far apparire il prompt dei comandi.

Sintassi di Sfc Scannow quando si avvia l'utilità dal menu di emergenza o dal supporto d'installazione di Windows

Il comando da digitare è, in questo caso, il seguente:

sfc /scannow /offbootdir=Y:\ /offwindir=Y:\windows

Al posto della lettera Y: deve essere sostituita la lettera identificativa di unità corrispondente all'unità o comunque alla partizione che ospita la cartella \Windows.

Non è detto che l'unità contenente l'installazione di Windows da riparare sia necessariamente C:.
Suggeriamo quindi di digitare i comandi dir c:, dir d: e così via per accertarsi di quale sia l'unità corretta.

Non appena SFC avrà completato la scansione si potrà digitare il comando exit e riavviare il sistema..
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